Per aprire la Partita IVA come giornalista indipendente bisogna individuare il codice ATECO corretto, scegliere il regime fiscale e verificare l’iscrizione alla Gestione separata INPGI. Per il giornalista professionista o pubblicista che svolge attività autonoma il riferimento ATECO 2025 è normalmente 90.11.01 – Attività di giornalisti indipendenti.
La vecchia regola dei 30.000 euro non è più attuale. La disciplina vigente del regime forfettario prevede una soglia ordinaria di 85.000 euro di compensi e la cessazione immediata se nello stesso anno si superano 100.000 euro. L’apertura va quindi impostata sulle regole vigenti e non sui limiti validi nel 2017.
Quando un giornalista deve aprire la Partita IVA
La Partita IVA è necessaria quando l’attività giornalistica viene svolta in modo abituale e autonomo. Non esiste una soglia di compensi che, da sola, distingua automaticamente attività occasionale e professionale: contano continuità, organizzazione e modalità con cui il lavoro viene svolto.
Chi collabora stabilmente con testate, editori, agenzie, portali o altri committenti come lavoratore autonomo deve quindi verificare tempestivamente il corretto inquadramento fiscale e previdenziale.
Giornalista professionista, pubblicista e autore di contenuti
Il codice 90.11.01 è specifico per l’attività di giornalisti indipendenti. Questo non significa che chiunque scriva online debba automaticamente utilizzarlo.
Un blogger indipendente ha una voce ATECO specifica, 90.11.02, mentre altre attività di scrittura possono ricadere in 90.11.09. La scelta dipende dalla natura reale della prestazione, dall’eventuale iscrizione all’Ordine e dal modo in cui il contenuto viene prodotto e pubblicato.
Ordine dei Giornalisti e attività autonoma
Per chi opera come giornalista professionista o pubblicista l’inquadramento ordinistico e quello fiscale devono essere coerenti. L’apertura della Partita IVA non sostituisce l’iscrizione all’Ordine quando la prestazione rientra nell’attività giornalistica professionale.
Chi invece produce contenuti senza svolgere attività giornalistica in senso ordinistico non dovrebbe scegliere 90.11.01 soltanto perché scrive articoli. In questi casi vanno valutate le alternative ATECO e la previdenza effettivamente applicabile.
Codice ATECO giornalista: 90.11.01
ATECO 2025 individua con il codice 90.11.01 – Attività di giornalisti indipendenti l’attività dei giornalisti i cui contenuti sono pubblicati da terzi.
La classificazione ufficiale ISTAT ATECO 2025 distingue espressamente questa attività da quella dei blogger indipendenti. Per le differenze operative puoi consultare la guida sul codice ATECO per giornalisti.
Come aprire la Partita IVA da giornalista
- definire con precisione l’attività svolta;
- verificare l’eventuale posizione presso l’Ordine dei Giornalisti;
- individuare il codice ATECO principale;
- scegliere il regime fiscale applicabile;
- presentare la dichiarazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate;
- verificare l’iscrizione alla Gestione separata INPGI;
- impostare fatturazione elettronica e contributo integrativo;
- organizzare un calendario per imposte e contributi.
Regime forfettario o ordinario
Molti giornalisti autonomi possono utilizzare il regime forfettario se rispettano i requisiti previsti dalla legge. La soglia ordinaria dei compensi è 85.000 euro; oltre 100.000 euro la fuoriuscita dal regime avviene nello stesso anno.
La scelta non deve però basarsi soltanto sulla soglia. Vanno valutati anche costi professionali, contributi INPGI, altri redditi, eventuali cause ostative e prospettive di crescita. Il quadro completo è nella guida sul regime forfettario per giornalisti.
Coefficiente di redditività del 67%
Per la tipica attività giornalistica nel regime forfettario il coefficiente di redditività di riferimento è 67%. Significa che il reddito fiscale viene determinato applicando questa percentuale ai compensi rilevanti.
Con 30.000 euro di compensi, ad esempio, il reddito forfettario lordo è 20.100 euro. Da questo importo si passa poi ai contributi previdenziali deducibili e all’imposta sostitutiva.
INPGI per giornalisti autonomi
Il giornalista che svolge attività libero-professionale autonoma e rientra nella tutela previdenziale dell’INPGI deve verificare la propria posizione presso la Gestione separata dell’Istituto.
Per i liberi professionisti l’INPGI indica contributo soggettivo, contributo integrativo, maternità e contribuzione aggiuntiva volontaria. La disciplina è diversa da quella delle collaborazioni coordinate e continuative, per le quali l’obbligo contributivo ricade sul committente.
