Le pensioni in Italia nel 2025 risultano pari a 23.181.898 prestazioni, erogate a 16.405.073 beneficiari, per un ammontare annuo complessivo di 372,45 miliardi di euro. Sono i dati pubblicati dall’INPS nell’aggiornamento dell’Osservatorio sulle prestazioni pensionistiche e sui beneficiari, costruito utilizzando il Casellario centrale dei pensionati e riferito alla situazione al 31 dicembre 2025.
I numeri descrivono la struttura del sistema pensionistico italiano: quante prestazioni sono in pagamento, quante persone le ricevono, quali tipologie sono più diffuse, come si distribuisce la spesa sul territorio e quale differenza emerge tra i redditi pensionistici medi di uomini e donne. Non si tratta di una nuova riforma e non cambiano età, contributi o requisiti per andare in pensione.
I numeri principali delle pensioni in Italia nel 2025
| Indicatore | Dato al 31 dicembre 2025 | Variazione sul 2024 |
|---|---|---|
| Prestazioni pensionistiche | 23.181.898 | +0,7% |
| Beneficiari | 16.405.073 | +0,6% |
| Ammontare annuo complessivo | 372,45 miliardi di euro | +2,3% |
| Prestazioni medie per beneficiario | 1,4 | Dato medio |
La prima distinzione da fare è tra prestazioni e beneficiari. Le prestazioni superano i 23 milioni, ma i pensionati sono circa 16,4 milioni, perché una stessa persona può ricevere più trattamenti anche di natura diversa. Confondere i due valori porterebbe a sovrastimare di quasi sette milioni la platea reale dei beneficiari.
Per leggere correttamente l’Osservatorio bisogna quindi mantenere separati i due livelli. La prestazione è il singolo trattamento registrato, mentre il beneficiario è la persona che può essere titolare di uno o più trattamenti. Le variazioni annuali dei due indicatori non devono necessariamente coincidere: l’aggiunta di una prestazione a chi è già pensionato aumenta il numero dei trattamenti senza creare un nuovo beneficiario; l’ingresso di una persona con una sola pensione aumenta invece entrambi i valori.
Anche la media di 1,4 prestazioni non descrive ogni pensionato. Il 68% ne riceve una sola, mentre la concentrazione di più trattamenti riguarda il restante 32%. La media nazionale serve a rappresentare l’intero sistema, non a prevedere quante pensioni spettino a un singolo cittadino.
Quanti pensionati ricevono una o più prestazioni
Secondo l’Osservatorio INPS, il 68% dei pensionati percepisce una sola prestazione, mentre il restante 32% ne riceve due o più. La media nazionale è quindi pari a 1,4 pensioni per beneficiario.
Il cumulo non significa necessariamente che la stessa persona riceva due pensioni della medesima categoria. Un beneficiario può, per esempio, essere titolare di una prestazione previdenziale e di un trattamento assistenziale oppure di una pensione ai superstiti insieme a un trattamento proprio. Per interpretare correttamente il dato bisogna quindi guardare alla combinazione delle prestazioni, non soltanto al loro numero.
Divario pensionistico tra uomini e donne
Le donne rappresentano il 51% dei pensionati, ma agli uomini va il 56% dei redditi pensionistici complessivi. La differenza emerge in modo ancora più chiaro osservando gli importi medi annuali: 26.031 euro per gli uomini e 19.553 euro per le donne.
| Indicatore | Uomini | Donne |
|---|---|---|
| Quota dei pensionati | 49% | 51% |
| Quota dei redditi pensionistici | 56% | 44% |
| Reddito pensionistico medio annuo | 26.031 euro | 19.553 euro |
| Differenza media annua | 6.478 euro, pari al 33% in più per gli uomini | |
Il dato segnala un divario rilevante, ma l’Osservatorio riepilogativo non consente, da solo, di attribuirlo a una singola causa. Non sarebbe corretto leggere il 33% come una penalizzazione applicata dall’INPS alle pensionate: è la differenza osservata tra i redditi pensionistici medi dei due gruppi nel sistema complessivo.
