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Concordato preventivo biennale 2026-2027: adesione entro il 2 novembre, regole e vantaggi

Aggiornato il 6 Ottobre 2026

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Per aderire al Concordato preventivo biennale 2026-2027 c’è tempo fino al 2 novembre 2026. L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il 6 ottobre la circolare n. 8/E, che riordina in un unico documento le regole del CPB e incorpora le principali novità introdotte nel 2026.

La scadenza riguarda i contribuenti titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo tenuti all’applicazione degli ISA per il periodo d’imposta 2025, sia in caso di prima adesione sia in caso di rinnovo dopo il biennio 2024-2025. Per il nuovo biennio, quindi, il CPB non è una scelta generalizzata per tutte le Partite IVA: il perimetro indicato dall’Agenzia è quello dei soggetti ISA.

La logica resta quella del “patto fiscale”: l’Agenzia formula una proposta di reddito e, quando rilevante, di valore della produzione netta per i due anni successivi. Chi accetta si impegna a tassare gli importi concordati, anche se il risultato effettivo del biennio sarà diverso, salvo le specifiche situazioni previste dalla disciplina.

Scadenza 2 novembre 2026 e modalità di adesione al CPB

La prima novità pratica è la data. Il termine ordinario cade il 31 ottobre, ma nel 2026 il 31 ottobre è sabato: per questo l’adesione al Concordato preventivo biennale 2026-2027 può essere formalizzata entro lunedì 2 novembre 2026.

L’Agenzia chiarisce che la scelta può essere effettuata insieme alla dichiarazione dei redditi oppure in modalità autonoma. In quest’ultimo caso il contribuente invia il modello CPB insieme al solo frontespizio del modello Redditi 2026.

La nuova circolare ha una funzione importante anche sul piano operativo: sostituisce il quadro frammentato costruito negli anni precedenti attraverso circolari, FAQ e risposte a quesiti, e raccoglie in maniera coordinata le regole ancora attuali e le modifiche intervenute nel 2026.

Per chi sta predisponendo la dichiarazione, il CPB va quindi valutato insieme ai dati Redditi 2026 e agli ISA. Prima di accettare la proposta è necessario verificare che la dichiarazione di partenza sia corretta, perché proprio da quei dati, insieme alle informazioni già disponibili nelle banche dati e alle elaborazioni dell’Agenzia, nasce la proposta di concordato.

Su RM abbiamo una guida specifica agli ISA 2026 e al punteggio di affidabilità fiscale e una checklist sui controlli della dichiarazione Redditi 2026 per Partita IVA, utili per verificare i dati prima dell’invio.

La scadenza del 2 novembre coincide inoltre con il termine della dichiarazione Redditi per molti contribuenti. Per una visione completa degli altri adempimenti del mese è disponibile anche il calendario delle scadenze fiscali di novembre 2026.

Chi può aderire nel 2026-2027 e perché i forfettari restano fuori

Il comunicato dell’Agenzia individua come destinatari i contribuenti titolari di reddito d’impresa oppure di reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni che, per il 2025, sono tenuti all’applicazione degli ISA.

Possono aderire sia coloro che entrano nel CPB per la prima volta sia coloro che avevano già aderito per il biennio 2024-2025 e intendono accettare una nuova proposta per il 2026-2027.

Questo punto è particolarmente importante per chi legge Regimeminimi.com: i contribuenti in regime forfettario non applicano gli ISA. Di conseguenza non rientrano nel perimetro della nuova adesione 2026-2027 descritto dalla circolare e dal comunicato del 6 ottobre. Le vecchie regole e le precedenti sperimentazioni del CPB per il forfettario non devono quindi essere confuse con la nuova campagna 2026-2027.

Per i soggetti ISA, invece, occorre verificare in concreto l’esistenza dei requisiti e l’assenza delle cause di esclusione. Una delle modifiche rilevanti del 2026 riguarda proprio gli effetti di un’adesione effettuata senza i requisiti richiesti o in presenza di una causa che impedisce l’accesso.

La nuova disciplina prevede che, in questi casi, l’adesione sia priva di effetti: non si parla più semplicemente di decadenza successiva, ma il concordato viene considerato come non validamente perfezionato fin dall’origine.

La circolare richiama anche le modifiche introdotte dal Dl n. 38/2026 sui limiti che la proposta di CPB può raggiungere rispetto al periodo di riferimento e quelle del decreto Omnibus, Dlgs n. 148/2026, che intervengono su accesso, rinnovo, acconti, cessazione e decadenza.

