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Home > News > IRPEF 2026: quanto si risparmia rispetto al 2025

IRPEF 2026: quanto si risparmia rispetto al 2025

Aggiornato il 14 Ottobre 2026

Con le aliquote IRPEF 2026 si risparmiano fino a 440 euro annui di imposta lorda rispetto al 2025, a parità di reddito imponibile. Il vantaggio nasce dal passaggio dal 35% al 33% sulla sola quota oltre 28.000 e fino a 50.000 euro: non è uno sconto del 2% su tutto il reddito e non coincide necessariamente con l’aumento netto dello stipendio o della pensione.

Per capire quanto resta davvero in tasca bisogna distinguere imponibile, detrazioni, contributi e addizionali. Va inoltre considerata la riduzione di alcune detrazioni per chi supera 200.000 euro di reddito complessivo. Il confronto seguente riguarda la normativa approvata per il 2026, non precedenti ipotesi di riforma o possibili interventi per il 2027.

Cosa cambia nelle aliquote IRPEF tra 2025 e 2026

La legge di Bilancio 2026 modifica la seconda aliquota, lasciando invariati i confini degli scaglioni. Il Ministero del Lavoro riepiloga il taglio dal 35% al 33% e il beneficio massimo di 440 euro annui. La prima aliquota resta al 23%, la terza al 43%.

Quota di reddito imponibile 2025 2026
Fino a 28.000 euro 23% 23%
Oltre 28.000 e fino a 50.000 euro 35% 33%
Oltre 50.000 euro 43% 43%

Il cambiamento decorre dal periodo d’imposta 2026. Non significa che i redditi del 2025 vengano ricalcolati con il 33% soltanto perché la dichiarazione viene presentata nel 2026. L’anno in cui guadagni e quello in cui presenti il modello fiscale sono due riferimenti diversi.

Resta inoltre il meccanismo progressivo: chi ha 40.000 euro imponibili non paga il 33% su 40.000 euro. Paga il 23% sui primi 28.000 e il 33% soltanto sui successivi 12.000. Anche il passaggio oltre 50.000 euro non fa scattare il 43% retroattivamente su tutto il reddito.

Quanto si risparmia: tabella per reddito imponibile

Questa tabella isola il risparmio prodotto dal cambio di aliquota. Assume lo stesso imponibile nei due anni ed esclude detrazioni, crediti, contributi e addizionali. La media mensile è il risultato della divisione per dodici: non è una previsione dell’importo di ogni busta paga.

Imponibile annuo Risparmio lordo annuo Media teorica su 12 mesi
25.000 euro 0 euro 0 euro
28.000 euro 0 euro 0 euro
30.000 euro 40 euro 3,33 euro
32.000 euro 80 euro 6,67 euro
35.000 euro 140 euro 11,67 euro
38.000 euro 200 euro 16,67 euro
40.000 euro 240 euro 20 euro
45.000 euro 340 euro 28,33 euro
50.000 euro 440 euro 36,67 euro
60.000 euro 440 euro 36,67 euro

Il beneficio cresce fra 28.000 e 50.000 euro imponibili, poi si ferma. La quota agevolata non può infatti superare 22.000 euro e il 2% di 22.000 è 440. Per i redditi complessivi oltre 200.000 euro, questi importi vanno letti insieme alla specifica riduzione delle detrazioni spiegata più avanti.

Se il tuo reddito si trova fra due righe non devi scegliere quella più vicina. Per esempio, con 37.500 euro imponibili il calcolo è 9.500 × 2%: il risparmio lordo è 190 euro. Le righe servono a orientarsi, non individuano fasce con un beneficio fisso.

La formula per calcolare il risparmio senza errori

Individua il reddito imponibile annuo soggetto a IRPEF ordinaria. Se non supera 28.000 euro, il solo taglio della seconda aliquota non produce un vantaggio. Se è compreso fra 28.000 e 50.000 euro, sottrai 28.000 e moltiplica la differenza per 0,02. Da 50.000 euro in su il risparmio sull’imposta lorda resta pari a 440 euro.

Fra 28.000 e 50.000 euro: risparmio lordo = (imponibile − 28.000) × 2%.

