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Partita IVA campagne marketing 2026: ATECO, forfettario e INPS

Aggiornato il 3 Settembre 2026

Aprire la Partita IVA per campagne marketing nel 2026 richiede prima di tutto di definire che cosa farai davvero: ideazione e pianificazione pubblicitaria, conduzione operativa delle campagne, consulenza marketing e influencer marketing hanno riferimenti ATECO distinti o comunque da verificare separatamente.

Per chi gestisce e conduce campagne di marketing il riferimento principale è il codice ATECO 73.11.02. Se invece l’attività è soprattutto ideazione creativa e pianificazione può essere più pertinente il 73.11.01; per l’influencer marketing esiste il 73.11.03. Non è corretto scegliere codici generici informatici o professionali soltanto perché sembrano più semplici: l’ATECO deve descrivere l’attività effettivamente esercitata.

Argomenti del post

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  • Partita IVA campagne marketing: quadro 2026
  • Quale codice ATECO scegliere
  • Quando serve la Partita IVA
  • Apertura come professionista o come impresa
  • Regime forfettario per campagne marketing
  • Coefficiente di redditività 78%
  • INPS: non esiste una gestione unica per tutti i marketer
  • Lavoro dipendente e forfettario
  • Fatture e descrizione dei servizi
  • Budget advertising pagato dal cliente o dal marketer
  • Clienti esteri e piattaforme internazionali
  • Consulenza marketing e gestione campagne
  • Checklist prima di aprire
  • Domande frequenti
  • Qual è il codice ATECO per campagne marketing?
  • Posso scegliere un codice informatico generico invece del 73.11.02?
  • Qual è il coefficiente forfettario?
  • Sotto 5.000 euro non serve la Partita IVA?
  • Chiedi informazioni o una consulenza Gratuita

Partita IVA campagne marketing: quadro 2026

AspettoRiferimento
Ideazione e pianificazione campagneATECO 73.11.01 da verificare
Conduzione e gestione campagne marketingATECO 73.11.02
Consulenza marketingCompresa nelle note del 73.11.02
Influencer marketingATECO 73.11.03
Coefficiente forfettario78% per le attività considerate
Imposta sostitutiva15%, oppure 5% con tutti i requisiti per nuova attività
Limite ordinario forfettario85.000 euro

Quale codice ATECO scegliere

La classificazione ATECO 2025 dell’ISTAT separa le attività delle agenzie pubblicitarie in tre sottocategorie. Il 73.11.01 comprende ideazione, progettazione pubblicitaria e pianificazione delle campagne. Il 73.11.02 comprende la gestione dell’andamento delle campagne, la loro conduzione, promozione di prodotti, merchandising, direct mail advertising e consulenza marketing. Il 73.11.03 è dedicato all’influencer marketing.

La scelta dipende quindi dal servizio prevalente. Chi svolge più attività può avere anche codici secondari, ma non è prudente usare un ATECO generico come alternativa “più comoda” se non rappresenta ciò che viene realmente fatturato.

Quando serve la Partita IVA

La Partita IVA è necessaria quando l’attività viene svolta abitualmente e con continuità. Non esiste una soglia generale di 5.000 euro che consenta di lavorare stabilmente senza Partita IVA: quel valore riguarda una specifica franchigia previdenziale del lavoro autonomo occasionale e non sostituisce il criterio dell’abitualità.

Un singolo incarico realmente episodico può essere occasionale. Se invece offri stabilmente servizi di marketing, hai più clienti, utilizzi strumenti professionali, promuovi l’attività e gestisci campagne durante l’anno, l’attività assume normalmente carattere abituale. Per il percorso generale puoi consultare anche la guida su come aprire Partita IVA da freelance.

Apertura come professionista o come impresa

Un marketer può lavorare personalmente come consulente e gestore di campagne oppure può costruire una vera struttura organizzata con dipendenti, collaboratori e processi propri di un’agenzia. Il codice ATECO da solo non determina la forma dell’attività.

Se l’attività è una libera professione, l’apertura fiscale può essere effettuata tramite il modello previsto per le persone fisiche. Se invece ricorrono caratteristiche d’impresa, vanno verificati anche Registro Imprese, eventuali adempimenti camerali e la posizione previdenziale corretta. La scelta va fatta prima di inviare le pratiche, non dopo.

Regime forfettario per campagne marketing

Se sono rispettati tutti i requisiti previsti dalla Legge 190/2014, l’attività può essere svolta in regime forfettario. Il limite ordinario resta 85.000 euro di ricavi o compensi dell’anno precedente.

