Il nuovo bonus mamme 2026 si può richiedere all’INPS dal 20 ottobre: riconosce 60 euro per ogni mese di lavoro utile, fino a 720 euro per l’anno, alle madri lavoratrici con almeno due figli e un reddito da lavoro entro 40.000 euro. La domanda scade normalmente il 31 dicembre 2026.
La regola cambia in base al numero di figli e al tipo di contratto. Di seguito trovi chi è ammesso, quali mesi si contano, come compilare la domanda, cosa accade se l’INPS la respinge e perché alcune madri con tre figli e contratto a tempo indeterminato sono escluse dal nuovo contributo.
Chi ha diritto al nuovo bonus mamme nel 2026
La platea è composta dalle madri che svolgono lavoro dipendente pubblico o privato, con esclusione del lavoro domestico, oppure attività autonoma iscritta a una previdenza obbligatoria, compresa la Gestione Separata INPS e le Casse professionali. La misura è pensata per l’anno 2026, indipendentemente dalla possibilità di chiedere o meno altri aiuti alla famiglia.
Occorre avere due figli, con il minore di età inferiore a dieci anni, oppure almeno tre figli, con il minore di età inferiore a diciotto anni. L’INPS considera anche le situazioni di adozione e affidamento preadottivo e spiega come gestire nascite e variazioni nel corso dell’anno. Il reddito da lavoro complessivo 2026 deve essere pari o inferiore a 40.000 euro.
Due figli o almeno tre figli: quali differenze
Con due figli il bonus può spettare sia alle lavoratrici a tempo determinato sia a quelle a tempo indeterminato, e alle autonome, purché il figlio più piccolo non abbia compiuto dieci anni nei periodi rilevanti. Con almeno tre figli la soglia di età del più piccolo è diciotto anni, ma si applica una distinzione importante sul lavoro dipendente a tempo indeterminato: per i mesi in cui tale rapporto è in corso il nuovo bonus non spetta.
Per queste madri con tre o più figli può trovare applicazione, se ne ricorrono i requisiti, il diverso esonero della quota contributiva IVS previsto dalla legge 213/2023. Non si devono confondere i due benefici e non si deve dichiarare un mese come utile se rientra nell’esclusione. Per le madri con due figli, invece, il contratto a tempo indeterminato non determina la stessa esclusione.
Come controllare i mesi se nasce un figlio nel 2026
La verifica dei requisiti non è una fotografia fatta solo al 1° gennaio. Se la madre raggiunge il numero di figli necessario durante il 2026, il beneficio decorre dal mese di perfezionamento del requisito. Se, invece, il più piccolo raggiunge la soglia di età durante l’anno, l’INPS indica che il mese del compleanno può restare compreso nel periodo spettante.
Esempio: con un figlio e il secondo nato ad aprile, a parità di altri requisiti, i mesi potenzialmente utili sono aprile–dicembre, cioè nove mesi e fino a 540 euro. Con tre figli, di cui il più piccolo compie diciotto anni in novembre, il periodo può arrivare fino a novembre. Se nel corso dell’anno si passa da due a tre figli, va inoltre verificata l’eventuale esclusione collegata al rapporto dipendente a tempo indeterminato.
Il requisito dei 40.000 euro: quali redditi considerare
Il limite riguarda la somma dei redditi da lavoro autonomo e dipendente rilevanti nel 2026. La circolare INPS comprende anche redditi esenti o assoggettati a tassazioni sostitutive e agevolate e specifica che occorre considerare i redditi al lordo delle franchigie o riduzioni percentuali previste ai fini fiscali. Chi lavora contemporaneamente con più rapporti non può verificare il limite guardando un solo reddito.
Fra i redditi sostitutivi da considerare, quando riferiti alla vigenza del lavoro, rientrano in base al documento INPS anche alcune indennità, come maternità, malattia e trattamenti di integrazione salariale. Al contrario, NASpI, DIS-COLL e trattamenti pensionistici non sono conteggiati nella somma come redditi da lavoro ai fini specificati. Se la lavoratrice è autonoma in regime agevolato, deve applicare il criterio INPS, senza sostituirlo meccanicamente con il volume d’affari o con il reddito imponibile indicato in un solo quadro fiscale.
Quanto vale il bonus mamme: tabella con esempi
La misura è un’integrazione pari a 60 euro per ogni mese o frazione di mese di lavoro che soddisfa tutte le condizioni. Il massimo è dodici mensilità, cioè 720 euro: il numero dei figli, oltre il requisito minimo, non moltiplica la somma.
| Mesi riconosciuti | Importo teorico |
|---|---|
| 12 mesi | 720 € |
| 10 mesi | 600 € |
| 9 mesi | 540 € |
| 6 mesi | 360 € |
| 3 mesi | 180 € |
Questi valori non sono importi mensili che entrano ogni mese sul conto: il pagamento è previsto in unica soluzione. Anche quando l’importo teorico sembra immediato, è necessario che l’INPS confermi i mesi spettanti attraverso l’istruttoria della domanda.
Domanda bonus mamme 2026: procedura online
Dal 20 ottobre 2026 il servizio ufficiale INPS consente di presentare la richiesta. Per raggiungerlo si può entrare nell’area Sostegni, Sussidi e Indennità, selezionare i servizi per genitori e poi “Nuovo Bonus mamme 2026”. L’accesso avviene con SPID di livello almeno 2, CIE livello 3, CNS o eIDAS tramite il punto di accesso alle prestazioni non pensionistiche.
