Per aprire la Partita IVA come tatuatore bisogna coordinare requisiti professionali e sanitari, apertura dell’impresa, codice ATECO, previdenza e regime fiscale. Il riferimento ATECO 2025 è 96.99.91 – Attività di studi di tatuaggi e piercing, ma la Partita IVA da sola non basta: prima dell’avvio devono essere verificati anche formazione, locali e procedure richieste dalla Regione e dal Comune in cui si esercita.
Per una ditta individuale l’avvio passa normalmente dalla Comunicazione Unica al Registro Imprese, che può comprendere attribuzione della Partita IVA, iscrizione al Registro Imprese e all’Albo Artigiani quando dovuta, adempimenti INPS e INAIL e collegamento con la SCIA al SUAP. I dettagli pratici cambiano in base al territorio e alla struttura concreta dell’attività.
Requisiti per diventare tatuatore: attenzione alle regole regionali
Uno degli errori più comuni nelle guide online è presentare un unico corso di formazione, con un numero fisso di ore, come requisito valido in tutta Italia. In realtà l’attività di tatuaggio e piercing è disciplinata anche a livello regionale: prima di aprire bisogna quindi controllare la normativa della propria Regione e gli adempimenti del Comune o SUAP competente.
Un esempio utile è la Lombardia, dove la legge regionale 13/2021 e le relative disposizioni attuative prevedono una formazione specifica e requisiti igienico-sanitari dettagliati. La disciplina lombarda richiede un percorso formativo ben più ampio delle vecchie indicazioni da 90 ore che si trovano ancora in molte pagine storiche. La fonte aggiornata è la pagina della Regione Lombardia su tatuaggio e piercing.
Questo non significa che le regole lombarde valgano automaticamente in tutta Italia: significa che prima di sostenere costi o firmare un contratto per un locale è necessario verificare la disciplina territoriale effettivamente applicabile.
Codice ATECO tatuatore: 96.99.91
Con ATECO 2025 il codice di riferimento è 96.99.91 – Attività di studi di tatuaggi e piercing. Le note ufficiali ISTAT comprendono le attività degli studi di tatuaggi e piercing e anche le attività dei tatuatori che utilizzano sostanze biologiche, come l’henné, per decorazioni temporanee.
Il vecchio codice 96.09.02 appartiene alla precedente classificazione e non deve essere copiato automaticamente da guide non aggiornate. Prima dell’apertura conviene verificare direttamente la classificazione ATECO 2025 dell’ISTAT. Per attività aggiuntive realmente autonome può essere necessario valutare anche codici secondari.
Per verificare l’inquadramento, consulta l’approfondimento dedicato al codice ATECO per tatuatori, utile soprattutto se allo studio di tatuaggi si affiancano piercing, vendita di prodotti o altri servizi.
Tatuatore come impresa individuale: ComUnica e Registro Imprese
L’attività viene normalmente esercitata come impresa individuale. Il Registro Imprese indica che per l’avvio di un’impresa individuale si presenta telematicamente la Comunicazione Unica, che consente di assolvere in un unico flusso gli adempimenti verso Agenzia delle Entrate, Registro Imprese, INPS, INAIL e, quando previsto, SUAP.
La procedura ufficiale è descritta nella scheda Impresa individuale del Registro Imprese. In pratica, prima dell’invio vanno predisposti i dati del titolare, la sede, il codice ATECO, la data di inizio, la PEC e gli strumenti necessari alla pratica telematica.
SCIA al SUAP e requisiti dei locali
L’apertura fiscale non sostituisce la SCIA e le verifiche sanitarie. L’attività di tatuaggio e piercing è normalmente soggetta a Segnalazione Certificata di Inizio Attività al SUAP del Comune competente e a controlli sui requisiti dei locali.
I requisiti possono riguardare separazione delle aree di lavoro, superfici lavabili, acqua calda e fredda, sterilizzazione o gestione del materiale monouso, smaltimento dei rifiuti, ventilazione, illuminazione e organizzazione degli spazi. Non è prudente affittare o acquistare un locale prima di aver verificato la disciplina sanitaria applicabile nel Comune e nella Regione.
Si può lavorare come tatuatore senza uno studio proprio?
Non bisogna confondere “non avere uno studio di proprietà” con “lavorare senza una sede idonea”. In alcune situazioni il tatuatore può operare all’interno di uno studio di terzi o con formule di affitto di postazione, ma devono comunque essere rispettati requisiti professionali, sanitari e amministrativi previsti per il luogo in cui viene svolta l’attività.
La possibilità concreta va verificata con il SUAP e con l’autorità sanitaria competente. Le regole possono essere più restrittive rispetto a quelle di altre attività artigiane e non è corretto presumere che sia sempre possibile lavorare a domicilio del cliente.
INPS del tatuatore: Gestione Artigiani
Nel tipico inquadramento come impresa artigiana, il tatuatore deve verificare l’iscrizione alla Gestione Artigiani INPS. Questa gestione prevede una contribuzione minima annuale e una quota percentuale sul reddito che supera il minimale previsto per l’anno.
Per il 2026 l’INPS indica un’aliquota del 24% per gli artigiani e un reddito minimale di 18.808 euro. Importi e scadenze sono annuali: per i dati correnti va quindi utilizzata la pagina ufficiale INPS sui contributi artigiani e commercianti 2026.
Regime forfettario per tatuatore
Il tatuatore persona fisica può applicare il regime forfettario se rispetta tutti i requisiti previsti dalla legge e non ricade nelle cause di esclusione. La soglia ordinaria di ricavi dell’anno precedente è 85.000 euro; oltre 100.000 euro incassati nel corso dell’anno l’uscita dal regime avviene nello stesso periodo secondo le regole vigenti.
