Il TD20 nel 2026 non è più il documento da usare in generale quando il fornitore omette o sbaglia una fattura. Dal 1° aprile 2025, per le omissioni o irregolarità ordinarie disciplinate dall’articolo 6, comma 8, del D.Lgs. 471/1997 si utilizza il TD29. Il TD20 resta invece utilizzato per specifiche regolarizzazioni legate al reverse charge e alle operazioni intracomunitarie previste dall’articolo 46, comma 5, del D.L. 331/1993.
Questa distinzione è essenziale perché il TD20 è una vera autofattura di regolarizzazione, mentre il TD29 è una comunicazione all’Agenzia delle Entrate. Se stai cercando il caso della fattura omessa o irregolare da un fornitore italiano in regime ordinario, consulta la guida dedicata al TD29 nella fatturazione elettronica.
Cos’è il TD20
Il codice TD20 identifica l’autofattura per regolarizzazione e integrazione delle fatture. Nelle specifiche aggiornate della fatturazione elettronica il riferimento al vecchio comma 8 dell’articolo 6 è stato eliminato: oggi la descrizione riguarda le ipotesi dell’articolo 6, comma 9-bis, del D.Lgs. 471/1997 e dell’articolo 46, comma 5, del D.L. 331/1993.
In termini pratici, il TD20 serve quando la regolarizzazione riguarda operazioni soggette a inversione contabile oppure determinate operazioni intracomunitarie nelle quali la fattura non è stata ricevuta o è irregolare.
TD20 quando si usa nel 2026
Nel 2026 il TD20 continua a essere utilizzato soprattutto in due grandi famiglie di casi:
- reverse charge interno: quando il cedente o prestatore omette la fattura o emette una fattura irregolare in un’operazione soggetta a inversione contabile;
- operazioni intracomunitarie: nelle ipotesi previste dall’articolo 46, comma 5, del D.L. 331/1993, quando la fattura UE non viene ricevuta nei termini oppure presenta un corrispettivo inferiore a quello reale.
Per capire il meccanismo generale dell’inversione contabile puoi vedere anche la guida sul reverse charge.
TD20 e TD29: qual è la differenza
Dal 1° settembre 2024 è cambiata la disciplina delle fatture omesse o irregolari nelle operazioni ordinarie. Il cessionario o committente non deve più emettere la vecchia “autofattura denuncia” e versare l’IVA al posto del fornitore.
Per queste violazioni deve invece comunicare l’omissione o l’irregolarità all’Agenzia delle Entrate entro 90 giorni. Dal 1° aprile 2025 questa comunicazione viene effettuata con il TD29.
| Documento | Quando si usa |
|---|---|
| TD20 | Regolarizzazioni in reverse charge e specifiche operazioni intracomunitarie |
| TD29 | Comunicazione di fattura omessa o irregolare nelle operazioni ordinarie ex art. 6, comma 8 |
Quindi, se un normale fornitore italiano non emette la fattura, oggi il codice da verificare è TD29, non TD20.
TD20 nel reverse charge interno
Se un’operazione è soggetta a reverse charge interno e il fornitore omette la fattura o la emette in modo irregolare, il cessionario o committente può regolarizzare trasmettendo:
- un TD20 con l’imponibile e il codice Natura N6.x coerente con la specifica operazione;
- successivamente un TD16 con l’indicazione dell’IVA dovuta attraverso l’inversione contabile.
Nel TD20 il cedente/prestatore deve essere l’effettivo fornitore, mentre il cessionario/committente è il soggetto che effettua la regolarizzazione.
Il TD16 completa l’assolvimento dell’imposta con il meccanismo dell’inversione contabile.
TD20 per acquisti intracomunitari
Il TD20 può essere utilizzato anche nelle ipotesi previste dall’articolo 46, comma 5, del D.L. 331/1993. Si tratta, in particolare, di casi in cui l’acquirente italiano non riceve la fattura relativa a un acquisto intracomunitario entro i termini previsti oppure riceve un documento con un corrispettivo inferiore a quello reale.
In questi casi il TD20 serve a regolarizzare il documento mancante o irregolare; l’assolvimento dell’IVA avviene poi con il tipo documento coerente con l’operazione:
- TD17 per servizi ricevuti dall’estero;
- TD18 per acquisti intracomunitari di beni;
- TD19 per acquisti di beni da soggetti esteri nelle ipotesi dell’articolo 17, comma 2, DPR 633/1972.
Su Regimeminimi trovi gli approfondimenti dedicati a TD17, TD18 e TD19.
Esempio pratico di TD20 in reverse charge
Immaginiamo un’impresa che riceve una prestazione soggetta a reverse charge per 5.000 euro, ma il fornitore non emette correttamente la fattura.