Una seconda verifica consiste nel calcolare le due imposte lorde e sottrarle. La pagina dell’Agenzia delle Entrate sulle aliquote e sul calcolo dell’IRPEF è il riferimento per il meccanismo a scaglioni. Le simulazioni qui riportate sono elaborazioni aritmetiche delle aliquote, non importi comunicati dall’Agenzia per un contribuente specifico.

Non moltiplicare il vecchio debito fiscale per il rapporto 33/35: quel debito può comprendere imposta relativa ad altri scaglioni, detrazioni, acconti o componenti diverse. Lo sconto si calcola sulla quota di reddito interessata, non sulla somma che hai pagato con l’ultimo F24.

Esempi completi: imponibili di 35.000, 40.000 e 60.000 euro

35.000 euro imponibili: il risparmio è 140 euro

I primi 28.000 euro producono 6.440 euro di IRPEF in entrambi gli anni. Sui rimanenti 7.000 euro, nel 2025 l’imposta era 2.450 euro; nel 2026 è 2.310 euro. Il totale lordo passa quindi da 8.890 a 8.750 euro: la differenza è 140 euro.

Il dato vale per l’imponibile considerato, non per una RAL di pari importo. Per arrivare all’imposta netta devi ancora sottrarre le detrazioni effettivamente spettanti e utilizzabili.

40.000 euro imponibili: il risparmio è 240 euro

La parte fino a 28.000 euro genera sempre 6.440 euro. La quota successiva è 12.000 euro: tassata al 35% produceva 4.200 euro, mentre al 33% produce 3.960 euro. L’IRPEF lorda scende da 10.640 a 10.400 euro.

Se in entrambi gli anni fossero disponibili, per ipotesi, le stesse detrazioni utilizzabili per 1.500 euro, l’imposta netta sarebbe rispettivamente 9.140 e 8.900 euro. In questo caso la differenza rimarrebbe 240 euro, perché le detrazioni non cambiano e trovano piena capienza.

60.000 euro imponibili: il vantaggio non scompare oltre 50.000 euro

Nel 2025 il calcolo era 6.440 euro sul primo scaglione, 7.700 sul secondo e 4.300 sui 10.000 euro oltre 50.000: totale 18.440 euro. Nel 2026 il secondo scaglione scende a 7.260 euro e il totale diventa 18.000 euro.

Il risparmio è ancora 440 euro. Il 43% sull’ultima quota non annulla la riduzione ottenuta su quella intermedia. L’aliquota più alta applicata all’ultimo euro di reddito e l’incidenza media dell’imposta sull’intero imponibile sono grandezze differenti.

RAL, fatturato e reddito imponibile non sono la stessa cosa

La retribuzione annua lorda non coincide automaticamente con l’imponibile IRPEF. Nel lavoro dipendente i contributi previdenziali obbligatori a carico del lavoratore, insieme alle regole fiscali sulle diverse voci retributive, incidono sulla base tassabile. Fringe benefit, rimborsi e somme soggette a regimi particolari richiedono inoltre una classificazione corretta.

Immagina una RAL di 40.000 euro e, per pura ipotesi, un imponibile fiscale annuo risultante dai documenti pari a 36.000 euro. Il risparmio lordo sul cambio di aliquota è 160 euro, non 240: si usa 36.000 come base. La differenza ipotizzata non rappresenta un’aliquota contributiva standard valida per tutti i contratti.

Per un autonomo in regime ordinario il fatturato deve essere distinto dal reddito dopo i costi fiscalmente ammessi e dagli oneri deducibili. La guida al reddito complessivo IRPEF e alla Partita IVA aiuta a separare questi passaggi.

Anche reddito complessivo e imponibile non sono sinonimi: il secondo deriva dal primo dopo le deduzioni previste. Alcune soglie di agevolazioni o limitazioni si riferiscono al reddito complessivo, con criteri propri, e non possono essere verificate guardando soltanto l’imponibile usato nella tabella del risparmio.

Perché il risparmio lordo può differire dal beneficio netto

Le deduzioni diminuiscono la base imponibile; le detrazioni diminuiscono l’imposta lorda. Confonderle porta a simulazioni sbagliate. Una detrazione di 500 euro, per esempio, non significa tassare 500 euro di reddito in meno: significa ridurre l’imposta nei limiti e alle condizioni della specifica agevolazione.

Per misurare il vantaggio netto devi verificare quanto delle detrazioni rimane effettivamente utilizzabile. Se una detrazione non rimborsabile supera l’imposta disponibile, la parte eccedente non si trasforma automaticamente in denaro da incassare.

