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Pensione a 64 anni per tutti: chi potrebbe rientrare e chi resterebbe fuori

Aggiornato il 17 Settembre 2026

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Pensione a 64 anni per tutti: al 17 settembre 2026 questa formula non descrive una misura già approvata. Oggi l’uscita a 64 anni esiste già soltanto per chi rientra nella pensione anticipata contributiva e rispetta requisiti precisi; la proposta in discussione punta invece ad allargare il canale anche a una parte dei lavoratori con contributi precedenti al 1996.

La distinzione è fondamentale: chi ha iniziato a versare dal 1° gennaio 1996 può già utilizzare, se ne ricorrono le condizioni, il canale contributivo previsto dall’INPS. Chi ha contribuzione anteriore al 1996 appartiene normalmente al sistema misto e oggi non può ottenere automaticamente la stessa pensione solo perché ha raggiunto i 64 anni. È proprio questa seconda platea che la proposta vorrebbe coinvolgere, con ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Per il quadro generale puoi leggere anche cosa prevede oggi la proposta sulla pensione a 64 anni.

Chi può già andare in pensione a 64 anni oggi?

La pensione anticipata contributiva esiste già. Nel 2026, secondo l’INPS, il requisito anagrafico è di 64 anni, con almeno 20 anni di contribuzione effettiva e una prima rata di pensione non inferiore, in via ordinaria, a tre volte l’assegno sociale. Per le donne con un figlio la soglia è ridotta a 2,8 volte l’assegno sociale, mentre con due o più figli scende a 2,6 volte.

Questo canale riguarda, in linea generale, i lavoratori il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996. Non basta quindi aver compiuto 64 anni: contano anche la data di inizio della carriera previdenziale, gli anni effettivi di contribuzione e l’importo della pensione maturata.

Cosa cambia già dal 2027 con le regole vigenti?

Anche senza una nuova riforma, dal 2027 i requisiti del canale contributivo aumentano. L’INPS indica 64 anni e 1 mese di età e almeno 20 anni e 1 mese di contribuzione effettiva. Nel 2028 si passa a 64 anni e 3 mesi e 20 anni e 3 mesi di contribuzione effettiva.

Quando si parla di “pensione a 64 anni nel 2027” bisogna quindi tenere distinti due fenomeni: da una parte l’adeguamento già previsto dalla normativa vigente, dall’altra la proposta politica di estendere l’accesso anche a lavoratori oggi esclusi dal canale contributivo puro.

Chi sarebbe la nuova platea della proposta?

Le dichiarazioni pubbliche delle ultime settimane indicano come principale nuova platea i lavoratori con contribuzione anteriore al 1996, cioè soggetti che oggi rientrano normalmente nel sistema misto. Il 9 settembre il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha parlato esplicitamente della possibilità di consentire la scelta a chi è “ante ’96”; il 17 settembre ha ribadito che il Governo sta lavorando a un’uscita a 64 anni con calcolo interamente contributivo.

Se la misura venisse approvata con questa impostazione, il cambiamento principale sarebbe quindi l’apertura di un canale che oggi non è disponibile, alle stesse condizioni, per chi possiede contributi precedenti al 1996. Ma “per tutti” resta una formula giornalistica: non è stato pubblicato un testo che garantisca l’accesso indistinto a chiunque abbia 64 anni.

I lavoratori ante 1996 entrerebbero automaticamente?

No. Anche nell’ipotesi oggi discussa, l’età sarebbe soltanto uno dei requisiti. Restano da definire in modo normativo l’anzianità contributiva minima, l’eventuale soglia economica, la decorrenza, le categorie interessate e le modalità di ricalcolo.

Nelle ipotesi circolate all’inizio di settembre è comparso anche un possibile requisito di almeno 25 anni di contributi. Questo dato è stato riportato nelle simulazioni e negli articoli sulla prima versione della proposta, ma nelle dichiarazioni del 17 settembre non è stato confermato come requisito definitivo. Per questo non va presentato oggi come una condizione già stabilita.

Cosa significa accettare il ricalcolo contributivo?

Per i lavoratori del sistema misto, la possibilità di uscire prima sarebbe collegata al ricalcolo dell’intero assegno con il metodo contributivo. In pratica, la scelta del pensionamento anticipato potrebbe comportare una pensione diversa da quella ottenibile mantenendo il calcolo misto e aspettando il pensionamento con le regole ordinarie.

La riduzione non è uguale per tutti. Dipende da anni lavorati prima del 1996, retribuzioni, contributi, età e andamento della carriera. Le simulazioni diffuse finora mostrano differenze rilevanti in alcuni profili, ma non esiste una percentuale unica fissata per legge. Abbiamo approfondito questo aspetto nell’articolo su quanto si può perdere con il ricalcolo contributivo a 64 anni.

La soglia minima potrebbe escludere molti lavoratori?

È uno dei punti centrali. Oggi il canale contributivo richiede, in via ordinaria, che la prima rata di pensione raggiunga almeno tre volte l’assegno sociale. Il ricalcolo contributivo può abbassare l’assegno e quindi rendere più difficile superare questa soglia.

