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Riscossione tributi locali 2027: come funziona il nuovo ruolo di AMCO

Aggiornato il 7 Ottobre 2026

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La legge n. 174 del 5 ottobre 2026 introduce una nuova architettura per la riscossione coattiva delle entrate locali, affidando un ruolo centrale ad AMCO – Asset Management Company S.p.A. La novità riguarda tributi ed entrate extratributarie degli enti locali e può interessare anche carichi già affidati ad Agenzia delle entrate-Riscossione e successivamente discaricati.

Non si tratta però di una nuova rottamazione né di una sanatoria automatica. La legge interviene sull’organizzazione della riscossione: stabilisce quando gli enti possono affidare i crediti ad AMCO, quando l’affidamento diventa obbligatorio e quali poteri possono essere utilizzati per recuperare le somme dovute.

Per contribuenti, imprese e professionisti il punto principale è capire che il creditore resta l’ente locale, mentre può cambiare il soggetto che gestisce materialmente la riscossione coattiva. Restano inoltre a carico del debitore determinate spese di notifica, recupero, procedure cautelari ed esecutive e gli interessi di mora.

Quali tributi e crediti locali possono essere affidati ad AMCO

L’articolo 25 della legge 174/2026 modifica l’articolo 2 del decreto-legge n. 193/2016 e prevede che le funzioni relative alla riscossione coattiva delle entrate tributarie ed extratributarie degli enti locali possano essere affidate ad AMCO.

Il perimetro è quindi ampio: può comprendere tributi locali e altre entrate dell’ente, nei limiti previsti dalla disciplina applicabile.

I crediti restano comunque nella titolarità dell’ente locale. AMCO non “compra” automaticamente il debito del contribuente: gestisce il recupero per conto dell’ente attraverso patrimoni destinati e operatori specializzati selezionati secondo le regole previste dalla legge.

La norma consente inoltre di affidare ad AMCO anche carichi già affidati ad Agenzia delle entrate-Riscossione e successivamente discaricati secondo la disciplina della riforma della riscossione.

Questo passaggio è importante perché amplia il perimetro dei crediti che possono tornare a essere gestiti in una nuova fase di recupero.

Quando l’affidamento ad AMCO diventa obbligatorio

La legge non prevede l’obbligo per tutti i Comuni e gli enti locali.

L’affidamento diventa obbligatorio quando il tasso di smaltimento dei residui attivi è inferiore al 35%, calcolato sulla base dei risultati complessivi della riscossione registrati negli ultimi tre esercizi secondo la formula indicata dalla legge.

In sostanza, la norma individua gli enti che presentano maggiori difficoltà nel recuperare i propri crediti e impone, in presenza delle condizioni previste, il ricorso al nuovo modello di riscossione gestito da AMCO.

La soglia del 35% potrà essere aggiornata ogni tre anni con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, previa intesa in Conferenza Stato-città.

Ogni anno un decreto MEF individuerà inoltre gli enti locali tenuti all’affidamento obbligatorio.

L’obbligo scatta anche per gli enti locali che, nell’ultimo quadriennio, non hanno trasmesso alla BDAP i rendiconti di almeno tre esercizi consecutivi.

Quali enti restano esclusi dall’obbligo

La legge prevede anche alcune esclusioni.

Non sono obbligati ad affidare la riscossione ad AMCO gli enti che presentano valori negativi o nulli dei residui attivi utilizzati nella formula prevista dalla norma.

Sono inoltre esclusi gli enti che, in base all’ultimo rendiconto del triennio, registrano residui attivi inferiori al 15% degli accertamenti relativi alle entrate considerate.

Questo significa che la nuova disciplina non punta a centralizzare tutta la riscossione locale, ma a intervenire soprattutto sulle situazioni in cui la capacità di recupero dei crediti risulta insufficiente.

Quanto dura l’affidamento e come viene gestita la riscossione

L’affidamento ad AMCO avviene tramite delibera dell’ente locale e successiva convenzione.

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La durata è di cinque anni, con possibilità di un solo rinnovo automatico per altri cinque anni, salvo diversa decisione dell’ente.

AMCO può continuare a gestire i crediti affidati anche oltre la scadenza del periodo convenzionale, fino all’incasso oppure fino al discarico automatico previsto dalla normativa.

Per gli enti obbligati, la delibera di affidamento deve essere adottata entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto MEF che individua gli enti interessati oppure, in alcuni casi, entro trenta giorni dalla scadenza dei contratti già in essere con altri concessionari.

La legge stabilisce inoltre che eventuali nuovi contratti con soggetti diversi da AMCO, quando ricorrono le condizioni di obbligatorietà, sono nulli.

