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BOT 2026: cosa sono, come funzionano, rendimento e tasse

Aggiornato il 8 Settembre 2026

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I BOT, Buoni Ordinari del Tesoro, sono titoli di Stato italiani a breve termine e senza cedola. Hanno una durata non superiore a 12 mesi e il rendimento nasce soprattutto dalla differenza tra il prezzo pagato e il valore rimborsato a scadenza. Sono strumenti semplici da capire, ma non sono esenti da rischi, costi o imposte.

In questa guida vediamo cosa sono i BOT, come funzionano, come si calcola il rendimento, quale tassazione si applica, come si acquistano in asta o sul mercato secondario e quali differenze ci sono rispetto ai BTP.

Cosa sono i BOT

I BOT sono titoli di debito pubblico emessi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Chi li acquista presta denaro allo Stato italiano per un periodo breve e riceve alla scadenza il valore nominale del titolo.

Secondo il Dipartimento del Tesoro, i BOT hanno scadenza uguale o inferiore a un anno, sono titoli zero coupon e possono essere sottoscritti per un valore nominale minimo di 1.000 euro o multipli.

“Zero coupon” significa che non pagano cedole periodiche. Il guadagno non arriva quindi da interessi accreditati ogni sei mesi, ma dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il valore di rimborso, al netto di imposte e costi.

Come funzionano i BOT

Il meccanismo è relativamente semplice. Un BOT può essere acquistato a un prezzo inferiore al valore nominale che verrà rimborsato alla scadenza. Se, per esempio, un titolo con valore nominale di 1.000 euro viene acquistato a 980 euro, la differenza lorda è di 20 euro.

Il rendimento effettivo dipende però anche dalla durata residua, dal prezzo pagato, dalla tassazione, dalle commissioni e dall’eventuale vendita prima della scadenza. Per questo non è corretto dire che il guadagno è sempre “fisso” in qualunque situazione.

BOT a 3, 6 e 12 mesi

Le durate più comuni sono 6 e 12 mesi. Il Tesoro può inoltre emettere BOT a 3 mesi o con durate diverse quando lo richiedono le esigenze di cassa.

  • BOT a 3 mesi: emissioni più brevi e non necessariamente regolari;
  • BOT a 6 mesi: una delle scadenze ordinarie più utilizzate;
  • BOT a 12 mesi: durata annuale, sempre senza cedola.

La durata breve riduce l’esposizione alle variazioni dei tassi rispetto a titoli con scadenze molto lunghe, ma non elimina il rischio di prezzo se il BOT viene venduto prima della scadenza.

Come si calcola il rendimento di un BOT

Il rendimento nasce dallo scarto tra prezzo di acquisto e valore di rimborso. Più il prezzo di acquisto è basso rispetto al valore nominale, maggiore è il rendimento potenziale, a parità di durata e costi.

Esempio semplificato: valore nominale 1.000 euro, prezzo di acquisto 980 euro, differenza lorda 20 euro. Su questo rendimento si applica la tassazione prevista per i titoli di Stato. Il risultato netto va poi ridotto delle eventuali commissioni dell’intermediario.

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Per confrontare BOT con durate diverse bisogna guardare il rendimento annualizzato, non soltanto la differenza in euro tra acquisto e rimborso.

Tassazione BOT: l’aliquota è del 12,5%

I rendimenti dei BOT non sono esenti da imposte. La tassazione applicata ai titoli di Stato italiani è pari al 12,5%. La scheda di Borsa Italiana sui BOT conferma che sul rendimento si applica l’aliquota del 12,50%.

Questa aliquota è più bassa rispetto al 26% applicato a molti altri redditi finanziari. Per valutare il rendimento reale è quindi necessario considerare il risultato netto dopo imposta e costi.

Come comprare BOT in asta

Il piccolo risparmiatore non presenta direttamente un’offerta competitiva all’asta del Tesoro. Per acquistare BOT in emissione deve rivolgersi a una banca o a un intermediario autorizzato e prenotare il quantitativo desiderato.

Il Dipartimento del Tesoro indica che chi vuole acquistare BOT in asta deve prenotare la quantità presso l’intermediario entro il giorno lavorativo precedente l’asta. Gli operatori ammessi partecipano poi alla procedura competitiva gestita dalla Banca d’Italia.

La Banca d’Italia pubblica i risultati delle aste, compresi rendimento medio ponderato, prezzo e quantità assegnate.

Quanto costa comprare BOT in asta

Per la sottoscrizione in asta esistono limiti alle commissioni applicabili dagli intermediari. Il Tesoro indica tetti massimi differenziati in base alla durata residua del BOT: dallo 0,03% per le scadenze più brevi fino allo 0,15% per quelle pari o superiori a 271 giorni.

Questi sono limiti massimi: la banca può applicare costi inferiori o nulli. Restano inoltre da considerare le eventuali spese del deposito titoli e gli altri costi previsti dal proprio contratto.

Comprare BOT sul mercato secondario

Dopo l’emissione i BOT possono essere negoziati sul mercato secondario, in particolare sul MOT di Borsa Italiana. In questo caso il prezzo cambia durante la vita del titolo in base ai tassi di mercato, alla scadenza residua e alla domanda e offerta.

Acquistare sul mercato secondario permette di entrare senza attendere una nuova asta, ma introduce un prezzo di mercato e possibili commissioni di negoziazione. Se il BOT viene rivenduto prima della scadenza, il prezzo ottenuto può essere superiore o inferiore a quello pagato.

I BOT sono sicuri?

I BOT sono generalmente considerati strumenti a rischio contenuto rispetto a molti investimenti azionari o obbligazionari a lunga scadenza, ma non sono privi di rischio. Sono titoli di debito dello Stato italiano e quindi incorporano il rischio di credito dell’emittente.

Per chi vende prima della scadenza esiste inoltre un rischio di prezzo: se i tassi di mercato salgono, un titolo già emesso può diventare meno conveniente rispetto alle nuove emissioni e il suo prezzo può scendere. La breve durata dei BOT tende a contenere questo effetto, non a eliminarlo.

I principali rischi dei BOT

  • rischio emittente: il rimborso dipende dalla capacità dello Stato di onorare il proprio debito;
  • rischio di tasso: il prezzo può variare prima della scadenza quando cambiano i tassi;
  • rischio inflazione: se l’inflazione è superiore al rendimento netto, il potere d’acquisto può diminuire;
  • rischio di reinvestimento: alla scadenza i nuovi BOT potrebbero offrire rendimenti inferiori;
  • rischio di liquidità e spread: vendendo prima della scadenza il prezzo disponibile può non essere quello atteso.

BOT e BTP: quali sono le differenze

La differenza principale è la durata. I BOT hanno scadenza massima di un anno e non pagano cedole. I BTP sono titoli a medio-lungo termine e normalmente prevedono cedole periodiche.

  • BOT: breve durata, zero coupon, rendimento legato allo scarto tra prezzo e rimborso;
  • BTP: durata più lunga, cedole periodiche e maggiore sensibilità alle variazioni dei tassi.

Per approfondire puoi leggere la nostra guida su cosa sono i BTP e come funzionano.

Quando guardare il rendimento netto e non quello lordo

Il dato che interessa davvero al risparmiatore è il rendimento netto dopo tassazione e costi. Due BOT con rendimento lordo simile possono avere un risultato diverso se cambiano prezzo di acquisto, durata residua, commissioni o spese del conto titoli.

Per questo è utile confrontare sempre rendimento netto, data di scadenza e costi complessivi, evitando di fermarsi al solo rendimento pubblicizzato dall’asta o mostrato sulla piattaforma.

In sintesi

I BOT sono titoli di Stato italiani a breve termine, con durata fino a 12 mesi e senza cedole. Il rendimento deriva dalla differenza tra prezzo di acquisto e rimborso, è soggetto alla tassazione del 12,5% e deve essere valutato al netto delle commissioni. Possono essere acquistati tramite intermediario in asta oppure sul mercato secondario. Restano strumenti finanziari: il rischio è generalmente contenuto, ma non è nullo, soprattutto se si vende prima della scadenza.

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