Gli importi indicati sono medie riferite ai redditi pensionistici dei due gruppi. Non rappresentano una soglia minima, un importo standard o la differenza che ricorre in ogni singolo caso. Una pensionata può percepire più della media maschile e un pensionato meno della media femminile: il confronto descrive la distribuzione complessiva, non determina l’assegno individuale.
Allo stesso modo, il 51% riferito alle donne riguarda la quota dei beneficiari, mentre il 44% riguarda la quota dei redditi pensionistici. I due indicatori misurano aspetti diversi e, letti insieme, mostrano che la maggiore presenza femminile tra i pensionati non si traduce in una quota equivalente degli importi complessivamente erogati.
Pensioni previdenziali, assistenziali e indennitarie
Le prestazioni vengono suddivise dall’INPS in tre grandi famiglie. Il 76,7% ha natura previdenziale e comprende invalidità previdenziale, vecchiaia e superstiti. Il 20,7% rientra tra le prestazioni assistenziali, come invalidità civili, assegni e pensioni sociali e pensioni di guerra. Il restante 2,6% circa è formato da prestazioni indennitarie.
| Tipo di prestazione | Quota sul totale | Esempi indicati dall’INPS |
|---|---|---|
| Previdenziale | 76,7% | Invalidità previdenziale, vecchiaia, superstiti |
| Assistenziale | 20,7% | Invalidità civile, assegni e pensioni sociali, pensioni di guerra |
| Indennitaria | Circa 2,6% | Rendite di natura indennitaria |
Questa distinzione è essenziale perché prestazioni diverse rispondono a finalità differenti. Il numero complessivo delle pensioni non può quindi essere interpretato come se tutte derivassero esclusivamente dai contributi versati durante l’attività lavorativa.
Pensioni di vecchiaia: 11,5 milioni di beneficiari
Il gruppo più numeroso è costituito dai titolari di pensioni di vecchiaia, pari a 11,5 milioni di persone. Il 28% di questi beneficiari cumula anche trattamenti di altro tipo.
Il dato conferma che la pensione di vecchiaia rappresenta il nucleo principale del sistema, ma mostra anche che una quota significativa dei titolari non riceve soltanto quella prestazione. Per questo l’importo complessivo percepito da una persona non può essere ricavato dividendo semplicemente la spesa nazionale per il numero delle pensioni di vecchiaia.
Pensioni ai superstiti: il 69% riceve anche altri trattamenti
I titolari di pensioni ai superstiti sono 4,1 milioni. Soltanto il 31% percepisce esclusivamente prestazioni ai superstiti; il restante 69% riceve anche pensioni di altra natura.
Questa è una delle categorie nelle quali il cumulo risulta più frequente. Il dato aiuta a comprendere perché il numero delle prestazioni sia molto superiore a quello dei beneficiari e perché la media di 1,4 trattamenti a persona non sia distribuita in modo uniforme tra tutte le categorie.
Invalidità, assistenza e rendite indennitarie
| Categoria di beneficiari | Numero | Quota con altre prestazioni |
|---|---|---|
| Invalidità previdenziale | 858.000 | 46% |
| Prestazioni assistenziali | 4,1 milioni | 48% |
| Rendite indennitarie | 592.000 | 71% |
Tra i beneficiari di prestazioni assistenziali, quasi uno su due riceve anche trattamenti diversi. L’INPS segnala che questo accade soprattutto per i titolari di indennità di accompagnamento che percepiscono anche pensioni previdenziali.
La quota di cumulo più elevata riguarda le rendite indennitarie: il 71% dei 592.000 titolari riceve anche prestazioni previdenziali e/o assistenziali. Anche in questo caso il dato non indica una duplicazione impropria, ma la compresenza di trattamenti con presupposti e finalità differenti.
