Google AdSense è uno dei sistemi più utilizzati per monetizzare blog, siti web, canali YouTube e altri contenuti online. Quando però gli incassi diventano continuativi, nasce una domanda importante: serve aprire la Partita IVA e quale inquadramento fiscale e previdenziale bisogna scegliere?
Nel 2026 non basta guardare quanto si guadagna. Bisogna valutare l’abitualità dell’attività, il codice ATECO realmente applicabile, il regime fiscale, la posizione INPS e, quando il rapporto è con un soggetto estero, anche le regole di fatturazione.
Partendo dal caso concreto di Serena, vediamo quindi quando AdSense richiede la Partita IVA e perché Gestione Separata e Gestione Commercianti non possono essere attribuite automaticamente.
AdSense e Partita IVA: la domanda di Serena
Serena ci racconta di avere aperto un blog dedicato alla moda e di aver iniziato a monetizzarlo attraverso Google AdSense. Nei primi tre mesi dell’anno ha incassato circa 3.000 euro e ci chiede se, vista la crescita delle entrate, debba aprire la Partita IVA.
La nostra risposta a Serena
Ciao Serena. Per capire se devi aprire la Partita IVA non bisogna partire dall’importo incassato, ma da come viene svolta l’attività.
Non esiste infatti una soglia di 5.000 euro, 3.000 euro o un’altra cifra che determini automaticamente l’obbligo di aprire la Partita IVA. Il criterio principale è l’abitualità: quando l’attività viene esercitata con continuità e in modo stabile, la Partita IVA diventa normalmente necessaria.
Nel tuo caso un blog aggiornato nel tempo e monetizzato stabilmente tramite spazi pubblicitari presenta elementi molto diversi da una singola prestazione occasionale.
AdSense può essere gestito nel regime forfettario?
Sì, se sono rispettati tutti i requisiti previsti dalla normativa.
Nel 2026 il limite ordinario di ricavi o compensi per applicare il regime forfettario è di 85.000 euro. Se durante l’anno vengono superati 100.000 euro, il regime cessa di applicarsi nello stesso anno secondo le regole previste dalla legge.
Non è quindi più valido il vecchio limite di 30.000 euro riportato in precedenza in questa risposta.
L’imposta sostitutiva è normalmente del 15%, mentre l’aliquota del 5% è utilizzabile nel periodo previsto dalla legge soltanto quando ricorrono tutti i requisiti richiesti per una nuova attività.
Quale codice ATECO usare per AdSense?
Il codice ATECO non deve essere scelto soltanto perché viene utilizzato Google AdSense. Bisogna identificare l’attività economica realmente esercitata.
Nella classificazione ATECO 2025 è presente, tra gli altri, il codice 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari. La classificazione contiene però altri codici che possono essere pertinenti quando l’attività principale è differente.
Per un content creator, ad esempio, possono assumere rilievo anche la produzione di contenuti video o l’influencer marketing. Per questo ATECO, attività prevalente e modalità di monetizzazione vanno analizzati insieme.
Puoi approfondire il tema nella guida dedicata al codice ATECO per YouTuber e content creator.
AdSense significa sempre iscrizione INPS Commercianti?
No. È questo uno dei punti più importanti da correggere rispetto alla precedente versione dell’articolo.
La Circolare INPS n. 44 del 19 febbraio 2025 chiarisce che l’inquadramento previdenziale dei content creator dipende dalle caratteristiche concrete dell’attività.
Quando prevalgono gli elementi organizzativi rispetto al lavoro personale e l’attività assume natura d’impresa, l’INPS cita espressamente anche la gestione di banner pubblicitari tra le attività che possono rientrare nel settore commerciale/terziario, con conseguente iscrizione alla Gestione Commercianti.
Se invece l’attività è qualificabile come lavoro autonomo professionale, con prevalenza dell’attività personale e intellettuale e al di fuori di un’organizzazione d’impresa, può trovare applicazione la Gestione Separata INPS.
Non è quindi corretto concludere automaticamente che chiunque riceva compensi pubblicitari tramite AdSense debba essere iscritto alla Gestione Commercianti.
Abbiamo approfondito questa distinzione nella guida ai contributi INPS per YouTuber e content creator.
AdSense e fatturazione a un soggetto estero
Un altro aspetto da verificare è quale soggetto risulta contrattualmente destinatario del servizio pubblicitario.
Quando la prestazione viene resa da una Partita IVA italiana a un soggetto passivo stabilito in un altro Paese dell’Unione europea, si applicano normalmente le regole IVA previste per i servizi B2B intracomunitari: la fattura non espone l’IVA italiana e il cliente assolve l’imposta nel proprio Paese attraverso il meccanismo del reverse charge.
Prima di emettere la fattura bisogna quindi verificare il soggetto contrattuale, la sua Partita IVA e gli adempimenti previsti per le operazioni transfrontaliere. Il fatto di essere in regime forfettario non significa che possano essere ignorate le regole relative alle operazioni con l’estero.
Nel caso di Serena cosa bisogna fare?
Con un blog gestito stabilmente, monetizzazione AdSense continuativa e ricavi già significativi, l’attività presenta elementi che rendono opportuno regolarizzare correttamente la posizione.
Prima dell’apertura bisogna però definire con precisione:
- l’attività effettivamente svolta;
- il codice ATECO corretto;
- se l’attività ha natura professionale oppure d’impresa;
- la gestione INPS applicabile;
- il soggetto estero con cui viene intrattenuto il rapporto AdSense;
- le modalità di fatturazione;
- la presenza dei requisiti per il regime forfettario.
Per chi monetizza anche attraverso video e piattaforme social è utile partire dalla nostra guida al regime forfettario per YouTuber.
Fonti ufficiali
- INPS, Circolare n. 44 del 19 febbraio 2025 – Content creator e profili previdenziali.
- ISTAT – Classificazione ATECO 2025.
- Legge 23 dicembre 2014, n. 190 – regime forfettario.
Un saluto
Lo Staff di regimeminimi.com
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