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Campagne pubblicitarie e regime dei minimi

Aggiornato il 19 Agosto 2026

Home > Guide Fiscali > Campagne pubblicitarie e regime dei minimi

Argomenti del post

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  • La gestione di campagne pubblicitarie e il regime dei minimi
  • Il fisco dei blogger
  • Facciamo il punto
  • Facciamo un esempio
  • Quando aprire la partita Iva?
  • Il blogger adotta il regime forfettario
  • Chiedi informazioni o una consulenza Gratuita

La gestione di campagne pubblicitarie e il regime dei minimi

In questi anni sono molti i blog in rete che, grazie a campagne di affiliazione, permettono di far guadagnare i loro proprietari.
Molti dei blog più famosi sono partiti per gioco o per mero spirito di condivisione e, nel tempo, si sono trasformati in vere e proprie aziende.
In questo modo sono nati casi di successo quali Giallo Zafferano, Mypersonal Trainer o The Blonde Salad.
In questi ultimi anni le fonti di traffico che consentono un ritorno economico agli sforzi dei blogger sono due:

  1. Google;
  2. i post sui social network.

Il primo operatore di compagne di affiliazione è Google AdSense ma ce ne sono altri altrettanto interessanti, come Zanox, Tradedoubler, JuiceAdv, ClickAdv.
Il meccanismo più semplice è il pay-per-click, che registra quanti lettori del blog cliccano sull’inserzione e paga al raggiungimento di una certa soglia.

Il fisco dei blogger

Vediamo adesso quando il blog non è un gioco, ma si trasforma di un’attività imprenditoriale.
In particolar modo soffermiamoci sugli aspetti fiscali e vediamo se tale attività possa essere svolta da una partita Iva in regime dei minimi od in regime forfettario.
Innanzitutto, non esiste una legislazione specifica per gli aspetti fiscali legati al mondo dei blog e delle campagne di affiliazione.
Ovviamente però, si applicano i principi generali della fiscalità.
Il primo principio applicato è che ogni tipo di reddito deve essere dichiarato.

Facciamo il punto

Inizialmente, il blogger può evitare di aprire una partita Iva e dichiarare tali redditi come redditi diversi ai sensi dell’art. 67 del Tuir.
Può far questo fino a quando i redditi che provengono da campagne di affiliazione sono esigui.

L’articolo in questione, precisa che si tratta di redditi diversi, se gli stessi non costituiscono redditi di capitale.
Questo significa che non devono essere stati conseguiti:

  • nell’esercizio di arti e professioni;
  • nell’esercizio di imprese commerciali;
  • nell’esercizio di Snc o Sas;
  • in relazione alla qualità di lavoratore dipendente, redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente o dalla assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere.

In sostanza i redditi che provengono da campagne di affiliazione devono essere travasati nella dichiarazione dei redditi annuale.

Facciamo un esempio

Un dipendente a tempo indeterminato ha un reddito lordo pari ad 30.000,00 €.
Durante il periodo d’imposta apre un blog e con un programma di affiliazione Adsense guadagna 2.000,00 €.
Al momento della dichiarazione dei redditi dovrà dichiarare un reddito complessivo di 32.000,00 €.
Tale reddito proviene dalla somma algebrica di 30.000,00 € quale reddito da lavoro dipendente ed 2.000,00 € quale redditi diversi.
Le imposte saranno pagate sul reddito complessivo di 32.000,00 €.
Nello specifico le attività di blogger saranno dunque assoggettate a tassazione con l’aliquota margine Irpef del 38%.
Quando l’attività di blogger comincia ad avere un peso economico maggiore dell’esempio sopra fatto, occorre che il blogger apra la partita Iva.

Quando aprire la partita Iva?

Leggendo vari blog specialistici in rete, è facile imbattersi nella considerazione che aprire una partita Iva apposita è obbligatorio solo se si superano i 5.000,00 € l’anno di incassi.
Il consiglio può essere corretto ed ha fondamento logico in quanto i 5.000,00 € sono i ricavi che storicamente rappresentavano la soglia per essere considerati produttori di reddito occasionale.
In particolare la fatidica soglia di 5.000,00 € era contenuta nella legge delega n. 30/2003 ( cosiddetta Legge Biagi) che introduceva il concetto di lavoro occasionale.
Inoltre, stabiliva i limiti affinché l’attività fosse qualificabile come occasionale.
I limiti erano:

  1. la durata inferiore a 30 giorni;
  2. l’importo annuo massimo di 5.000,00 €.

Però attenzione: non esiste una norma specifica che regolamenta quando scatta l’obbligo di aprire la partita Iva per il blogger.
Possiamo affermare, in termini più generali, che non esiste un preciso limite oltre il quale si è obbligati a farlo.
La norma fiscale individua che un soggetto ha l’obbligo di aprire la partita Iva, quando intende svolgere un’attività lavorativa (cessione di beni o prestazione di servizi) in maniera professionale e autonoma.
Un’attività si definisce professionale se è svolta in maniera abituale e quindi non occasionale, anche se non in modo esclusivo (lo stesso soggetto può svolgere diverse attività).
Quando un’attività non è abituale, si definisce di tipo occasionale.
Ai sensi dell’art. 5 del DPR 633/72 l’obbligo di apertura della partita Iva dipende dal carattere di abitualità o di occasionalità con cui viene svolta l’attività.

Il blogger adotta il regime forfettario

Precisati i termini entro cui un blogger deve prendere la partita Iva, veniamo a chiarire se lo stesso può adottare il regime forfettario.
La risposta è sicuramente positiva.
La Legge n. 208 del 28.12.2015 ha apportato importanti modifiche al regime forfetario già disciplinato con Legge Finanziaria 2015.
Il blogger che apre la partita Iva e che possiede i requisiti richiesti dal regime forfettario, può applicare quest’ultimo per la propria attività.


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