Quanto paga realmente un architetto in regime forfettario? Per rispondere bisogna separare tre passaggi: compensi incassati, reddito forfettario e contributi previdenziali. Solo dopo si può determinare l’imposta sostitutiva.
In questa pagina facciamo i calcoli con esempi da 30.000 e 50.000 euro di compensi, così da vedere concretamente come cambiano tasse e contributi al crescere dell’attività.
La formula di calcolo per un architetto forfettario
Per le attività professionali dell’architetto il coefficiente di redditività utilizzato nel regime forfettario è pari al 78%.
Questo significa che, ai fini fiscali, il 78% dei compensi concorre alla formazione del reddito forfettario, mentre il restante 22% rappresenta la quota di costi riconosciuta in modo forfettario.
| Passaggio | Formula |
|---|---|
| Reddito forfettario | Compensi × 78% |
| Base imponibile fiscale | Reddito forfettario − contributi previdenziali deducibili versati |
| Imposta sostitutiva | Base imponibile × 15% oppure 5% |
Esempio: architetto con 30.000 euro di compensi
Partiamo da un professionista che incassa 30.000 euro nell’anno.
| Compensi | 30.000 € |
| Coefficiente | 78% |
| Reddito forfettario | 23.400 € |
Il primo numero importante non è quindi 30.000 euro, ma 23.400 euro di reddito professionale determinato forfettariamente.
Quanto incide il contributo soggettivo Inarcassa
Per l’iscritto ordinario a Inarcassa, il contributo soggettivo viene calcolato con aliquota del 14,5% sul reddito professionale, nel rispetto delle regole, dei minimi e degli eventuali regimi agevolati previsti dalla Cassa.
Applicando semplicemente il 14,5% ai 23.400 euro dell’esempio si ottiene:
| Reddito professionale | 23.400 € |
| Aliquota soggettiva utilizzata nella simulazione | 14,5% |
| Contributo soggettivo teorico | 3.393 € |
Questa è una simulazione semplificata: non comprende contributi minimi, contributo integrativo, maternità/paternità, riduzioni per giovani iscritti o altre situazioni personali. Gli importi effettivamente dovuti devono essere verificati sulla posizione Inarcassa del singolo professionista.
Imposta al 15%: esempio completo
Per mostrare il meccanismo fiscale ipotizziamo, a fini esemplificativi, che i 3.393 euro di contribuzione previdenziale considerati siano deducibili nella determinazione dell’imposta.
| Reddito forfettario | 23.400,00 € |
| Contributi considerati nell’esempio | − 3.393,00 € |
| Base imponibile | 20.007,00 € |
| Imposta sostitutiva 15% | 3.001,05 € |
Nella simulazione, contributo soggettivo e imposta sostitutiva ammontano complessivamente a circa 6.394 euro.
Quanto cambia con l’aliquota al 5%
Quando il professionista possiede tutti i requisiti previsti per l’aliquota agevolata delle nuove attività, l’imposta sostitutiva può essere applicata al 5% per i primi cinque periodi d’imposta.
| Base imponibile dell’esempio | 20.007,00 € |
| Imposta sostitutiva 5% | 1.000,35 € |
| Contributo soggettivo teorico | 3.393,00 € |
| Totale dei due importi | 4.393,35 € |
Il 5% non è però automatico per chi apre una nuova Partita IVA: devono essere rispettate le specifiche condizioni previste dalla normativa.
Esempio con 50.000 euro di compensi
Vediamo ora cosa succede aumentando i compensi a 50.000 euro.
| Compensi | 50.000,00 € |
| Reddito forfettario al 78% | 39.000,00 € |
| Contributo soggettivo teorico al 14,5% | 5.655,00 € |
| Base dopo la contribuzione considerata | 33.345,00 € |
| Imposta sostitutiva al 15% | 5.001,75 € |
| Imposta sostitutiva al 5% | 1.667,25 € |
Con l’aliquota fiscale ordinaria del 15%, la somma tra contributo soggettivo teorico e imposta dell’esempio arriva a circa 10.657 euro. Con l’imposta al 5% scende a circa 7.322 euro.
Perché il calcolo reale può essere diverso
Le simulazioni servono a capire il meccanismo, ma non sostituiscono il calcolo della singola posizione. Per Inarcassa possono incidere contributi minimi, agevolazioni, anzianità di iscrizione, contribuzione integrativa, eventuale altra previdenza obbligatoria e somme effettivamente versate e deducibili fiscalmente.
In particolare, la situazione dell’architetto che svolge contemporaneamente lavoro dipendente deve essere verificata separatamente rispetto a quella del libero professionista iscritto esclusivamente a Inarcassa.
Non confondere fatturato, reddito e netto disponibile
Un fatturato di 50.000 euro non significa avere 50.000 euro disponibili. Alle imposte e alla previdenza vanno aggiunti i costi reali dello studio: software, assicurazione professionale, formazione, strumenti, collaborazioni, spazi di lavoro e altre spese che nel forfettario non vengono normalmente dedotte una per una.
È quindi utile effettuare il calcolo durante l’anno e accantonare progressivamente le somme necessarie, anziché attendere le scadenze fiscali.
Gli altri aspetti da verificare
Per il quadro generale consulta la guida sul regime forfettario per architetti. Se devi iniziare l’attività trovi la procedura nella pagina su come aprire la Partita IVA per architetti.
Per classificazione dell’attività consulta il codice ATECO per architetto; per l’assistenza continuativa è disponibile la pagina dedicata al commercialista per architetti.
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