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Calcolo tasse truccatore e makeup artist: 67%, INPS ed esempi

Aggiornato il 5 Ottobre 2026

Home > Guide Fiscali > Calcolo tasse truccatore e makeup artist: 67%, INPS ed esempi

Il calcolo delle tasse del truccatore o makeup artist dipende prima di tutto dall’inquadramento reale dell’attività. Per il tipico servizio beauty con ATECO 96.22.09, nel regime forfettario il coefficiente di redditività di riferimento è 67%. Se l’attività richiede l’iscrizione alla Gestione Artigiani INPS, nel 2026 l’aliquota è 24% e il contributo minimo annuo è 4.521,36 euro su un minimale di reddito pari a 18.808 euro.

Chi lavora prevalentemente come truccatore di scena per cinema, teatro, televisione o produzioni audiovisive deve invece verificare la disciplina previdenziale dello spettacolo. In quel caso non è corretto copiare automaticamente il calcolo dell’artigiano beauty.

Calcolo tasse truccatore: la formula base

Nel regime forfettario il calcolo segue questa sequenza:

  • ricavi o compensi incassati × coefficiente di redditività;
  • determinazione del reddito forfettario lordo;
  • deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati;
  • applicazione dell’imposta sostitutiva del 15% o del 5% se spettante;
  • somma finale di contributi e imposta per stimare il carico complessivo.

Il coefficiente del 67% non è quindi l’aliquota fiscale e non rappresenta ciò che il makeup artist paga allo Stato.

Gli esempi di questa guida sono simulazioni annuali utili per capire il meccanismo. Nella dichiarazione reale conta però il principio di cassa: l’imposta viene calcolata sui contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati nell’anno e deducibili secondo le regole applicabili. Per questo il risultato dichiarativo può non coincidere al centesimo con una simulazione costruita sui contributi teoricamente riferibili allo stesso anno.

Coefficiente di redditività 67%

Per il tipico inquadramento beauty del truccatore, il coefficiente di redditività di riferimento è 67%. Con 30.000 euro incassati, per esempio, il reddito forfettario lordo è 20.100 euro.

Questo meccanismo sostituisce la deduzione analitica dei costi ordinari. Cosmetici, pennelli, prodotti monouso, trasferte, marketing e formazione non vengono sottratti uno per uno nel calcolo fiscale del forfettario.

Per l’inquadramento puoi consultare codice ATECO truccatore.

INPS Artigiani 2026: minimale e aliquota

Per gli artigiani, nel 2026 il minimale di reddito è pari a 18.808 euro. Il contributo minimo annuo per titolari e coadiuvanti è pari a 4.521,36 euro, comprensivo della quota maternità.

Sul reddito che supera il minimale si applica l’aliquota del 24% fino alla prima fascia pensionabile prevista dall’INPS. Per redditi superiori alla relativa soglia l’aliquota aumenta di un punto percentuale.

Esempio con 20.000 euro di ricavi

Con 20.000 euro di ricavi e coefficiente 67%, il reddito forfettario lordo è 13.400 euro. Questo importo è inferiore al minimale INPS 2026 di 18.808 euro, quindi il contributo artigiani resta quello minimo annuo di 4.521,36 euro.

  • ricavi: 20.000 euro;
  • reddito forfettario 67%: 13.400 euro;
  • contributi INPS: circa 4.521,36 euro;
  • base imposta dopo contributi: circa 8.878,64 euro;
  • imposta 15%: circa 1.331,80 euro;
  • imposta 5%: circa 443,93 euro.

Il carico teorico complessivo è quindi circa 5.853 euro con imposta al 15%, oppure circa 4.965 euro con imposta al 5%, prima di considerare eventuali particolarità personali.

Esempio con 30.000 euro di ricavi

Con 30.000 euro di ricavi, il reddito forfettario lordo è 20.100 euro. La parte eccedente il minimale INPS è 1.292 euro, sulla quale si aggiunge la contribuzione percentuale del 24%.

  • ricavi: 30.000 euro;
  • reddito forfettario: 20.100 euro;
  • contributi INPS stimati: circa 4.831,44 euro;
  • base imposta: circa 15.268,56 euro;
  • imposta 15%: circa 2.290,28 euro;
  • imposta 5%: circa 763,43 euro.