Contributo soggettivo INPGI: 12% e 14%
Per i giornalisti liberi professionisti il contributo soggettivo è pari al 12% del reddito professionale netto fino a 24.000 euro e al 14% sulla quota eccedente tale limite.
Il contributo soggettivo è collegato al reddito netto professionale dichiarato ai fini fiscali e costituisce una voce distinta dal contributo integrativo addebitato al committente.
Contributo integrativo INPGI del 4%
Il contributo integrativo è pari al 4% dei corrispettivi lordi dell’attività giornalistica autonoma. È a carico del committente ma deve essere poi versato dal giornalista all’INPGI secondo le regole dell’Istituto.
Non va confuso con il contributo soggettivo e non concorre alla formazione del reddito imponibile secondo le regole INPGI.
Contributo minimo INPGI 2026
Per il 2026 il contributo minimo ordinario INPGI per i giornalisti autonomi è pari a 430,71 euro, formato da soggettivo 305,26 euro, integrativo 101,75 euro e maternità 23,70 euro.
L’INPGI prevede inoltre un minimo ridotto per chi ha meno di cinque anni di anzianità professionale e una disciplina specifica per i pensionati.
Co.Co.Co. e Partita IVA: previdenza diversa
Una collaborazione coordinata e continuativa non va trattata come una normale attività libero-professionale con Partita IVA. Per i Co.Co.Co. giornalistici l’obbligo contributivo segue regole specifiche e il versamento è gestito dal committente.
Se durante lo stesso anno il giornalista svolge sia attività libero-professionale sia collaborazioni coordinate e continuative, le due componenti devono essere distinte correttamente anche nei dati comunicati all’INPGI.
Lavoro dipendente e Partita IVA
Un giornalista può trovarsi a svolgere contemporaneamente lavoro dipendente e attività autonoma. La verifica va fatta su due piani: compatibilità del rapporto di lavoro e requisiti fiscali del regime scelto.
Nel forfettario va controllata anche la causa ostativa relativa ai redditi da lavoro dipendente e assimilati e l’eventuale prevalenza della fatturazione verso il datore o ex datore di lavoro nei casi previsti dalla legge.
Più committenti o un solo editore
Il fatto di lavorare per un solo editore non trasforma automaticamente una Partita IVA in un rapporto subordinato, ma il modo concreto in cui la prestazione viene organizzata deve essere coerente con il lavoro autonomo.
Orari imposti, inserimento stabile nell’organizzazione, potere direttivo e altre caratteristiche del rapporto vanno valutati separatamente dal trattamento fiscale. Dal punto di vista del forfettario va inoltre controllata l’eventuale fatturazione prevalente verso un datore o ex datore di lavoro nei casi previsti dalla normativa.
Fatturazione elettronica del giornalista
Dopo l’apertura della Partita IVA bisogna configurare correttamente la fatturazione elettronica. Nel regime forfettario non si applica normalmente l’IVA sulle operazioni rientranti nel regime e non si subisce in via ordinaria la ritenuta d’acconto.
La fattura deve però gestire correttamente il contributo integrativo INPGI del 4% e il bollo quando dovuto.
Diritto d’autore e compensi giornalistici
Nel lavoro giornalistico possono esserci compensi collegati a cessione del diritto d’autore. Il trattamento fiscale e previdenziale non va confuso con quello di una normale fattura professionale senza analizzare la natura del corrispettivo.
L’INPGI include il contributo integrativo anche sui corrispettivi derivanti da cessione del diritto d’autore collegati all’attività giornalistica autonoma. Per questo conviene impostare la gestione correttamente fin dall’inizio.
Quanto costa aprire la Partita IVA da giornalista
L’attribuzione della Partita IVA non comporta di per sé un’imposta di apertura. I costi reali derivano dalla gestione professionale e previdenziale.
- contributi INPGI;
- eventuale quota dell’Ordine professionale;
- commercialista o servizio fiscale;
- software e strumenti di lavoro;
- telefono, connessione e attrezzatura;
- trasferte e spese di documentazione;
- PEC e strumenti digitali quando necessari;
- eventuale assicurazione professionale.
Primo anno: imposte, INPGI e accantonamenti
Nel primo anno il giornalista può avere la sensazione di avere un netto più elevato perché parte delle imposte e dei contributi viene materialmente versata in momenti successivi.
È prudente separare fin dai primi incassi una quota destinata a INPGI e imposte e aggiornare la simulazione durante l’anno. Il contributo minimo 2026 non rappresenta necessariamente il costo previdenziale definitivo: con redditi più elevati la contribuzione viene ricalcolata secondo le aliquote previste dall’Istituto.
