Il regime forfettario per tatuatore può essere applicato se l’attività è correttamente inquadrata e sono rispettati tutti i requisiti previsti dalla legge. Per l’attività di studi di tatuaggi e piercing il riferimento ATECO 2025 è 96.99.91 e, nel tipico inquadramento fiscale, il coefficiente di redditività di riferimento è il 67%.
Il calcolo corretto non consiste nel prendere il fatturato e applicare direttamente il 15%. Prima si determina il reddito forfettario con il coefficiente, poi si considerano i contributi previdenziali deducibili e infine si applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% quando ricorrono tutte le condizioni per la nuova attività.
Quando il tatuatore può applicare il regime forfettario
Il tatuatore persona fisica può utilizzare il forfettario se rispetta i requisiti previsti dalla legge e non ricade nelle cause di esclusione. Il limite ordinario di ricavi dell’anno precedente è 85.000 euro. Se nel corso dell’anno vengono superati 100.000 euro, l’uscita dal regime avviene nello stesso periodo secondo le regole vigenti; sopra 85.000 ma non oltre 100.000 euro, l’uscita opera dall’anno successivo.
Il solo rispetto della soglia non basta. Vanno controllate anche partecipazioni societarie, rapporti con datore o ex datore di lavoro, redditi di lavoro dipendente oltre la soglia prevista per l’anno e le altre cause ostative disciplinate dalla legge 190/2014.
Codice ATECO tatuatore e coefficiente 67%
Con ATECO 2025 il codice del tatuatore è 96.99.91 – Attività di studi di tatuaggi e piercing. Il coefficiente del forfettario, nel tipico inquadramento fiscale dei servizi alla persona, è il 67%.
Il coefficiente significa che il 67% dei ricavi rilevanti viene assunto come reddito forfettario prima della deduzione dei contributi previdenziali. Non è un’aliquota fiscale. Per le attività ulteriori o i casi con più codici ATECO è importante verificare se i ricavi devono essere separati per coefficiente. Il dettaglio è nella guida sul codice ATECO tatuatore.
Esempio con 30.000 euro di ricavi
Con 30.000 euro di ricavi e coefficiente 67%, il reddito forfettario iniziale è 20.100 euro. Da questa base si considerano i contributi previdenziali obbligatori deducibili secondo le regole applicabili e soltanto sul reddito fiscale residuo si calcola l’imposta sostitutiva.
Per questo il calcolo non è 30.000 × 15%. La pagina dedicata al calcolo tasse del tatuatore mostra il passaggio completo da ricavi a reddito, contributi e imposta.
Imposta sostitutiva del 15% o del 5%
L’aliquota ordinaria del regime forfettario è il 15%. Il 5% può essere applicato per l’anno di avvio e i quattro successivi soltanto quando ricorrono tutte le condizioni previste per una nuova attività. Aprire una nuova Partita IVA non basta da solo per ottenere l’aliquota ridotta.
La verifica deve considerare anche eventuali attività precedenti e la continuità sostanziale con lavori svolti prima dell’apertura. È quindi corretto determinare il diritto al 5% prima di impostare le prime fatture.
INPS tatuatore: Gestione Artigiani
Nel tipico inquadramento come impresa artigiana, il tatuatore deve verificare l’iscrizione alla Gestione Artigiani INPS. A differenza della Gestione Separata, questa gestione prevede una contribuzione minima annuale e una quota percentuale sul reddito che supera il minimale.
Per il 2026 l’INPS indica un’aliquota del 24% per gli artigiani e un reddito minimale di 18.808 euro. I valori vengono aggiornati annualmente: il riferimento corrente è la pagina ufficiale INPS sui contributi artigiani e commercianti 2026.
Riduzione contributiva INPS del 35%
Gli iscritti alla Gestione Artigiani che applicano il regime forfettario possono valutare il regime contributivo agevolato che riduce del 35% i contributi dovuti, quando sono rispettate le condizioni previste. L’agevolazione non è automatica e va richiesta secondo le procedure INPS.
Il vantaggio immediato è un esborso contributivo più basso, ma la riduzione può incidere sull’accredito previdenziale. La scelta va quindi fatta considerando non soltanto il risparmio annuale ma anche gli effetti sulla posizione contributiva futura.
Costi dello studio e limite del forfettario
Uno studio di tatuaggi può avere costi importanti: affitto, utenze, attrezzature, aghi e materiali monouso, pigmenti, dispositivi di protezione, sterilizzazione, smaltimento rifiuti, assicurazioni, manutenzione, formazione e personale o collaboratori.