Come funziona la proposta e quando il CPB può essere conveniente

Il meccanismo economico del Concordato preventivo biennale resta semplice nella sua impostazione, ma richiede una valutazione prudente. L’Agenzia elabora una proposta utilizzando i dati dichiarati dal contribuente, le risultanze ISA, le informazioni presenti nelle banche dati pubbliche e le proiezioni economiche relative al settore di attività.

La proposta fissa il reddito — e, quando dovuto, il valore della produzione netta — sul quale calcolare le imposte nel biennio. Se il contribuente accetta, la tassazione resta legata agli importi concordati e non segue automaticamente il reddito effettivamente prodotto in ciascuno dei due anni.

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In termini pratici, se il reddito effettivo sarà superiore a quello concordato, il contribuente può ottenere un vantaggio perché l’eccedenza non modifica la base concordata secondo le regole dell’istituto. Se invece il reddito reale sarà più basso, il contribuente resta normalmente vincolato alla proposta accettata, salvo gli eventi e le situazioni eccezionali espressamente disciplinati dalla normativa.

Per questo non è corretto considerare il CPB come uno “sconto fiscale” automatico. La convenienza dipende dalla proposta concreta, dalla capacità dell’impresa o del professionista di stimare i risultati del biennio, dalla stabilità dell’attività e dal livello di rischio che si è disposti ad assumere.

Un elemento di interesse è l’imposta sostitutiva sulla quota di reddito eccedente rispetto al reddito dichiarato nel periodo precedente. La circolare ricorda che le aliquote possono variare dal 10% al 15% in funzione del livello di affidabilità fiscale ISA. Per molti contribuenti questo meccanismo può rendere il CPB più interessante rispetto alla tassazione ordinaria della stessa quota.

La valutazione dovrebbe quindi confrontare almeno tre scenari: reddito atteso in crescita, reddito stabile e reddito in possibile diminuzione. Più l’attività è volatile o esposta a eventi difficili da prevedere, più diventa importante capire quale sarebbe il costo fiscale se i risultati effettivi si collocassero sotto il reddito concordato.

Va inoltre considerato che i benefici premiali non si esauriscono nell’imposta sostitutiva. Il CPB continua a collegarsi a diversi vantaggi del sistema ISA, tra cui limitazioni ai poteri di accertamento e semplificazioni su visto di conformità, compensazioni e rimborsi entro i limiti previsti.

Rinnovo del CPB: i vantaggi aggiuntivi per il biennio 2026-2027

Il 2026 introduce un trattamento particolarmente favorevole per chi rinnova il concordato dopo aver aderito al biennio precedente. La logica del legislatore è premiare la continuità nel rapporto collaborativo con l’Amministrazione finanziaria.

Tra i benefici aggiuntivi indicati dall’Agenzia rientra l’esonero dal visto di conformità per la compensazione dei crediti fino a 100.000 euro annui per l’IVA e fino a 70.000 euro per imposte dirette e IRAP.

Per chi rinnova è previsto anche l’esonero dal visto o dalla garanzia per i rimborsi IVA fino a 100.000 euro. A questo si aggiunge una riduzione dei tempi potenziali di controllo: i termini di decadenza per l’attività di accertamento vengono anticipati di due anni secondo le nuove regole richiamate dalla circolare.

Un altro beneficio pratico riguarda i versamenti. I contribuenti che rinnovano il CPB possono ricorrere alla rateazione senza interessi delle somme dovute a titolo di saldo e acconto delle imposte per i periodi interessati dal concordato.

Il decreto Omnibus interviene anche sul calcolo degli acconti: per chi rinnova è possibile utilizzare il metodo storico senza applicare la maggiorazione prevista dalla disciplina ordinaria del CPB.

Questi vantaggi rendono il rinnovo diverso dalla prima adesione. Per chi ha già sperimentato il concordato nel 2024-2025 la valutazione non dovrebbe fermarsi al reddito proposto, ma dovrebbe monetizzare anche il valore delle semplificazioni, dei tempi di controllo ridotti, della rateazione senza interessi e dell’eventuale accesso al ravvedimento speciale per gli anni precedenti.

Resta comunque necessario controllare che i requisiti siano ancora presenti nel nuovo biennio. Il rinnovo non è automatico: occorre accettare una nuova proposta e verificare nuovamente il quadro soggettivo e dichiarativo.

