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Home > News > Calcolo congedo parentale 2026: giorni INPS, importi 80% e 30%

Calcolo congedo parentale 2026: giorni INPS, importi 80% e 30%

Aggiornato il 11 Ottobre 2026

Come si calcola il congedo parentale nel 2026? Per un lavoratore dipendente si parte dalla retribuzione media giornaliera, si applica l’indennità spettante — di regola 30%, oppure 80% per un massimo di tre mesi complessivi tra i genitori quando ricorrono le condizioni — e si moltiplica il risultato per i giorni indennizzabili. Il conteggio effettivo dipende da come il congedo viene richiesto: continuativo, frazionato a giorni oppure a ore.

Novità 2026: per i lavoratori dipendenti il congedo parentale può essere utilizzato entro i 14 anni del figlio, invece di 12. Non cambia però il numero massimo di mesi. Per gli iscritti alla Gestione Separata resta il limite dei 12 anni, mentre per i lavoratori autonomi INPS delle gestioni interessate il congedo indennizzato è generalmente di tre mesi per genitore entro il primo anno. Sono regole differenti, da non applicare indistintamente a tutte le Partite IVA. Per la novità dell’età si veda la comunicazione INPS del 9 marzo 2026.

Calcolo congedo parentale INPS: formula ed esempi di importo

Per il dipendente il punto di partenza è la retribuzione media globale giornaliera determinata secondo le regole INPS sulla base degli elementi retributivi utili del periodo di riferimento, normalmente collegato al mese precedente l’inizio del congedo. Non si prende semplicemente lo stipendio netto che arriva sul conto corrente: il riferimento è una base retributiva lorda, che può richiedere un calcolo specifico da parte dell’ufficio paghe.

La formula orientativa, per i periodi di congedo fruiti a giornata intera, è:

Indennità teorica = retribuzione media giornaliera × percentuale spettante × giorni indennizzabili.

Esempio: supponiamo una retribuzione media giornaliera utile pari a 100 euro lordi. Per un periodo di 10 giornate indennizzabili, l’importo teorico cambia così:

Percentuale spettanteIndennità per giorno10 giornate indennizzabili
30%30 €300 € lordi
80%80 €800 € lordi

La differenza tra le due ipotesi è di 500 euro lordi. L’esempio serve per comprendere il meccanismo, non sostituisce il conteggio ufficiale: può variare la base giornaliera, il numero delle giornate effettivamente indennizzate e l’eventuale integrazione prevista dal contratto collettivo o dal datore di lavoro. Inoltre 80% e 30% non significano automaticamente la stessa percentuale dello stipendio netto.

Se il congedo riguarda un mese o un periodo frazionato, prima di moltiplicare la base giornaliera bisogna sapere quali giornate vengono conteggiate. Un errore frequente è applicare la formula a tutti i giorni lavorativi del calendario senza verificare il trattamento di sabati, domeniche e festività. La scheda INPS per lavoratrici e lavoratori dipendenti spiega la determinazione dell’indennità e le diverse modalità di fruizione.

Congedo parentale all’80% o al 30% nel 2026: chi ne ha diritto

Per i lavoratori dipendenti, in presenza dei requisiti fissati dalle leggi di bilancio 2023, 2024 e 2025, fino a tre mesi complessivi tra i genitori possono essere indennizzati all’80% della retribuzione. La maggiorazione è riconosciuta nell’ambito dei mesi non trasferibili da un genitore all’altro e va fruita entro i primi sei anni di vita del figlio o entro sei anni dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento.

Non si tratta di tre mesi ulteriori di astensione: il periodo massimo di congedo rimane lo stesso; cambia il trattamento economico di alcuni mesi già disponibili. Non è nemmeno vero che ogni genitore abbia tre mesi propri all’80%: il massimo maggiorato è complessivo per la coppia, fruibile secondo le condizioni e la ripartizione previste.

L’accesso a uno, due o tre mesi all’80% dipende anche dall’anno in cui si è concluso il congedo di maternità o, in alternativa, di paternità, oppure dalle regole particolari previste per nascita o ingresso del minore in famiglia. In sintesi, il primo mese maggiorato è collegato alle condizioni decorrenti dal 2023, il secondo a quelle dal 2024 e il terzo a quelle dal 2025. Non è prudente presumere automaticamente tre mesi all’80% per qualunque figlio e qualunque congedo richiesto nel 2026. La fonte per verificare le condizioni precise è la circolare INPS n. 95/2025, riepilogata dall’Istituto.

