Nei primi sette mesi del 2026 l’imponibile IVA rilevato dalle fatture elettroniche tra operatori nazionali è cresciuto del 4,4% rispetto allo stesso periodo del 2025, raggiungendo 2.068,7 miliardi di euro. Il dato arriva dal report del Dipartimento delle Finanze del MEF, elaborato sui flussi informativi della banca dati della fatturazione elettronica dell’Agenzia delle Entrate.
La crescita, però, non è uniforme. Società ed enti, cioè i soggetti diversi dalle persone fisiche, registrano un aumento del 4,7%; per le persone fisiche titolari di Partita IVA l’incremento è dell’1,1%. Per autonomi e professionisti il risultato varia inoltre da settore a settore: le attività professionali, scientifiche e tecniche crescono dello 0,5% nel gruppo delle persone fisiche, mentre le costruzioni e la manifattura in questa categoria segnano una flessione.
Il report è utile per leggere la dinamica delle operazioni economiche documentate tramite fattura elettronica, ma va interpretato correttamente: l’imponibile IVA non è il reddito netto, non coincide necessariamente con il fatturato complessivo dell’attività e non misura direttamente il guadagno di un professionista. La rilevazione considera le operazioni interne tra operatori nazionali e i valori sono espressi in euro correnti.
Fatturazione elettronica 2026: i dati principali del report MEF
Il report gennaio-luglio 2026 fotografa i flussi di fatture elettroniche relativi alle operazioni tra operatori nazionali. Il valore dell’imponibile IVA rilevato è pari a 2.068,7 miliardi di euro, circa 88 miliardi in più rispetto ai primi sette mesi del 2025. La variazione tendenziale complessiva è del +4,4%, contro il +2,8% rilevato nel corrispondente periodo dell’anno precedente secondo il confronto riportato nelle analisi del documento.
| Indicatore | Gennaio-luglio 2026 | Variazione sul 2025 |
|---|---|---|
| Imponibile IVA da fatture elettroniche interne | 2.068,7 miliardi € | +4,4% |
| Soggetti diversi dalle persone fisiche | 1.936,6 miliardi € | +4,7% |
| Persone fisiche titolari di Partita IVA | 132,0 miliardi € | +1,1% |
| Quota dei soggetti diversi dalle persone fisiche sul totale | 93,6% | — |
Le società e gli altri soggetti diversi dalle persone fisiche generano dunque la parte largamente prevalente dell’imponibile registrato. La categoria delle persone fisiche comprende invece ditte individuali, lavoratori autonomi e professionisti. Il +1,1% di questo gruppo indica una crescita nominale più contenuta rispetto a quella delle società, ma non significa che ogni singola Partita IVA abbia avuto un aumento degli incassi o del reddito.
La statistica è costruita sui dati presenti nella banca dati della fatturazione elettronica messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate e aggregati dal Dipartimento delle Finanze. È un indicatore macroeconomico e settoriale, non una comunicazione di compliance rivolta ai contribuenti e non un nuovo obbligo fiscale introdotto dal report.
Perché l’imponibile delle fatture elettroniche non equivale al reddito
L’imponibile IVA è il valore sul quale si calcola l’imposta per le operazioni considerate, al netto dell’IVA stessa e secondo le regole applicabili. Il report misura gli imponibili presenti nei flussi di fatturazione elettronica inclusi nella rilevazione: non sottrae i costi sostenuti per produrre o vendere, non ricostruisce automaticamente il reddito imponibile ai fini delle imposte dirette e non indica quanto rimane disponibile al titolare dell’attività.
Per esempio, una società può emettere fatture per importi elevati ma sostenere anche costi importanti per merci, personale, logistica e servizi. Un professionista può avere un imponibile più contenuto, ma una diversa struttura dei costi. Il dato aggregato non consente di confrontare direttamente la redditività delle due attività. Allo stesso modo, il regime forfettario determina il reddito imponibile applicando il coefficiente di redditività previsto per il codice ATECO, non leggendo l’imponibile IVA aggregato del report.
