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Regime forfettario arrotino: 67%, INPS, tasse e requisiti

Aggiornato il 1 Ottobre 2026

Home > Guide Fiscali > Regime forfettario arrotino: 67%, INPS, tasse e requisiti

Il regime forfettario dell’arrotino nel 2026 determina normalmente il reddito applicando il coefficiente di redditività del 67% ai ricavi incassati dell’attività con codice ATECO 95.29.91. Sul reddito forfettario si considerano poi i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e fiscalmente deducibili e, sulla base residua, l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% quando spettante.

Il 67% non è la percentuale di tasse da pagare: significa che il regime considera fiscalmente rilevante il 67% dei ricavi e riconosce in modo forfettario il restante 33% come quota di costi.

Come funziona il regime forfettario per l’arrotino

Il regime non calcola il reddito sottraendo una per una tutte le spese. Si parte dai ricavi incassati e si applica il coefficiente previsto per l’attività. Per il codice 95.29.91, che comprende affilatura di coltelli, forbici, duplicazione di chiavi e incisione rapida, il coefficiente di riferimento è normalmente 67%.

  • ricavi incassati;
  • applicazione del 67%;
  • reddito forfettario lordo;
  • deduzione dei contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e deducibili;
  • imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando spettante.

Perché il coefficiente dell’arrotino è 67%

Il 67% appartiene al gruppo delle altre attività economiche previsto dalla disciplina dei coefficienti del regime forfettario. Con ATECO 2025 i nuovi codici non hanno creato automaticamente una percentuale autonoma per ogni sottocategoria: il coefficiente viene individuato attraverso il raccordo con i gruppi previsti dalla normativa.

Il coefficiente non è scelto dal contribuente e non è l’aliquota dell’imposta. Per il meccanismo generale puoi consultare la guida RM sul coefficiente di redditività del regime forfettario.

Esempi di calcolo

20.000 euro: 20.000 × 67% = 13.400 euro di reddito forfettario lordo.

30.000 euro: 30.000 × 67% = 20.100 euro di reddito forfettario lordo.

40.000 euro: 40.000 × 67% = 26.800 euro di reddito forfettario lordo.

50.000 euro: 50.000 × 67% = 33.500 euro di reddito forfettario lordo.

Questi importi non sono ancora il netto fiscale: devono essere considerati i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e fiscalmente deducibili.

Imposta sostitutiva 15% o 5%

L’aliquota ordinaria è del 15%. Per le nuove attività può applicarsi il 5% per l’anno di inizio e i quattro successivi quando sono rispettate tutte le condizioni previste dalla legge. Una nuova Partita IVA non garantisce automaticamente il 5%.

Contributi INPS Artigiani

Il forfettario non elimina la previdenza. Se l’arrotino è iscritto alla Gestione Artigiani INPS, nel 2026 l’aliquota IVS indicata dall’INPS è del 24%. Il reddito minimale è 18.808 euro e il contributo minimo annuo indicato è di 4.521,36 euro.

Gli importi vanno verificati sulla posizione individuale e sulle eventuali agevolazioni. La fonte è la circolare INPS 2026.

Riduzione INPS del 35%

Gli artigiani forfettari possono verificare l’accesso alla riduzione previdenziale del 35% quando ricorrono i requisiti previsti. La riduzione riguarda i contributi e non l’imposta sostitutiva del 5%.

Il contributo minimo può incidere molto

Per un’attività con ricavi contenuti il contributo minimo INPS può pesare più dell’imposta sostitutiva. La pianificazione deve quindi considerare insieme imposta, INPS e costi reali, soprattutto nei primi anni.

Soglia di 85.000 euro

La soglia ordinaria del regime forfettario è di 85.000 euro di ricavi o compensi rilevanti. Se la Partita IVA comprende più attività, la normativa considera la somma dei ricavi e compensi delle attività esercitate.

Superamento di 100.000 euro

Se i ricavi o compensi percepiti superano 100.000 euro, il regime cessa nello stesso anno. La normativa prevede l’applicazione dell’IVA a partire dalle operazioni che determinano il superamento.

Principio di cassa

Il controllo delle soglie deve seguire gli incassi effettivi. Una fattura emessa ma non incassata non diventa automaticamente ricavo dell’anno soltanto perché è stata emessa.

Arrotino con attività commerciale

Affilatura e vendita di coltelleria possono essere attività differenti. Se l’arrotino acquista prodotti per rivenderli stabilmente, la componente commerciale va verificata separatamente. Se appartiene a un gruppo con coefficiente diverso, non è corretto applicare automaticamente il 67% a tutti i ricavi.

Le spese reali si deducono?

Nel forfettario le spese non vengono dedotte analiticamente: il 33% è la quota di costi riconosciuta forfettariamente. Per un arrotino possono incidere mole, utensili, manutenzione, energia, affitto, carburante, assicurazioni e merce destinata alla rivendita.

Quando confrontare il forfettario con l’ordinario

Il confronto diventa utile quando i costi reali sono stabilmente molto superiori al 33%, oppure quando crescono laboratorio, macchinari, veicolo, personale o attività commerciale. Non bisogna confrontare soltanto 5% e 15%, ma imposta, INPS, costi reali ed eventuale IVA.

Arrotino ambulante o a domicilio

Lavorare con un mezzo attrezzato o presso il cliente può restare riconducibile al 95.29.91 se la prestazione resta l’affilatura. Possono però essere necessari ulteriori adempimenti comunali per suolo pubblico, attività itinerante o vendita.