Scadenze previdenziali e fiscali
Il calendario INPGI non coincide con quello dell’imposta sostitutiva. Per il 2026 il contributo minimo dei liberi professionisti scade il 31 luglio, con possibilità di rate anticipate secondo le modalità indicate dall’Istituto.
Per evitare tensioni di liquidità conviene tenere un calendario separato per INPGI, dichiarazione dei redditi, saldo e acconti fiscali.
Principio di cassa e compensi incassati
Per il professionista il reddito segue il principio di cassa. Questo significa che, ai fini fiscali, conta il momento in cui il compenso viene effettivamente percepito.
La distinzione è importante soprattutto a fine anno, quando una fattura emessa ma ancora non pagata può ricadere fiscalmente nell’anno successivo.
Giornalista, blogger e copywriter: evitare codici scelti per somiglianza
Chi produce contenuti editoriali può svolgere attività molto diverse. Un giornalista iscritto all’Ordine, un blogger indipendente, un copywriter e un autore non sono automaticamente la stessa attività ai fini ATECO e previdenziali.
La scelta corretta parte dal tipo di prestazione venduta al cliente, dalla modalità di pubblicazione dei contenuti e dall’eventuale inquadramento professionale.
Documenti e informazioni da preparare
- documento di identità e codice fiscale;
- eventuale iscrizione all’Ordine dei Giornalisti;
- descrizione concreta dell’attività svolta;
- data prevista di inizio attività;
- eventuali rapporti di lavoro dipendente o Co.Co.Co.;
- stima dei compensi del primo anno;
- eventuali committenti principali;
- eventuali attività aggiuntive di blogging, copywriting o formazione;
- precedenti Partite IVA o attività autonome.
Errori frequenti all’apertura
- usare ancora il vecchio codice ATECO precedente ad ATECO 2025;
- confondere giornalista indipendente e blogger;
- applicare ancora la vecchia soglia dei 30.000 euro;
- ignorare l’INPGI o confonderlo con la Gestione Separata INPS;
- confondere Co.Co.Co. e attività libero-professionale;
- impostare male il contributo integrativo del 4% in fattura;
- scegliere il forfettario senza verificare tutte le cause ostative;
- non accantonare somme per contributi e imposte.
Quando serve il commercialista
Prima dell’apertura il commercialista può verificare codice ATECO, regime fiscale, cause ostative, posizione INPGI e corretta impostazione delle fatture.
Per la gestione successiva puoi approfondire la pagina sul commercialista per giornalisti. Per gli esempi numerici trovi invece il calcolo tasse del giornalista forfettario.
Domande frequenti
Qual è il codice ATECO del giornalista indipendente?
ATECO 2025 prevede 90.11.01 – Attività di giornalisti indipendenti.
Qual è il coefficiente di redditività?
Per la tipica attività giornalistica nel regime forfettario il coefficiente di riferimento è il 67%.
Il giornalista autonomo versa contributi all’INPGI?
Il giornalista che rientra nella Gestione separata INPGI versa contributi soggettivi, integrativi e di maternità secondo la disciplina dell’Istituto.
Quanto è il minimo INPGI nel 2026?
Il contributo minimo ordinario 2026 per i liberi professionisti è 430,71 euro, salvo riduzioni previste per specifiche categorie.
Un giornalista con Co.Co.Co. deve aprire Partita IVA?
Non per il solo fatto di avere un Co.Co.Co. La necessità della Partita IVA dipende dall’eventuale attività autonoma abituale svolta parallelamente alla collaborazione.
Giornalista e blogger usano lo stesso codice?
No. ATECO 2025 distingue 90.11.01 per giornalisti indipendenti e 90.11.02 per blogger indipendenti.
In sintesi
Aprire la Partita IVA come giornalista indipendente significa coordinare ATECO 90.11.01, regime fiscale, INPGI e fatturazione. Le vecchie soglie e i vecchi codici non devono più essere utilizzati.
Impostare correttamente la posizione dall’inizio permette di distinguere giornalismo, blogging e altre attività editoriali e di pianificare senza sorprese contributi, imposte e liquidità.
Prima di emettere la prima fattura è quindi utile controllare una seconda volta ATECO, regime fiscale e posizione INPGI, soprattutto quando si arriva da un precedente rapporto di lavoro o da una collaborazione coordinata.
Richiedi informazioni sui nostri servizi di apertura, contabilità e gestione fiscale della Partita IVA.
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Caterina
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