Per chi applica il regime forfettario, la statistica non modifica né il limite di ricavi e compensi né le regole di calcolo dell’imposta. Per approfondire gli adempimenti pratici, consulta la guida RM alla fatturazione elettronica per i forfettari e quella sulla fatturazione elettronica tra imprese (B2B): trattano gli obblighi del singolo contribuente, un piano diverso dalla fotografia statistica nazionale.
Ditte individuali e professionisti: crescita limitata e differenze tra settori
Nel gruppo delle persone fisiche titolari di Partita IVA, l’imponibile complessivo rilevato arriva a circa 132,0 miliardi di euro, con un aumento dell’1,1% sui primi sette mesi del 2025. Le attività professionali, scientifiche e tecniche rappresentano il 27,5% dell’imponibile della categoria e registrano una crescita dello 0,5%. Il commercio pesa per il 16,8% e cresce del 2,8%; le costruzioni rappresentano il 13,7% della categoria, ma il loro imponibile si riduce dell’1,5%. Anche la manifattura delle persone fisiche scende del 3,0%.
| Settore delle persone fisiche titolari di Partita IVA | Quota della categoria | Variazione |
|---|---|---|
| Attività professionali, scientifiche e tecniche | 27,5% | +0,5% |
| Commercio | 16,8% | +2,8% |
| Costruzioni | 13,7% | -1,5% |
| Agricoltura | 10,3% | — |
| Manifattura | — | -3,0% |
| Sanità e assistenza sociale | — | +8,3% |
Questi dati evidenziano perché la media nazionale non è sufficiente a descrivere la situazione di ogni professionista. Il dato aggregato delle attività professionali cresce appena, ma comprende attività differenti per clienti, prezzi, volumi e modalità di fatturazione. Nello stesso tempo, una variazione negativa in un comparto non dimostra di per sé una contrazione del numero degli operatori o della redditività: la statistica riguarda il valore dell’imponibile rilevato, non il numero di Partite IVA attive o gli utili dichiarati.
Il report non è quindi un indicatore per stabilire se una specifica attività dovrebbe aumentare i prezzi, cambiare regime fiscale o modificare la propria offerta. Per decisioni aziendali servono anche dati propri: numero di clienti, margine, costi, incassi, fatture emesse e prospettive del mercato di riferimento.
Quali regioni crescono di più: Lombardia, Lazio e Toscana
La Lombardia è la prima regione per imponibile IVA da fatturazione elettronica, con circa 631,8 miliardi di euro, pari al 30,5% del totale nazionale, e una crescita del 3,1%. Segue il Lazio con 336,0 miliardi (16,2%) e un aumento del 6,5%. La Toscana si distingue per il maggior incremento tra le regioni, pari al 12,7%, su un imponibile di 100,0 miliardi di euro. La Valle d’Aosta è l’unica regione indicata in flessione, con -2,0%.
| Regione | Imponibile IVA gennaio-luglio 2026 | Variazione sul 2025 |
|---|---|---|
| Lombardia | 631,8 miliardi € | +3,1% |
| Lazio | 336,0 miliardi € | +6,5% |
| Veneto | 175,8 miliardi € | +3,7% |
| Emilia-Romagna | 170,6 miliardi € | +3,3% |
| Toscana | 100,0 miliardi € | +12,7% |
| Campania | 97,0 miliardi € | +7,5% |
| Sicilia | 59,3 miliardi € | +9,2% |
| Valle d’Aosta | 3,7 miliardi € | -2,0% |
La dimensione assoluta e il ritmo di crescita sono due misure diverse. La Lombardia pesa quasi un terzo del totale nazionale, ma non è la regione con l’incremento percentuale più alto. La Toscana cresce più rapidamente da una base molto inferiore; il Lazio contribuisce in modo significativo all’aumento complessivo anche grazie al suo peso economico.
Il report distingue inoltre il peso degli operatori per natura giuridica. Tra le persone fisiche con Partita IVA, la Lombardia concentra il 19,8% dell’imponibile della categoria, seguita dal Veneto con il 9,5%. Questi valori non vanno confusi con la quota regionale riferita a tutti gli operatori, perché le due classificazioni hanno denominatori differenti.
