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Regime forfettario o ordinario nel 2026: quando conviene davvero

Aggiornato il 9 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Regime forfettario o ordinario nel 2026: quando conviene davvero

Nel 2026 scegliere tra regime forfettario e regime ordinario non significa confrontare soltanto il 15% con l’IRPEF. La convenienza reale dipende da costi effettivi, coefficiente di redditività, contributi previdenziali, IVA sugli acquisti, detrazioni personali, tipo di clienti e prospettive di crescita.

La domanda corretta non è quindi quale regime abbia l’aliquota più bassa, ma quale regime lasci più reddito netto nel caso concreto. Il confronto va costruito con pochi passaggi logici, evitando di trasformare ogni dettaglio in una sezione principale ma senza perdere gli elementi che incidono davvero sulla scelta.

Prima verifica: puoi davvero scegliere il regime forfettario?

Prima della convenienza viene l’accesso. Il regime forfettario è disciplinato dall’articolo 1, commi 54-89, della legge 190/2014. Tra i requisiti centrali ci sono il limite di 85.000 euro di ricavi o compensi dell’anno precedente e l’uscita immediata nell’anno in cui i ricavi o compensi superano 100.000 euro.

La legge 190/2014 su Normattiva consente inoltre al contribuente in possesso dei requisiti di optare per l’applicazione dell’IVA e delle imposte sul reddito nei modi ordinari. Per requisiti, cause ostative e soglie aggiornate puoi partire dalla nostra guida completa al regime forfettario 2026.

La scelta tra i due regimi ha senso solo dopo aver escluso eventuali cause ostative: partecipazioni societarie incompatibili, rapporti prevalenti con ex datori di lavoro nei casi previsti, regimi speciali IVA e limite dei redditi da lavoro dipendente o assimilati. Se una causa ostativa esclude il forfettario, il confronto economico diventa secondario.

Forfettario o ordinario: le differenze che cambiano davvero la convenienza

VoceRegime forfettarioRegime ordinario
Reddito imponibileRicavi × coefficiente di redditività, meno contributi deducibiliRicavi meno costi deducibili secondo le regole fiscali
ImpostaSostitutiva 15% o 5% se spettanteIRPEF progressiva + addizionali
IVAIn via ordinaria non addebitata e non detrattaAddebitata e detraibile sugli acquisti nei limiti previsti
Costi realiNon dedotti analiticamenteRilevano se fiscalmente deducibili e documentati
Detrazioni personaliNon abbattono la sostitutivaPossono ridurre l’IRPEF se spettanti
Gestione contabilePiù semplicePiù articolata

IRPEF 2026: perché il confronto va aggiornato

Dal 1° gennaio 2026 il secondo scaglione IRPEF è al 33%. Il quadro è quindi 23% fino a 28.000 euro, 33% oltre 28.000 e fino a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. La modifica è riepilogata dal Ministero del Lavoro.

Confrontare semplicemente “15% contro 23%-43%” resta però sbagliato: i due regimi partono spesso da basi imponibili molto diverse e i contributi previdenziali possono spostare il risultato in modo significativo.

Costi reali e quota riconosciuta a forfait

Nel forfettario il coefficiente di redditività stabilisce quanta parte dei ricavi viene considerata reddito. Con un coefficiente del 78%, per esempio, il 78% dei compensi entra nella base forfettaria e il restante 22% rappresenta la quota di costi riconosciuta in modo implicito.

Confrontare i costi reali con questa quota è utile come primo orientamento. Se spendi molto meno del 22% dei ricavi, il meccanismo forfettario tende a essere favorevole; se spendi molto di più, l’ordinario merita una simulazione seria. Non è però una soglia matematica definitiva, perché restano da considerare aliquote, contributi, IVA, detrazioni e addizionali.

Quando il regime forfettario tende a essere più conveniente

  • Hai costi reali contenuti rispetto alla quota implicita nel coefficiente di redditività.
  • Svolgi un’attività basata soprattutto sul tuo lavoro personale e con pochi investimenti.
  • Hai diritto all’imposta sostitutiva del 5% e ne rispetti tutte le condizioni.
  • L’IVA sugli acquisti che non puoi detrarre è modesta.
  • Lavori molto con clienti privati e l’assenza di IVA sul prezzo può essere commercialmente utile.
  • La semplicità amministrativa ha per te un valore concreto.

Il profilo tipico è quello del professionista o freelance con struttura leggera: pochi costi fissi, nessun magazzino, investimenti limitati e prevalenza del lavoro personale. In questi casi il coefficiente può riconoscere una quota di costi superiore a quella effettivamente sostenuta.

Per stimare il netto va considerata anche la previdenza. La nostra guida sui contributi INPS nel regime forfettario 2026 distingue professionisti, artigiani e commercianti.

Quando il regime ordinario può diventare più conveniente

  • Hai costi reali elevati e documentabili: affitto, collaboratori, attrezzature, software, subappalti o merci.
  • Sostieni investimenti con una componente IVA significativa.
  • Hai detrazioni IRPEF personali rilevanti.
  • La tua attività sta crescendo verso o oltre le soglie del forfettario.
  • La struttura dell’attività rende poco realistico il margine implicito nel coefficiente di redditività.

Il punto non è che l’ordinario “convenga con molti costi” in modo automatico. Occorre verificare che i costi siano fiscalmente deducibili, documentati e realmente riferibili all’attività. Un’attività con laboratorio, negozio, personale o acquisti frequenti può però avere una struttura economica che il coefficiente forfettario rappresenta male.

