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Calcolo tasse tatuatore forfettario: esempi, INPS e netto

Aggiornato il 16 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Calcolo tasse tatuatore forfettario: esempi, INPS e netto

Per calcolare le tasse di un tatuatore in regime forfettario bisogna partire dai ricavi incassati, applicare il coefficiente di redditività del 67%, calcolare i contributi INPS Artigiani e solo dopo determinare l’imposta sostitutiva. Il calcolo quindi non è semplicemente “fatturato × 15%”.

Nel tipico inquadramento come impresa artigiana, il tatuatore paga una contribuzione minima INPS anche quando il reddito è basso e una quota percentuale sulla parte che supera il minimale. I contributi previdenziali obbligatori versati sono poi deducibili dal reddito forfettario prima del calcolo dell’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando spettante.

Formula per calcolare tasse e contributi del tatuatore

  1. ricavi incassati × 67% = reddito forfettario;
  2. si calcolano i contributi INPS Artigiani dovuti;
  3. i contributi obbligatori deducibili effettivamente versati riducono la base fiscale;
  4. sul reddito fiscale residuo si applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% se spettante.

Il codice ATECO 2025 di riferimento è 96.99.91. Per capire perché il coefficiente è 67% e come gestire eventuali attività secondarie puoi consultare la guida sul codice ATECO tatuatore.

Coefficiente di redditività del tatuatore: 67%

Nel regime forfettario le normali spese dello studio non vengono sottratte una per una. Il coefficiente del 67% significa che il 67% dei ricavi viene assunto come reddito forfettario e il restante 33% rappresenta convenzionalmente i costi dell’attività.

Con 20.000 euro di ricavi il reddito forfettario iniziale è 13.400 euro; con 30.000 euro è 20.100 euro; con 50.000 euro è 33.500 euro. Su queste basi si calcola poi la previdenza secondo le regole applicabili.

INPS Artigiani 2026: minimale e aliquota

Per il 2026 l’INPS indica per gli artigiani un’aliquota contributiva del 24% e un reddito minimale di 18.808 euro. Il contributo minimo annuo ordinario è pari a 4.521,36 euro; sulla quota di reddito che supera il minimale si applica la contribuzione percentuale prevista.

La fonte corrente è la comunicazione ufficiale INPS sui contributi Artigiani e Commercianti 2026. Questi valori sono annuali e devono essere aggiornati quando cambia l’anno di riferimento.

Cosa succede se il reddito resta sotto il minimale INPS

Se il reddito forfettario del tatuatore resta sotto il minimale previdenziale, nel tipico caso di attività artigiana svolta per l’intero anno non si azzera la contribuzione: resta dovuto il contributo minimo annuale previsto dalla Gestione Artigiani. Per questo un’attività con ricavi bassi può avere un’incidenza contributiva percentualmente elevata rispetto agli incassi.

Il primo anno va comunque valutato sulla data effettiva di iscrizione e sulla posizione concreta. Prima di stimare il netto conviene quindi verificare quando decorre l’iscrizione INPS e se si applicano riduzioni o situazioni particolari. La guida su come aprire Partita IVA da tatuatore ricostruisce il percorso dall’avvio dell’impresa all’iscrizione previdenziale.

Esempio con 20.000 euro di ricavi

Supponiamo un tatuatore in attività per l’intero anno, senza riduzione contributiva, con 20.000 euro di ricavi e coefficiente 67%.

  • ricavi: 20.000 euro;
  • reddito forfettario: 20.000 × 67% = 13.400 euro;
  • contributi INPS ordinari dell’esempio: 4.521,36 euro;
  • base fiscale dopo i contributi: 8.878,64 euro;
  • imposta al 15%: circa 1.331,80 euro;
  • imposta al 5%: circa 443,93 euro.

Con imposta al 15%, il carico teorico di contributi più imposta è circa 5.853 euro. Con imposta al 5% è circa 4.965 euro. Restano poi da sottrarre i costi reali dello studio, che nel forfettario non riducono analiticamente il reddito fiscale.

Esempio con 30.000 euro di ricavi

Con 30.000 euro di ricavi il reddito forfettario è 20.100 euro. La parte che eccede il minimale previdenziale di 18.808 euro è 1.292 euro.

  • contributo minimo: 4.521,36 euro;
  • contributi sulla parte eccedente: 1.292 × 24% = circa 310,08 euro;
  • contributi complessivi dell’esempio: circa 4.831,44 euro;
  • base fiscale dopo i contributi: circa 15.268,56 euro;
  • imposta al 15%: circa 2.290,28 euro;
  • imposta al 5%: circa 763,43 euro.

Esempio con 50.000 euro di ricavi

Con 50.000 euro di ricavi il reddito forfettario è 33.500 euro. La quota eccedente il minimale è 14.692 euro.

  • contributo minimo: 4.521,36 euro;
  • contributi sulla parte eccedente: 14.692 × 24% = circa 3.526,08 euro;
  • contributi complessivi dell’esempio: circa 8.047,44 euro;
  • base fiscale dopo i contributi: circa 25.452,56 euro;
  • imposta al 15%: circa 3.817,88 euro;
  • imposta al 5%: circa 1.272,63 euro.

Gli esempi servono a mostrare la logica del calcolo a regime. Versamenti effettivi, mesi di attività, eventuali agevolazioni e acconti possono modificare gli importi realmente dovuti.

Imposta al 5% o al 15%: cosa cambia

L’aliquota ordinaria del forfettario è il 15%. Il 5% può essere applicato per l’anno di inizio e i quattro successivi soltanto quando ricorrono tutte le condizioni previste per la nuova attività.

