Per gli acquisti di biometano destinati alla rivendita si applica il reverse charge IVA, anche se l’acquirente svolge normalmente un’attività industriale e non commerciale nel settore energetico. È il chiarimento della risposta a interpello n. 196 del 30 ottobre 2026 dell’Agenzia delle Entrate: conta la destinazione effettiva del biometano acquistato, non soltanto il settore in cui opera la società. Vediamo quando scatta l’inversione contabile, come funziona la fatturazione e perché la qualifica di consumatore finale per gli incentivi energetici non basta a escluderla.
Quando il biometano è soggetto a reverse charge IVA
L’articolo 17, sesto comma, lettera d-quater), del DPR 633/1972 prevede l’inversione contabile per le cessioni di gas ed energia elettrica a un soggetto passivo rivenditore ai sensi dell’articolo 7-bis, comma 3, lettera a). Quando ricorrono i presupposti, il fornitore emette fattura senza addebitare l’IVA e il cessionario soggetto passivo d’imposta nel territorio dello Stato assolve l’imposta secondo il meccanismo del reverse charge.
La qualifica di rivenditore dipende dal fatto che, rispetto ai quantitativi di gas oggetto dell’operazione, l’attività principale dell’acquirente consista nella rivendita e il suo consumo personale sia trascurabile. Non è sufficiente guardare l’oggetto sociale o il codice ATECO dell’impresa: la circolare 54/E del 2004 già invitava a considerare la destinazione concreta del singolo acquisto.
La risposta 196/2026 applica questi criteri al biometano. Non significa che ogni acquisto di biometano, da parte di qualsiasi azienda, sia soggetto a inversione contabile: occorre verificare se il cliente sia qualificabile come rivenditore in relazione alla specifica cessione.
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Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate
L’interpello riguarda una società attiva nel settore siderurgico e metallurgico che acquistava biometano da un produttore agricolo. In base a un distinto contratto, la società cedeva integralmente quel biometano a un fornitore di gas; quest’ultimo le assicurava poi una somministrazione destinata all’attività industriale.
Secondo la società istante, l’operazione era funzionale a distinguere il biometano dalla componente fossile del gas utilizzato e ad accedere alla disciplina incentivante prevista per gli impieghi difficili da decarbonizzare (hard to abate). Per questo riteneva di dover essere trattata, ai fini IVA, come consumatore finale e non come soggetto passivo rivenditore.
L’Agenzia ha esaminato i rapporti contrattuali e ha individuato due cessioni autonome: dal produttore alla società industriale e dalla società industriale al fornitore, seguite da una distinta somministrazione di gas. Nel primo acquisto il biometano era destinato interamente alla cessione successiva, senza un consumo personale diretto del quantitativo acquistato.
Da qui la conclusione: la società industriale assume la qualifica di soggetto passivo rivenditore per quel biometano, pur non operando normalmente nel mercato energetico, e l’acquisto dal produttore è soggetto a reverse charge. La decisione dipende dai contratti e dalle circostanze del caso concreto, non dal solo nome attribuito allo schema commerciale.
Come va emessa e registrata la fattura
Se l’acquirente è un soggetto passivo rivenditore e sussistono le altre condizioni dell’articolo 17, comma 6, lettera d-quater), il produttore non espone l’IVA in fattura per l’operazione interessata. L’imposta viene assolta dal cessionario mediante inversione contabile, secondo le regole fiscali e di fatturazione elettronica applicabili.
Non si tratta di un’esenzione d’imposta né di un’operazione automaticamente non imponibile: cambia il soggetto tenuto ad assolvere l’IVA. Un acquisto realmente destinato all’uso diretto dell’acquirente può richiedere un trattamento diverso, ma non è corretto scegliere il regime basandosi soltanto sulla qualifica dichiarata nei documenti energetici.
Per il funzionamento generale del meccanismo e gli adempimenti contabili è disponibile la guida di Regimeminimi su come funziona e si registra il reverse charge. La risposta 196/2026 chiarisce soprattutto il presupposto soggettivo nel particolare schema di cessione e somministrazione di biometano.
Consumatore finale per gli incentivi: perché non basta
La società sosteneva che, ai fini della normativa sul biometano autoconsumato, fosse assimilabile a un consumatore finale industriale. L’Agenzia ha distinto però la finalità della disciplina energetica e degli incentivi dal trattamento IVA dei contratti: una qualifica utile per accedere a una misura di sostegno non determina automaticamente la qualifica di consumatore finale ai fini dell’articolo 17.
Anche l’eventuale attività prevalente dell’impresa nel settore manifatturiero non esclude che, per uno specifico acquisto di gas, essa operi da rivenditore. L’indicazione pratica è verificare chi acquisisce la proprietà, chi sopporta i rischi, quale corrispettivo viene pagato e se il prodotto viene effettivamente rivenduto in base a un contratto autonomo.
L’interpello prospettava anche la possibilità di effettuare gli acquisti senza IVA mediante il plafond dell’esportatore abituale. La conclusione dell’Agenzia sul reverse charge non va confusa con una pronuncia generale sul diritto a utilizzare il plafond in ogni possibile schema contrattuale.
Scadenza del reverse charge e controlli da fare
Nella risposta del 30 ottobre 2026 l’Agenzia richiama il limite temporale previsto dall’articolo 17, comma 8, del DPR 633/1972: in assenza di una proroga, l’applicazione obbligatoria del regime richiamato arriva alle cessioni effettuate fino al 31 dicembre 2026. Il termine è quindi da leggere alla luce delle eventuali modifiche normative successive, non come una previsione certa del trattamento che si applicherà nel 2027.
Prima di fatturare gli acquisti di biometano è opportuno controllare la destinazione effettiva dei quantitativi, il trasferimento della proprietà, i contratti di rivendita e somministrazione e il quadro normativo vigente alla data della cessione. Questi elementi consentono di distinguere la semplice fornitura per consumo da una vera sequenza di compravendite.
Per gli aggiornamenti di sistema è disponibile anche la nostra analisi della proposta di proroga europea del reverse charge al 2030, che va distinta dalle norme attualmente in vigore. Il riferimento primario resta la risposta a interpello 196/2026, letta insieme agli articoli 7-bis e 17 del DPR 633/1972.
Domande frequenti sul biometano e il reverse charge
Se compro biometano per consumarlo devo applicare sempre il reverse charge?
No. La risposta 196/2026 riguarda biometano acquistato e integralmente rivenduto, con conseguente qualifica di soggetto passivo rivenditore. Per l’acquisto destinato direttamente al consumo bisogna valutare i presupposti dell’operazione.
Il reverse charge si applica anche a un’impresa industriale?
Sì, quando, rispetto alla specifica operazione, l’impresa compra il biometano per rivenderlo e ricorrono gli altri requisiti previsti. Il settore ordinario dell’impresa non è decisivo.
Chi paga l’IVA nella fattura emessa dal produttore?
Se ricorrono i requisiti dell’inversione contabile, il produttore emette fattura senza addebito dell’IVA e l’acquirente soggetto passivo rivenditore assolve l’imposta secondo le regole del reverse charge.
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Caterina
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