Per il tipico inquadramento del tatuatore il coefficiente di redditività di riferimento è 67%. Questo significa che il reddito forfettario viene determinato applicando il 67% ai ricavi rilevanti, non che si paghi il 67% di tasse. Sul reddito determinato si considerano poi i contributi previdenziali deducibili e l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% se ricorrono tutte le condizioni per la nuova attività.
La guida regime forfettario per tatuatori approfondisce requisiti, coefficiente, contributi e convenienza rispetto al regime ordinario.
Riduzione INPS del 35% nel forfettario
Gli artigiani che applicano il regime forfettario possono valutare il regime previdenziale agevolato che riduce del 35% la contribuzione dovuta, quando sono rispettate le condizioni e la domanda viene gestita correttamente. Non si tratta di una riduzione automatica collegata al solo possesso della Partita IVA.
La scelta va valutata anche sul piano previdenziale: pagare meno contributi può incidere sull’accredito e sulla futura posizione pensionistica. Prima di richiedere l’agevolazione conviene quindi confrontare risparmio immediato e conseguenze contributive.
Quanto costa aprire la Partita IVA come tatuatore
Non esiste un unico costo nazionale di apertura. Le voci dipendono dal Comune, dalla Camera di Commercio, dalla pratica utilizzata e soprattutto dal locale scelto. In genere bisogna considerare diritti e bolli della pratica, diritto camerale, eventuali diritti SUAP, PEC e firma digitale, eventuale assistenza dell’intermediario e costi per l’adeguamento sanitario del locale.
A questi si aggiungono i costi di gestione: contributi INPS, commercialista, assicurazioni, affitto, utenze, materiali monouso, dispositivi di protezione, sterilizzazione o sistemi equivalenti previsti, smaltimento rifiuti e acquisto di attrezzature. Nel forfettario questi costi ordinari non vengono dedotti analiticamente dal reddito.
Vendita di prodotti nello studio: serve un controllo in più
Molti studi vendono creme, prodotti per la cura del tatuaggio, gioielli per piercing o merchandising. Se la vendita diventa un’attività stabile e autonoma, non va data per scontata la copertura del solo codice 96.99.91: bisogna valutare l’eventuale attività commerciale secondaria, gli adempimenti collegati e il trattamento fiscale dei relativi ricavi.
Fatture, corrispettivi e pagamenti
Dopo l’apertura va definito come documentare correttamente gli incassi. La modalità dipende dal tipo di cliente, dal modello organizzativo e dagli obblighi applicabili all’attività. È utile impostare fin dall’inizio fatturazione elettronica, conservazione dei documenti, eventuali corrispettivi e gestione dei pagamenti elettronici.
Se si applica il forfettario, vanno inoltre gestiti correttamente bollo, diciture fiscali e principio di cassa. La contabilità semplificata non significa assenza di controlli: ricavi e incassi devono restare facilmente ricostruibili.
Checklist per aprire l’attività di tatuatore
- verificare formazione e requisiti previsti dalla propria Regione;
- controllare con SUAP e autorità sanitaria l’idoneità del locale;
- definire attività principale ed eventuali attività secondarie;
- utilizzare ATECO 96.99.91 per l’attività di studio di tatuaggi e piercing;
- predisporre PEC, firma digitale e dati per la Comunicazione Unica;
- iscrivere correttamente impresa, INPS e INAIL quando dovuti;
- presentare la SCIA e gli eventuali allegati sanitari richiesti;
- verificare l’accesso al regime forfettario;
- impostare fatturazione, corrispettivi e conservazione;
- predisporre un budget per contributi, imposte e costi del locale.
Errori da evitare
- usare ancora il vecchio ATECO 96.09.02 senza verificare ATECO 2025;
- considerare un vecchio corso da 90 ore come requisito valido automaticamente in tutta Italia;
- aprire la Partita IVA prima di verificare requisiti sanitari e locali;
- confondere apertura fiscale e SCIA al SUAP;
- dimenticare l’iscrizione previdenziale e i contributi minimi;
- considerare automatico il 5% del forfettario;
- applicare la riduzione INPS del 35% senza valutarne requisiti ed effetti;
- vendere prodotti in modo stabile senza verificare l’eventuale attività commerciale secondaria.
Domande frequenti
Qual è il codice ATECO del tatuatore?
ATECO 2025 indica 96.99.91 – Attività di studi di tatuaggi e piercing. Il vecchio 96.09.02 appartiene alla classificazione precedente.
Per aprire la Partita IVA da tatuatore basta un corso di 90 ore?
No come regola nazionale. I requisiti formativi sono disciplinati anche a livello regionale e devono essere verificati nella Regione in cui si intende lavorare. Alcune discipline regionali prevedono percorsi molto più ampi.
Il tatuatore paga contributi fissi INPS?
Nel tipico inquadramento artigiano sì: la Gestione Artigiani prevede contribuzione sul minimale e, oltre determinate soglie, una quota percentuale ulteriore.
Il tatuatore può usare il regime forfettario?
Sì, se la persona fisica rispetta tutti i requisiti del regime e non ricade nelle cause di esclusione. Il solo fatto di avere ricavi inferiori a 85.000 euro non basta da solo.
In sintesi
Aprire Partita IVA come tatuatore richiede una sequenza precisa: prima requisiti regionali e idoneità del luogo di lavoro, poi inquadramento dell’impresa, ATECO 96.99.91, ComUnica, SCIA, previdenza e regime fiscale. Separare questi passaggi evita gli errori più frequenti e permette di costruire fin dall’inizio una gestione coerente con il inquadramento fiscale del tatuatore.
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Caterina
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