Il codice ATECO del restauratore di beni culturali nel 2026 è 91.30.01 – Conservazione e restauro del patrimonio culturale. La classificazione ATECO 2025 ha reso il perimetro molto più chiaro: il codice comprende conservazione e restauro di opere d’arte, beni storici e archeologici e altri beni culturali, mentre esclude ristrutturazioni edilizie, riparazioni di mobili comuni e attività tecniche o scientifiche differenti.
91.30.01: cosa comprende ISTAT
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 includono nel 91.30.01 conservazione e restauro di beni storici e archeologici, opere d’arte, icone, statue, sculture, arazzi, mosaici, dipinti, affreschi, immagini sacre, strumenti storici e altri beni appartenenti al patrimonio culturale. Il codice riguarda quindi la conservazione del bene culturale e non genericamente qualsiasi lavoro definito “restauro”.
Professione regolamentata e codice ATECO sono due piani diversi
Avere il codice 91.30.01 non abilita da solo all’esercizio della professione. Il Ministero della Cultura classifica il restauratore di beni culturali come professione regolamentata e precisa che il mancato inserimento nell’elenco nazionale preclude l’esercizio. Codice fiscale e qualifica professionale devono quindi essere entrambi corretti.
I settori MiC non sono codici ATECO separati
L’elenco dei restauratori distingue 12 settori di competenza, come superfici decorate, dipinti, manufatti lignei, tessili, ceramica, metalli, materiale librario, fotografia e strumenti storici. Questi settori definiscono la competenza professionale riconosciuta, ma non richiedono un codice ATECO diverso per ciascuna categoria di bene.
43.99.02: ristrutturazione di siti ed edifici storici
ATECO 2025 esclude dal 91.30.01 le attività di ristrutturazione, ricostruzione e modernizzazione di siti ed edifici storici. Queste lavorazioni possono ricadere nella divisione 43 e, in particolare, nel codice pertinente alla lavorazione edile. Non è corretto utilizzare un codice edilizio per un intervento conservativo su un bene culturale soltanto perché l’opera si trova dentro un edificio storico.
95.24 per mobili non culturali
La riparazione o il restauro di mobili comuni, arredi moderni o oggetti privi di interesse culturale e storico appartiene alla famiglia 95.24. Se il laboratorio lavora sia su beni culturali sia su mobili comuni come linea autonoma e stabile, può essere necessario indicare anche il codice relativo alla riparazione di mobili e separare correttamente i ricavi.
95.29 per strumenti musicali non storici
Il 91.30.01 comprende il restauro di strumenti musicali di valore storico o culturale. La riparazione ordinaria di strumenti musicali contemporanei ricade invece nella famiglia 95.29. La natura del bene e dell’intervento determina quindi il perimetro corretto.
71.11 per attività di architettura
ATECO 2025 esclude dal 91.30.01 i servizi di architettura di supporto alla conservazione e al restauro. Se l’incarico comprende progettazione architettonica o attività riservate a professionisti tecnici, queste devono essere svolte nel corretto inquadramento professionale e non assorbite nel codice del restauratore.
Divisione 72 per ricerca scientifica sulla conservazione
Ricerca su materiali, metodi di conservazione, diagnostica sperimentale e sviluppo di nuove tecniche può appartenere alla divisione 72 quando costituisce una vera attività di ricerca e sviluppo. L’utilizzo di analisi scientifiche dentro un intervento di restauro non trasforma automaticamente l’attività in R&S, ma una linea autonoma di ricerca deve essere classificata correttamente.
Restauratore e tecnico del restauro
Il Ministero distingue il restauratore di beni culturali dal tecnico del restauro, entrambe professioni regolamentate ma con ruoli e qualifiche differenti. Prima di aprire la Partita IVA bisogna verificare con quale profilo si è inseriti nell’elenco e quali attività possono essere svolte autonomamente.
Coefficiente di redditività del 67%
Il 91.30.01 utilizza nel regime forfettario un coefficiente di redditività del 67%. Con 40.000 euro di ricavi il reddito lordo forfettario è 26.800 euro. Il coefficiente non è l’aliquota fiscale: serve a determinare il reddito prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori e dell’applicazione dell’imposta sostitutiva.
Previdenza: Artigiani quando l’attività è iscritta come impresa artigiana
Il codice ATECO non determina automaticamente la gestione INPS. Quando il restauratore esercita come impresa artigiana ed è iscritto all’Albo Artigiani, la posizione previdenziale segue normalmente la Gestione Artigiani. Nel 2026 l’aliquota ordinaria è del 24% e il minimale reddituale è 18.808 euro. La forma concreta dell’attività va comunque verificata prima dell’iscrizione.
Come descrivere il servizio in fattura
Descrizioni come “intervento di conservazione e restauro su dipinto”, “restauro di superficie decorata” o “conservazione di manufatto ligneo storico” rendono chiaro il contenuto della prestazione. Se vengono fatturate riparazioni di mobili comuni, lavorazioni edilizie o attività tecniche differenti, è opportuno utilizzare descrizioni separate e verificare gli eventuali codici secondari.
Quando aggiungere un secondo codice ATECO
Un secondo codice può servire quando riparazione di mobili comuni, produzione artigianale, decorazione, corsi, attività tecniche o altre lavorazioni diventano autonome e continuative. Non serve invece un codice diverso per ogni materiale o settore MiC su cui il restauratore è abilitato.
Sette casi pratici
- restauro di dipinto storico: 91.30.01;
- conservazione di affresco o superficie decorata: 91.30.01;
- restauro di mobile qualificato come bene culturale: 91.30.01;
- riparazione di mobile comune: verificare 95.24;
- riparazione di strumento musicale non storico: verificare 95.29;
- ristrutturazione edilizia di immobile storico: verificare divisione 43;
- progettazione architettonica: verificare 71.11.
Guide collegate
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