Esempio semplificato: con 30.000 euro imponibili, l’IRPEF lorda passa da 7.140 a 7.100 euro. Ipotizziamo detrazioni non rimborsabili già determinate e utilizzabili fino a 7.120 euro in entrambi gli anni, senza altre componenti. L’imposta netta passa da 20 a zero euro: il vantaggio effettivo è 20, non 40. Le singole agevolazioni possono avere regole proprie su recupero ed eccedenze, da verificare separatamente.

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Se invece l’imposta era già interamente azzerata e rimane tale, il cambio di aliquota non genera da solo un rimborso aggiuntivo. Per gli autonomi, la no tax area della Partita IVA richiede proprio di distinguere imposta ordinaria, detrazioni e regime forfettario: 28.000 euro non è una soglia generale di esenzione IRPEF.

Redditi oltre 200.000 euro: il taglio di 440 euro alle detrazioni

L’articolo 1, comma 4, della legge 199/2025 introduce nell’articolo 16-ter del TUIR una riduzione di 440 euro delle detrazioni spettanti per determinati oneri quando il reddito complessivo supera 200.000 euro.

Rientrano gli oneri detraibili al 19%, con esclusione delle spese sanitarie indicate dalla norma, le erogazioni ai partiti politici e gli specifici premi assicurativi contro eventi calamitosi richiamati dall’articolo 119, comma 4, del decreto-legge 34/2020. La riduzione interviene dopo aver considerato gli altri limiti espressamente richiamati dalla disposizione.

Non torna l’aliquota del 35% per chi supera 200.000 euro. Il meccanismo agisce sulle detrazioni, non sugli scaglioni. Può assorbire il beneficio lordo, ma non è corretto attribuire automaticamente lo stesso risultato a chiunque senza esaminare gli oneri effettivamente detraibili.

Per comprenderlo, considera tre ipotesi semplificate, a parità di imponibile e delle altre componenti. Se le detrazioni interessate, già calcolate dopo gli altri limiti, sono almeno 440 euro e pienamente utilizzabili, la riduzione può compensare tutto il risparmio lordo. Se sono soltanto 200 euro, non possono diventare negative: l’assorbimento è limitato all’importo disponibile. Se non esistono detrazioni colpite, manca quella voce su cui operare la riduzione. Il risultato personale richiede comunque il calcolo completo.

Lavoratori dipendenti: come leggere la differenza in busta paga

Il datore di lavoro applica le ritenute come sostituto d’imposta e tiene conto del reddito stimato durante l’anno, delle detrazioni e del successivo conguaglio. Il passaggio al 33% interessa il reddito soggetto a tassazione ordinaria, non indistintamente ogni somma riportata nel cedolino.

Per confrontare due buste paga osserva almeno imponibile fiscale, IRPEF lorda, detrazioni, IRPEF trattenuta, addizionali e conguagli. Se cambia lo stipendio lordo, arrivano arretrati o variano le giornate retribuite, la differenza nel netto non misura soltanto l’effetto della nuova aliquota.

Con 40.000 euro imponibili annui, 240 euro divisi per dodici danno una media teorica di 20 euro al mese. Tredicesima, eventuale quattordicesima, distribuzione della retribuzione e conguagli impediscono però di promettere venti euro identici in ogni cedolino.

Non sommare automaticamente a questo importo altre agevolazioni come se spettassero a tutti. La tassazione sostitutiva al 5% di determinati aumenti contrattuali, per esempio, è una misura distinta, con propri requisiti e somme interessate. Il beneficio totale va ricostruito voce per voce.

Pensionati: quando è stato applicato il 33% dall’INPS

Per le pensioni assoggettate a tassazione ordinaria, l’INPS ha comunicato l’applicazione della seconda aliquota al 33% dal rateo di marzo 2026, con il pagamento nello stesso mese degli importi a credito relativi a gennaio e febbraio. Il dettaglio è nella comunicazione sul cedolino di marzo 2026.

La decorrenza fiscale dal 1° gennaio e il mese del primo adeguamento materiale non vanno confusi. Per controllare il risultato considera anche i conguagli, non soltanto il netto di gennaio confrontato con quello di un mese successivo.

