Buoni benzina nel welfare aziendale 2026: i voucher carburante e i buoni spesa multiuso possono essere esenti da IRPEF e contributi entro il limite complessivo di 1.000 euro all’anno, elevato a 2.000 euro per i dipendenti con figli fiscalmente a carico. L’Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 189 del 23 ottobre 2026, ha confermato il trattamento come fringe benefit di buoni riconosciuti nell’ambito di un piano di welfare ai lavoratori ordinariamente impegnati nel servizio domenicale, a condizione che non rappresentino un premio legato alla performance individuale o una retribuzione per il lavoro svolto.
Quando i buoni carburante non sono tassati e cosa succede se si superano 1.000 o 2.000 euro? Le soglie sono annuali e cumulative: bisogna considerare insieme buoni benzina, buoni spesa e gli altri fringe benefit soggetti al medesimo tetto. Se il totale supera la soglia applicabile anche di un solo euro, diventa imponibile l’intero valore dei benefit, non soltanto la differenza. La risposta dell’Agenzia non introduce un nuovo bonus statale da richiedere e non rende automaticamente esente qualsiasi somma corrisposta ai lavoratori la domenica.
Buoni benzina e welfare 2026: cosa dice la risposta AdE 189
Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate riguarda una società affidataria di servizi pubblici essenziali organizzati sette giorni su sette. Per sostenere il benessere e la fidelizzazione dei lavoratori impegnati ordinariamente anche di domenica, l’azienda intendeva introdurre per il biennio 2026-2027 un piano che assegna buoni carburante e buoni spesa multiuso secondo fasce di dipendenti definite sulla base delle esigenze organizzative del servizio.
Il punto centrale dell’istanza non era l’acquisto di carburante per veicoli aziendali, né il rimborso chilometrico di trasferte. La questione riguardava invece il valore di voucher assegnati ai dipendenti per esigenze personali, come misura di welfare. L’azienda ha rappresentato che il piano non era collegato al risultato del singolo lavoratore, non compensava direttamente le prestazioni rese e non costituiva un premio di produttività, pur rivolgendosi a personale soggetto a turni domenicali.
Nella ricostruzione ufficiale FiscoOggi del 26 ottobre 2026, l’Agenzia accoglie tale inquadramento sulla base delle circostanze dichiarate dall’istante. I buoni possono ricadere nell’articolo 51, commi 3 e 3-bis del TUIR, ossia nella disciplina dei beni e servizi erogati ai dipendenti e dei documenti di legittimazione cartacei o elettronici. Ne deriva la non imponibilità soltanto entro i limiti di valore previsti per l’anno.
È importante distinguere fra destinatari del piano e natura del riconoscimento. Un’impresa può avere personale normalmente impiegato nei giorni festivi e utilizzare un programma di welfare con criteri organizzativi, ma la soluzione dell’interpello non può essere estesa automaticamente a una maggiorazione in voucher corrisposta per ogni ora domenicale o per il raggiungimento di obiettivi individuali. In questi casi occorre valutare la reale funzione retributiva o premiale dell’erogazione e la disciplina fiscale applicabile.
L’Agenzia non ha istituito una richiesta nazionale dei buoni benzina riservata a tutti i dipendenti. È il datore di lavoro che può decidere di adottare un piano ammissibile, definire beneficiari e valori e acquistare i titoli dal fornitore scelto. Il dipendente non può trasformare questa notizia in un diritto automatico a un buono di 1.000 o 2.000 euro: tali importi sono soglie massime di esclusione fiscale, non somme che lo Stato si impegna a erogare.
Fringe benefit 2026: limiti da 1.000 e 2.000 euro e figli a carico
L’articolo 1, commi 390 e 391, della legge 207/2024 ha elevato per gli anni 2025, 2026 e 2027 la soglia ordinaria dei fringe benefit rispetto ai 258,23 euro previsti dall’articolo 51, comma 3, del TUIR. La legge di bilancio 2025 stabilisce il limite generale di 1.000 euro e quello maggiorato di 2.000 euro per i lavoratori con figli fiscalmente a carico. Le soglie valgono sul totale dei benefit soggetti a tale disciplina nel periodo d’imposta.