Proprio su questo aspetto è intervenuta la dichiarazione del 17 settembre: Durigon ha spiegato che si sta lavorando a una riduzione della soglia per alcune categorie e che, per situazioni specifiche come quella di persone senza lavoro, potrebbe essere valutato anche l’azzeramento. Si tratta però ancora di una proposta: non esiste oggi un elenco normativo delle categorie beneficiarie.

Chi potrebbe restare fuori anche se la proposta diventasse legge?

Finché non viene pubblicato il testo non è possibile costruire un elenco definitivo. In base alla struttura oggi discussa, potrebbero comunque restare esclusi i lavoratori che non raggiungono l’età richiesta, chi non possiede l’anzianità contributiva minima che verrà fissata, chi non rientra nelle categorie eventualmente ammesse e chi non soddisfa l’eventuale requisito economico della pensione.

Per i lavoratori del sistema misto, inoltre, la proposta ruota attorno a una scelta: anticipare l’uscita accettando il metodo contributivo. Chi non aderisse a questo meccanismo continuerebbe a fare riferimento agli altri canali pensionistici disponibili secondo la normativa applicabile alla propria posizione.

I disoccupati avrebbero regole diverse?

È una delle ipotesi più recenti. Nelle dichiarazioni all’ANSA del 17 settembre è stato fatto esplicitamente l’esempio di chi non ha lavoro come possibile categoria per la quale ridurre o addirittura azzerare la soglia minima di importo. Questo non significa che esista già un nuovo diritto per i disoccupati: significa soltanto che il tema è tra quelli in esame nella costruzione della norma.

Per capire se e come una futura misura si coordinerebbe con NASpI, APE Sociale o altri strumenti sarà necessario attendere il testo effettivo. Le diverse prestazioni hanno infatti requisiti e finalità autonome.

Autonomi e Partite IVA potrebbero rientrare?

La disciplina vigente della pensione anticipata prevede che la cessazione del rapporto di lavoro dipendente sia necessaria, mentre non è richiesta la cessazione dell’attività autonoma. Per la futura estensione ai lavoratori ante 1996 non risultano però ancora regole speciali definitive per artigiani, commercianti, professionisti o iscritti alla Gestione Separata.

Chi ha una carriera mista tra lavoro dipendente e attività autonoma dovrà verificare la gestione in cui sono accreditati i contributi e il metodo di calcolo applicabile. Per i requisiti generali puoi consultare la guida sulla pensione del lavoratore autonomo.

Quante persone potrebbero utilizzare la nuova uscita?

Le cifre diffuse sono stime legate alla proposta. Il 17 settembre Durigon ha indicato circa 80.000 uscite nel primo anno e circa 180.000 nel triennio, con un costo stimato intorno a 1,6 miliardi di euro l’anno e circa 5 miliardi complessivi in tre anni. Questi numeri non rappresentano una platea già riconosciuta per legge e potranno cambiare se cambieranno requisiti o soglie.

Perché “64 anni per tutti” non significa pensione automatica a 64 anni

La formula sintetizza l’obiettivo politico di ampliare l’accesso, ma rischia di creare un equivoco. Anche nella versione più ampia descritta finora, resterebbero necessari requisiti contributivi e un meccanismo di calcolo specifico. Inoltre, dal 2027 il requisito anagrafico del canale vigente è già destinato a salire a 64 anni e 1 mese.

Per questo, finché non esiste una norma approvata, la domanda corretta non è soltanto “ho 64 anni?”, ma “a quale sistema appartengo, quanti contributi ho, quale assegno maturerei e quali requisiti conterrà il testo definitivo?”.

Cosa controllare per capire se potresti rientrare

  1. Verifica la data del primo accredito contributivo.
  2. Controlla quanti anni di contribuzione effettiva risultano nell’estratto conto INPS.
  3. Individua eventuali contributi precedenti al 1996.
  4. Verifica se la tua pensione sarebbe calcolata con sistema contributivo o misto.
  5. Stima l’importo dell’assegno e l’effetto di un eventuale ricalcolo.
  6. Attendi il testo normativo prima di considerare definitivi soglia, platea e anzianità minima.

Domande frequenti sulla pensione a 64 anni per tutti

La pensione a 64 anni per tutti è già legge?

No. È una proposta in discussione. Oggi resta applicabile la disciplina INPS vigente.

Chi ha contributi prima del 1996 potrebbe rientrare?

È proprio la principale platea indicata nelle dichiarazioni pubbliche sulla proposta, ma requisiti e condizioni definitive devono ancora essere approvati.

Serviranno 25 anni di contributi?

La soglia di 25 anni è comparsa nelle ipotesi circolate all’inizio di settembre, ma non risulta ancora fissata da una norma e non è stata confermata come requisito definitivo nelle dichiarazioni del 17 settembre.

Chi è già nel contributivo puro deve aspettare la riforma?

No, se possiede già tutti i requisiti previsti dalla pensione anticipata contributiva vigente può utilizzare il canale attuale senza attendere la nuova proposta.

Fonti e aggiornamento

Per i requisiti oggi vigenti: INPS – Pensione anticipata. Per l’adeguamento dei requisiti 2027-2028: INPS – requisiti aggiornati per il 2027 e 2028. Per la proposta più recente: ANSA – dichiarazioni del 17 settembre 2026.

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