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Partita IVA farmacista: ATECO, ENPAF, forfettario e costi

Aggiornato il 21 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Partita IVA farmacista: ATECO, ENPAF, forfettario e costi

Aprire la Partita IVA come farmacista significa distinguere subito la libera professione dalla gestione di una farmacia o parafarmacia. Il farmacista freelance può collaborare con farmacie, aziende, enti e altri committenti, ma deve scegliere l’ATECO in base alla prestazione reale, coordinare Albo ed ENPAF e impostare correttamente regime fiscale e fatturazione.

Il punto più delicato è che non esiste un unico codice ATECO denominato “farmacista libero professionista”. Con ATECO 2025, nella prassi professionale vengono utilizzati soprattutto codici generici come 74.99.99 e 86.99.09, mentre la farmacia come attività commerciale segue codici e adempimenti completamente diversi. Anche la previdenza è particolare: il riferimento del farmacista è ENPAF, non la Gestione Separata INPS.

Quando serve la Partita IVA al farmacista

La Partita IVA serve quando il farmacista svolge attività autonoma in modo professionale e abituale. È il caso, per esempio, di chi collabora come libero professionista con una o più farmacie, svolge consulenze o servizi tecnico-scientifici, lavora per aziende del settore o presta attività professionali autonome compatibili con il proprio titolo.

Non bisogna usare la soglia dei 5.000 euro come criterio automatico per decidere se aprire o meno la Partita IVA. Per una professione ordinistica conta soprattutto la natura concreta e continuativa dell’attività. L’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Bologna, richiamando la disciplina professionale ed ENPAF, evidenzia che l’attività libero-professionale del farmacista richiede l’apertura della posizione IVA.

Farmacista freelance, farmacia e parafarmacia non sono la stessa attività

Uno degli errori più frequenti è confondere il farmacista che fattura una prestazione professionale con l’impresa che gestisce una farmacia o una parafarmacia. Sono situazioni fiscali e organizzative diverse.

  • Farmacista libero professionista: vende una prestazione professionale e sceglie l’ATECO in funzione del servizio svolto.
  • Farmacia: svolge attività d’impresa e commercio al dettaglio di medicinali, con autorizzazioni e codici propri della distribuzione farmaceutica.
  • Parafarmacia: è un’attività commerciale distinta, con requisiti e classificazione propri.

Per questo non è corretto attribuire automaticamente al farmacista freelance il codice del commercio al dettaglio dei medicinali solo perché lavora dentro una farmacia.

Quale codice ATECO usare nel 2026

ATECO 2025 non prevede un codice esclusivo chiamato “farmacista libero professionista”. La scelta deve descrivere il servizio effettivamente svolto. Nella prassi professionale collegata a ENPAF ricorrono soprattutto:

  • 74.99.99 – Tutte le altre attività varie professionali, scientifiche e tecniche n.c.a.;
  • 86.99.09 – Altre attività varie per la salute umana n.c.a.

Il primo può essere coerente con attività professionali, consulenziali o tecnico-scientifiche non classificate altrove; il secondo può essere più pertinente quando la prestazione è riconducibile ai servizi per la salute umana. Non esiste però una regola per cui uno dei due codici sia sempre corretto: bisogna partire da ciò che viene realmente fatturato.

Prima dell’apertura conviene verificare le note ufficiali ATECO 2025 di ISTAT e descrivere con precisione attività, clienti e tipo di prestazione.

Albo dei farmacisti ed ENPAF

L’iscrizione all’Albo dei Farmacisti comporta il rapporto previdenziale con ENPAF. Questo è un elemento centrale perché il farmacista non va trattato come un normale professionista senza Cassa.

Per il farmacista che svolge libera professione senza altra copertura previdenziale obbligatoria, la contribuzione ENPAF è normalmente a quota intera. Le riduzioni e il contributo di solidarietà riguardano invece situazioni specifiche, come lavoro dipendente con altra previdenza, disoccupazione o altri casi previsti dal regolamento.