Come si distribuiscono pensioni e spesa sul territorio
Le regioni settentrionali concentrano il 47,2% delle pensioni e il 47,6% dei pensionati. Gli importi medi nel Nord risultano superiori del 7,2% rispetto alla media nazionale.
| Area geografica | Quota della spesa pensionistica |
|---|---|
| Nord | 51% |
| Centro | 21% |
| Mezzogiorno | 28% |
Il Nord assorbe quindi una quota della spesa superiore alla propria quota di beneficiari. Il dato è coerente con importi medi più elevati, ma non permette di ricostruire la situazione della singola persona o di una specifica gestione previdenziale.
Le percentuali territoriali non indicano che la stessa pensione venga calcolata con regole diverse soltanto in base alla residenza. Sono dati aggregati che riflettono insieme numerosità dei beneficiari, composizione delle prestazioni e livelli medi degli importi. Per questo il 51% della spesa concentrato al Nord non consente di stimare l’assegno di un pensionato residente in una specifica regione.
La spesa cresce più del numero dei pensionati
Rispetto al 2024, i beneficiari aumentano dello 0,6% e le prestazioni dello 0,7%, mentre l’ammontare annuo complessivo cresce del 2,3%. La spesa pensionistica aggregata è quindi aumentata più rapidamente della platea e del numero dei trattamenti.
Non bisogna però interpretare il +2,3% come un aumento uguale per ogni pensionato. È una variazione complessiva del sistema e può riflettere contemporaneamente l’ingresso di nuovi trattamenti, l’uscita di altri, la diversa composizione delle prestazioni e l’evoluzione degli importi. L’Osservatorio non comunica una percentuale individuale da applicare al proprio assegno.
Cosa non cambia con la pubblicazione dei dati INPS
- non cambia l’età richiesta per andare in pensione;
- non cambiano gli anni di contribuzione necessari;
- non viene introdotto un nuovo aumento automatico degli assegni;
- non viene modificata la cumulabilità tra pensione e redditi da lavoro;
- non nasce una nuova domanda da presentare all’INPS.
L’aggiornamento ha finalità statistiche. Serve a fotografare il sistema al 31 dicembre 2025 e a consentire confronti per genere, territorio e tipologia di prestazione. Le regole operative devono essere verificate nelle norme e nei messaggi specificamente dedicati a ciascun trattamento.
Cosa significano i dati per lavoratori autonomi e Partite IVA
Le medie nazionali non consentono di stimare direttamente la futura pensione di un lavoratore autonomo. L’importo personale dipende dalla propria storia contributiva, dalla gestione previdenziale e dalle regole applicabili al momento del pensionamento.
Per approfondire il calcolo individuale è disponibile la guida alla pensione con Partita IVA. Chi deve invece verificare requisiti, gestioni e anni di contribuzione può consultare l’approfondimento sulla pensione del lavoratore autonomo.
Domande frequenti
In Italia ci sono più di 23 milioni di pensionati?
No. Le prestazioni sono 23.181.898, mentre i beneficiari sono 16.405.073. La differenza dipende dal fatto che il 32% dei pensionati riceve due o più trattamenti.
I 372,45 miliardi indicano quanto riceve mediamente ogni pensionato?
No. È l’ammontare annuo complessivo delle prestazioni. Le persone possono ricevere una o più pensioni e gli importi variano per categoria, storia contributiva, genere e territorio.
Qual è la differenza media tra pensionati uomini e donne?
Il reddito pensionistico medio annuo indicato dall’INPS è di 26.031 euro per gli uomini e 19.553 euro per le donne. La differenza è di 6.478 euro, pari al 33%.
I dati 2025 modificano la pensione già percepita?
No. L’Osservatorio è una rilevazione statistica e non modifica importi, requisiti o decorrenze delle singole pensioni.
Fonte ufficiale
I dati sono pubblicati dall’INPS nell’aggiornamento dell’Osservatorio su prestazioni pensionistiche e beneficiari riferito al 31 dicembre 2025.
In sintesi: nel 2025 il sistema conta 16,4 milioni di beneficiari e 23,18 milioni di prestazioni. La spesa annua raggiunge 372,45 miliardi di euro, mentre il reddito pensionistico medio degli uomini supera del 33% quello delle donne. Sono dati di sistema e non nuove regole pensionistiche.
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