Cause ostative da controllare

Oltre alla soglia dei ricavi vanno verificate le altre condizioni previste dalla legge: regimi speciali incompatibili, determinate partecipazioni societarie, rapporti con datori di lavoro e limiti relativi a lavoro e collaborazioni.

Saldo e acconti

Dal secondo ciclo fiscale possono sommarsi saldo dell’anno precedente e acconti dell’anno corrente. È quindi utile accantonare periodicamente una quota degli incassi per imposte e previdenza.

Regime forfettario e attività artigiana

Il fatto che l’arrotino sia artigiano non impedisce di utilizzare il regime forfettario. Sono però due piani diversi: da una parte c’è il regime fiscale, dall’altra l’inquadramento previdenziale e amministrativo dell’impresa artigiana.

Per questo l’apertura della Partita IVA deve essere accompagnata dalla corretta posizione presso Registro Imprese e INPS. La guida alla Partita IVA dell’arrotino approfondisce proprio questi adempimenti.

Forfettario e attività con più codici ATECO

Un arrotino può affiancare all’affilatura la duplicazione di chiavi e l’incisione rapida, attività già comprese nel 95.29.91. Se aggiunge invece un’attività commerciale autonoma, i ricavi devono essere classificati correttamente e può essere necessario un codice ATECO secondario.

La presenza di più codici non significa che si perda automaticamente il forfettario. La soglia di 85.000 euro viene verificata considerando complessivamente i ricavi e compensi rilevanti, mentre per il reddito si applica il coefficiente corretto alle diverse attività quando appartengono a gruppi differenti.

Il 67% non è il margine reale dell’arrotino

Il 33% di costi riconosciuti dal coefficiente è una quota fiscale presunta e non un’indicazione del margine economico effettivo. Un arrotino può avere costi molto diversi in base alla struttura dell’attività.

  • un laboratorio con affitto contenuto e attrezzature già acquistate;
  • un laboratorio con macchinari da sostituire frequentemente;
  • un mezzo attrezzato per lavorare presso mercati e clienti;
  • un’attività con una componente importante di vendita di prodotti.

In tutti questi casi il coefficiente resta 67% per la parte di attività a cui si applica, ma la redditività economica reale può essere molto diversa.

Come pianificare il denaro da accantonare

Un errore frequente è accantonare soltanto il 5% o il 15% degli incassi. Per un arrotino bisogna considerare anche INPS, eventuali acconti e costi non dedotti analiticamente.

È più utile creare una pianificazione periodica con tre voci separate: imposte, previdenza e costi dell’attività. In questo modo il saldo fiscale dell’anno successivo non viene confuso con la liquidità effettivamente disponibile.

Arrotino che inizia l’attività: primo anno e anni successivi

Nel primo anno il professionista deve verificare se possiede i requisiti per l’aliquota del 5%, oltre a predisporre correttamente la posizione artigiana e previdenziale. Negli anni successivi diventano particolarmente importanti monitoraggio degli incassi, contributi, saldo e acconti.

Il passaggio dal primo al secondo ciclo fiscale può richiedere più liquidità perché si possono sovrapporre saldo dell’anno precedente e acconti dell’anno corrente.

Quando il regime forfettario richiede una verifica

  • quando i ricavi si avvicinano a 85.000 euro;
  • quando l’attività commerciale cresce;
  • quando vengono acquistati macchinari costosi;
  • quando si assume personale;
  • quando si apre un laboratorio più grande;
  • quando cambia il lavoro dipendente;
  • quando vengono aggiunte nuove attività.

In queste situazioni non è sufficiente ripetere automaticamente il calcolo dell’anno precedente: bisogna rivalutare requisiti, codici, previdenza e convenienza complessiva.

Errori frequenti

  • considerare il 67% come aliquota fiscale;
  • applicare il 15% direttamente ai ricavi;
  • ignorare il contributo minimo INPS;
  • confondere riduzione INPS del 35% e imposta del 5%;
  • applicare automaticamente il 5%;
  • non monitorare 85.000 e 100.000 euro;
  • applicare il 67% a eventuali attività con coefficienti diversi.

Checklist del forfettario arrotino

  • ATECO 95.29.91 verificato;
  • attività commerciali eventualmente separate;
  • requisiti del forfettario verificati;
  • soglia 85.000 monitorata;
  • rischio di superare 100.000 controllato;
  • INPS Artigiani verificata;
  • eventuale riduzione 35% valutata;
  • imposta 5%/15% verificata;
  • saldo e acconti pianificati.

Domande frequenti

Qual è il coefficiente forfettario dell’arrotino?

Per il codice 95.29.91 il coefficiente di riferimento è normalmente 67%.

Quanto paga di INPS un arrotino?

Se è iscritto alla Gestione Artigiani, il calcolo dipende da minimale e reddito; per il 2026 l’aliquota IVS indicata dall’INPS è 24% e il contributo minimo annuo è 4.521,36 euro.

Il 5% è automatico?

No. Devono essere rispettate tutte le condizioni previste per le nuove attività.

Il forfettario deduce le spese del laboratorio?

No, le spese non vengono dedotte analiticamente: sono riconosciute attraverso il coefficiente di redditività.

In sintesi

Il regime forfettario dell’arrotino combina coefficiente 67%, INPS Artigiani, imposta 5%/15% e soglie 85.000/100.000 euro. La convenienza reale dipende anche dai costi dell’attività e dalla presenza di eventuali ricavi commerciali.

Approfondimenti sull’arrotino

  • Codice ATECO arrotino
  • Calcolo tasse arrotino
  • Commercialista arrotino

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