Un commercialista per Interior Designer nel 2026 deve partire dal modello di lavoro reale e non dal solo titolo professionale. Progettazione di interni, architettura, vendita di mobili, provvigioni da showroom, rendering per terzi ed esecuzione di lavori possono generare ricavi apparentemente collegati allo stesso progetto, ma con inquadramenti fiscali e previdenziali differenti.
Per la progettazione professionale di interni il riferimento ATECO 2025 è 74.13.00 – Attività di progettazione di interni, con coefficiente di redditività del 78% nel regime forfettario. Il commercialista deve però verificare separatamente le altre attività, la previdenza, gli acquisti di software esteri e la convenienza effettiva del regime.
La prima verifica: che cosa vende davvero l’Interior Designer
Prima dell’apertura o della revisione della Partita IVA è utile elencare i servizi concretamente fatturati: concept, moodboard, layout, scelta di materiali e finiture, rendering, consulenza cromatica, progettazione di arredi, vendita di mobili, provvigioni, coordinamento di fornitori o lavori. Il codice ATECO dell’Interior Designer deve rappresentare questa realtà.
Contratti, fatture, sito e portfolio dovrebbero essere coerenti con l’attività dichiarata. Se il modello cambia nel tempo, la posizione va riesaminata.
ATECO 74.13.00 e attività da tenere separate
| Attività | Verifica principale |
|---|---|
| Progettazione estetico-funzionale di interni | 74.13.00 |
| Progettazione architettonica | Area 71.11 e requisiti professionali applicabili |
| Vendita di mobili e complementi | Attività commerciale distinta |
| Provvigioni o intermediazione con fornitori | Natura del rapporto da verificare |
| Esecuzione materiale di lavori | Attività distinta dalla progettazione |
I documenti ATECO 2025 dell’ISTAT individuano 74.13.00 per la progettazione di interni e distinguono la progettazione architettonica. Il commercialista deve usare la classificazione attuale e non riprendere automaticamente vecchi codici 74.10.xx presenti in guide precedenti.
Apertura e variazioni della Partita IVA
Per un nuovo professionista il primo passaggio è definire attività, ATECO, regime fiscale e previdenza. La guida su come aprire la Partita IVA da Interior Designer approfondisce la procedura e i controlli iniziali.
Per una posizione già esistente, invece, il commercialista deve controllare se il codice continui a rappresentare l’attività prevalente e se siano comparse linee di ricavo nuove: vendita di arredi, collaborazioni con showroom, attività artigiane, rendering per terzi o prestazioni tecniche diverse.
Regime forfettario nel 2026
Quando sono rispettate tutte le condizioni della Legge 190/2014, il professionista può applicare il regime forfettario Interior Designer. Il limite ordinario di ricavi o compensi dell’anno precedente è 85.000 euro; oltre 100.000 euro durante l’anno operano le regole di cessazione nello stesso periodo d’imposta.
Nel 2026 va verificata anche la causa ostativa collegata ai redditi di lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente, con soglia di 35.000 euro salvo l’eccezione prevista quando il rapporto è cessato, oltre alle altre cause di esclusione.
Coefficiente 78% e imposta 15% o 5%
Per la progettazione di interni nella divisione 74, il coefficiente di redditività di riferimento è 78%. L’imposta sostitutiva ordinaria è del 15% e può essere del 5% nel periodo agevolato iniziale soltanto quando ricorrono tutti i requisiti previsti.
Il commercialista deve evitare di applicare il 78% a ricavi che appartengono a un’attività diversa, come la vendita di beni. Per esempi numerici su 30.000 e 50.000 euro è disponibile il calcolo tasse Interior Designer.
Previdenza: Gestione Separata solo quando applicabile
Per il libero professionista senza Cassa autonoma e senza altra gestione obbligatoria, la Gestione Separata INPS è normalmente la posizione da verificare. La circolare INPS n. 8/2026 indica il 26,07% per i professionisti senza altra copertura previdenziale obbligatoria e il 24% nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati.
Il commercialista non deve però assegnare automaticamente la Gestione Separata dal codice ATECO. Un architetto soggetto a Cassa professionale, un’attività commerciale o artigiana e una struttura organizzata in forma d’impresa possono richiedere valutazioni differenti.
Interior Designer che è anche architetto
Quando il professionista è anche architetto, il commercialista deve distinguere le prestazioni effettivamente svolte. L’interior design non può essere usato come etichetta fiscale generica per qualsiasi incarico tecnico. Titolo, attività, fattura e previdenza devono restare coerenti con la natura concreta del lavoro.
Vendita di mobili e complementi
Se il professionista compra e rivende mobili, cucine, illuminazione, complementi o materiali, il commercialista deve separare la componente commerciale dalla progettazione. Il prezzo dei beni non può essere trattato automaticamente come un compenso professionale con coefficiente del 78%.