Se durante l’anno si superano 100.000 euro, l’uscita dal regime avviene immediatamente secondo le regole vigenti; tra 85.000 e 100.000 euro l’uscita opera invece dall’anno successivo. È quindi importante monitorare gli incassi, soprattutto quando si lavora con pochi clienti di importo elevato.

Coefficiente di redditività 78%

Per le attività pubblicitarie e di marketing considerate il coefficiente di redditività applicabile nel forfettario è del 78%. Con 30.000 euro di compensi incassati, il reddito forfettario lordo è quindi 23.400 euro.

Da questo importo si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati nel periodo d’imposta. Sul reddito residuo si applica l’imposta sostitutiva del 15%, oppure del 5% se ricorrono tutte le condizioni previste per una nuova attività.

INPS: non esiste una gestione unica per tutti i marketer

Quando l’attività è correttamente inquadrata come libera professione priva di una Cassa autonoma, va verificata la Gestione Separata INPS. Nel 2026 l’aliquota complessiva dei professionisti senza altra copertura previdenziale obbligatoria è del 26,07%; per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria è del 24%.

Se invece l’attività è organizzata come impresa o agenzia, occorre verificare l’inquadramento camerale e previdenziale competente. Non è corretto applicare automaticamente contributi minimi e riduzione del 35% a chiunque gestisca campagne marketing.

Lavoro dipendente e forfettario

Nel 2026 resta rilevante la causa ostativa relativa ai redditi di lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente, con soglia pari a 35.000 euro salvo le eccezioni previste in caso di cessazione del rapporto. Va inoltre controllata l’eventuale prevalenza dei compensi fatturati all’attuale datore di lavoro o a un datore dei due anni precedenti.

Fatture e descrizione dei servizi

Anche il contribuente forfettario emette normalmente fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio. Nel forfettario non si addebita ordinariamente IVA e non si applica la ritenuta d’acconto sui compensi; quando la fattura supera 77,47 euro va verificata l’imposta di bollo da 2 euro.

La descrizione in fattura dovrebbe essere coerente con l’attività: “consulenza marketing”, “gestione campagna advertising”, “pianificazione campagna” e “influencer marketing” non sono formule da usare indifferentemente se corrispondono a servizi diversi.

Budget advertising pagato dal cliente o dal marketer

Se il cliente paga direttamente Google, Meta o un’altra piattaforma, il professionista fattura normalmente il proprio compenso. Se invece il marketer incassa somme destinate anche all’acquisto della pubblicità, bisogna verificare con attenzione contratti, intestazione delle fatture e trattamento dei riaddebiti.

Non tutte le somme anticipate per conto del cliente possono essere escluse automaticamente dai ricavi o compensi. Questo aspetto va definito prima di impostare il flusso di incassi e fatture.

Clienti esteri e piattaforme internazionali

Il marketing digitale utilizza spesso fornitori e piattaforme estere e può essere prestato a clienti UE o extra-UE. In questi casi vanno verificati territorialità IVA, VIES quando necessario e gli adempimenti collegati agli acquisti di servizi dall’estero. Il forfettario non elimina automaticamente questi obblighi.

Consulenza marketing e gestione campagne

Se il tuo lavoro è prevalentemente strategico, puoi approfondire la guida sul commercialista per consulente marketing. Se invece gestisci direttamente campagne e budget advertising, trovi i controlli specifici nella guida sul commercialista per campagne marketing.

Checklist prima di aprire

  • descrivi precisamente i servizi che offrirai;
  • individua attività principale e secondarie;
  • verifica ATECO 73.11.01, 73.11.02 o 73.11.03 in base al lavoro reale;
  • decidi se l’attività è professionale o organizzata come impresa;
  • controlla posizione INPS;
  • verifica requisiti del forfettario;
  • stima ricavi e costi;
  • definisci come verranno pagati i budget pubblicitari;
  • verifica clienti e fornitori esteri;
  • organizza fatturazione e accantonamenti per imposte e contributi.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO per campagne marketing?

Per la conduzione e gestione delle campagne il riferimento principale è 73.11.02. Per ideazione e pianificazione va verificato 73.11.01; per influencer marketing 73.11.03.

Posso scegliere un codice informatico generico invece del 73.11.02?

Solo se l’attività reale è effettivamente informatica e rientra in quel codice. Non è corretto utilizzare un ATECO non coerente soltanto per semplificare gli adempimenti.

Qual è il coefficiente forfettario?

Per queste attività il coefficiente di redditività applicabile nel 2026 è il 78%.

Sotto 5.000 euro non serve la Partita IVA?

No. I 5.000 euro non sono una soglia generale di esenzione dalla Partita IVA. Conta se l’attività è occasionale oppure abituale e continuativa.

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