Un pensionato con 35.000 euro imponibili annui ha, a parità delle altre condizioni, una riduzione dell’IRPEF lorda di 140 euro. La presenza di ulteriori redditi ordinari può cambiare l’imponibile complessivo e quindi il risparmio finale rispetto al calcolo effettuato sulle sole prestazioni pensionistiche conosciute dall’ente.

Per le prestazioni non soggette a IRPEF ordinaria non va atteso un aumento derivante dal taglio dello scaglione. Eventuali incrementi assistenziali o rivalutazioni seguono regole diverse e non sono la stessa agevolazione fiscale.

Autonomi in regime ordinario: dal reddito professionale al risparmio

Il taglio non è riservato a dipendenti e pensionati: interessa anche il reddito imponibile ordinario di professionisti e imprenditori individuali. Il punto di partenza non è l’importo delle fatture emesse, ma la base fiscale determinata correttamente.

Considera un caso ipotetico con 60.000 euro di compensi fiscalmente rilevanti, 12.000 euro di costi deducibili e 8.000 euro di contributi obbligatori deducibili, senza altri redditi od oneri. L’imponibile è 40.000 euro: l’IRPEF lorda passa da 10.640 a 10.400 euro, con risparmio di 240 euro.

Gli 8.000 euro dell’esempio sono un dato assunto, non il contributo standard dovuto da qualsiasi professionista. Cassa autonoma, Gestione Separata e gestione artigiani o commercianti richiedono calcoli propri. Anche il trattamento delle spese dipende dalla loro natura e dalle condizioni fiscali.

Per un caso professionale concreto, il regime ordinario dell’ingegnere va letto insieme a costi dello studio, IVA e Inarcassa. La riduzione IRPEF non elimina questi altri elementi e non rende automaticamente conveniente cambiare regime fiscale.

Regime forfettario e altri redditi: quando il taglio può riguardarti

Il reddito dell’attività in regime forfettario è soggetto all’imposta sostitutiva prevista dal regime, non agli scaglioni IRPEF ordinari. Il passaggio dal 35% al 33% non riduce direttamente quella sostitutiva e non permette di sottrarre 440 euro dalle imposte del forfettario.

La situazione cambia se la stessa persona possiede anche redditi soggetti a IRPEF ordinaria, come uno stipendio, una pensione o altri redditi che concorrono alla relativa base. Su quella componente può esistere un vantaggio, da verificare separatamente.

Per esempio, un’attività forfettaria affiancata a redditi ordinari con imponibile IRPEF di 30.000 euro può presentare un risparmio lordo di 40 euro sulla sola componente ordinaria. Non bisogna aggiungere meccanicamente il reddito forfettario ai 30.000 euro per applicare la tabella: resta separato per la tassazione, anche se può rilevare per specifiche soglie e detrazioni secondo le rispettive norme.

La compatibilità tra attività e lavoro dipendente o pensione e i requisiti per rimanere nel regime sono controlli ulteriori. La simulazione dell’IRPEF non dimostra, da sola, che l’accesso al forfettario sia consentito.

Detrazioni oltre 75.000 euro e addizionali: cosa non attribuire al taglio

Il riordino delle detrazioni per redditi complessivi superiori a 75.000 euro opera già dal periodo d’imposta 2025, come chiarisce l’Agenzia delle Entrate nella sezione dedicata. Non è una conseguenza introdotta automaticamente dal passaggio al 33% nel 2026.

Per confrontare i due anni considera le spese effettivamente ammesse e i limiti applicabili in ciascuno. Cambiamenti degli oneri sostenuti, dei familiari o delle detrazioni possono modificare il saldo personale, ma non vanno confusi con la sola riduzione dell’aliquota.

Le addizionali regionali e comunali sono un’altra componente. Le spiegazioni INPS sulle addizionali trattenute sulle pensioni mostrano inoltre che una trattenuta effettuata nel 2026 può riferirsi al saldo dell’anno precedente o all’acconto dell’anno in corso.

La tabella iniziale riguarda l’IRPEF nazionale lorda: non include automaticamente variazioni delle aliquote locali, delle esenzioni territoriali o dei contributi. Serve a misurare una modifica specifica, non l’intero carico fiscale e previdenziale.

