Un commercialista per consulente marketing nel 2026 deve verificare con precisione quali servizi vengono venduti: strategia, analisi, consulenza, pianificazione di campagne, gestione operativa dell’advertising, social media e influencer marketing possono richiedere valutazioni differenti. Per la consulenza marketing l’ATECO 2025 individua nel 73.11.02 un riferimento specifico, ma il codice va sempre confrontato con l’attività effettivamente svolta.
Il termine “digital marketer” è molto ampio. Un professionista può limitarsi alla consulenza strategica, può gestire campagne pubblicitarie, coordinare canali digitali oppure occuparsi direttamente di contenuti e social network. Per questo ATECO, previdenza e regime fiscale non vanno scelti soltanto in base al titolo usato sul profilo LinkedIn o sul sito personale.
Cosa deve verificare il commercialista del consulente marketing
- servizi effettivamente prestati e loro prevalenza;
- codice ATECO 2025 ed eventuali attività secondarie;
- forma professionale o organizzazione d’impresa;
- accesso e permanenza nel regime forfettario;
- gestione previdenziale corretta;
- fatturazione elettronica e bollo;
- clienti italiani, UE ed extra-UE;
- eventuali spese pubblicitarie sostenute per conto dei clienti;
- lavoro dipendente o partecipazioni societarie;
- saldo, acconti e accantonamento di imposte e contributi.
| Attività | ATECO 2025 da verificare |
|---|---|
| Consulenza marketing | 73.11.02 |
| Conduzione e gestione campagne marketing | 73.11.02 |
| Ideazione e pianificazione creativa di campagne | 73.11.01 |
| Influencer marketing | 73.11.03 |
ATECO consulente marketing 2026: perché il 73.11.02
La classificazione ATECO 2025 dell’ISTAT include espressamente la consulenza marketing nelle note del codice 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari. Lo stesso codice comprende anche promozione di prodotti, merchandising, direct mail advertising e gestione dell’andamento delle campagne.
Il 73.11.01 è invece più vicino all’ideazione, alla progettazione pubblicitaria e alla pianificazione creativa delle campagne. Il 73.11.03 riguarda specificamente l’influencer marketing. Se il professionista offre più servizi, il commercialista deve individuare l’attività prevalente ed eventualmente dichiarare attività secondarie coerenti.
Consulente marketing e gestione campagne: due intenti diversi
La consulenza marketing può concentrarsi su analisi del mercato, posizionamento, strategia, customer journey, canali di acquisizione, funnel, misurazione dei risultati e definizione del piano operativo. La gestione delle campagne riguarda invece più direttamente l’esecuzione, il monitoraggio e l’ottimizzazione delle attività pubblicitarie.
Quando il lavoro riguarda soprattutto advertising e gestione operativa è utile consultare anche la guida dedicata al commercialista per campagne marketing. Le due attività possono condividere lo stesso ATECO, ma hanno bisogni gestionali diversi.
Quando il consulente marketing deve aprire la Partita IVA
La Partita IVA è necessaria quando la consulenza viene svolta in modo abituale e continuativo. Non esiste una soglia generale di 5.000 euro che permetta di lavorare stabilmente senza Partita IVA: quel valore riguarda una specifica franchigia previdenziale del lavoro autonomo occasionale e non sostituisce il criterio dell’abitualità.
Un incarico realmente isolato può essere occasionale. Un consulente che promuove stabilmente i propri servizi, lavora con più clienti o presta consulenza per periodi continuativi deve invece valutare l’apertura della Partita IVA. Per un quadro generale puoi leggere la guida su come aprire Partita IVA da freelance.
Professionista o agenzia: cosa cambia
Un consulente può prestare personalmente attività intellettuale, senza una struttura organizzata, oppure può operare come vera e propria agenzia con collaboratori, dipendenti e organizzazione propria. Il codice ATECO non decide da solo la natura dell’attività.
Questa distinzione è importante per la posizione camerale e previdenziale. Non è corretto attribuire automaticamente a tutti i consulenti marketing la Gestione Separata e nemmeno iscriverli sempre alla Gestione Commercianti: la forma concreta del lavoro deve essere esaminata prima dell’inquadramento.
INPS consulente marketing nel 2026
Quando l’attività è correttamente qualificata come libera professione priva di una Cassa previdenziale autonoma, va verificata la Gestione Separata INPS. Nel 2026 l’aliquota complessiva per i professionisti senza altra copertura previdenziale obbligatoria è del 26,07%; per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria è del 24%.
Se invece l’attività assume caratteristiche imprenditoriali o viene esercitata tramite un’agenzia organizzata, occorre verificare posizione camerale e gestione previdenziale competente. Da questa scelta può dipendere anche la presenza o meno di contributi minimi annuali.