Il totale teorico di contributi e imposta è circa 7.122 euro al 15% oppure circa 5.595 euro al 5%.

Esempio con 50.000 euro di ricavi

Con 50.000 euro di ricavi, il reddito forfettario lordo è 33.500 euro. La contribuzione artigiani aumenta perché una parte più ampia del reddito supera il minimale.

  • ricavi: 50.000 euro;
  • reddito forfettario: 33.500 euro;
  • contributi INPS stimati: circa 8.047,44 euro;
  • base imposta: circa 25.452,56 euro;
  • imposta 15%: circa 3.817,88 euro;
  • imposta 5%: circa 1.272,63 euro.

Il carico teorico complessivo è quindi circa 11.865 euro con aliquota del 15% oppure circa 9.320 euro con aliquota del 5%.

Imposta sostitutiva al 5% o al 15%

L’imposta sostitutiva ordinaria del regime forfettario è pari al 15%. Può scendere al 5% per l’anno di avvio e i quattro successivi quando ricorrono tutte le condizioni previste per una nuova attività.

Aprire una nuova Partita IVA non basta da solo a ottenere il 5%. Il commercialista deve verificare che l’attività non sia una mera prosecuzione di lavoro precedente e che siano rispettate tutte le condizioni del comma 65 della Legge 190/2014.

Riduzione contributiva per artigiani forfettari

Per gli artigiani in regime forfettario può essere disponibile, quando ricorrono le condizioni e viene presentata la relativa domanda, il regime previdenziale agevolato che riduce del 35% la contribuzione dovuta. Non si tratta di una riduzione automatica collegata al solo fatto di essere forfettari.

Prima di applicarla conviene valutarne l’effetto anche sulla posizione pensionistica, perché una contribuzione più bassa può incidere sull’accredito previdenziale. Gli esempi precedenti sono costruiti sulla contribuzione ordinaria e non includono questa eventuale agevolazione.

Nel 2026 il regime previdenziale agevolato resta facoltativo e richiede una specifica adesione secondo le regole INPS. La riduzione riguarda sia la contribuzione sul minimale sia quella eventualmente dovuta sul reddito eccedente. Chi sta valutando l’opzione deve quindi confrontare il risparmio immediato con gli effetti sull’anzianità contributiva e sulla futura prestazione pensionistica.

Makeup artist nello spettacolo: calcolo separato

Il truccatore che lavora prevalentemente per cinema, teatro, televisione, eventi o produzioni audiovisive può rientrare nella disciplina del Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo. In questo caso il calcolo previdenziale non segue il modello della Gestione Artigiani con minimale annuo e contribuzione eccedente.

Il FPLS utilizza regole contributive proprie, con contribuzione IVS di base del 33% per la generalità delle categorie e massimali specifici. La ripartizione dell’onere e il modo in cui i contributi vengono versati dipendono però dal tipo di rapporto e dal committente. Per questo non è corretto trasformare il 33% in una semplice “aliquota da sottrarre” ai compensi di un makeup artist autonomo senza verificare il rapporto concreto.

Un truccatore può anche alternare lavori beauty a incarichi nello spettacolo nello stesso anno. In questo caso il problema non è scegliere una sola previdenza “più conveniente”, ma attribuire correttamente ogni attività al relativo rapporto contributivo. Il commercialista deve quindi verificare contratti, committenti e giornate di lavoro prima di costruire una stima fiscale complessiva.

Per l’inquadramento fiscale generale puoi consultare commercialista truccatore e makeup artist.

Costi reali e netto disponibile

Il calcolo fiscale non coincide con il netto realmente disponibile. Un makeup artist può sostenere costi importanti per cosmetici professionali, prodotti monouso, pennelli, formazione, trasferte, parcheggi, postazione, assicurazione, sito e pubblicità.

Per capire se l’attività è sostenibile conviene quindi affiancare al calcolo fiscale un vero budget economico: ricavi medi per cliente, numero di servizi mensili, costi di kit e materiali, trasferte, eventuale postazione e tempo non fatturabile. Questa analisi è particolarmente utile nel bridal, dove la stagionalità può concentrare gran parte degli incassi in pochi mesi.

Nel forfettario questi costi ordinari non vengono dedotti analiticamente. Per stimare il vero netto bisogna quindi sottrarli dal denaro rimasto dopo contributi e imposta, anche se non entrano uno per uno nel calcolo fiscale.

