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Calcolo tasse architetto forfettario: esempi, Inarcassa e netto

Aggiornato il 18 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Calcolo tasse architetto forfettario: esempi, Inarcassa e netto

Il calcolo delle tasse di un architetto in regime forfettario parte dai compensi incassati, applica il coefficiente di redditività del 78%, sottrae i contributi previdenziali obbligatori deducibili e solo dopo applica l’imposta sostitutiva del 5% o del 15%. Per chi è iscritto a Inarcassa bisogna inoltre distinguere il contributo soggettivo dal contributo integrativo del 4%.

Una stima utile deve quindi separare almeno quattro grandezze: compensi, reddito forfettario, previdenza e imposta. Gli esempi di questa guida usano l’aliquota soggettiva ordinaria Inarcassa del 14,5% e mostrano il contributo integrativo del 4% a parte; minimi, agevolazioni, altre gestioni previdenziali e somme effettivamente versate possono modificare il risultato reale.

Formula per calcolare le tasse dell’architetto forfettario

  • Compensi incassati × 78% = reddito forfettario lordo.
  • Reddito forfettario lordo − contributi previdenziali obbligatori deducibili = base imponibile fiscale.
  • Base imponibile × 15% oppure 5% = imposta sostitutiva.
  • Contributi previdenziali + imposta sostitutiva = carico da finanziare, al netto delle particolarità personali.

Il coefficiente del 78% è quello utilizzato per la tipica attività professionale dell’architetto. Il codice ATECO corrente e le differenze con il vecchio 71.11.00 sono approfonditi nella guida sul codice ATECO dell’architetto.

Coefficiente di redditività 78%: cosa significa

Nel forfettario il 78% dei compensi rilevanti viene considerato reddito professionale lordo ai fini fiscali. Il restante 22% rappresenta la quota di costi riconosciuta in modo forfettario, senza dedurre una per una le normali spese dello studio.

Se un architetto incassa 30.000 euro, il reddito forfettario lordo è quindi 23.400 euro. Solo dopo si considerano i contributi previdenziali obbligatori deducibili effettivamente versati e si arriva alla base dell’imposta sostitutiva.

Inarcassa conferma che, per i professionisti in regime forfettario, il reddito previdenziale comunicato alla Cassa deriva dall’applicazione del coefficiente del 78% ai compensi dichiarati nel quadro LM.

Contributo soggettivo Inarcassa: 14,5%

Per l’iscritto ordinario a Inarcassa il contributo soggettivo obbligatorio è pari al 14,5% del reddito professionale, nel rispetto del massimale e dei contributi minimi previsti dalla Cassa. La documentazione Inarcassa descrive aliquota, minimi, agevolazioni e contribuzione facoltativa.

Il contributo soggettivo è la voce che incide direttamente sul reddito professionale dell’iscritto e, quando versato in ottemperanza a disposizioni di legge, può ridurre la base imponibile del regime forfettario secondo le regole fiscali applicabili.

Contributo integrativo Inarcassa: 4%

Il contributo integrativo è pari al 4% del volume d’affari professionale e viene normalmente addebitato al committente. È una voce distinta dal contributo soggettivo e non va sommata meccanicamente alla base usata per calcolare l’imposta sostitutiva.

Inarcassa chiarisce infatti che il contributo integrativo non concorre alla formazione del reddito professionale ai fini fiscali. Negli esempi di questa pagina viene quindi mostrato separatamente per evitare di confonderlo con il contributo soggettivo deducibile.

Contributi minimi, agevolazioni e deroga

L’aliquota del 14,5% non è l’unico elemento della contribuzione Inarcassa. La Cassa prevede contributi minimi soggettivo e integrativo, una quota di maternità/paternità e specifiche agevolazioni per giovani iscritti e altre situazioni.

La Carta dei Servizi 2026 ricorda anche la possibilità, quando ricorrono i requisiti, di derogare temporaneamente al minimo soggettivo e le riduzioni previste per chi si iscrive prima dei 35 anni. Per questo una simulazione fiscale standard non può sostituire la posizione personale.

Perché i minimi Inarcassa possono cambiare gli esempi

Gli esempi a 30.000, 50.000 e 70.000 euro utilizzano la percentuale ordinaria del 14,5% per rendere leggibile il meccanismo. Nella posizione reale, però, il contributo dovuto viene confrontato con i minimi previsti dalla Cassa e con le eventuali agevolazioni o deroghe applicabili.

Se il contributo percentuale calcolato sul reddito professionale è inferiore al minimo soggettivo, l’importo effettivamente dovuto può essere diverso da quello teorico. Per i giovani iscritti e per chi utilizza gli istituti di riduzione o deroga, il risultato può cambiare ancora. Per questo il calcolo definitivo deve partire dall’estratto contributivo e dalla posizione Inarcassa effettiva.