Regime forfettario consulente marketing: coefficiente 78%
Se sono rispettati i requisiti previsti dalla Legge 190/2014, il consulente marketing può applicare il regime forfettario. Per l’attività riconducibile al 73.11.02 il coefficiente di redditività applicabile nel 2026 è del 78%.
Con 30.000 euro di compensi incassati, il reddito forfettario lordo è quindi 23.400 euro. Da questo importo si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati nel periodo d’imposta; sul reddito residuo si calcola l’imposta sostitutiva del 15% o, se spettante, del 5%.
Imposta al 5% o al 15%
L’aliquota ordinaria è il 15%. Il 5% per i primi cinque periodi d’imposta richiede che siano rispettate tutte le condizioni previste per la nuova attività. Non basta avere appena aperto la Partita IVA: va verificata, tra l’altro, l’eventuale mera prosecuzione di un lavoro svolto in precedenza.
Limiti del forfettario nel 2026
Il limite ordinario resta 85.000 euro di ricavi o compensi. Se durante l’anno si superano 100.000 euro, l’uscita dal regime avviene immediatamente secondo le regole vigenti; tra 85.000 e 100.000 euro l’uscita opera invece dall’anno successivo.
Nel 2026 va inoltre verificata la causa ostativa relativa ai redditi di lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente, con soglia di 35.000 euro salvo le eccezioni previste in caso di cessazione del rapporto.
Consulente marketing con lavoro dipendente
Molti professionisti iniziano la consulenza digitale mentre sono ancora dipendenti. Oltre alla soglia dei redditi da lavoro dipendente, bisogna verificare se l’attività autonoma viene svolta prevalentemente nei confronti dell’attuale datore di lavoro o di un datore dei due anni precedenti, perché questa situazione può incidere sull’accesso al forfettario.
Fatturazione e clienti esteri
Anche il consulente marketing forfettario emette normalmente fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio. Nel forfettario non si addebita ordinariamente IVA e non si applica la ritenuta d’acconto sui compensi; quando la fattura supera 77,47 euro va verificata anche l’imposta di bollo da 2 euro.
Se il cliente è UE o extra-UE cambiano le verifiche sulla territorialità IVA, sull’eventuale iscrizione VIES e sulla compilazione della fattura. La frequenza dei clienti esteri è uno dei motivi per cui il commercialista dovrebbe conoscere bene il lavoro dei professionisti digitali.
Social media manager e consulente marketing non coincidono sempre
Un social media manager può occuparsi soprattutto della gestione continuativa dei profili, del calendario editoriale, della community e della pubblicazione dei contenuti. Un consulente marketing può invece lavorare prevalentemente sulla strategia e sull’analisi dei canali. Se l’attività è centrata sui social è utile consultare anche la guida sul commercialista per social media manager.
Costi reali e scelta del regime
Software di analytics, CRM, strumenti di automazione, formazione, advertising, coworking, computer e collaboratori possono incidere in modo rilevante. Nel forfettario queste spese non sono dedotte analiticamente: sono considerate in modo convenzionale dal coefficiente del 78%.
Un consulente con costi contenuti può trovare il forfettario molto efficiente. Se invece le spese reali sono elevate, oppure si utilizzano molti collaboratori, è utile confrontare il risultato con il regime ordinario prima di scegliere.
Cosa dovrebbe comprendere il servizio del commercialista
- analisi dei servizi e scelta ATECO;
- apertura o variazione della Partita IVA;
- verifica previdenziale e camerale;
- controllo dei requisiti del forfettario;
- fatturazione italiana ed estera;
- gestione di eventuali anticipazioni e riaddebiti;
- calcolo di imposte, contributi, saldo e acconti;
- F24 e dichiarazione dei redditi;
- verifica annuale delle cause di esclusione;
- confronto con il regime ordinario quando cambiano ricavi o costi.
Domande frequenti
Qual è il codice ATECO del consulente marketing nel 2026?
Per la consulenza marketing il 73.11.02 è un riferimento diretto perché le note ATECO 2025 includono espressamente questa attività. Se il lavoro è soprattutto ideazione creativa o influencer marketing vanno verificati rispettivamente 73.11.01 e 73.11.03.
Qual è il coefficiente del consulente marketing forfettario?
Per l’attività 73.11.02 il coefficiente di redditività applicabile nel 2026 è il 78%.
Il digital marketer è sempre in Gestione Separata?
No. La Gestione Separata va verificata per il libero professionista senza Cassa; un’attività organizzata in forma d’impresa può richiedere un diverso inquadramento. Conta la situazione concreta, non il solo titolo professionale.
Consulente marketing e social media manager sono la stessa cosa?
Non necessariamente. Il consulente può concentrarsi su strategia e analisi, mentre il social media manager può gestire direttamente profili, contenuti e community. Le attività effettive vanno descritte prima di scegliere l’ATECO.
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