Il 5% riduce l’imposta sostitutiva, non i contributi INPS. Negli esempi sopra, quindi, la previdenza resta calcolata allo stesso modo mentre cambia soltanto la percentuale applicata alla base fiscale dopo la deduzione dei contributi.

Riduzione INPS del 35%: come incide sul calcolo

Il tatuatore in forfettario iscritto alla Gestione Artigiani può valutare il regime contributivo agevolato che riduce del 35% la contribuzione dovuta, se possiede i requisiti e presenta correttamente la richiesta.

Con contributi più bassi cambia anche la base fiscale dell’imposta sostitutiva: deducendo meno contributi, il reddito su cui si calcola il 5% o il 15% risulta più alto. Per questo non basta sottrarre il 35% dal totale finale: bisogna rifare la sequenza completa contributi → deduzione → imposta.

Esempio con riduzione INPS del 35%

Riprendiamo l’esempio da 30.000 euro di ricavi. Se, in una simulazione semplificata, ai contributi ordinari di circa 4.831,44 euro si applica la riduzione del 35%, la contribuzione si riduce a circa 3.140,44 euro. La base fiscale diventa quindi circa 16.959,56 euro.

  • imposta al 15%: circa 2.543,93 euro;
  • imposta al 5%: circa 847,98 euro.

Il totale dei contributi diminuisce, ma l’imposta cresce leggermente perché la deduzione previdenziale è più bassa. È un buon esempio del motivo per cui l’agevolazione INPS va valutata sul carico complessivo e non guardando soltanto alla riduzione contributiva. Il calcolo effettivo dipende comunque dai contributi realmente dovuti e versati.

Primo anno di attività: perché il pagamento arriva dopo

Nel primo anno il tatuatore incassa ricavi ma una parte importante di imposte e contributi viene liquidata con le scadenze successive. Questo può dare l’impressione che il primo esercizio sia molto più leggero di quanto sia realmente.

È quindi prudente accantonare durante l’anno una quota degli incassi, invece di considerare tutto il saldo del conto come netto disponibile. Dal secondo ciclo dichiarativo possono inoltre sommarsi saldo e acconti.

Saldo e acconti: perché gli F24 possono sembrare alti

Il pagamento annuale non comprende soltanto l’imposta riferita all’anno appena chiuso. In presenza dei presupposti, agli importi di saldo si aggiungono gli acconti per il periodo successivo. Lo stesso principio di pianificazione vale per i contributi previdenziali.

Non significa pagare due volte la stessa tassa: saldo e acconto hanno funzioni diverse. Una previsione corretta deve distinguere carico economico dell’anno e liquidità richiesta nelle singole scadenze.

Costi dello studio e netto reale

Il netto fiscale non coincide con il profitto effettivo del tatuatore. Dal denaro che resta dopo imposta e contributi bisogna ancora sottrarre affitto, utenze, materiali, pigmenti, dispositivi monouso, smaltimento rifiuti, assicurazioni, manutenzione, software, commercialista e altri costi realmente sostenuti.

Nel forfettario queste spese non vengono dedotte analiticamente dal reddito. Se sono molto elevate, la convenienza del regime può ridursi. La guida sul regime forfettario tatuatore approfondisce il confronto con l’ordinario.

Quanto accantonare ogni mese

Non esiste una percentuale universale valida per ogni tatuatore. L’accantonamento dipende da ricavi, aliquota 5% o 15%, riduzione INPS, costi reali e acconti. Il metodo più corretto è aggiornare una simulazione durante l’anno e separare la liquidità destinata a imposte e contributi.

Se vuoi una previsione che tenga insieme imposte, contribuzione, riduzione 35%, costi dello studio e scadenze, la pagina sul commercialista per tatuatori chiarisce quali controlli dovrebbero rientrare nella gestione ordinaria.

Errori frequenti nel calcolo tasse del tatuatore

  • applicare il 15% direttamente ai ricavi;
  • confondere coefficiente 67% e aliquota fiscale;
  • dimenticare i contributi minimi Artigiani;
  • considerare il 5% automatico;
  • applicare la riduzione INPS del 35% senza rifare il calcolo dell’imposta;
  • dedurre analiticamente affitto, materiali e attrezzature nel forfettario;
  • ignorare saldo e acconti;
  • usare il vecchio ATECO 96.09.02 come riferimento corrente.

Domande frequenti

Quanto paga di tasse un tatuatore forfettario?

Dipende dai ricavi, dai contributi previdenziali versati e dall’aliquota 5% o 15%. Il reddito iniziale si determina applicando il coefficiente 67% ai ricavi.

Su 30.000 euro quanto paga un tatuatore?

Nell’esempio ordinario 2026, senza riduzione contributiva, i contributi sono circa 4.831 euro e l’imposta è circa 2.290 euro al 15% oppure 763 euro al 5%.

Il 5% riduce anche l’INPS?

No. Il 5% riguarda l’imposta sostitutiva. I contributi seguono le regole della Gestione Artigiani.

I materiali si scaricano nel forfettario?

Non vengono dedotti analiticamente dal reddito forfettario. La quota di costi è rappresentata convenzionalmente dal coefficiente di redditività.

In sintesi

Il calcolo tasse del tatuatore parte dai ricavi, applica il coefficiente 67%, determina i contributi INPS Artigiani e deduce i contributi previdenziali ammessi prima di applicare l’imposta sostitutiva. Tenere separati reddito fiscale, contributi, saldo/acconti e costi reali permette di capire quanto resta davvero dell’attività.

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