Il calcolo delle tasse di un restauratore di beni culturali in regime forfettario nel 2026 parte dal coefficiente di redditività del 67% previsto per ATECO 91.30.01. Gli esempi di questa guida assumono l’ipotesi più comune di attività esercitata come impresa artigiana per l’intero anno, con iscrizione alla Gestione Artigiani INPS e contribuzione ordinaria. Se la posizione previdenziale concreta è diversa o viene applicata la riduzione contributiva del 35%, i risultati devono essere ricalcolati.
Dati utilizzati nelle simulazioni
- ATECO: 91.30.01;
- coefficiente di redditività: 67%;
- INPS Artigiani: aliquota 24%;
- reddito minimale 2026: 18.808 euro;
- contributo minimo annuo: 4.521,36 euro;
- imposta sostitutiva: 15% o 5% quando spettante.
Come si calcola il reddito forfettario
La prima operazione è ricavi incassati × 67%. Il risultato è il reddito lordo forfettario. Su questo reddito si calcolano i contributi previdenziali secondo le regole della posizione INPS effettiva. I contributi obbligatori versati e deducibili riducono poi la base dell’imposta sostitutiva.
INPS Artigiani 2026: contributo minimo anche con reddito basso
La Circolare INPS n. 14/2026 fissa per gli artigiani un reddito minimale di 18.808 euro e un contributo minimo annuo di 4.521,36 euro. Questo significa che, nell’ipotesi di iscrizione per tutto l’anno, il contributo minimo resta dovuto anche quando il reddito forfettario è inferiore al minimale.
Esempio con 20.000 euro di ricavi
Con 20.000 euro di ricavi il reddito lordo al 67% è 13.400 euro, quindi sotto il minimale INPS. Nell’ipotesi artigiana ordinaria si considera il contributo minimo annuo di 4.521,36 euro. La base residua indicativa è 8.878,64 euro: l’imposta è circa 1.331,80 euro al 15% oppure 443,93 euro al 5%.
Esempio con 30.000 euro di ricavi
Con 30.000 euro di ricavi il reddito lordo è 20.100 euro. Oltre al contributo minimo, sul reddito che supera 18.808 euro si applica il 24%. I contributi teorici complessivi sono circa 4.831,44 euro. La base residua è 15.268,56 euro e l’imposta indicativa è 2.290,28 euro al 15% oppure 763,43 euro al 5%.
Esempio con 50.000 euro di ricavi
Con 50.000 euro di ricavi il reddito forfettario è 33.500 euro. La contribuzione artigiana teorica ordinaria è circa 8.047,44 euro. La base indicativa dopo i contributi è 25.452,56 euro, con imposta di circa 3.817,88 euro al 15% oppure 1.272,63 euro al 5%.
Esempio con 80.000 euro di ricavi
Con 80.000 euro di ricavi il reddito lordo è 53.600 euro. La contribuzione ordinaria stimata è circa 12.871,44 euro. La base residua è 40.728,56 euro: l’imposta indicativa è circa 6.109,28 euro al 15% oppure 2.036,43 euro al 5%.
Esempio con 85.000 euro di ricavi
Con 85.000 euro di ricavi il reddito forfettario è 56.950 euro. Nel 2026, oltre la prima fascia pensionabile di 56.224 euro, l’aliquota artigiana aumenta di un punto sulla quota eccedente. La contribuzione teorica complessiva è circa 13.682,70 euro. La base residua è 43.267,30 euro e l’imposta indicativa è circa 6.490,10 euro al 15% oppure 2.163,37 euro al 5%.
Questi esempi non coincidono automaticamente con gli F24 reali
Le simulazioni servono a comprendere il carico economico. Nella dichiarazione contano contributi effettivamente versati e deducibili, eventuali periodi inferiori all’anno, acconti, saldi e specifiche agevolazioni. Per questo il calcolo fiscale reale può differire anche a parità di ricavi.
Riduzione contributiva del 35%
Gli artigiani in regime forfettario possono richiedere, se ne ricorrono i requisiti, il regime previdenziale agevolato con riduzione del 35%. La riduzione modifica in modo sostanziale gli esempi sopra riportati. Prima di aderire è opportuno verificare termini, requisiti ed effetti previdenziali della scelta.
Costi reali del laboratorio e coefficiente 67%
Il forfettario presume costi pari al 33% dei ricavi. Con 50.000 euro di incassi la quota presunta è 16.500 euro. Materiali specialistici, solventi, laboratorio, utenze, sistemi di sicurezza, analisi diagnostiche, assicurazione, trasporto e collaborazioni possono superare questa percentuale. In quel caso il confronto con un regime analitico diventa importante.
Materiali e spese riaddebitate al cliente
Se il restauratore acquista materiali, analisi o trasporti e li incorpora nel proprio corrispettivo, il fatturato può crescere mentre il costo reale non è deducibile singolarmente. Per lavori complessi conviene stabilire nel preventivo quali costi vengono sostenuti direttamente dal committente e quali rientrano nella fee del restauratore.
Acconti, lavori lunghi e principio di cassa
Un restauro può durare mesi e prevedere acconto, stati di avanzamento e saldo. Nel forfettario conta normalmente l’incasso effettivo: un saldo fatturato a dicembre ma incassato a gennaio può rilevare nell’anno successivo. Pianificare gli incassi aiuta a monitorare soglie e liquidità senza alterare artificialmente i pagamenti.
Più attività e coefficienti diversi
Se il laboratorio svolge anche riparazione di mobili comuni, produzione artigianale o altre attività con codici differenti, i ricavi devono essere attribuiti correttamente. Non bisogna applicare il 67% del 91.30.01 a entrate che appartengono stabilmente a un’altra attività.
Prima del calcolo verifica la posizione
Queste simulazioni presuppongono ATECO 91.30.01 e iscrizione ordinaria alla Gestione Artigiani per l’intero anno. Consulta il codice ATECO del restauratore e verifica la tua posizione camerale e INPS prima di utilizzare gli importi come previsione personale.
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