Esempio con 30.000 euro di compensi

Supponiamo un architetto iscritto a Inarcassa, senza riduzioni contributive, con 30.000 euro di compensi incassati nell’anno.

Compensi30.000 €
Reddito forfettario 78%23.400 €
Contributo soggettivo 14,5%3.393 €
Base imponibile dopo contributo soggettivo20.007 €
Imposta sostitutiva 15%3.001,05 €
Imposta sostitutiva 5%1.000,35 €
Contributo integrativo 4% sul volume d’affari1.200 €

L’esempio serve a mostrare la sequenza del calcolo. Non include contributo di maternità/paternità, eventuali minimi, agevolazioni, contribuzione facoltativa o altri elementi personali.

Esempio con 50.000 euro di compensi

Con 50.000 euro di compensi il reddito forfettario lordo è 39.000 euro. Applicando nell’esempio l’aliquota soggettiva ordinaria del 14,5% si ottengono 5.655 euro di contributo soggettivo teorico.

Compensi50.000 €
Reddito forfettario 78%39.000 €
Contributo soggettivo 14,5%5.655 €
Base imponibile dopo contributo soggettivo33.345 €
Imposta sostitutiva 15%5.001,75 €
Imposta sostitutiva 5%1.667,25 €
Contributo integrativo 4%2.000 €

Con l’imposta al 15%, la somma tra contributo soggettivo teorico e imposta sostitutiva dell’esempio è 10.656,75 euro, prima di considerare integrativo, maternità/paternità e altre voci previdenziali.

Esempio con 70.000 euro di compensi

Con 70.000 euro di compensi il reddito forfettario lordo sale a 54.600 euro. Applicando il 14,5% si ottiene un contributo soggettivo teorico di 7.917 euro.

Compensi70.000 €
Reddito forfettario 78%54.600 €
Contributo soggettivo 14,5%7.917 €
Base imponibile dopo contributo soggettivo46.683 €
Imposta sostitutiva 15%7.002,45 €
Imposta sostitutiva 5%2.334,15 €
Contributo integrativo 4%2.800 €

5% o 15%: cosa cambia davvero

Il meccanismo di determinazione del reddito non cambia. Cambia l’aliquota dell’imposta sostitutiva applicata dopo la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori ammessi.

Il 5% non spetta automaticamente a chi apre una nuova Partita IVA. Devono essere rispettate tutte le condizioni previste dalla legge 190/2014 per una nuova attività. La guida sul regime forfettario per architetti approfondisce requisiti e cause ostative.

Quali contributi si deducono prima dell’imposta

Nel quadro LM del regime forfettario vengono dedotti i contributi previdenziali e assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge, nei limiti previsti. L’Agenzia delle Entrate indica questa deduzione nel rigo LM35.

Per una simulazione corretta bisogna quindi utilizzare i contributi effettivamente versati nell’anno e verificare quali componenti siano fiscalmente deducibili. Non è corretto sottrarre automaticamente ogni importo pagato a Inarcassa con lo stesso trattamento.

Architetto dipendente: il calcolo previdenziale cambia

L’iscrizione a Inarcassa richiede contemporaneamente iscrizione all’Albo, Partita IVA e assenza di altra previdenza obbligatoria. Un architetto con lavoro dipendente può quindi non essere iscritto a Inarcassa per il contributo soggettivo.

In questi casi la libera professione può ricadere nella Gestione Separata INPS per la componente soggettiva, mentre resta l’obbligo del contributo integrativo Inarcassa del 4% nei casi previsti. Il calcolo non può quindi essere copiato dagli esempi dell’iscritto ordinario Inarcassa.

Saldo e acconti: imposta maturata e versamenti non coincidono

L’imposta risultante dal calcolo non coincide sempre con il solo importo che viene materialmente pagato alla prima scadenza. In dichiarazione possono sommarsi saldo dell’anno precedente e acconti per l’anno in corso.

Per un architetto in crescita questo può creare un forte fabbisogno di liquidità. Conviene quindi separare imposta di competenza, contributi previdenziali di competenza e importi effettivamente da versare alle varie scadenze.

Primo anno di attività: perché sembra di pagare poco

Nel primo anno parte del carico fiscale viene materialmente versato con la dichiarazione successiva. Questo può creare la falsa impressione che la tassazione sia molto bassa.

È invece utile accantonare fin dall’inizio una quota degli incassi destinata a imposte e previdenza, aggiornata man mano che crescono compensi e contributi dovuti.

Costi reali dello studio e netto disponibile

Il reddito fiscale non coincide con il netto economico. Software CAD/BIM, hardware, assicurazione professionale, formazione, affitto dello studio, collaborazioni, rilievi, trasferte e altri costi devono essere pagati anche se nel forfettario non vengono dedotti analiticamente.

