Il mestiere di falegname è un attività artigianale prestigiosa ed antica.
Spesso ci si avvicina a questo mondo nel tempo libero o per pura passione.
Per aspirare a diventare eccellenti falegnami, è necessario avere buone capacità manuali, tanta pazienza ed un tocco di originalità.
Un buon commercialista per falegnami, deve informare il cliente sulle opportunità che il regime forfettario offre per risparmiare sulle tasse e deve dare il corretto supporto quando si deve iniziare questa attività ed aprire una partita Iva.
Come di consueto, se hai domande, lascia un tuo commento alla fine dell’articolo.
Come diventare falegname
La professione di falegname è diventata molto richiesta perché oggi non è molto facile trovare bravi artigiani in questo settore.
Un falegname si occupa della lavorazione del legno e della trasformazione di un semplice ramo o un tronco d’albero ad oggetti artistici.
Occorre frequentare appositi corsi per acquisire le capacità necessarie ed imparare a conoscere le migliori tecniche di lavorazione del legno.
Il consiglio che possiamo dare è di affiancarsi ad un valido artigiano anche in qualità di apprendista in modo da imparare i segreti di questo splendido lavoro.
Quando poi si decide di lavorare autonomamente, sarà necessario aprire una partita Iva ed iscriversi alla Camera di Commercio.
Il codice ATECO da utilizzare è il 16.2 ovvero Fabbricazione di prodotti in legno.
Nel caso si decida di adottare il regime forfettario, il coefficiente di redditività corrispondente è del 67% ed il limite di fatturato di 85.000 €.
Vediamo adesso quali sono i contributi da versare all’INPS ed a quanto ammontano le tasse da pagare.
Contributi INPS artigiani nel 2026
Chi svolge un’attività artigiana deve essere iscritto alla Gestione INPS Artigiani.
Per il 2026 il reddito minimale sul quale vengono calcolati i contributi è pari a 18.808 euro. Il contributo minimo annuo ordinario dovuto da titolari, coadiuvanti e coadiutori è pari a 4.521,36 euro.
Sulla parte di reddito d’impresa che supera il minimale di 18.808 euro si applica l’aliquota contributiva del 24% fino alla prima fascia di reddito pari a 56.224 euro. Sulla parte eccedente tale fascia l’aliquota sale al 25%, nei limiti del massimale previsto.
Chi applica il regime forfettario e possiede i requisiti può richiedere il regime contributivo agevolato INPS, che comporta una riduzione del 35% dei contributi dovuti. Per gli artigiani con più di 65 anni già pensionati presso le gestioni INPS continua inoltre a essere prevista, quando spettante, la riduzione del 50%.
I contributi vengono versati tramite modello F24 secondo le scadenze stabilite annualmente dall’INPS. Gli importi effettivi possono variare in presenza di periodi di attività inferiori all’anno, collaboratori familiari, agevolazioni o altre situazioni previdenziali particolari.
Il falegname e le tasse
Dopo aver analizzato le aliquote contributive, vediamo adesso quali sono le tasse che i falegnami devono pagare.
Il primo caso che prendiamo in considerazione è quello di un falegname che adotta il regime forfettario.
Per avere accesso al regime, i compensi in un periodo d’imposta, non devono superare i 85.000 €.
La caratteristica più importante del regime forfettario è che la base imponibile su cui calcolare l’imposta sostitutiva viene determinata a forfait.
Come già detto, la percentuale è del 67 %.
Questo significa non considerare analiticamente le spese effettive dell’attività.
Se i compensi superano i 85.000 € annui è possibile adottare un regime fiscale semplificato.
Il regime fiscale semplificato è un regime analitico basato sulla somma algebrica delle entrate da compensi al netto delle uscite da costi inerenti l’attività.
Facciamo un esempio aggiornato al 2026
Supponiamo che un falegname in regime forfettario incassi 15.000 €.
- Ricavi: 15.000 €
- Coefficiente di redditività: 67%
- Reddito forfettario lordo: 10.050 €
Essendo il reddito inferiore al minimale INPS 2026 di 18.808 €, per un’attività svolta durante tutto l’anno il contributo minimo ordinario è pari a 4.521,36 €. Se spettante e richiesta, la riduzione previdenziale per i contribuenti forfettari è del 35%.
L’imposta sostitutiva viene calcolata dopo aver dedotto dal reddito forfettario i contributi previdenziali effettivamente versati e deducibili.
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