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Quanto spetta di NASpI anticipata: calcolo ed esempi 2026

Aggiornato il 10 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Quanto spetta di NASpI anticipata: calcolo ed esempi 2026

Quanto spetta di NASpI anticipata dipende dalla NASpI residua che il lavoratore avrebbe ancora diritto a ricevere. Non esiste un importo fisso uguale per tutti e, dal 2026, la somma riconosciuta non viene più versata tutta insieme: l’INPS eroga il 70% in fase di liquidazione della domanda e il restante 30% successivamente, dopo le verifiche previste.

Per capire l’importo bisogna quindi separare tre passaggi: calcolo della NASpI mensile, determinazione delle mensilità residue e divisione dell’anticipazione complessiva nelle due rate 70/30. Questa guida si concentra proprio sul calcolo; requisiti e procedura completa sono invece spiegati nella guida alla NASpI anticipata 2026.

Da quale importo parte il calcolo

L’anticipazione riguarda l’importo complessivo della NASpI che resta da percepire. Se una parte dell’indennità è già stata pagata mensilmente, quella parte non può essere anticipata una seconda volta. L’INPS considera quindi la prestazione residua alla data utile per la liquidazione.

Questo significa che due persone con la stessa retribuzione precedente possono ricevere anticipazioni diverse se hanno una durata NASpI differente o se una delle due ha già incassato più mensilità prima di chiedere l’anticipo.

Parametri NASpI 2026

Per il 2026 l’INPS ha fissato a 1.456,72 euro la retribuzione mensile di riferimento utilizzata nel calcolo della NASpI. L’importo massimo mensile della prestazione è pari a 1.584,70 euro. I valori sono indicati nella circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026.

Il massimale non è l’importo che spetta automaticamente a tutti: rappresenta il tetto massimo mensile. La NASpI effettiva viene calcolata sulla retribuzione media imponibile secondo le regole dell’articolo 4 del d.lgs. 22/2015 e può inoltre ridursi nel tempo secondo il meccanismo previsto dalla normativa.

Come si determina la durata residua

La durata complessiva della NASpI è collegata alle settimane di contribuzione utili maturate nel periodo previsto dalla legge. Per l’anticipazione, però, interessa soprattutto quanta prestazione resta ancora da erogare. Se la durata teorica era di 18 mesi e tre mensilità sono già state percepite, il residuo non equivale alle 18 mensilità iniziali.

La stima personale deve quindi partire dal provvedimento NASpI e dai pagamenti già effettuati. Fare un calcolo basato soltanto sullo stipendio precedente rischia di sovrastimare molto l’anticipo.

Dal 2026 il totale viene diviso 70% + 30%

Per le domande di anticipazione presentate dal 1° gennaio 2026, la Legge di Bilancio 2026 ha eliminato il pagamento integralmente in unica soluzione. Il messaggio INPS n. 1215/2026 chiarisce che la prima rata è il 70% dell’intero importo dovuto e la seconda il residuo 30%.

La divisione 70/30 avviene quindi dopo aver determinato l’importo complessivo dell’anticipazione. Non significa che si perde il 30%: quella quota resta potenzialmente dovuta, ma viene pagata in un secondo momento se le condizioni previste risultano rispettate.

Esempio: anticipo complessivo di 10.000 euro

Se l’INPS determina un importo complessivo anticipabile di 10.000 euro, la prima rata lorda è pari a 7.000 euro. La seconda rata lorda è pari a 3.000 euro. Sulle somme vengono applicate le trattenute fiscali previste, quindi gli accrediti netti possono essere inferiori ai valori lordi.

Esempio: anticipo complessivo di 18.000 euro

Con un residuo complessivo riconosciuto di 18.000 euro, il 70% corrisponde a 12.600 euro e il 30% a 5.400 euro. Anche in questo caso non bisogna confondere il totale teorico con il netto che arriva sul conto dopo le ritenute IRPEF.

Esempio: hai già ricevuto alcune mensilità

Supponiamo che la NASpI complessivamente spettante sia stata inizialmente stimata in 16.000 euro e che, prima dell’avvio dell’attività, siano già stati corrisposti 4.000 euro. In una simulazione semplificata il punto di partenza dell’anticipazione non sarebbe 16.000 euro ma il residuo di 12.000 euro, da verificare poi con il calcolo reale INPS. Sul totale anticipabile determinato dall’Istituto si applicherebbe la ripartizione 70/30.

La NASpI si riduce nel tempo: perché conta

L’indennità NASpI è soggetta al meccanismo di riduzione previsto dalla legge dopo un certo periodo di fruizione. Per questo moltiplicare semplicemente l’ultima mensilità per tutti i mesi teoricamente mancanti è solo una stima grezza e può non coincidere con il calcolo effettuato dall’INPS.

Il provvedimento e il prospetto della prestazione sono quindi più affidabili di una moltiplicazione manuale. La stima serve per pianificare la liquidità, non sostituisce il conteggio ufficiale.