Nel regime forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente uno per uno. Il sistema presume una quota di costi attraverso il coefficiente del 67%. Se le spese effettive sono molto elevate, il vantaggio del forfettario può ridursi e diventa utile confrontarlo con il regime ordinario.
Quando il regime ordinario può essere più conveniente
Il forfettario è spesso semplice e competitivo per attività con costi contenuti rispetto ai ricavi. Uno studio che sostiene investimenti elevati, paga un affitto importante, ha dipendenti o collaboratori e acquista molte attrezzature può invece avere una struttura di costi che merita un confronto con il regime ordinario.
La scelta corretta si fa simulando almeno ricavi, costi reali, contributi e imposte nei due scenari. La sola aliquota del 15% non basta per decidere quale regime sia più conveniente.
Vendita di prodotti e più attività
Se lo studio vende stabilmente prodotti aftercare, gioielli o merchandising, oppure svolge attività ulteriori autonome, bisogna verificare l’eventuale presenza di codici ATECO secondari. Questo può incidere anche sul calcolo del reddito nel forfettario se le attività appartengono a gruppi con coefficienti diversi.
Tatuatore dipendente e regime forfettario
Lavoro dipendente e Partita IVA possono coesistere, ma bisogna verificare la specifica causa ostativa collegata ai redditi di lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente e i rapporti con datore o ex datore di lavoro.
Vanno inoltre verificati eventuali vincoli contrattuali di esclusiva, concorrenza o incompatibilità. La compatibilità fiscale non elimina automaticamente le regole del rapporto di lavoro.
Fatture e corrispettivi nel forfettario
Il tatuatore in forfettario deve documentare correttamente gli incassi, utilizzare la fatturazione elettronica quando dovuta e gestire bollo, conservazione e corrispettivi secondo il proprio modello operativo.
Il principio di cassa rende importante distinguere ricavi fatturati e somme effettivamente incassate. Una gestione ordinata dei pagamenti aiuta anche a prevedere imposte e contributi e a non confondere la liquidità sul conto con il netto disponibile.
Saldo, acconti e accantonamento
Nel primo periodo di attività le scadenze fiscali possono sembrare leggere perché saldo e acconti arrivano successivamente. Dal secondo ciclo dichiarativo, invece, può concentrarsi un esborso maggiore per imposta sostitutiva e contributi.
È quindi utile accantonare una quota degli incassi durante l’anno sulla base di una simulazione aggiornata. Non esiste una percentuale universale: dipende da ricavi, aliquota 5% o 15%, riduzione INPS e situazione contributiva.
Checklist per capire se il forfettario è adatto
- verificare che la Partita IVA e il codice ATECO siano corretti;
- controllare tutte le cause di esclusione dal regime;
- stimare ricavi annuali e rischio di superamento delle soglie;
- calcolare contributi Artigiani con e senza riduzione del 35%;
- valutare se spetta l’imposta al 5%;
- stimare i costi reali dello studio;
- confrontare forfettario e ordinario se le spese sono elevate;
- considerare eventuali attività secondarie e vendita di prodotti.
Errori da evitare
- applicare il 15% direttamente al fatturato;
- confondere il coefficiente 67% con una tassa del 67%;
- considerare automatico il 5% per ogni nuova Partita IVA;
- ignorare i contributi minimi della Gestione Artigiani;
- dare per automatica la riduzione INPS del 35%;
- scegliere il regime senza stimare i costi reali dello studio;
- usare il vecchio codice ATECO 96.09.02 senza verificare la classificazione corrente.
Domande frequenti
Qual è il coefficiente forfettario del tatuatore?
Nel tipico inquadramento fiscale il coefficiente di riferimento è 67%.
Il tatuatore può pagare il 5%?
Sì, soltanto se ricorrono tutte le condizioni previste per una nuova attività. Non è automatico perché la Partita IVA è nuova.
Il tatuatore può ridurre l’INPS del 35%?
Nel tipico inquadramento Artigiani e in presenza dei requisiti del regime contributivo agevolato, la riduzione può essere richiesta secondo le procedure INPS.
Il forfettario conviene sempre a un tatuatore?
No. Se i costi reali dello studio sono elevati, è opportuno confrontare il forfettario con il regime ordinario prima di scegliere.
In sintesi
Il regime forfettario del tatuatore combina coefficiente 67%, imposta sostitutiva 15% o 5% quando spettante e contribuzione della Gestione Artigiani. Per capire se conviene bisogna però considerare anche costi reali, riduzione INPS, attività secondarie e requisiti di accesso. L’inquadramento fiscale deve restare coerente con l’attività concreta descritta nella guida su come aprire Partita IVA da tatuatore.
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Caterina
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