L’acconto INPS della Gestione Separata per i liberi professionisti si calcola sul reddito professionale dell’anno precedente e viene versato in due rate di pari importo. Per il 2026 l’acconto complessivo è determinato applicando l’aliquota previdenziale prevista per il 2026 sull’80% del reddito di lavoro autonomo 2025, nel rispetto del massimale annuale.
In pratica, il professionista deve distinguere tre somme: il saldo dei contributi dovuti per il 2025, il primo acconto 2026 e il secondo acconto 2026. La disciplina è confermata dalle istruzioni Redditi PF 2026 e dalla circolare INPS n. 62 del 27 maggio 2026.
Come si calcola l’acconto INPS Gestione Separata 2026
Il metodo storico parte dal reddito professionale dichiarato per il 2025. Su questo reddito si considera l’80% e si applica l’aliquota 2026 spettante al professionista. Per chi non è pensionato e non è assicurato presso altra forma previdenziale obbligatoria l’aliquota è del 26,07%; nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati altrove è del 24%.
La formula può essere espressa così: reddito professionale 2025 × 80% × aliquota 2026. L’importo ottenuto rappresenta l’acconto complessivo 2026 e viene normalmente diviso in due quote uguali.
Perché l’acconto è pari all’80%
Le istruzioni ufficiali del modello Redditi PF 2026 stabiliscono che i professionisti iscritti alla Gestione Separata versano due acconti di pari importo e che l’ammontare complessivo deriva dall’applicazione delle aliquote 2026 sull’80% del reddito autonomo 2025. Questo significa che ciascuna rata corrisponde, in termini di base storica, al 40% del contributo teorico calcolato sul reddito dell’anno precedente.
Non bisogna confondere questo meccanismo con l’acconto dell’imposta sostitutiva del regime forfettario: le scadenze possono coincidere, ma imposta e contributi sono due debiti distinti e seguono codici e sezioni diverse del modello F24.
Esempio semplice di calcolo dell’acconto
Supponiamo che un professionista abbia avuto nel 2025 un reddito previdenziale di 30.000 euro e che nel 2026 applichi l’aliquota del 26,07%. Il contributo teorico su 30.000 euro è 7.821 euro. L’acconto complessivo 2026 è l’80% di questo importo: 6.256,80 euro. Le due rate sono quindi di 3.128,40 euro ciascuna.
Il saldo 2025 è una voce separata: dipende dai contributi effettivamente dovuti per il 2025 meno gli acconti già versati per quell’anno. Per questo, nello stesso periodo, il contribuente può trovarsi a pagare saldo 2025 e primo acconto 2026 insieme.
Saldo 2025 e primo acconto 2026: quando si pagano
Per il 2026 la circolare INPS 62 indica il 30 giugno 2026 come termine ordinario per saldo 2025 e primo acconto 2026. È possibile effettuare il versamento entro il 30 luglio 2026 applicando la maggiorazione dello 0,40% prevista per il differimento.
Il saldo 2025 può essere rateizzato secondo le regole dei versamenti dichiarativi; nel 2026 il piano di rateazione deve concludersi entro il 16 dicembre. Il secondo acconto, invece, segue una regola diversa e non rientra normalmente nella rateazione del saldo/primo acconto.
Secondo acconto INPS 2026: scadenza 30 novembre
Il secondo acconto 2026 scade il 30 novembre 2026. È la seconda metà dell’acconto complessivo determinato con il metodo storico. Nell’esempio precedente, dopo i 3.128,40 euro del primo acconto, altri 3.128,40 euro costituiscono il secondo acconto.
La scadenza va controllata insieme agli altri versamenti di novembre, ma il contributo INPS resta contabilmente distinto dalle imposte. Conservare il prospetto del Quadro RR aiuta a evitare di duplicare o dimenticare una rata.
Come funziona il saldo dell’anno precedente
Il saldo confronta il contributo definitivo dovuto sul reddito dell’anno precedente con gli acconti già versati. Se il contributo definitivo 2025 è 8.000 euro e nel 2025 sono stati versati acconti per 6.400 euro, il saldo da pagare nel 2026 è 1.600 euro. A questo si aggiunge il primo acconto 2026.
Se invece gli acconti eccedono il contributo dovuto, può emergere un credito. La circolare INPS 62/2026 disciplina l’esposizione dei crediti nel Quadro RR e precisa che la compensazione deve transitare tramite modello F24, anche quando il saldo finale del modello è pari a zero.
Primo anno di Partita IVA: si paga l’acconto?
Se l’attività professionale inizia nel 2026 e nel 2025 non esisteva reddito professionale soggetto alla Gestione Separata, manca la base storica su cui calcolare l’acconto 2026. In questo caso, con il metodo storico, non c’è un acconto basato sull’anno precedente.