AMCO non riscuote direttamente tutto: userà operatori selezionati

AMCO eserciterà le funzioni di coordinamento, monitoraggio e gestione, ma per le attività operative di riscossione potrà avvalersi di operatori privati specializzati.

Questi soggetti dovranno essere selezionati tramite procedura ad evidenza pubblica e dovranno essere iscritti all’albo previsto dall’articolo 53 del Dlgs n. 446/1997.

La selezione dovrà considerare capacità patrimoniale, solidità finanziaria, organizzazione, strumenti informatici, personale qualificato e capacità di svolgere procedure di recupero nel rispetto dei diritti del debitore.

La legge impone inoltre presidi per evitare conflitti di interesse e garantire trasparenza, tracciabilità e corretta gestione dei flussi finanziari.

Quali costi restano a carico del debitore

Il passaggio ad AMCO non comporta l’azzeramento dei costi della riscossione.

Restano a carico del debitore:

  • le spese di notifica degli atti;
  • le spese di assistenza legale strettamente collegate al recupero;
  • le spese delle fasi cautelari ed esecutive;
  • i compensi dovuti agli istituti di vendite giudiziarie e altri oneri connessi alle procedure;
  • gli interessi di mora previsti dalla normativa.

La remunerazione di AMCO, invece, sarà disciplinata da un decreto attuativo e sarà dovuta dall’ente locale secondo le regole che verranno definite.

Per il contribuente è quindi importante distinguere questa riforma dalla Rottamazione-quinquies degli enti locali, che è una definizione agevolata e può eliminare sanzioni, interessi e aggio sui carichi ammessi. La legge 174/2026 sulla riscossione locale, invece, riguarda il soggetto e le modalità del recupero coattivo.

Quali poteri avrà AMCO dal 2027

Per i crediti affidati, la legge attribuisce ad AMCO e agli operatori incaricati poteri tipici della riscossione coattiva.

Dal 1° gennaio 2027 la norma richiama anche i poteri previsti dal nuovo testo unico in materia di versamenti e riscossione, oltre agli strumenti già previsti dal DPR n. 602/1973 e dal Dlgs n. 112/1999.

AMCO potrà inoltre accedere, nei limiti previsti dalla legge, a dati e informazioni utilizzati per la riscossione e trasmetterli agli operatori incaricati.

Restano ferme le tutele del debitore e le facoltà di opposizione previste dalla normativa vigente.

Questo è un punto essenziale: la riforma amplia e organizza i poteri di recupero, ma non elimina i diritti di difesa del contribuente.

Non parte tutto automaticamente il 1° gennaio 2027

La data del 1° gennaio 2027 riguarda alcuni poteri richiamati dalla legge, ma il nuovo sistema necessita ancora di passaggi attuativi.

Il Ministero dell’Economia dovrà emanare un decreto per definire le modalità operative, il contenuto minimo delle convenzioni, la remunerazione di AMCO, il monitoraggio delle attività e l’adattamento della disciplina ai diversi enti locali.

Dovranno inoltre essere emanati i decreti annuali che individuano gli enti obbligati ad affidare la riscossione ad AMCO.

Per questo non è corretto affermare che dal 1° gennaio 2027 tutte le cartelle comunali passeranno automaticamente ad AMCO.

La transizione sarà progressiva e dipenderà dall’adozione dei decreti attuativi, dalle delibere degli enti e dalla scadenza di eventuali contratti già esistenti.

Cosa cambia per contribuenti e imprese

Per chi ha debiti verso Comuni o altri enti locali, la conseguenza più evidente è che in futuro il soggetto che gestisce la riscossione coattiva potrebbe non essere più quello oggi utilizzato dall’ente.

Un avviso o un atto potrà essere gestito da AMCO o da un operatore selezionato da AMCO, mentre il credito continuerà a appartenere all’ente locale.

Il debitore dovrà quindi verificare con attenzione:

  • l’ente creditore;
  • il soggetto incaricato della riscossione;
  • la correttezza dell’atto notificato;
  • gli importi richiesti per capitale, spese e interessi;
  • i termini per pagamento, ricorso o opposizione;
  • l’eventuale possibilità di accedere a definizioni agevolate separate.

La presenza di AMCO non modifica automaticamente il debito né apre una nuova finestra di sanatoria.

Fonti ufficiali

La nuova disciplina è contenuta nell’articolo 25 del testo coordinato del decreto-legge n. 144/2026, convertito dalla legge n. 174 del 5 ottobre 2026.

Il testo coordinato completo è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 232 del 6 ottobre 2026.

In sintesi: AMCO diventa un nuovo perno della riscossione locale, soprattutto per gli enti con basse performance di recupero. Per contribuenti e imprese cambia il gestore della riscossione, non il principio secondo cui il debito deve essere verificato, notificato correttamente e può essere contestato con gli strumenti previsti dalla legge.

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