Per aprire la Partita IVA come restauratore di beni culturali nel 2026 non basta scegliere un codice ATECO: il restauratore è una professione regolamentata e l’attività sui beni culturali richiede il possesso della qualifica e l’inserimento nell’elenco nazionale del Ministero della Cultura. Sul piano fiscale, ATECO 2025 individua il 91.30.01 – Conservazione e restauro del patrimonio culturale, con coefficiente di redditività del 67% nel regime forfettario.
Prima verifica: qualifica ed elenco MiC
Il portale ufficiale Professionisti dei beni culturali precisa che per restauratori e tecnici del restauro l’inserimento negli elenchi è necessario per esercitare. Chi vuole avviare l’attività deve quindi verificare prima la propria abilitazione e i settori di competenza riconosciuti, evitando di presentarsi come restauratore di beni culturali se non possiede i requisiti richiesti.
Restauratore e tecnico del restauro: non sono la stessa qualifica
Il Ministero distingue il restauratore di beni culturali dal tecnico del restauro, che corrisponde alla precedente figura del collaboratore restauratore. Entrambe sono professioni regolamentate, ma hanno ruoli e livelli di autonomia differenti. Prima dell’apertura fiscale bisogna quindi verificare in quale elenco si è inseriti e quali prestazioni possono essere offerte autonomamente, senza usare un titolo professionale diverso da quello effettivamente riconosciuto.
ATECO 91.30.01 per conservazione e restauro
Le note ISTAT ATECO 2025 comprendono nel 91.30.01 il restauro e la conservazione di opere d’arte, manufatti storici, beni archeologici, superfici decorate, materiali librari, strumenti storici e altri beni culturali. Il codice non va scelto per semplici riparazioni o ristrutturazioni prive di contenuto conservativo.
I settori di competenza del restauratore
L’elenco nazionale distingue 12 settori, dai materiali lapidei alle superfici decorate, dai dipinti ai manufatti lignei, dai tessili ai metalli, fino a materiale librario, fotografico, strumenti musicali e scientifici. L’apertura fiscale non amplia i settori per i quali il professionista è qualificato: contratto e prestazioni devono restare coerenti con le competenze riconosciute dal Ministero.
Impresa artigiana e apertura tramite ComUnica
Quando il restauratore esercita con laboratorio e organizzazione tipica dell’impresa artigiana, l’avvio può richiedere iscrizione al Registro Imprese e all’Albo Artigiani tramite Comunicazione Unica, oltre alle verifiche SUAP eventualmente applicabili alla sede e alle lavorazioni. Prima della pratica conviene definire forma dell’attività, laboratorio, eventuali collaboratori e posizione previdenziale, perché non tutte le configurazioni sono identiche.
Gestione Artigiani INPS 2026
Se l’attività è iscritta come impresa artigiana, la Circolare INPS n. 14/2026 prevede aliquota del 24%, minimale di reddito pari a 18.808 euro e contributo minimo annuo di 4.521,36 euro per titolari e coadiuvanti. La contribuzione minima è dovuta anche quando il reddito fiscale dell’impresa resta sotto il minimale, salvo agevolazioni applicabili.
Riduzione INPS del 35% per forfettari
Il regime previdenziale agevolato per artigiani e commercianti in forfettario consente, se richiesto e spettante, una riduzione contributiva del 35%. L’adesione è facoltativa e deve essere comunicata nei termini previsti dall’INPS. Prima di richiederla è opportuno valutarne anche l’effetto sull’accredito contributivo e sulla propria storia previdenziale.
Regime forfettario e coefficiente 67%
Per il 91.30.01 il coefficiente di redditività è del 67%. Con 30.000 euro di ricavi il reddito lordo forfettario è 20.100 euro. Il 33% residuo rappresenta i costi presunti: materiali, solventi, DPI, strumentazione, laboratorio, trasporti, assicurazione e consulenze tecniche non vengono dedotti singolarmente.
Laboratorio: locali, sicurezza e materiali
Prima di aprire un laboratorio bisogna verificare compatibilità dei locali, sicurezza, aerazione, stoccaggio di materiali e prodotti utilizzati, gestione dei rifiuti e adempimenti eventualmente richiesti dal Comune o da altre autorità. Il profilo fiscale non sostituisce gli obblighi tecnici e di sicurezza collegati alle lavorazioni effettivamente svolte.
Preventivo, scheda dell’opera e responsabilità
Un incarico di restauro dovrebbe descrivere il bene, lo stato di conservazione, le operazioni previste, i materiali, gli eventuali esami diagnostici, i tempi, il prezzo, la custodia e le responsabilità per trasporto e assicurazione. Fotografie e documentazione iniziale aiutano a delimitare correttamente l’intervento e a prevenire contestazioni.
Beni privati, beni tutelati e autorizzazioni
Un bene appartenente a un privato può essere comunque sottoposto a tutela. Prima di iniziare il lavoro il restauratore deve sapere se l’intervento richiede autorizzazioni o prescrizioni dell’autorità competente e chi è responsabile della relativa pratica. Nel preventivo è utile distinguere il costo dell’intervento dalle eventuali attività documentali, diagnostiche e professionali necessarie per operare sul bene tutelato.
Musei, enti pubblici e beni tutelati
Gli incarichi su beni appartenenti a musei, fondazioni, enti ecclesiastici o amministrazioni pubbliche possono richiedere procedure e autorizzazioni specifiche. Anche quando il restauratore opera in forfettario, deve rispettare la disciplina del bene culturale, i requisiti professionali e le condizioni previste dal committente e dalla Soprintendenza quando applicabili.
Restauro di mobili non culturali e attività secondarie
Se il laboratorio svolge anche riparazione di mobili comuni, produzione artigianale, doratura, decorazione o altre lavorazioni autonome, può essere necessario aggiungere codici ATECO specifici. Il 91.30.01 non deve assorbire attività commerciali o artigiane diverse soltanto perché vengono svolte nello stesso laboratorio.
Checklist prima della prima fattura
- verificare qualifica ed elenco MiC;
- individuare i settori di competenza;
- confermare ATECO 91.30.01;
- definire impresa artigiana e pratiche camerali;
- aprire la corretta posizione INPS;
- valutare il regime forfettario e la riduzione contributiva;
- verificare laboratorio, sicurezza e SUAP;
- predisporre preventivo, scheda opera e assicurazione;
- separare eventuali attività secondarie.
Guide collegate
Consulta il regime forfettario del restauratore, il codice ATECO 91.30.01, il calcolo di tasse e contributi e la pagina sul commercialista per restauratore.
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