Questo non significa che il primo anno sia esente dai contributi. Il reddito prodotto nel 2026 genererà il contributo definitivo, che sarà liquidato nella dichiarazione presentata nel 2027. Per questo è importante accantonare durante l’anno una parte degli incassi anche se l’INPS non richiede rate mensili fisse.
Acconto INPS e regime forfettario
Per il professionista forfettario la base previdenziale non coincide con il fatturato lordo. Si parte dal reddito forfettario determinato applicando ai compensi percepiti il coefficiente di redditività della propria attività. È su quel reddito, con le regole del Quadro RR, che si costruiscono saldo e acconti.
Se vuoi approfondire aliquote e base previdenziale puoi consultare la guida sulla Gestione Separata per liberi professionisti e la pagina annuale su aliquote, minimale e massimale 2026.
Esempio forfettario con 50.000 euro di compensi
Immaginiamo un professionista con coefficiente di redditività del 78% e 50.000 euro di compensi 2025. Il reddito forfettario di partenza è 39.000 euro. Con aliquota 26,07%, il contributo teorico è 10.167,30 euro. L’acconto complessivo 2026, calcolato sull’80%, è 8.133,84 euro, diviso in due rate da 4.066,92 euro.
L’esempio serve a mostrare il metodo. Il Quadro RR definitivo deve comunque considerare eventuali altri redditi soggetti alla Gestione Separata, contributi già versati e massimale annuale.
Acconto con aliquota 24%
Se il professionista è pensionato o già coperto da altra previdenza obbligatoria e ricorrono le condizioni per il 24%, la stessa formula va applicata con questa aliquota. Con reddito storico di 30.000 euro, l’acconto complessivo è 30.000 × 80% × 24% = 5.760 euro, quindi due rate da 2.880 euro.
Cosa succede se il reddito 2026 sarà molto più basso
Il metodo storico usa il reddito dell’anno precedente e può quindi produrre un acconto elevato anche quando il professionista prevede un forte calo del reddito nell’anno corrente. In questi casi va valutato con cautela l’eventuale metodo previsionale, perché un acconto insufficiente rispetto al contributo effettivamente dovuto può generare differenze da regolarizzare con interessi e sanzioni.
Prima di ridurre un acconto è opportuno costruire una previsione prudente dei compensi e del reddito imponibile, verificando anche eventuali cessazioni, nuovi rapporti di lavoro dipendente o altre variazioni previdenziali che possono modificare l’aliquota.
Massimale e altri redditi Gestione Separata
Nel 2026 il massimale è pari a 122.295 euro. Se il contribuente percepisce anche redditi da collaborazione o altri compensi soggetti alla stessa Gestione Separata, bisogna tenerne conto per non superare il massimale complessivo. La circolare INPS 62 richiama espressamente questo coordinamento.
Dove si indicano saldo e acconti: Quadro RR e F24
La liquidazione avviene nel Quadro RR 2026. Per i liberi professionisti la sezione II determina la contribuzione; la sezione IV riepiloga debiti e crediti della Gestione Separata. I versamenti si eseguono con modello F24 utilizzando le causali contributive previste.
Il prospetto dichiarativo deve essere conservato insieme agli F24: è il modo più semplice per ricostruire in seguito quale importo era saldo, quale primo acconto e quale secondo acconto.
Errori frequenti nel calcolo dell’acconto
- calcolare l’80% direttamente sul fatturato senza determinare il reddito previdenziale;
- confondere il saldo con l’acconto dell’anno corrente;
- dimenticare che le due rate dell’acconto sono di pari importo;
- usare il 26,07% quando spetta il 24% o viceversa;
- applicare la riduzione INPS del 35% prevista per artigiani/commercianti alla Gestione Separata;
- ignorare altri redditi soggetti alla stessa gestione e il massimale;
- considerare il primo anno automaticamente esente dai contributi.
Domande frequenti sull’acconto INPS Gestione Separata
Quanto è l’acconto INPS Gestione Separata?
Per il 2026 l’acconto complessivo è calcolato applicando l’aliquota 2026 sull’80% del reddito professionale 2025, entro il massimale.
In quante rate si paga?
In due acconti di pari importo: il primo insieme al saldo dichiarativo e il secondo entro il 30 novembre 2026.
Qual è la scadenza del primo acconto 2026?
Il termine ordinario indicato dall’INPS è il 30 giugno 2026; è previsto il versamento entro il 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%.
Nel primo anno pago l’acconto?
Se non esiste reddito professionale dell’anno precedente, manca la base storica per l’acconto. I contributi sul reddito del primo anno saranno comunque dovuti a saldo nella dichiarazione successiva.
L’acconto INPS è deducibile nel forfettario?
I contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati sono deducibili dal reddito forfettario secondo le regole del regime.
Posso compensare un credito INPS?
Sì, quando il credito è utilizzabile secondo le regole del Quadro RR; la compensazione deve transitare tramite F24, anche a saldo zero.
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