Il codice ATECO del piastrellista nel 2026 è 43.33.00 – Rivestimento di pavimenti e di pareti quando l’attività consiste nella posa di piastrelle, pavimenti e rivestimenti in edifici o altre costruzioni. Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 includono espressamente piastrelle in ceramica, calcestruzzo e pietra da taglio per pareti o pavimenti.
Cosa comprende il 43.33.00
Le note ISTAT ATECO 2025 comprendono nel 43.33.00 la posa o installazione di piastrelle, parquet e rivestimenti in legno, moquette, linoleum, gomma, materiali plastici, rivestimenti alla veneziana, marmo, granito, ardesia, carta da parati e pavimenti continui in resina o calcestruzzo.
Coefficiente di redditività 86%
Nel regime forfettario il 43.33.00 rientra nel gruppo delle costruzioni e attività immobiliari, con coefficiente di redditività dell’86%. Significa che il 14% dei ricavi viene riconosciuto come costo in modo forfettario.
Piastrellista e pavimentista
Piastrellista, posatore e pavimentista possono ricadere nello stesso codice quando svolgono lavori di rivestimento e posa. La denominazione professionale usata nel preventivo non cambia da sola il codice: conta la lavorazione effettivamente eseguita.
Marmo, granito e pietra
La posa di marmo, granito, ardesia e pietra già lavorata può rientrare nel 43.33.00. Se invece l’impresa taglia, sagoma, leviga o produce elementi in pietra nel proprio laboratorio, va verificata anche l’attività manifatturiera tipica del marmista.
Parquet e pavimenti in legno
Il 43.33.00 comprende anche la posa di parquet e altri rivestimenti in legno, oltre a levigatura, lucidatura e sigillatura. Un piastrellista che offre stabilmente anche questi servizi può quindi restare nello stesso perimetro ATECO quando la prestazione coincide con le attività indicate nelle note.
Pavimenti in resina
ATECO 2025 include espressamente anche la realizzazione di pavimenti continui in resina e calcestruzzo. Se però l’attività si trasforma in un servizio specialistico con lavorazioni ulteriori o prodotti propri, la classificazione va verificata sulla concreta organizzazione del lavoro.
Sottofondi e massetti
La costruzione di sottofondi per pavimenti è indicata da ISTAT tra gli altri lavori di completamento e finitura degli edifici. Se il piastrellista esegue solo piccole preparazioni accessorie alla posa, il problema può non porsi; se vende stabilmente massetti e sottofondi come servizio autonomo, va valutato un codice aggiuntivo.
Rivestimenti esterni
Le note ISTAT escludono dal 43.33 i rivestimenti per pareti esterne, rinviandoli alla classe 43.35. Chi lavora anche su facciate e rivestimenti esterni deve quindi verificare se l’attività richiede un codice specifico distinto dalla normale posa interna.
Demolizioni e rimozioni
La rimozione delle vecchie piastrelle può essere accessoria alla nuova posa. Se però l’impresa offre demolizioni come attività autonoma e significativa, il relativo inquadramento va verificato separatamente.
Vendita di piastrelle
La vendita di piastrelle senza posa è un’attività commerciale e non coincide con il 43.33.00. Se il titolare gestisce anche showroom o commercio di materiali da costruzione, è necessario distinguere la componente commerciale dalla posa artigiana.
INPS Artigiani
Il codice ATECO identifica l’attività economica, ma la previdenza dipende dalla forma concreta con cui viene esercitata. Per il piastrellista che lavora personalmente come impresa artigiana il riferimento normale è la Gestione INPS Artigiani.
Tabella rapida
| Attività | ATECO da verificare | Nota |
|---|---|---|
| Posa piastrelle e rivestimenti | 43.33.00 | Attività principale tipica |
| Parquet e pavimenti in legno | 43.33.00 | Esplicitamente incluso |
| Pavimenti in resina | 43.33.00 | Esplicitamente incluso |
| Rivestimenti esterni | 43.35 | Esclusi dal 43.33 |
| Vendita senza posa | Codice commerciale | Attività distinta |
Errori da evitare
- usare un codice generico edilizia quando la posa è già classificata in modo specifico;
- confondere posa e commercio di piastrelle;
- ignorare attività autonome come massetti, demolizioni o rivestimenti esterni;
- trattare il coefficiente 86% come se fosse un’aliquota d’imposta;
- dedurre la previdenza dal solo codice senza verificare la forma artigiana dell’attività.
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