| Situazione del dipendente | Soglia fringe benefit nel 2026 | Condizione |
|---|---|---|
| Dipendente senza figli fiscalmente a carico | 1.000 € all’anno | Totale dei beni, servizi e rimborsi che rientrano nel plafond |
| Dipendente con almeno un figlio fiscalmente a carico | 2.000 € all’anno | Dichiarazione al datore con i codici fiscali dei figli |
| Superamento del limite applicabile | Intero valore imponibile | Non si tassa soltanto l’eccedenza |
| Regime maggiorato | 2025, 2026 e 2027 | Salvo successive modifiche di legge |
Per applicare la soglia di 2.000 euro, il lavoratore deve dichiarare al datore di lavoro di averne diritto e indicare il codice fiscale dei figli fiscalmente a carico, come previsto dal comma 391. Il requisito si verifica attraverso le condizioni dell’articolo 12, comma 2, del TUIR: in via generale il reddito annuo del figlio non deve superare 2.840,51 euro, elevato a 4.000 euro per i figli fino a 24 anni. Il diritto alla soglia maggiorata va quindi verificato su una condizione fiscale, non soltanto sull’esistenza di figli nel nucleo familiare.
Se entrambi i genitori sono lavoratori dipendenti e il figlio risulta fiscalmente a carico di entrambi, ciascuno può beneficiare del limite maggiorato secondo la propria situazione. La soglia non è un bonus familiare da dividere in due; riguarda il totale dei fringe benefit di ciascun dipendente. In ogni caso l’azienda deve disporre della dichiarazione necessaria per applicare il trattamento.
La norma prevede inoltre che il datore di lavoro dia attuazione al regime speciale previa informativa alle rappresentanze sindacali unitarie, se presenti. Si tratta di un adempimento organizzativo da considerare nella definizione del piano. L’azienda dovrebbe documentare l’assegnazione dei benefit, il valore attribuito e le condizioni per riconoscere la soglia maggiorata.
I 1.000 e 2.000 euro non si sommano a una franchigia aggiuntiva di 258,23 euro: il regime del triennio è una deroga temporanea al limite ordinario. Non esiste perciò, nel 2026, un plafond generale di 1.258,23 euro sommando entrambi gli importi. Analogamente, il datore non può utilizzare una soglia indipendente per ogni tipo di voucher.
Come calcolare i buoni carburante nel plafond ed evitare la tassazione
Il limite va applicato al valore complessivo annuale dei fringe benefit del singolo lavoratore. Possono concorrere al totale i buoni benzina, i buoni spesa e altri buoni acquisto, nonché il valore imponibile convenzionale di determinati beni e servizi concessi dal datore. Per il triennio 2025-2027, entro lo stesso tetto possono rientrare anche i rimborsi ammessi di utenze domestiche, affitto e interessi sul mutuo dell’abitazione principale, secondo i requisiti documentali e fiscali applicabili.
Il calcolo non si effettua valutando soltanto l’ultimo buono ricevuto. Il dipendente o l’ufficio paghe deve conoscere quanto è già stato assegnato dall’inizio dell’anno e quali altri benefici saranno riconosciuti prima del conguaglio. Un buono ancora da utilizzare non va ignorato per il solo fatto che il dipendente non si è ancora recato dal distributore: conta l’attribuzione fiscale del valore del benefit secondo le regole vigenti.
| Esempio illustrativo 2026 | Totale fringe benefit | Effetto fiscale |
|---|---|---|
| Dipendente senza figli: 400 € carburante + 500 € buoni spesa | 900 € | Entro il limite di 1.000 €, esenzione se rispettati gli altri requisiti |
| Stesso dipendente: ulteriori 150 € di benefit | 1.050 € | Soglia superata: imponibile l’intero importo di 1.050 € |
| Dipendente con figli a carico e dichiarazione: 900 € carburante + 800 € spesa | 1.700 € | Entro il limite di 2.000 €, esenzione possibile |
| Stesso dipendente: ulteriori 350 € di benefit | 2.050 € | Soglia superata: imponibile l’intero importo di 2.050 € |
Questi importi sono esempi matematici, non indicazioni su quanto un datore debba erogare. L’articolo 51 del TUIR prevede che, quando la soglia viene superata, l’intero valore dei beni e servizi rientranti nel plafond concorre alla formazione del reddito. Le conseguenze possono incidere sia sulle ritenute IRPEF sia sugli imponibili contributivi secondo la disciplina applicabile.
Questo distingue i fringe benefit dai buoni pasto, che hanno un proprio trattamento fiscale previsto dall’articolo 51, comma 2, lettera c), del TUIR. Nel 2026 il limite di esenzione dei buoni pasto elettronici è aumentato a 10 euro al giorno, mentre quello dei buoni pasto cartacei resta di 4 euro: non sono gli stessi limiti annuali dei buoni carburante. Una spiegazione delle differenze è nella guida RM su buoni pasto e buoni spesa.