Commercio, manifattura e costruzioni: i settori che pesano di più
Il commercio all’ingrosso e al dettaglio, compresa la riparazione di autoveicoli e motocicli, genera 560,8 miliardi di euro di imponibile, pari al 27,1% del totale, e cresce del 5,7%. La manifattura segue con 475,2 miliardi, il 23,0% e una variazione del 4,2%. I due comparti, da soli, superano metà del valore registrato.
| Settore | Quota sul totale | Variazione |
|---|---|---|
| Commercio all’ingrosso e al dettaglio | 27,1% | +5,7% |
| Manifattura | 23,0% | +4,2% |
| Costruzioni | 8,3% | +7,4% |
| Energia elettrica e gas | 7,7% | +2,4% |
| Attività professionali, scientifiche e tecniche | 5,5% | +4,6% |
| Trasporto e magazzinaggio | 5,2% | +4,6% |
| Attività immobiliari | 1,7% | +25,6% |
| Attività finanziarie e assicurative | 2,1% | -11,8% |
Tra i settori di dimensione più ampia, le costruzioni crescono del 7,4%, mentre energia e gas restano sotto la media nazionale. Le attività immobiliari registrano una variazione elevata (+25,6%), ma rappresentano soltanto l’1,7% dell’imponibile complessivo: un incremento percentuale significativo su un comparto più piccolo non pesa quanto quello dei settori principali. Le attività finanziarie e assicurative sono invece in calo dell’11,8%.
Le differenze settoriali possono riflettere composizione delle operazioni, prezzi e volumi nominali; il report da solo non individua le cause economiche di ogni variazione. In particolare, la crescita dell’imponibile non dimostra automaticamente un aumento equivalente delle quantità vendute, perché i dati sono espressi in euro correnti e possono incorporare anche variazioni dei prezzi.
Come usare il report per leggere il mercato senza trarre conclusioni errate
Per una microimpresa o un professionista il confronto può essere un punto di partenza per contestualizzare il proprio andamento, non un parametro sufficiente per prendere decisioni. Prima di confrontare i risultati individuali con la media nazionale occorre verificare che coincidano periodo, settore, territorio e tipo di operatore. Un’impresa che lavora con clienti esteri, ad esempio, non può essere rappresentata interamente da una statistica che considera solo operazioni interne tra operatori nazionali.
Per capire la propria situazione, confronta i dati della tua attività con gli stessi mesi dell’anno precedente e separa valore delle fatture, incassi, costi, margine e reddito fiscale. Se sei in regime forfettario, ricorda che le imposte non si calcolano applicando al valore del report il coefficiente di redditività: il coefficiente si applica ai ricavi e compensi fiscalmente rilevanti della tua attività secondo le regole del regime. Se sei in regime ordinario, l’imponibile IVA resta comunque diverso dal reddito imponibile ai fini delle imposte dirette.
Il report non introduce nuove scadenze o obblighi di invio per il singolo operatore. È un’elaborazione statistica su dati già trasmessi al sistema della fatturazione elettronica. Per le regole concrete su emissione, trasmissione e conservazione dei documenti, fanno fede le istruzioni normative e dell’Agenzia delle Entrate, oltre alle guide operative dedicate al tipo di contribuente.
Fonte ufficiale, limiti della rilevazione e aggiornamenti
La fonte principale è il report gennaio-luglio 2026 del Dipartimento delle Finanze. I dati provengono dalla banca dati della fatturazione elettronica messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate; il perimetro considera le operazioni interne da operatori nazionali a operatori nazionali, escludendo esportazioni, importazioni e scambi con l’estero.
I valori sono espressi in euro correnti. Per questo la crescita del 4,4% deve essere letta come variazione nominale dell’imponibile registrato, non come misura depurata dall’inflazione. Il documento offre anche tavole per settore, territorio e natura giuridica, utili per confronti più dettagliati; ogni confronto deve mantenere la stessa base di riferimento.
Il Dipartimento delle Finanze pubblica periodicamente report analoghi. Quando sarà disponibile una nuova rilevazione, sarà più utile aggiornare questa pagina con un confronto omogeneo piuttosto che aprire una nuova news con gli stessi indicatori. In questo modo la notizia rimane una lettura dei dati, distinta dagli articoli RM che spiegano come emettere la fattura elettronica o quali regole si applicano al regime forfettario.
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Caterina
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