Quanto si paga di ENPAF nel 2026

Per il 2026 la contribuzione ENPAF intera è composta da 5.388 euro di previdenza, 31 euro di assistenza e 11 euro di maternità, per un totale di 5.430 euro. Sono previste anche quote ridotte e contributi di solidarietà quando ricorrono i requisiti.

La tabella ENPAF 2026 pubblicata dall’Ordine dei Farmacisti di Torino indica, tra le altre, riduzioni al 33,33%, 50% e 85%. Le riduzioni non vanno però applicate automaticamente: la posizione deve essere verificata sulla situazione lavorativa concreta.

Su Regimeminimi trovi anche il calendario aggiornato delle scadenze ENPAF, utile per pianificare i versamenti durante l’anno.

Regime forfettario per farmacista

Il farmacista può utilizzare il regime forfettario se rispetta tutti i requisiti previsti dalla normativa. Per i codici professionali normalmente utilizzati in questo ambito il coefficiente di redditività è in genere del 78%.

Questo significa che, nel forfettario, il reddito fiscale di partenza non coincide con l’intero fatturato: si applica il coefficiente e dal reddito così determinato si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati prima di calcolare l’imposta sostitutiva.

Per capire il meccanismo puoi consultare anche la guida al coefficiente di redditività del 78%.

Esempio di tasse per un farmacista forfettario

Supponiamo, a titolo puramente esemplificativo, 40.000 euro di compensi incassati e coefficiente del 78%. Il reddito forfettario iniziale è 31.200 euro. Da questo importo vanno sottratti i contributi previdenziali obbligatori deducibili effettivamente versati, quindi si applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% quando ricorrono tutti i requisiti per l’aliquota iniziale agevolata.

L’esempio dimostra perché il costo ENPAF va inserito fin dall’inizio nel budget annuale. Un farmacista con Partita IVA non dovrebbe limitarsi a mettere da parte una percentuale generica del fatturato, perché previdenza e imposta seguono logiche diverse.

Farmacista dipendente e Partita IVA

Un farmacista già dipendente può avere una posizione diversa rispetto al libero professionista puro. La presenza di altra previdenza obbligatoria può incidere sulla contribuzione ENPAF e sulle eventuali riduzioni, mentre sul piano fiscale bisogna verificare anche i requisiti del regime forfettario e il rapporto tra lavoro dipendente e attività autonoma.

Prima di aprire la Partita IVA conviene quindi raccogliere contratto di lavoro, posizione previdenziale, reddito da lavoro dipendente e tipo di attività autonoma prevista. La verifica fiscale e quella ENPAF sono collegate ma non sono la stessa cosa.

Si può lavorare con una sola farmacia?

Il numero dei committenti non è l’unico elemento che determina se un rapporto è realmente autonomo. Un farmacista può anche concentrare una parte importante dei compensi su una sola farmacia, ma il rapporto concreto deve conservare le caratteristiche del lavoro professionale autonomo.

Orari imposti, potere direttivo, inserimento stabile nell’organizzazione e assenza di autonomia operativa sono elementi da valutare con attenzione. La Partita IVA non dovrebbe essere usata semplicemente per trasformare formalmente un rapporto che, nei fatti, funziona come lavoro subordinato.

Come fattura il farmacista libero professionista

Il farmacista con Partita IVA deve impostare la fatturazione in base al regime fiscale e alla natura della prestazione. Nel forfettario, sulle operazioni che rientrano nel regime non viene normalmente addebitata l’IVA e la fattura elettronica va emessa attraverso il Sistema di Interscambio secondo le regole generali.

Non tutte le prestazioni rese da un farmacista sono automaticamente “prestazioni sanitarie esenti IVA”: la qualificazione dipende dal contenuto reale del servizio. Per consulenze, supporto tecnico-scientifico, incarichi aziendali o altre attività è quindi necessario verificare il trattamento corretto prima di configurare il modello di fattura.

