Soglia reddito per aprire partita iva

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soglia reddito per aprire partita iva

Un nostro lettore Antonio di Salerno ci chiede maggiori informazioni in merito a soglia reddito per aprire partita iva.
Ti invitiamo a scrivere nei commenti se anche tu hai domande relative a questo argomento.
Se hai un argomento di tuo interesse richiedi la tua consulenza gratuita ai nostri esperti.

Soglia reddito per aprire partita iva

Salve mi chiamo Antonio dalla provincia di Salerno. Sono dipendente di una assicurazione e capita spesse che effettui anche attività di procacciatore.
Nel corso del 2016 ho superato 5.000 euro di provvigioni. Sulla obbligatorietà di aprire la posizione Iva esistono parere discordanti.
Devo aprire la partita Iva?

Antonio – Salerno

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La nostra risposta ad Antonio

Ciao Antonio e grazie per la tua domanda relativa a soglia reddito per aprire partita iva alla quale rispondiamo molto volentieri.
Nel tuo caso sembrano esistere tutti i presupposti che obbligano all’apertura di una partita Iva.
Sappi che dal 2016 per le partite Iva marginali esiste una regime fiscale naturale agevolativo: il regime forfettario.

Questo regime fiscale risulta particolarmente vantaggioso per coloro che da dipendenti si apprestano ad esercitare un’attività con partita Iva.
Il motivo è semplice: ordinariamente i redditi da esercizio di attività commerciale dovrebbero essere assoggettati ad una aliquota Irpef pari a quella marginale più alta raggiungibile con la somma di tutti i redditi; con il regime forfettario per i primi 5 anni si può godere di un’aliquota pari al 5%.

Non esiste in realtà una soglia di compensi superata la quale sorge automaticamente l’obbligo di aprire una partita Iva anche se, come avremo modo di precisare, la confusione in materia è davvero tanta ed a tale situazione ha contribuito orientamenti dell’Agenzia delle Entrate.

Il limite dei 5000 euro è stato utilizzato dal legislatore quale soglia per i lavoratori occasionali per l’applicazione della normativa contributiva e dunque per tematiche non attinenti all’apertura della partita Iva.
Non esistono quindi parametri certi per stabilire quando un soggetto svolge un’attività abitualmente e professionalmente e non in modo occasionale:
solo in questo caso è necessario chiedere l’attribuzione di un numero di partita Iva (risoluzione 550326 del 24 novembre 1988).

Come segnalavamo all’inizio, orientamenti divergenti da parte dell’agenzia delle Entrate non aiutano al chiarimento.
La risoluzione 18/E del 27 gennaio 2006 l’agenzia delle Entrate, riferendosi ad una normativa di settore (legge 173/2005) ha precisato che l’attività degli incaricati di vendite a domicilio è da intendere abituale e, quindi, rilevante ai fini Iva, se nell’anno solare per la stessa è percepito un reddito superiore a 5.000 euro.

La nostra opinione rimane comunque quella espressa inizialmente:
non esiste una soglia oltre la quale scatta l’obbligo di apertura partita Iva ma soltanto la modalità di esercizio dell’attività.

Nel caso di apertura di partita Iva, si consiglia nel tuo caso un codice attività compreso nella classe 66.22 «attività di agenti e mediatori di assicurazioni», che include le attività di agenti e mediatori (intermediari delle assicurazioni) nella vendita, nella negoziazione o nella sollecitazione di rendite vitalizie e di polizze di assicurazione e riassicurazione.
In particolare, il 66.22.04 se il lettore è qualificabile come produttore, procacciatore od altro intermediario delle assicurazioni.

Ultima questione che può risultare determinare per una decisione in merito all’apertura della partita Iva riguarda gli aspetti previdenziali.
Ai fini contributivi, i procacciatori d’affari non occasionali sono assoggettati alla contribuzione previdenziale della gestione commercianti ma nel caso in cui tu sei dipendenti si ritiene non obbligatoria l’iscrizione in quanto l’attività risulta secondaria rispetta a quella di lavoratore dipendente.

Un saluto

Lo Staff di regimeminimi.com

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2 Comments

  1. Marco 29 Marzo 2018
    • Staff 4 Aprile 2018

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