La regolarizzazione non consiste nell’inviare un TD29, perché l’operazione è soggetta a inversione contabile. Il cessionario deve invece utilizzare il TD20 per documentare correttamente l’operazione e poi il TD16 per assolvere l’IVA con il reverse charge.
Se l’aliquota applicabile è il 22%, il TD16 riporterà un’imposta di 1.100 euro sull’imponibile di 5.000 euro.
Quali dati inserire nel TD20
Nel file XML TD20 devono essere riportati i dati necessari a identificare correttamente l’operazione e le parti coinvolte.
- dati del cedente o prestatore effettivo;
- dati del cessionario o committente che effettua la regolarizzazione;
- imponibile dell’operazione;
- codice Natura coerente con il regime IVA;
- riferimenti alla fattura omessa o irregolare, quando disponibili;
- data coerente con le regole previste per la specifica regolarizzazione.
Il documento viene trasmesso in formato XML tramite il Sistema di Interscambio.
TD20 e Sistema di Interscambio
Il TD20 viene trasmesso attraverso SdI come gli altri documenti elettronici. Il Sistema di Interscambio effettua i controlli formali previsti dal tracciato e può scartare il file in caso di errori.
La trasmissione e le ricevute possono essere consultate anche attraverso il portale Fatture e Corrispettivi.
È importante conservare la ricevuta di consegna o l’esito prodotto da SdI, perché dimostra l’avvenuta trasmissione del documento.
Come si rettifica un TD20 errato
Le specifiche della fatturazione elettronica prevedono la possibilità di rettificare documenti TD20 già trasmessi. In presenza di un errore occorre inviare un nuovo documento coerente con la rettifica da effettuare, utilizzando importi positivi o negativi a seconda del caso e collegando il documento alla comunicazione precedente quando richiesto.
Se l’errore riguarda anche il documento con cui viene assolta l’IVA, può essere necessario rettificare anche il relativo TD16, TD17, TD18 o TD19.
Non è quindi corretto correggere soltanto il TD20 se l’errore ha effetti anche sull’imposta assolta con il documento successivo.
TD20 e bollo
Anche un TD20 può, in casi specifici, contenere l’indicazione dell’assolvimento dell’imposta di bollo. L’Agenzia delle Entrate considera espressamente le autofatture TD20 tra i documenti che possono essere analizzati ai fini del controllo del bollo elettronico.
La presenza o meno del bollo dipende però dalla natura dell’operazione documentata: non è una caratteristica automatica del TD20.
Sanzioni: cosa succede se non si regolarizza
Le sanzioni cambiano a seconda della violazione. Per le operazioni ordinarie ex articolo 6, comma 8, oggi il mancato invio della comunicazione TD29 entro 90 giorni può comportare una sanzione pari al 70% dell’imposta, con minimo 250 euro.
Per le operazioni soggette a reverse charge restano invece applicabili le regole specifiche dell’articolo 6, comma 9-bis, del D.Lgs. 471/1997. È quindi fondamentale distinguere prima di tutto il tipo di operazione: ordinaria, reverse charge interno oppure intracomunitaria.
Errori frequenti con il TD20
- usare TD20 al posto del TD29 per una fattura ordinaria omessa dopo il 1° settembre 2024;
- confondere TD20 con TD16, TD17, TD18 o TD19;
- indicare il codice Natura sbagliato;
- dimenticare il documento successivo con cui viene assolta l’IVA;
- non collegare correttamente una rettifica al documento precedente;
- considerare TD20 una semplice comunicazione: nelle ipotesi in cui resta applicabile è una vera autofattura di regolarizzazione.
Domande frequenti
TD20 quando si usa?
Nel 2026 soprattutto per regolarizzare omissioni o irregolarità in operazioni soggette a reverse charge e nelle ipotesi previste dall’articolo 46, comma 5, del D.L. 331/1993.
TD20 si usa ancora per una fattura ordinaria non ricevuta?
No, per le violazioni ordinarie disciplinate dall’articolo 6, comma 8, dal 1° aprile 2025 si utilizza TD29.
TD20 e TD29 sono la stessa cosa?
No. TD20 è un’autofattura di regolarizzazione nelle ipotesi in cui resta previsto; TD29 è una comunicazione di omessa o irregolare fatturazione.
Dopo il TD20 serve sempre un altro documento?
Nei casi di reverse charge e operazioni estere/intra-UE può essere necessario trasmettere anche TD16, TD17, TD18 o TD19 per assolvere correttamente l’IVA.
Fonti ufficiali
- Agenzia delle Entrate — Guida alla compilazione delle fatture elettroniche e dell’esterometro
- FiscoOggi — riforma del sistema sanzionatorio
- Agenzia delle Entrate — imposta di bollo sulle fatture elettroniche
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