Errori, dichiarazione integrativa, cessazione e decadenza: cosa cambia

Uno degli aspetti più delicati del CPB riguarda gli errori nei dati utilizzati per costruire la proposta. La circolare 8/E recepisce le novità del 2026 e chiarisce che non ogni errore deve necessariamente portare alla perdita dell’intero concordato.

In particolare, gli errori o le omissioni relativi ai dati della dichiarazione o a quelli comunicati per la proposta possono essere corretti mediante dichiarazione integrativa e ravvedimento delle relative sanzioni, nei limiti previsti dalla disciplina.

Quando la correzione è ammessa, il reddito o il valore della produzione netta concordati vengono rideterminati sulla base dei dati modificati. In questo modo il contribuente non resta vincolato a una proposta costruita su informazioni che successivamente risultano inesatte.

La possibilità di correzione non è però illimitata. La circolare richiama specifiche esclusioni, tra cui le ipotesi più gravi e quelle che coinvolgono violazioni penali o dati ISA per i quali la disciplina prevede regole particolari.

Il decreto Omnibus ha inoltre ridisegnato le ipotesi di cessazione e decadenza. La distinzione è importante: la cessazione riguarda eventi che interrompono gli effetti del concordato al verificarsi di determinate condizioni, mentre la decadenza può far venir meno gli effetti dell’accordo per violazioni o situazioni indicate dalla legge.

Per il contribuente, la conseguenza pratica è che la fase precedente all’adesione deve essere trattata come un vero controllo di qualità dei dati fiscali. Prima di accettare la proposta occorre verificare Redditi 2026, modello ISA, eventuali integrative, debiti tributari rilevanti ai fini della disciplina e operazioni straordinarie che possono incidere sull’accesso o sulla permanenza nel CPB.

Una scelta affrettata rischia di produrre due problemi opposti: aderire quando non si possiedono i requisiti, rendendo l’adesione inefficace, oppure accettare una proposta basata su dati non corretti e dover poi intervenire con integrativa e ravvedimento.

Ravvedimento 2020-2023 e cosa controllare prima del 2 novembre

Per chi rinnova il CPB 2026-2027, una delle novità più interessanti è la possibilità di accedere al ravvedimento speciale delle annualità dal 2020 al 2023.

Il meccanismo prevede il versamento di imposte sostitutive delle imposte sui redditi, delle relative addizionali e dell’IRAP, con aliquote agevolate secondo le regole introdotte dal decreto Omnibus. La misura è collegata al rinnovo del concordato: non va quindi confusa con il ravvedimento operoso ordinario utilizzabile per correggere singole violazioni.

Prima del 2 novembre, un’impresa o un professionista interessato dovrebbe quindi ricostruire l’intero quadro, non limitarsi a guardare l’importo proposto dall’Agenzia.

  • Verificare se nel 2025 era effettivamente soggetto agli ISA e se nel 2026-2027 conserva i requisiti di accesso.
  • Controllare la correttezza della dichiarazione Redditi 2026 e dei dati ISA utilizzati per la proposta.
  • Confrontare reddito concordato e reddito realistico atteso per entrambi gli anni.
  • Stimare il vantaggio dell’imposta sostitutiva e, in caso di rinnovo, dei benefici aggiuntivi su visto, rimborsi, accertamento e rateazione.
  • Valutare l’eventuale interesse al ravvedimento speciale 2020-2023.
  • Verificare la presenza di cause di esclusione, eventi straordinari o operazioni societarie/professionali che possono modificare gli effetti del concordato.

Per chi non applica gli ISA, in particolare per i contribuenti in regime forfettario, la scadenza del 2 novembre non apre invece una nuova adesione al CPB 2026-2027. Questo è uno dei chiarimenti più importanti da tenere distinto rispetto alle vecchie pagine e alle precedenti versioni dell’istituto.

In sintesi: il CPB 2026-2027 può essere molto conveniente per chi ha una buona capacità di previsione del reddito e, soprattutto in caso di rinnovo, può offrire vantaggi fiscali e procedurali significativi. Ma la convenienza va misurata sulla proposta individuale, non sulla regola generale.

Le fonti ufficiali sono il comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 6 ottobre 2026, la circolare n. 8/E del 6 ottobre 2026 e l’approfondimento di FiscoOggi sul Concordato preventivo biennale 2026-2027.

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