Il valore imponibile di eventuali auto aziendali a uso promiscuo o di altri benefit soggetti all’articolo 51 va considerato insieme ai voucher ai fini della soglia; le modalità di valorizzazione possono essere differenti. Per chi svolge anche attività autonoma, è utile non confondere questo plafond con il limite di reddito da lavoro dipendente per il regime forfettario: quest’ultimo è un requisito fiscale distinto, che può essere interessato soltanto dal reddito imponibile effettivamente rilevante.
Voucher carburante e buoni spesa: requisiti, prestazione e premi
La risposta AdE 189/2026 richiama anche l’articolo 51, comma 3-bis, del TUIR, che consente di riconoscere beni e servizi ai dipendenti mediante documenti di legittimazione cartacei o elettronici. Perché un titolo mantenga le caratteristiche del voucher agevolabile devono essere rispettate le condizioni previste dalla disciplina: intestazione al beneficiario, non monetizzabilità, non cedibilità a terzi e utilizzo per beni o servizi previsti.
Un buono monouso dà diritto a un bene o servizio determinato secondo le condizioni del titolo. Un voucher cumulativo o multiuso può consentire la scelta di più beni o servizi, anche mediante un catalogo o una piattaforma elettronica, quando le regole applicabili lo ammettono. Non si può però trasformare il titolo in denaro o usarlo come sostituto di un’erogazione monetaria collegata a una specifica prestazione lavorativa ignorando le limitazioni fiscali.
Una criticità possibile è la differenza fra welfare aziendale e premio per la prestazione. Nel caso dell’interpello l’azienda ha rappresentato che il piano era finalizzato al benessere e alla fidelizzazione di personale ordinariamente organizzato per il lavoro domenicale, e non al pagamento della maggiorazione per quelle ore o a obiettivi individuali di produttività. Questa condizione ha un peso nell’esito favorevole dell’Agenzia.
Se una società decidesse di assegnare buoni benzina in proporzione a ogni turno straordinario oppure in base ai risultati del lavoratore, la qualificazione dovrebbe essere valutata con particolare attenzione: la sola etichetta «welfare» non dimostra che sia un fringe benefit non imponibile. I premi di produttività 2026 seguono una disciplina distinta, con specifiche condizioni e un trattamento agevolato diverso; non basta convertire un premio in una carta carburante per applicare automaticamente il plafond dei fringe benefit.
È diversa anche l’ipotesi dei rimborsi welfare per spese scolastiche o per familiari: alcune erogazioni possono ricadere in fattispecie dell’articolo 51, comma 2, separate dai voucher del comma 3. La nostra guida al welfare aziendale per scuola, RSA e spese dei familiari affronta proprio questi requisiti di documentazione e destinazione delle prestazioni.
Per l’azienda che voglia introdurre un piano simile a quello oggetto dell’interpello, i controlli più utili sono: descrivere per iscritto finalità e destinatari, documentare i criteri organizzativi, verificare che i voucher rispettino le regole formali, monitorare il totale annuo dei benefit, raccogliere le dichiarazioni dei figli a carico e coordinare le informazioni con chi elabora la busta paga. La risposta 189/2026 non elimina i controlli ordinari del datore di lavoro.
Fonti ufficiali: Agenzia delle Entrate – FiscoOggi, buoni benzina nel welfare e risposta n. 189 del 23 ottobre 2026; legge 30 dicembre 2024, n. 207, articolo 1, commi 390-391; DPR 917/1986, articolo 51 del TUIR; Camera dei deputati, quadro delle agevolazioni IRPEF e fringe benefit; Ministero del Lavoro, premi di produttività e disciplina distinta. I limiti maggiorati indicati in questo articolo valgono, salvo modifiche successive, per il triennio 2025-2027.
Domande frequenti sui buoni benzina welfare nel 2026
I buoni benzina sono sempre esentasse nel 2026?
No. Possono non concorrere al reddito quando si tratta di fringe benefit validamente riconosciuti e il loro valore, sommato agli altri benefit soggetti allo stesso tetto, non supera 1.000 euro o 2.000 euro con figli fiscalmente a carico e dichiarazione richiesta. L’interpello 189/2026 riguardava un piano specifico.
Se supero 1.000 euro di buoni carburante pago le tasse solo sull’eccedenza?
No. Se la soglia applicabile ai fringe benefit è superata, l’intero valore complessivo dei beni e servizi rilevanti nell’anno diventa imponibile, non soltanto la parte eccedente. