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Inflazione settembre 2026 al 4,2%: cosa sale e dati ISTAT

Aggiornato il 12 Ottobre 2026

Home > News > Inflazione settembre 2026 al 4,2%: cosa sale e dati ISTAT

L’inflazione in Italia accelera al 4,2% a settembre 2026, secondo la stima preliminare pubblicata dall’ISTAT il 30 settembre. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, è aumentato dello 0,7% rispetto ad agosto. Un anno prima l’aumento dei prezzi era meno rapido: ad agosto 2026 il tasso tendenziale era pari al 3,3%.

La principale spinta arriva dai beni energetici, ma accelerano anche i prezzi degli alimentari non lavorati e di alcuni servizi. Il dato è ancora provvisorio: la diffusione dei dati definitivi è prevista per il 16 ottobre 2026. Fino a quella data, i valori vanno quindi citati come stime preliminari e potrebbero essere confermati o aggiornati.

Inflazione settembre 2026: i principali dati ISTAT

La tabella riassume i numeri centrali del comunicato, distinguendo la variazione rispetto al mese precedente da quella rispetto a settembre 2025.

IndicatoreSettembre 2026Confronto con agosto
Indice nazionale NIC+4,2% annuoda +3,3%
Variazione mensile NIC+0,7%da +0,5% ad agosto
Energetici regolamentati+25,9% annuoda +18,6%
Energetici non regolamentati+22,2% annuoda +17,0%
Alimentari non lavorati+5,5% annuoda +3,8%
Carrello della spesa+1,7% annuoda +0,9%
Inflazione di fondo+1,7% annuoda +1,5%
Indice armonizzato IPCA+4,1% annuoda +3,2%

Il confronto con agosto aiuta a capire che non si tratta soltanto di una variazione mensile: il ritmo di crescita annua dei prezzi è aumentato in più comparti. Per seguire l’andamento precedente, consulta anche la News RM sull’inflazione di agosto 2026.

Energia, alimentari e servizi: da dove arriva l’aumento

Gli energetici restano la componente più dinamica. A settembre i prezzi degli energetici regolamentati sono aumentati del 25,9% su base annua, dal 18,6% di agosto; quelli non regolamentati sono passati dal 17,0% al 22,2%. Anche su base mensile la variazione è stata significativa: rispettivamente +5,9% e +4,4%.

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La crescita si estende agli alimentari non lavorati, che passano dal +3,8% al +5,5% annuo. L’aggregato dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona — spesso chiamato “carrello della spesa” — accelera dal +0,9% al +1,7%. I prodotti ad alta frequenza d’acquisto registrano invece un aumento annuo del 5,3%, contro il 4,3% di agosto.

Tra i servizi, l’ISTAT segnala aumenti del ritmo di crescita per i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, dal +2,6% al +2,9%, e per i servizi relativi ai trasporti, dallo +0,8% al +1,6%. Non tutti i prezzi però si sono mossi nella stessa direzione nel mese: la variazione congiunturale dei servizi relativi ai trasporti è stata pari a -2,5%, mentre gli alimentari lavorati sono diminuiti dello 0,3% rispetto ad agosto.

Inflazione di fondo, beni e servizi: come leggere gli indici

L’inflazione di fondo, che esclude energetici e alimentari freschi, sale dall’1,5% all’1,7%. L’indice calcolato al netto dei soli beni energetici aumenta invece dall’1,7% al 2,0%. Queste misure aiutano a osservare l’andamento dei prezzi depurato da alcune componenti più volatili, ma non sostituiscono l’indice generale.

A settembre i prezzi dei beni sono aumentati del 5,4% su base annua, dal 4,1% di agosto; quelli dei servizi sono saliti del 2,6%, dal precedente 2,4%. Il differenziale tra servizi e beni si è ampliato da -1,7 a -2,8 punti percentuali, segno che in questo periodo i beni stanno registrando una crescita dei prezzi più rapida rispetto ai servizi.

L’IPCA, l’indice armonizzato utilizzato per i confronti europei, ha segnato una variazione del 2,0% su base mensile e del 4,1% su base annua. La variazione mensile più alta rispetto al NIC è legata anche alla fine dei saldi estivi, che l’indice NIC non considera nello stesso modo. I due indicatori sono quindi collegati, ma non perfettamente sovrapponibili.

Che cosa significa per famiglie, professionisti e Partite IVA

Per le famiglie, il dato segnala una pressione più forte soprattutto sulle spese legate all’energia e sugli acquisti alimentari frequenti. La variazione annua è una media statistica: l’aumento effettivo del costo della vita di un singolo nucleo dipende dalle sue abitudini di consumo, dai contratti energetici e dal peso delle diverse spese nel bilancio familiare.

Per artigiani, commercianti e professionisti, l’accelerazione dei prezzi può tradursi in costi più elevati per energia, trasporti, materiali o acquisti destinati all’attività. L’effetto non è uguale per tutti: dipende dal settore, dai consumi dell’impresa e dalla possibilità di rivedere i prezzi praticati ai clienti. L’inflazione, da sola, non determina automaticamente un aumento delle imposte o dei contributi di una Partita IVA; questi importi seguono le norme fiscali e previdenziali applicabili.

È importante anche non confondere il NIC con l’indice FOI, utilizzato in specifici aggiornamenti monetari, per esempio in molte rivalutazioni di canoni e altre somme contrattuali. Per applicare una rivalutazione non basta prendere il tasso d’inflazione del 4,2%: occorre utilizzare l’indice previsto dal contratto o dalla norma, relativo al mese corretto. Per il TFR e la sua tassazione puoi consultare la guida RM al calcolo del TFR, verificando sempre gli indici ufficiali pertinenti al periodo.

Quando saranno disponibili i dati definitivi e dove consultarli

I numeri qui riportati provengono dalla stima preliminare pubblicata il 30 settembre 2026. L’ISTAT indica il 16 ottobre 2026 come prossima diffusione per i dati definitivi di settembre. Una volta disponibili, sarà possibile verificare se i valori sono stati confermati e utilizzare le serie ufficiali aggiornate.

La fonte primaria è il comunicato ISTAT – Prezzi al consumo (dati provvisori), settembre 2026. Per i confronti storici e per le diverse famiglie di indici, è preferibile consultare le serie dell’Istituto anziché mescolare variazioni NIC, IPCA e FOI.

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