Per capire quanto rimane davvero all’architetto bisogna quindi sottrarre, oltre a tasse e contributi, anche i costi reali dell’attività. Due professionisti con lo stesso fatturato possono avere un netto molto diverso.

Dal carico fiscale al netto realmente disponibile

Una simulazione fiscale non coincide con un conto economico completo. Per stimare il netto realmente disponibile bisogna partire dagli incassi, sottrarre i contributi effettivamente dovuti, l’imposta sostitutiva e i costi reali dello studio che il forfettario non deduce analiticamente.

Un architetto con molti costi di software, hardware, rilievi, collaborazioni o sede professionale può quindi avere un netto inferiore rispetto a un collega con lo stesso fatturato ma struttura molto più leggera. Il dato utile non è soltanto “quante tasse pago”, ma quanto resta dopo tutte le uscite necessarie per produrre quel fatturato.

Questa distinzione è importante anche quando si confronta il forfettario con il regime ordinario: una minore imposta nominale non garantisce sempre il miglior risultato economico se i costi reali sono elevati.

Quando rifare la simulazione

  • quando gli incassi crescono più del previsto;
  • quando cambia l’aliquota del 5% o 15% applicabile;
  • quando cambia la posizione Inarcassa;
  • quando nasce un rapporto di lavoro dipendente;
  • quando vengono meno agevolazioni o riduzioni contributive;
  • quando viene aggiunta una seconda attività;
  • quando ci si avvicina alle soglie del forfettario;
  • prima delle principali scadenze di saldo e acconto.

Errori frequenti nel calcolo tasse

  • applicare il 15% direttamente ai compensi incassati;
  • confondere contributo soggettivo e contributo integrativo;
  • ignorare i minimi Inarcassa;
  • considerare Inarcassa automatica anche in presenza di altra previdenza obbligatoria;
  • usare il vecchio codice ATECO 71.11.00 come riferimento corrente;
  • considerare automatico il 5%;
  • confondere imposta maturata con saldo e acconti da versare;
  • considerare netto disponibile il reddito fiscale senza sottrarre i costi reali.

Documenti utili per un calcolo preciso

  • totale dei compensi effettivamente incassati;
  • fatture emesse e note di credito;
  • prospetto dei contributi Inarcassa effettivamente versati;
  • eventuali riduzioni, agevolazioni o deroghe contributive;
  • aliquota del 5% o 15% effettivamente spettante;
  • F24 già pagati e acconti precedenti;
  • eventuale lavoro dipendente o altra previdenza obbligatoria;
  • eventuali altre attività e relativi incassi;
  • principali costi dello studio per stimare il netto economico.

Se devi ancora aprire la posizione, consulta la guida su come aprire la Partita IVA da architetto. Per classificazione dell’attività resta utile la pagina sul codice ATECO architetto; per la gestione continuativa trovi invece il commercialista per architetti.

Domande frequenti

Quanto paga di tasse un architetto forfettario?

Dipende da compensi, coefficiente del 78%, contributi previdenziali deducibili e aliquota del 5% o 15%. Non esiste una percentuale unica da applicare direttamente al fatturato.

Qual è il coefficiente di redditività dell’architetto?

Per la tipica attività professionale dell’architetto il coefficiente utilizzato nel regime forfettario è il 78%.

Qual è l’aliquota del contributo soggettivo Inarcassa?

L’aliquota ordinaria minima del contributo soggettivo è il 14,5% del reddito professionale, ferme restando regole su minimi, massimali, riduzioni e contribuzione facoltativa.

Il contributo integrativo Inarcassa è del 4%?

Sì, nelle regole vigenti consultate il contributo integrativo è pari al 4% del volume d’affari professionale ed è distinto dal contributo soggettivo.

I contributi riducono la base dell’imposta sostitutiva?

I contributi previdenziali obbligatori versati e deducibili secondo la legge riducono la base imponibile fiscale prima dell’applicazione dell’imposta sostitutiva. La singola componente deve però essere trattata correttamente.

Un architetto dipendente usa gli stessi calcoli Inarcassa?

No. La presenza di altra previdenza obbligatoria può escludere l’iscrizione a Inarcassa per la contribuzione soggettiva e richiede una verifica previdenziale diversa.

In sintesi

Il calcolo delle tasse dell’architetto forfettario segue una sequenza precisa: compensi incassati, coefficiente 78%, contributi previdenziali obbligatori deducibili e imposta sostitutiva del 5% o 15%.

Gli esempi a 30.000, 50.000 e 70.000 euro aiutano a capire il meccanismo, ma il dato reale deve essere aggiornato con la posizione Inarcassa effettiva, eventuali minimi o agevolazioni, altra previdenza, saldo e acconti e costi dello studio.

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