I restanti mesi ordinariamente indennizzati sono, in generale, al 30%. La coppia ha diritto complessivamente a nove mesi indennizzati, ripartiti in tre mesi non trasferibili alla madre, tre non trasferibili al padre e tre ulteriori utilizzabili alternativamente. Per gli eventuali mesi che eccedono i nove, l’indennità del 30% è riconoscibile soltanto alle condizioni reddituali previste dalla normativa.

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La distinzione fra durata del congedo e durata dell’indennità maggiorata è essenziale: il fatto che un lavoratore dipendente possa usare il congedo fino ai 14 anni del figlio non estende i tre mesi all’80% fino ai 14 anni. Per il trattamento all’80% rimane il limite dei sei anni, quando spettante.

Su Regimeminimi.com trovi anche l’approfondimento separato sulle condizioni del congedo parentale all’80%; per i calcoli effettivi, però, verifica sempre anche le istruzioni INPS più recenti citate in questa guida.

Conteggio dei giorni di congedo parentale: sabato, domenica, ferie e ore

Il numero di giorni da indicare è una delle cause più comuni di confusione. La regola da ricordare è che le giornate non lavorative possono essere comprese nel periodo di congedo se cadono al suo interno, anche quando normalmente il dipendente non lavora nel fine settimana. Per valutare gli intervalli fra due periodi conta anche se c’è stata una effettiva ripresa dell’attività lavorativa.

Immagina un dipendente con settimana lavorativa dal lunedì al venerdì che chieda congedo parentale per due settimane consecutive, suddividendolo formalmente in una richiesta dal lunedì al venerdì e una seconda richiesta dal lunedì al venerdì seguente, senza tornare al lavoro tra le due. In questa situazione il sabato e la domenica intermedi possono essere computati, perché fra i periodi non c’è ripresa effettiva. Non basta inviare due domande distinte per escludere il fine settimana.

Se invece fra due periodi c’è effettivo rientro al lavoro, la valutazione dei giorni intermedi cambia. Inoltre il congedo parentale fruito a ore non segue in ogni punto le stesse regole del congedo a giornate intere: quando, nella stessa giornata, sono presenti sia assenza oraria sia effettivo lavoro, le giornate di riposo intermedie non sono computate automaticamente come congedo orario. Le istruzioni storiche ma ancora pertinenti sul computo sono nella circolare INPS n. 152/2015.

Da ore a giorni: come funziona il frazionamento

Per i dipendenti, il congedo può essere fruito in mesi, giornate e — quando consentito — a ore. Le regole di equivalenza tra ore e giornata dipendono prioritariamente dalla contrattazione collettiva. In assenza di una disciplina collettiva specifica, il Testo Unico prevede la possibilità di fruire di un periodo pari a metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga di riferimento.

Se l’orario medio giornaliero è di otto ore, per esempio, la metà equivale indicativamente a quattro ore di assenza. Non si deve però trasformare ogni pacchetto di quattro ore in un numero di giorni senza considerare la disciplina applicabile e il sistema di conteggio utilizzato nella domanda INPS. Prima di pianificare più periodi è utile chiedere all’ufficio paghe o al patronato di controllare le giornate già utilizzate da entrambi i genitori.

Come verificare i giorni residui

Il nuovo servizio telematico INPS “Domande di maternità e paternità” prevede la funzione “Consulta Contatori congedo parentale”, utile per verificare i periodi presenti a sistema. È consigliabile confrontare il conteggio INPS con buste paga e richieste già presentate, soprattutto se uno dei genitori ha cambiato datore o gestione previdenziale.

Quanti mesi spettano a dipendenti, Gestione Separata e lavoratori autonomi

Un errore diffuso consiste nell’applicare agli autonomi le regole del lavoratore dipendente. In realtà importo dell’indennità, età del figlio e durata variano in base alla posizione previdenziale, non semplicemente alla presenza o meno della Partita IVA.