Dichiarazione, saldo e acconti: attenzione all’anno dei redditi

Il modello 730/2026 riguarda i redditi del 2025: lo indicano espressamente le istruzioni ufficiali del 730/2026. Per l’IRPEF ordinaria dovuta su quei redditi la seconda aliquota rimane quindi il 35%. La dichiarazione relativa ai redditi 2026 sarà invece presentata nel 2027 secondo i modelli e le istruzioni di quell’annualità.

Non confondere inoltre il saldo di un anno con gli acconti di quello successivo. Per chi versa direttamente, il meccanismo illustrato dall’Agenzia nella pagina come si paga l’IRPEF distingue le componenti del versamento. Il modello F24 può raccogliere debiti riferiti ad anni diversi.

Un acconto determinato con il metodo storico parte dai dati dell’anno precedente: non rappresenta necessariamente l’imposta definitiva dell’anno in corso. Un eventuale calcolo previsionale richiede una stima completa e prudente; ridurre l’F24 di 440 euro senza ricostruire redditi, detrazioni e ritenute può portare a un versamento insufficiente.

Il confronto conclusivo avviene sull’imposta effettivamente dovuta, tenendo conto di quanto già trattenuto o versato. Un rimborso non è automaticamente tutto “merito del taglio”: può dipendere da acconti elevati, spese detraibili o altre differenze. Le scadenze vanno verificate sul calendario ufficiale applicabile, incluse eventuali proroghe.

Come verificare il tuo risultato con i documenti reali

Per una prima verifica usa CU, cedolini o prospetti contabili e l’ultima dichiarazione disponibile. Non confrontare il solo bonifico dello stipendio con il saldo dell’F24: sono flussi diversi e possono contenere componenti riferite a periodi differenti.

  1. Individua quali redditi sono soggetti a IRPEF ordinaria e quali a imposta sostitutiva o tassazione separata.
  2. Ricostruisci il reddito imponibile dopo le deduzioni applicabili.
  3. Calcola sullo stesso imponibile l’IRPEF lorda con le aliquote 2025 e 2026.
  4. Verifica detrazioni, capienza e, quando pertinente, la limitazione oltre 200.000 euro.
  5. Considera separatamente addizionali, contributi, ritenute e acconti.
  6. Confronta il risultato con le somme effettivamente trattenute o versate.

Se nel 2026 hai guadagnato di più, l’imposta complessiva può aumentare rispetto al 2025 pur avendo beneficiato del 33%. Per isolare l’effetto della norma bisogna usare lo stesso reddito nei due calcoli; per conoscere il tuo bilancio reale bisogna invece considerare i redditi effettivi di ciascun anno. Sono due confronti utili, ma rispondono a domande diverse.

Domande frequenti sul risparmio IRPEF 2026

I 440 euro sono un bonus da chiedere?

No. Sono il risparmio massimo annuo sull’imposta lorda prodotto dalla diversa aliquota, non un contributo fisso pagato a tutti. Il beneficio dipende dall’imponibile e dalle altre regole applicabili.

Due coniugi sommano i redditi per raggiungere lo scaglione?

No. L’IRPEF resta personale: ogni contribuente determina la propria imposta. Anche la presentazione del 730 congiunto non trasforma i due redditi in un unico imponibile familiare a cui applicare la tabella.

Con due datori di lavoro il limite di 28.000 euro vale due volte?

No. I redditi ordinari della stessa persona concorrono al calcolo annuale secondo le regole fiscali. Due CU possono richiedere un conguaglio: i sostituti potrebbero non aver considerato durante l’anno tutti i redditi del contribuente.

Chi lavora soltanto alcuni mesi riceve automaticamente una quota di 440 euro?

No. Il risparmio lordo dipende dall’imponibile annuo effettivo, non da un bonus mensile fisso. La durata del rapporto può incidere sulle detrazioni e sul reddito, ma non autorizza a dividere automaticamente 440 per i mesi lavorati.

Il secondo scaglione arriva già a 60.000 euro?

No. Nel confronto della normativa 2025–2026 il limite resta 50.000 euro. Le proposte di ampliamento non vanno inserite nei calcoli come se fossero la disciplina vigente.

Il taglio riduce anche l’IVA sulle fatture?

No. La modifica riguarda l’IRPEF ordinaria delle persone fisiche. IVA, contributi previdenziali e imposte sostitutive seguono regole autonome: non si abbassano di due punti per effetto di questa disposizione.

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