- Verificare il proprio profilo e i dati di ciascun figlio, inclusa la data di nascita o di ingresso in famiglia per adozioni e affidamenti.
- Indicare la condizione lavorativa e i mesi per i quali si possiedono i requisiti, evitando di includere periodi di esclusione.
- Dichiarare il limite di reddito da lavoro annuo, considerando tutte le attività e le componenti previste.
- Selezionare il metodo di pagamento, verificando l’IBAN o il bonifico domiciliato; un IBAN SEPA extra-Italia può richiedere il modulo MV70.
- Inviare la domanda e conservare ricevuta e numero pratica: sono utili in caso di pagamento parziale o richiesta di chiarimenti.
Domanda senza SPID: Contact Center e patronato
Chi non riesce a compilare autonomamente il modulo può ricorrere ai patronati o al Contact Center multicanale INPS: 803 164 da rete fissa e 06 164164 da rete mobile con costi secondo il gestore. Il canale assistito non elimina la necessità di dichiarare correttamente requisiti, figli, attività e redditi.
Prima di recarsi allo sportello è utile preparare documento d’identità, codici fiscali dei figli, dati dell’iscrizione previdenziale o dei rapporti di lavoro, IBAN e informazioni sul reddito da lavoro 2026. Non è necessario inventare una documentazione standard valida per tutti: la procedura può richiedere allegati diversi in funzione della situazione individuale.
Quando scade la domanda: le due date da ricordare
La regola ordinaria è domanda entro il 31 dicembre 2026. Solo se il requisito si perfeziona nel mese di dicembre 2026 è possibile presentarla entro il 31 gennaio 2027. La data di gennaio, quindi, non è una proroga aperta a qualsiasi richiedente.
Le istruzioni sono nel messaggio INPS 3343 del 20 ottobre 2026. Le indicazioni sul bonus relativo al 2025 — che prevedeva 40 euro mensili e scadenze differenti — non vanno riutilizzate per la domanda del 2026. Controllare sempre l’annualità riportata sul servizio prima di trasmettere la richiesta.
Quando avviene il pagamento e come controllare lo stato
Per le mensilità riconosciute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026 l’INPS prevede di norma una liquidazione unica a dicembre, se riesce a completare l’istruttoria in tempo. Se la pratica non è conclusa, le somme possono essere pagate a decorrere da gennaio 2027 una volta definita la richiesta.
Dopo l’invio, dal medesimo servizio si possono consultare ricevute e documenti, monitorare lo stato di lavorazione e aggiornare i dati di pagamento. Un mancato bonifico a dicembre non indica automaticamente un rigetto: occorre prima leggere lo stato ufficiale della pratica e controllare eventuali richieste dell’Istituto.
Bonus mamme respinto o ridotto: come chiedere il riesame
Il provvedimento INPS può riconoscere tutte le mensilità, solo una parte oppure respingere la richiesta. Se mancano mesi che ritieni spettanti, controlla innanzitutto la motivazione: spesso è legata alla verifica del periodo lavorativo, al requisito dei figli, al reddito dichiarato o alla tipologia contrattuale.
Il messaggio INPS 3343/2026 prevede il riesame attraverso la funzione telematica presente nello stesso servizio. La richiesta può contenere chiarimenti e documenti utili a contestare la motivazione del provvedimento; occorre rispettare il termine comunicato dall’INPS. Non è sufficiente inviare informalmente una email: verificare la procedura indicata sul provvedimento.
Il bonus è tassato? Cambia il valore ISEE?
Il contributo di 60 euro mensili non è soggetto a imposizione fiscale e contributiva e non incide sul valore ISEE, come chiarito dalla circolare 106/2026. Si tratta di un beneficio economico distinto dai compensi da lavoro e dalla retribuzione; non equivale a una detrazione nella dichiarazione dei redditi.
Non va confuso con il precedente intervento di decontribuzione, con l’incentivo per l’assunzione di madri oppure con il trattamento di maternità nella Gestione Separata: destinatari, importi e condizioni possono essere diversi.
Domande frequenti sulle lavoratrici dipendenti e autonome
La madre con due figli e contratto a tempo indeterminato può fare domanda?
Sì, il contratto stabile non determina l’esclusione prevista per le madri con almeno tre figli. Devono comunque sussistere limite di età del più piccolo, reddito e mesi lavorativi utili.
Una madre con tre figli e contratto a termine è ammessa?
Può esserlo; la limitazione legata al lavoro a tempo indeterminato non riguarda automaticamente un contratto a termine. Si controllano sempre gli altri requisiti.
Chi è in Gestione Separata o in una Cassa può chiedere il bonus?
Sì: l’INPS include le autonome con iscrizione previdenziale obbligatoria, comprese Gestione Separata e Casse. I mesi utili possono essere calcolati in modo diverso secondo la tipologia di iscrizione.
Chi lavora due mesi riceve 720 euro?
No. Si ricevono 60 euro per ogni mese o frazione di mese riconosciuta, non un importo fisso annuale per tutte.
Il bonus mamme 2026 si richiede nel 730?
No, è un contributo INPS su domanda specifica, non una detrazione in dichiarazione dei redditi.
Norme e documenti INPS di riferimento
Per i requisiti, il reddito e le mensilità vale la circolare INPS n. 106 del 16 ottobre 2026. Per le modalità operative, la scadenza, gli esiti e il riesame fa fede il messaggio INPS n. 3343 del 20 ottobre 2026. La scheda del servizio di domanda è il collegamento diretto all’applicazione. In caso di rettifiche o ulteriori istruzioni prevalgono le comunicazioni ufficiali più recenti.