Per la parte operativa può essere utile la guida ai software di fatturazione elettronica per forfettari.

Quanto costa aprire e mantenere la Partita IVA da farmacista

L’apertura della Partita IVA come libero professionista può essere fiscalmente semplice, ma il costo reale dell’attività non coincide con il solo costo della pratica iniziale. Nel budget vanno considerati almeno:

  • contributi ENPAF;
  • quota annuale dell’Ordine;
  • commercialista o servizio fiscale;
  • PEC e strumenti amministrativi quando necessari;
  • software di fatturazione e conservazione;
  • assicurazione professionale se richiesta o opportuna;
  • formazione e aggiornamento;
  • eventuali spese di trasferta, strumenti o servizi professionali.

Come aprire la Partita IVA da farmacista: checklist

  • definire con precisione il servizio professionale che verrà svolto;
  • verificare l’iscrizione all’Albo e la propria posizione ENPAF;
  • scegliere l’ATECO in base all’attività reale;
  • distinguere libera professione da farmacia o parafarmacia;
  • verificare requisiti e convenienza del forfettario;
  • aprire la Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate;
  • impostare correttamente fatturazione elettronica e bollo;
  • organizzare accantonamenti per imposte ed ENPAF;
  • verificare eventuale lavoro dipendente e possibili riduzioni previdenziali;
  • controllare periodicamente scadenze fiscali e previdenziali.

Errori da evitare

  • usare automaticamente il codice ATECO della farmacia commerciale;
  • scegliere l’ATECO senza descrivere la prestazione effettiva;
  • iscriversi alla Gestione Separata INPS come se non esistesse ENPAF;
  • presumere di avere diritto a una riduzione ENPAF senza verificarne i requisiti;
  • confondere il limite dei 5.000 euro con l’obbligo di Partita IVA;
  • considerare ogni prestazione del farmacista automaticamente esente IVA;
  • non pianificare in anticipo il costo fisso ENPAF;
  • non distinguere attività autonoma reale da un rapporto sostanzialmente subordinato.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO del farmacista con Partita IVA?

Non esiste un codice esclusivo per il farmacista freelance. Tra i codici utilizzati nella prassi ATECO 2025 ricorrono 74.99.99 e 86.99.09, da scegliere in base all’attività realmente svolta.

Il farmacista con Partita IVA paga INPS?

Per l’attività professionale del farmacista il riferimento previdenziale è ENPAF. La situazione va verificata soprattutto quando coesistono lavoro dipendente o altre coperture previdenziali.

Quanto paga di ENPAF un farmacista libero professionista nel 2026?

La quota intera 2026 è pari complessivamente a 5.430 euro. Riduzioni e contributi di solidarietà dipendono dalle condizioni previste dal regolamento ENPAF.

Il farmacista può usare il regime forfettario?

Sì, se rispetta tutti i requisiti previsti dalla normativa. Per i codici professionali normalmente utilizzati il coefficiente di redditività è generalmente del 78%.

Farmacista freelance e titolare di farmacia sono la stessa cosa?

No. Il farmacista freelance fattura una prestazione professionale; la farmacia è invece un’attività d’impresa di commercio e dispensazione dei medicinali, con classificazione e adempimenti propri.

In sintesi

La Partita IVA del farmacista va impostata partendo dall’attività concreta: libera professione, consulenza, servizi sanitari o tecnico-scientifici non sono la stessa cosa della gestione di una farmacia. ATECO, forfettario ed ENPAF devono quindi essere coordinati fin dall’apertura.

Per il farmacista freelance puro il costo previdenziale ENPAF è un elemento centrale del budget; per chi è anche dipendente o ha altra copertura previdenziale bisogna invece verificare le possibili riduzioni e la compatibilità con il regime fiscale scelto.

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