La presenza di commercio può incidere su codice ATECO, coefficienti, Registro Imprese, previdenza e organizzazione della fatturazione. La verifica va fatta prima di strutturare preventivi e flussi di incasso.
Provvigioni da showroom e fornitori
Commissioni e provvigioni meritano una verifica specifica. Il commercialista deve capire se il compenso remunera consulenza, segnalazione, intermediazione o altra attività. La semplice presenza dello stesso cliente o dello stesso progetto non rende automaticamente omogenee tutte le entrate.
Software, licenze e fornitori esteri
CAD, modellazione 3D, rendering, asset, plugin e servizi cloud vengono spesso acquistati da società estere. Il forfettario non elimina gli adempimenti IVA collegati agli acquisti di servizi internazionali. Il commercialista deve quindi controllare le fatture dei fornitori e impostare correttamente gli adempimenti applicabili.
Costi reali e convenienza del forfettario
Software professionali, workstation, monitor, rendering, campionari, formazione, coworking, trasferte e collaborazioni possono generare costi significativi. Nel forfettario le normali spese non vengono dedotte analiticamente: il coefficiente del 78% riconosce convenzionalmente una quota di costi del 22%.
Quando i costi reali superano in modo importante questa logica convenzionale, oppure l’attività comprende acquisti e rivendita di beni, il commercialista dovrebbe confrontare concretamente forfettario e regime ordinario.
Interior Designer con lavoro dipendente
Se il professionista mantiene un lavoro dipendente, vanno controllati la causa ostativa del forfettario, la soglia reddituale valida nel 2026, i rapporti economici con il datore di lavoro attuale o recente e la copertura previdenziale già esistente. Possono inoltre esistere vincoli contrattuali da verificare separatamente.
Cosa deve gestire durante l’anno
- controllo di ricavi e compensi e permanenza nel regime;
- fatturazione elettronica e imposta di bollo;
- verifica della posizione previdenziale;
- saldo e acconti dell’imposta sostitutiva;
- dichiarazione dei redditi;
- eventuali variazioni dell’attività e dell’ATECO;
- distinzione tra compensi professionali, vendite e provvigioni;
- gestione degli acquisti di servizi esteri;
- controllo periodico della convenienza fiscale.
Documenti utili per il primo controllo
- descrizione dei servizi offerti;
- facsimili di preventivi e contratti;
- Partita IVA e ATECO già utilizzati, se presenti;
- stima dei compensi professionali;
- eventuali ricavi da vendita di beni;
- accordi con showroom e fornitori;
- situazione previdenziale e professionale;
- informazioni su lavoro dipendente;
- elenco dei principali software e fornitori esteri;
- costi ricorrenti e investimenti previsti.
Quando rivedere l’ATECO
L’ATECO va riesaminato quando cambia stabilmente il modo di lavorare. Un professionista può iniziare con sola progettazione e successivamente aggiungere vendita di mobili, intermediazione, lavorazioni o una diversa attività tecnica. La posizione deve seguire il modello di ricavo effettivo, non restare ferma alla fotografia del giorno di apertura.
Errori da evitare
- utilizzare vecchi codici 74.10.xx senza verificare ATECO 2025;
- confondere progettazione di interni e progettazione architettonica;
- applicare il 78% anche alla vendita di mobili;
- ignorare provvigioni e commissioni;
- attribuire automaticamente la Gestione Separata;
- dare per scontato il 5% nei primi anni;
- trascurare software esteri e costi reali;
- non aggiornare la posizione quando il modello di attività cambia.
Guide utili
Per impostare la posizione consulta anche come aprire la Partita IVA Interior Designer, il codice ATECO 74.13.00, il regime forfettario Interior Designer e il calcolo di tasse e contributi.
Domande frequenti
Il commercialista deve usare sempre ATECO 74.13.00?
No. È il riferimento per la progettazione di interni. Vendita di mobili, architettura, attività artigiane o altre prestazioni realmente svolte devono essere classificate separatamente.
Serve un commercialista se sono forfettario?
Non esiste in generale un obbligo di affidare la contabilità a un commercialista, ma l’assistenza diventa particolarmente utile quando convivono più attività, vendita di beni, lavoro dipendente o fornitori esteri.
Il commercialista deve controllare le provvigioni dagli showroom?
Sì. Deve capire che cosa remunera la commissione e se appartiene alla progettazione, a una segnalazione o a una diversa attività economica.
Quando va rivisto il codice ATECO?
Quando cambiano in modo stabile i servizi, le fonti di ricavo o l’attività prevalente, per esempio con l’aggiunta di commercio di mobili o esecuzione di lavori.
In sintesi
Un commercialista per Interior Designer nel 2026 deve coordinare attività reale, ATECO, forfettario, previdenza, fatture e fonti di ricavo. Il punto più delicato è distinguere la progettazione di interni da architettura, vendita di mobili, provvigioni e lavori materiali. Solo dopo questa separazione il calcolo fiscale e previdenziale diventa attendibile.
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