Esempio di netto reale

Se un truccatore incassa 30.000 euro e sostiene 8.000 euro di costi effettivi, non può considerare come “netto” la semplice differenza tra ricavi e tasse. Con la contribuzione ordinaria e imposta al 15%, il carico fiscale-previdenziale teorico è circa 7.122 euro; sottraendo anche 8.000 euro di costi reali, il margine economico residuo scende a circa 14.878 euro.

Saldo, acconti e accantonamento mensile

Il primo anno di attività può sembrare più leggero perché non ci sono ancora tutti gli acconti costruiti sul reddito dell’anno precedente. Negli anni successivi, invece, saldo e acconti possono concentrarsi nello stesso periodo e aumentare il fabbisogno di cassa.

Per questo è utile accantonare una quota di ogni incasso destinata a contributi e imposte. La percentuale da mettere da parte non è uguale per tutti: dipende da reddito, aliquota 5% o 15%, contribuzione ordinaria o agevolata e costi reali dell’attività.

Quando il forfettario può diventare meno conveniente

Il forfettario può perdere convenienza quando i costi effettivi sono molto elevati rispetto al coefficiente implicito del 33%, quando il professionista sostiene investimenti importanti oppure quando la crescita del fatturato avvicina le soglie di uscita dal regime.

Un makeup artist che lavora soprattutto in trasferta, rinnova spesso il kit o paga una postazione fissa può avere una struttura di costi molto diversa da chi lavora prevalentemente presso produzioni che forniscono parte dei materiali. La convenienza va quindi verificata sui numeri reali.

Un confronto annuale tra ricavi, costi effettivi, contributi e imposta permette inoltre di capire in anticipo se l’anno successivo convenga mantenere il forfettario o prepararsi al passaggio a un regime ordinario.

È un controllo utile soprattutto quando il fatturato cresce rapidamente.

Controlli ed errori da evitare

  • applicare il 15% direttamente al fatturato;
  • confondere coefficiente 67% e aliquota fiscale;
  • ignorare il contributo minimo Artigiani quando il reddito fiscale è basso;
  • applicare automaticamente il modello Artigiani a chi lavora nello spettacolo;
  • considerare automatica la riduzione contributiva del 35%;
  • dimenticare che i contributi obbligatori versati riducono la base dell’imposta sostitutiva;
  • confondere netto fiscale e netto economico dopo i costi reali;
  • non accantonare liquidità per saldo e acconti.

Controllo annuale consigliato

Prima della dichiarazione conviene confrontare ricavi incassati, coefficiente applicato, contributi versati, eventuale agevolazione previdenziale, imposta e attività effettivamente svolta. Se durante l’anno aumenta il lavoro nello spettacolo o cambia l’inquadramento, il calcolo va aggiornato.

Domande frequenti

Quanto paga di tasse un truccatore forfettario?

Dipende da ricavi, coefficiente 67%, contributi previdenziali e aliquota dell’imposta. Nel tipico caso artigiano beauty vanno considerati anche i contributi minimi INPS.

Con 20.000 euro quanto paga di INPS?

Nel 2026, con l’inquadramento artigiano ordinario e un reddito forfettario inferiore al minimale, il contributo minimo annuo è circa 4.521,36 euro.

Il makeup artist di scena usa gli stessi contributi?

Non necessariamente. Se la prestazione rientra nel Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo, il calcolo contributivo segue regole differenti e va verificato sul rapporto concreto.

Come apro correttamente l’attività?

Puoi consultare Partita IVA truccatore e regime forfettario truccatori.

Fonti ufficiali e sintesi

Per il 2026 l’INPS conferma aliquota Artigiani del 24%, minimale di reddito di 18.808 euro e contributo minimo annuo di 4.521,36 euro. Per il lavoro nello spettacolo va verificata la disciplina del Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo.

In sintesi: nel tipico caso del truccatore beauty forfettario il calcolo parte dal 67% dei ricavi, poi considera contributi Artigiani e infine imposta sostitutiva. Nel 2026 il contributo minimo artigiani è 4.521,36 euro. Il makeup artist di scena richiede invece un controllo previdenziale distinto: non va calcolato copiando automaticamente il modello beauty.

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