La pensione dei lavoratori autonomi può slittare quando i contributi mancanti, necessari per maturare il diritto, vengono regolarizzati dopo la domanda. Con il messaggio n. 3113 del 2 ottobre 2026 l’INPS ha chiarito quando questo slittamento si applica e quando, invece, la decorrenza originaria può essere mantenuta.
Le indicazioni riguardano artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri, imprenditori agricoli professionali e iscritti alla Gestione Separata. Il punto centrale è capire se i contributi non versati erano già scaduti e se risultano determinanti per perfezionare il requisito pensionistico.
Quando la pensione slitta dopo la regolarizzazione dei contributi
Lo slittamento riguarda in particolare le domande di pensione anticipata e i trattamenti pensionistici di invalidità quando, alla data della domanda, il lavoratore autonomo non ha ancora raggiunto il requisito contributivo minimo a causa di omissioni riferite a periodi precedenti.
Se quei contributi mancanti vengono regolarizzati solo dopo la presentazione della domanda e sono indispensabili per maturare il diritto, la decorrenza viene fissata al primo giorno del mese successivo al versamento che consente di perfezionare il requisito.
Ai fini di questa regola non cambia che il contribuente abbia già ricevuto oppure no un avviso bonario, un avviso di addebito o una cartella. Conta che i contributi fossero dovuti e non versati alle scadenze previste.
La stessa logica vale quando i contributi determinanti sono oggetto di rateizzazione e il pagamento necessario a maturare il diritto si completa dopo la domanda di pensione. In questo caso l’INPS chiarisce che la domanda può essere respinta e, una volta regolarizzata la posizione, l’interessato può chiedere il riesame.
Quando lo slittamento non si applica
Il messaggio INPS individua diverse situazioni nelle quali la decorrenza non deve essere spostata. Una delle più importanti riguarda i contributi che, pur essendo regolarizzati in un secondo momento, non sono necessari per maturare il diritto alla pensione.
Se alla data della domanda il requisito contributivo minimo era già stato raggiunto, il versamento successivo può incidere sull’importo della pensione ma non sulla sua decorrenza originaria.
Un altro caso riguarda la contribuzione “corrente”, cioè i versamenti che alla data della domanda non sono ancora scaduti. Se il requisito si completa con una rata la cui scadenza legale cade dopo la domanda e il pagamento avviene entro il termine previsto, la domanda non deve essere respinta e non scatta lo slittamento.
Per chi vuole approfondire il quadro generale dei requisiti e delle gestioni previdenziali può essere utile la guida sulla pensione del lavoratore autonomo.
Rate, coltivatori diretti e Gestione Separata: cosa chiarisce l’INPS
Il messaggio dedica particolare attenzione ai coltivatori diretti, coloni e mezzadri, per i quali opera il principio della non frazionabilità del contributo annuo. I contributi utili per maturare la pensione possono essere valorizzati solo dopo il pagamento dell’intero contributo annuale previsto.
L’INPS precisa però che, se tutte le rate dovute vengono pagate entro l’ultima scadenza utile dell’anno di riferimento, l’eventuale mancato rispetto delle scadenze intermedie rileva ai fini sanzionatori ma non comporta automaticamente lo slittamento della pensione.
Le indicazioni coinvolgono anche gli iscritti alla Gestione Separata. Il messaggio chiarisce inoltre come gestire i casi nei quali, al momento della domanda, non sono ancora disponibili tutti i redditi necessari per determinare il saldo contributivo: in determinate situazioni la pensione può essere liquidata in via provvisoria, con successivo controllo del contributo residuo da versare.
Per capire come i versamenti incidono sulla maturazione dei periodi utili si può consultare anche l’approfondimento sugli anni di contributi con Partita IVA.
Riesame dopo il pagamento: quando non serve una nuova domanda
Se la domanda è stata respinta perché mancavano contributi determinanti, una volta effettuato il versamento l’interessato può chiedere il riesame. In via generale non è necessario presentare una nuova domanda di pensione.
Con il riesame, la pensione può essere liquidata dal primo giorno del mese successivo alla regolarizzazione contributiva che ha consentito di maturare il diritto. Una nuova domanda è invece necessaria quando la regolarizzazione avviene oltre i termini di decadenza dell’azione giudiziaria indicati dall’INPS.
Il messaggio precisa anche che non è necessario presentare ricorso amministrativo per ottenere la liquidazione dopo la regolarizzazione: l’istanza di riesame è normalmente sufficiente.
Fonte ufficiale
Il riferimento principale è il Messaggio INPS n. 3113 del 2 ottobre 2026, dedicato ai chiarimenti operativi sulla decorrenza delle pensioni a carico delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi.
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