Il regime forfettario per data analyst e data scientist nel 2026 può essere una soluzione semplice per chi lavora come professionista autonomo nell’analisi dei dati, nella business intelligence o nella consulenza data-driven. Il punto più delicato non è però l’aliquota fiscale: è descrivere correttamente l’attività svolta, perché il titolo professionale “data analyst” può comprendere consulenza informatica, elaborazione dati o sviluppo software.
ATECO 62.20.10: quando è coerente con il lavoro del data analyst
Quando il professionista interpreta dati, costruisce analisi per supportare decisioni, progetta soluzioni di reporting o affianca il cliente nell’uso di sistemi e strumenti informatici, il riferimento più coerente è normalmente 62.20.10 – Attività di consulenza informatica. Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 collocano qui la consulenza su sistemi informatici e attività connesse.
Perché 63.10.29 non è automaticamente il codice del data analyst
Il codice 63.10.29 – Elaborazione altri dati riguarda attività di elaborazione dati senza intervento valutativo, discrezionale o interpretativo. ISTAT chiarisce che questa voce copre elaborazioni esecutive, data entry e generazione di report a partire da dati forniti dal cliente. Un data analyst che interpreta i risultati e formula indicazioni non svolge quindi soltanto elaborazione meccanica: prima di usare 63.10.29 va verificato il contenuto reale dei contratti e dei deliverable.
Data scientist che sviluppa software o modelli
Per un data scientist il confine può spostarsi ancora. Se l’attività prevalente consiste nello sviluppo di applicazioni, pipeline, modelli di machine learning o software destinato al cliente, può diventare pertinente 62.10.00 – Attività di programmazione informatica. Non conviene scegliere il codice in base al job title: bisogna partire da ciò che viene effettivamente venduto e fatturato.
Coefficiente di redditività del 67%
Per le attività informatiche rientranti nei gruppi interessati dal coefficiente del 67%, il regime forfettario determina il reddito applicando questa percentuale ai compensi incassati. Con 50.000 euro di compensi, il reddito lordo forfettario è quindi 33.500 euro. Il restante 33% rappresenta i costi riconosciuti in modo presunto: computer, cloud, licenze, coworking, formazione e trasferte non vengono dedotti analiticamente.
Quando il forfettario è conveniente per chi lavora con i dati
Un professionista che lavora soprattutto da remoto può avere costi reali inferiori al 33% dei compensi. La situazione cambia se utilizza infrastrutture cloud costose, acquista dataset, sostiene licenze enterprise, subappalta attività o viaggia spesso presso i clienti. Prima di scegliere il regime è utile confrontare i costi reali con la quota presunta e non limitarsi a confrontare il 5% o il 15% con l’IRPEF ordinaria.
Gestione Separata INPS 2026
Per il libero professionista senza una cassa previdenziale propria il riferimento è normalmente la Gestione Separata INPS. La circolare INPS n. 8/2026 indica il 26,07% per i professionisti non assicurati presso altra forma obbligatoria e il 24% per pensionati o soggetti già assicurati altrove.
Nessun minimale fisso come Artigiani e Commercianti
Nella Gestione Separata i contributi sono proporzionali al reddito imponibile previdenziale. Il minimale 2026 di 18.808 euro serve per l’accredito contributivo dell’intero anno e non crea, da solo, un contributo minimo fisso da pagare come nelle gestioni Artigiani e Commercianti. Anche la riduzione contributiva del 35% prevista per quelle gestioni non si applica automaticamente al professionista in Gestione Separata.
Imposta sostitutiva al 5% o al 15%
L’imposta sostitutiva ordinaria è del 15%. Il 5% può spettare per i primi cinque anni quando ricorrono le condizioni previste per una nuova attività. Per un dipendente che passa al lavoro autonomo o affianca la Partita IVA al lavoro subordinato è necessario verificare anche la causa ostativa legata al reddito da lavoro dipendente e le regole sulla prosecuzione dell’attività.
Clienti esteri, piattaforme e fatturazione
Data analyst e data scientist lavorano spesso con clienti UE o extra-UE, software cloud e piattaforme estere. La gestione fiscale deve quindi distinguere il regime forfettario dalla territorialità IVA delle singole operazioni. Una fattura verso un’impresa estera non va trattata automaticamente come una fattura italiana: natura del cliente, Paese e tipo di servizio possono richiedere indicazioni specifiche e adempimenti collegati.
Esempio con 50.000 euro di compensi
Con coefficiente 67%, 50.000 euro di compensi generano 33.500 euro di reddito lordo forfettario. Con Gestione Separata al 26,07%, i contributi teorici sono circa 8.733,45 euro. Se integralmente deducibili nell’anno considerato, la base residua è circa 24.766,55 euro e l’imposta al 15% è circa 3.714,98 euro. La pagina dedicata al calcolo mostra anche scenari da 20.000 a 85.000 euro.
Attività miste: analisi, sviluppo e consulenza
Molti professionisti non fanno una sola cosa: analizzano dati, sviluppano dashboard, scrivono codice, progettano modelli predittivi e supportano il management. Se queste attività sono stabilmente autonome e producono ricavi distinguibili può essere necessario utilizzare più codici ATECO. Se invece sono fasi di un unico servizio prevalente, moltiplicare i codici senza necessità può rendere la posizione meno chiara.
Guide collegate per data analyst e data scientist
Approfondisci come aprire la Partita IVA da data analyst, il codice ATECO per data analyst e data scientist, il calcolo di tasse e contributi e la pagina sul commercialista per data analyst.
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