CategoriaDurata ed età di fruizione nel 2026Come si calcola l’indennità
DipendentiMassimo 10 mesi di coppia, elevabili a 11; fruizione fino ai 14 anniIn generale 30% della retribuzione media giornaliera, fino a 3 mesi di coppia all’80% alle condizioni previste
Gestione Separata INPSFino a 9 mesi complessivi indennizzabili tra genitori; entro 12 anni30% del reddito medio giornaliero di riferimento, con requisiti contributivi specifici
Autonomi INPS (gestioni interessate)Fino a 3 mesi per genitore, entro il primo anno di vita o ingresso in famiglia30% della retribuzione convenzionale giornaliera stabilita per la categoria

Dipendenti. Alla madre spettano al massimo sei mesi e al padre fino a sei, elevabili a sette se utilizza almeno tre mesi. Complessivamente i due genitori possono usufruire di dieci mesi, elevabili a undici in presenza dei requisiti relativi al padre. Al genitore solo il limite è di undici mesi. La regola dei nove mesi indennizzati e le condizioni per gli eventuali ulteriori periodi restano da verificare separatamente. L’INPS precisa anche che per l’adozione o l’affidamento il limite dei quattordici anni decorre dall’ingresso in famiglia, ma non oltre la maggiore età del minore.

Gestione Separata. Per i soggetti aventi diritto l’indennità è pari al 30% del reddito giornaliero calcolato sui redditi e periodi contributivi di riferimento secondo le regole INPS. Il meccanismo non coincide con l’applicazione del 30% al fatturato del professionista: occorre una base previdenziale corretta. Tra i requisiti figurano l’assenza di iscrizione ad altre forme previdenziali obbligatorie, il versamento della contribuzione maggiorata e, normalmente, almeno un mese di contribuzione effettiva con l’aliquota prevista nel periodo di riferimento. Il congedo può essere frazionato a giorni, non a ore. Sono condizioni descritte nella scheda INPS Gestione Separata.

Lavoratori autonomi. Per gli iscritti alle gestioni INPS cui si applica questa tutela è richiesto l’effettivo periodo di astensione dall’attività, e la base di calcolo è una retribuzione convenzionale giornaliera, non lo stipendio netto e nemmeno gli incassi dell’attività. Il valore convenzionale varia in base alla categoria e alle tabelle annuali INPS. Il diritto previsto anche per i padri autonomi decorre dal 13 agosto 2022. I dettagli sono riportati nella scheda INPS lavoratori autonomi.

Se invece stai verificando una tutela di maternità o paternità per chi lavora come professionista in Gestione Separata, trovi su RM la guida specifica alla maternità in Gestione Separata INPS 2026. Maternità obbligatoria e congedo parentale facoltativo sono prestazioni diverse e non vanno conteggiate come se fossero lo stesso periodo.

Domanda INPS 2026: quando presentarla e dove controllare le fonti

La domanda di congedo parentale deve essere presentata prima dell’inizio dell’astensione. Secondo l’INPS, se arriva dopo l’inizio del periodo, in via generale sono indennizzabili soltanto i giorni successivi alla presentazione. Prima di assentarsi, quindi, occorre coordinare richiesta al datore di lavoro e domanda telematica INPS, rispettando i termini di preavviso applicabili al rapporto e al contratto collettivo.

Per i dipendenti il preavviso ordinario al datore è di almeno cinque giorni, salvo condizioni diverse del CCNL; per il congedo a ore, in generale, è di due giorni. L’indennità viene nella maggioranza dei casi anticipata dal datore di lavoro, mentre per altre categorie o situazioni è prevista l’erogazione diretta INPS. Queste regole non sostituiscono le eventuali procedure interne del datore o gli adempimenti documentali richiesti.

Accedi al servizio “Domande di maternità e paternità” dal portale INPS con SPID, CIE o CNS, oppure utilizza un patronato. Prima dell’invio verifica: dati del figlio, intervallo richiesto, giorni o ore, indennità spettante, domande già trasmesse e residuo di coppia. Se hai dubbi sui calcoli, confronta la procedura con chi gestisce le buste paga o con un patronato prima di inoltrare più richieste.

In sintesi: il calcolo corretto parte da tre verifiche separate: quale categoria di lavoratore richiede il congedo, quale percentuale è applicabile al periodo e quanti giorni devono essere effettivamente conteggiati. Un periodo al 30% e uno all’80%, anche di uguale durata, possono produrre indennità molto diverse; e due richieste da lunedì a venerdì non escludono automaticamente i fine settimana intermedi. Questa pagina è una guida di calcolo, non un calcolatore ufficiale INPS.

Fonti: INPS, novità legge di bilancio 2026 sulla genitorialità; INPS, aumento indennità e tre mesi all’80%; Ministero del Lavoro, congedo parentale e preavviso. Per gli importi 2026 applicabili alle diverse categorie: INPS, circolare n. 47/2026 sui valori di riferimento.

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