Web tax dal 2019

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Web tax dal 2019

Se ne parla ormai da molto tempo, ma con la nuova Legge di Bilancio 2018 pare proprio che si arriverà concretamente a definirla una volta per tutte.
L’emendamento Web tax Italia proposto dal PD, è stato approvato all’unanimità dalla commissione Bilancio del Senato.
L’imposta sulle transazioni digitali chiamata anche Web tax dal 2019 sarà una realtà.

La Web tax entrerà in vigore dal 1° gennaio 2019, una imposta sulle transazioni digitali e sarà pari 6% sulle prestazioni dei servizi effettuati con mezzi elettronici.

Ci sembra importante quindi cominciare ad analizzare in dettaglio cos’è di preciso la Web tax 2019, come funziona, cosa prevede e chi è obbligato a pagarla.
Poi ci saranno da considerare anche gli aspetti più pratici come da quando entra in vigore, su cosa si applica e come si paga.

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La Web tax

Vediamo adesso cos’è Web Tax e come funziona.
Dal primo gennaio del 2019 entrerà in vigore la Web Tax, la tassa pensata per andare a colpire grandi colossi del Web quali Amazon, Google, Facebook tanto per citarne tre dei più conosciuti ormai da tutti. L’intento del legislatore sarebbe quello di esigere un corretto prelievo fiscale da queste grandi realtà.

Vediamo come dovrebbe funzionare questa Web Tax. Tutte le imprese che dal primo di gennaio 2019, sono clienti delle citate company online, dovranno trattenere sulle fatture un’imposta del 6% sul fatturato e riversarla al Fisco italiano.

I sostituti di imposta non dovranno essere fatti dalle imprese, ma dagli intermediari finanziari, come ad esempio le banche.
Si attende per fine aprile, un apposito decreto che fissi i servizi assoggettati alla Web Tax, da parte del Mef.

Gli intermediari finanziari, dovranno segnalare in modalità obbligatoria all’A.d.E. tutte le transazioni effettuate tra le parti.
Quando un soggetto non residente supererà in un arco temporale di sei mesi un certo numero di per un valore di 1,5 milioni di euro, l’A.d.E. convocherà per le verifiche del caso.
Il principio si basa sul fatto che ci sia stabile organizzazione o non stabile organizzazione in Italia.

Senza scendere in questa sede nei vari meccanismi che determinano e stabiliscono le regole, si può trarne la conclusione che i colossi del Web per evitarla dovrebbero dichiarare una stabile organizzazione in Italia.

Esclusioni web tax dal 2019

Non tutte le imprese del nostro paese, dovranno versare il 6% del fatturato qualora proveniente da una delle Web company che monopolizzano oggi il Web.
Sono escluse dalla Web Tax dal 2019:

  • i contribuenti in regime forfettario;
  • contribuenti in regime dei minimi;
  • tutte le imprese agricole;
  • tutti i corrispettivi con importo inferiore ai 30 €;
  • persone fisiche non esercitanti attività imprenditoriale;
  • tutte le transazioni con soggetti che hanno una organizzazione stabile in Italia.

In quest’ultimo caso, se ad esempio Amazon o Google hanno decidono di avere una stabile organizzazione in Italia non verrà più applicata.

Web tax dal 2019 su cosa viene applicata

In sostanza verrà tassato il fatturato che le imprese italiane generano operando con soggetti come Airbnb, Google, Amazon, Facebook, Booking e molti altri perché non hanno stabile organizzazione in Italia. In questi casi verrà applicata la Web Tax per un aliquota pari al 6%.

Dal nostro punto di vista, l’argomento è molto importante e molto sentito da tutti coloro che ogni giorno lavorano come noi sul Web.
Ci occupiamo della contabilità di molti operatori che lavorano e fanno transazioni con questi colossi del Web che attualmente non hanno organizzazione stabile in Italia e dove quindi la Web Tax dovrà essere applicata.

In attesa di ulteriori sviluppi, ci ripromettiamo di tornare ad occuparci della Web Tax molto presto anche per aiutare i nostri lettori e clienti a rimanere aggiornati.

Un saluto – Staff regimeminimi.com

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