Fattori che possono cambiare il risultato

IVA sugli acquisti e tipo di cliente

Nel forfettario, in via ordinaria, non addebiti l’IVA e non detrai quella pagata sugli acquisti. Questo può favorire chi vende soprattutto a privati. Nel B2B, invece, il cliente che detrae l’IVA tende a considerarla neutrale e pesa di più l’IVA che tu non recuperi su computer, attrezzature, canoni e altri acquisti.

Per esempio, un investimento importante in attrezzature può essere economicamente più oneroso nel forfettario proprio perché l’IVA resta un costo. Questo aspetto va separato dal confronto tra imposta sostitutiva e IRPEF.

Contributi previdenziali

Un professionista senza cassa, un artigiano e un commerciante non hanno lo stesso meccanismo contributivo. Una simulazione seria deve quindi calcolare separatamente reddito fiscale, base previdenziale, contributi e imposta, non applicare una percentuale identica al fatturato.

Detrazioni personali

L’imposta sostitutiva non è IRPEF, quindi molte detrazioni personali non possono ridurla direttamente. Se però possiedi altri redditi assoggettati a IRPEF, quelle detrazioni possono trovare capienza su tale imposta secondo le regole applicabili.

Codice ATECO e coefficiente

Una valutazione fatta con un coefficiente sbagliato può ribaltare la conclusione. Prima di simulare la convenienza è quindi necessario verificare l’attività realmente svolta e il relativo inquadramento. Il metodo è spiegato nella guida su come scegliere il codice ATECO.

Semplicità contabile e costi amministrativi

Il forfettario riduce diversi adempimenti e normalmente ha costi di gestione contabile più bassi. Nell’ordinario la maggiore complessità può essere giustificata se consente di rappresentare meglio costi, investimenti e IVA, ma anche questo costo amministrativo va inserito nel confronto.

Passaggio volontario all’ordinario

La legge consente di optare per IVA e imposte nei modi ordinari. Per distinguere scelta volontaria, perdita dei requisiti e successivo rientro puoi consultare la guida su come cambiare regime fiscale.

Tre esempi pratici di confronto

Professionista con pochi costi

Con 50.000 euro di compensi, coefficiente 78% e 5.000 euro di costi reali, la base forfettaria prima dei contributi è 39.000 euro, mentre il reddito economico semplificato nell’ordinario è 45.000 euro. In una situazione di costi così contenuti il forfettario parte normalmente avvantaggiato, soprattutto se spetta il 5%.

Professionista con costi elevati

Con gli stessi 50.000 euro di compensi ma 25.000 euro di costi reali, la base forfettaria resta 39.000 euro mentre il reddito economico semplificato nell’ordinario scende a 25.000 euro. Qui il confronto cambia e l’ordinario può diventare molto più competitivo, soprattutto se parte dei costi comprende IVA detraibile.

Attività in crescita

Se prevedi nuovi collaboratori, un ufficio, macchinari, pubblicità importante o un aumento rapido dei ricavi, non basta guardare all’anno corrente. Vicino alla soglia di 85.000 euro è meglio simulare almeno due scenari: situazione attuale e anno successivo.

Una scelta conveniente oggi può diventare inefficiente dopo pochi mesi se cambiano margini, costi o volume d’affari. Per questo il confronto va aggiornato almeno una volta l’anno e prima di investimenti rilevanti.

Checklist: quali dati servono per decidere

  • Ricavi o compensi previsti per il 2026 e l’anno successivo.
  • Codice ATECO e coefficiente corretto.
  • Costi reali fiscalmente deducibili.
  • IVA sugli acquisti e investimenti programmati.
  • Gestione previdenziale o cassa professionale.
  • Aliquota forfettaria 5% o 15%.
  • Detrazioni IRPEF personali e altri redditi.
  • Clienti prevalenti: privati o imprese.
  • Probabilità di superare le soglie del regime.
  • Costo amministrativo dei due regimi.

Per comprendere il meccanismo puoi anche partire dagli esempi su 10.000 euro di ricavi e 20.000 euro di ricavi.

Errori da evitare nel confronto

  • Confrontare soltanto 15% e aliquote IRPEF.
  • Usare aliquote IRPEF di anni precedenti.
  • Ignorare i contributi previdenziali.
  • Trattare tutti i costi reali come automaticamente deducibili.
  • Dimenticare l’IVA non detraibile nel forfettario.
  • Non verificare il coefficiente ATECO corretto.
  • Valutare soltanto l’anno corrente quando l’attività sta crescendo.

Domande frequenti su forfettario e ordinario

Con molti costi conviene sempre l’ordinario?

No. Costi elevati rendono l’ordinario più competitivo, ma il risultato dipende anche da aliquote, contributi, IVA, detrazioni e coefficiente di redditività.

Il forfettario conviene sempre con il 5%?

Il 5% crea un vantaggio fiscale forte, ma non elimina il problema di costi elevati, IVA non detraibile o contribuzione previdenziale.

Nel forfettario posso scaricare le spese reali?

Non analiticamente. Il reddito viene determinato applicando il coefficiente di redditività ai ricavi o compensi, mentre i contributi previdenziali seguono le regole specifiche.

Posso scegliere l’ordinario anche se ho i requisiti per il forfettario?

Sì. La legge consente l’opzione per l’applicazione dell’IVA e delle imposte sul reddito nei modi ordinari.

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