Come incide il decalage sulla stima

La NASpI non mantiene necessariamente lo stesso importo per tutta la sua durata. La riduzione progressiva, comunemente chiamata decalage, fa sì che le rate future possano essere inferiori a quelle iniziali. Nell’anticipazione questo aspetto è rilevante perché il residuo comprende anche mensilità che, se pagate ordinariamente, sarebbero state soggette alla riduzione prevista.

Per una stima prudente, quindi, non conviene moltiplicare la prima rata NASpI per il numero dei mesi rimasti. È meglio usare i dati del fascicolo previdenziale e considerare che il conteggio definitivo spetta all’INPS.

Esempio completo: residuo, 70%, 30% e cassa disponibile

Immaginiamo che, dopo le mensilità già incassate e le riduzioni applicabili, l’INPS determini un residuo anticipabile lordo di 14.500 euro. La prima rata del 70% è 10.150 euro; il secondo 30% è 4.350 euro. Per il business plan iniziale è ragionevole trattare come liquidità immediata soltanto la prima quota, perché la seconda arriverà successivamente e dopo le verifiche di legge.

Inoltre il capitale realmente spendibile sarà inferiore al lordo se sono applicate trattenute fiscali. Se l’attività richiede, per esempio, 12.000 euro di investimento immediato, non bisogna presumere che l’intero anticipo teorico sia disponibile al momento dell’avvio.

Il 30% è sempre garantito?

No. Prima di erogare la seconda rata l’INPS verifica l’assenza di una rioccupazione subordinata incompatibile e l’assenza di una pensione diretta, con le eccezioni previste. Se interviene un rapporto subordinato nei termini indicati dalla norma, la seconda rata può non essere corrisposta e può scattare anche l’obbligo di restituire la prima quota già ricevuta.

Per questo, quando si costruisce il budget della nuova attività, è prudente non considerare il 30% come liquidità immediatamente disponibile. È una quota differita sottoposta alle verifiche previste per il pagamento.

Quanto arriva netto sul conto

Gli esempi 70/30 riportati sopra sono lordi. La NASpI anticipata è soggetta a trattenuta IRPEF secondo la normativa vigente e l’INPS opera come sostituto d’imposta. Il netto dipende quindi dalla tassazione applicata alla prestazione e dalla situazione fiscale complessiva.

La somma non costituisce invece fatturato della nuova Partita IVA e non va moltiplicata per il coefficiente di redditività del regime forfettario. Per questo tema è utile distinguere sempre il calcolo previdenziale dell’anticipo dal trattamento fiscale.

Quanto chiedere se apro la Partita IVA

L’anticipazione riguarda l’importo residuo della prestazione e non una cifra scelta liberamente dal beneficiario per finanziare il business. Non è quindi possibile stabilire arbitrariamente “chiedo 5.000 euro e lascio il resto mensile” come se fosse un prelievo parziale personalizzabile. La misura converte la NASpI residua secondo la disciplina dell’incentivo all’autoimprenditorialità.

Chi apre la Partita IVA deve soprattutto valutare se la liquidità anticipata è utile rispetto al rischio di perdere la protezione mensile e alle conseguenze di una eventuale rioccupazione subordinata.

Come fare una stima realistica prima della domanda

  • recupera il provvedimento di accoglimento NASpI;
  • verifica la durata teorica riconosciuta;
  • controlla quante rate sono già state pagate;
  • considera l’eventuale riduzione progressiva della prestazione;
  • stima il residuo lordo senza sostituirti al calcolo ufficiale INPS;
  • calcola il 70% come prima quota e il 30% come quota differita;
  • non confondere gli importi lordi con il netto dopo IRPEF;
  • non impegnare finanziariamente il secondo 30% prima delle verifiche INPS.

Domande frequenti sul calcolo

Quanto prende chi chiede la NASpI anticipata?

L’importo dipende dalla NASpI residua non ancora percepita. Non c’è una cifra standard uguale per tutti.

Nel 2026 quanto viene pagato subito?

Il 70% dell’intero importo dovuto viene erogato in fase di liquidazione della domanda di anticipazione.

Quando ricevo il restante 30%?

Al termine del periodo teorico di NASpI e comunque entro sei mesi dalla domanda, dopo le verifiche previste dall’INPS.

Il massimale 2026 di 1.584,70 euro spetta a tutti?

No. È il massimo mensile, non l’importo automatico. La prestazione effettiva dipende dalla retribuzione di riferimento e dalle regole di calcolo.

Posso anticipare solo una parte della NASpI?

La misura riguarda la liquidazione anticipata della prestazione residua secondo le regole dell’articolo 8; non funziona come una scelta libera di una singola quota da anticipare.

La NASpI anticipata aumenta il fatturato del forfettario?

No. È una prestazione previdenziale e non un compenso fatturato della nuova attività.

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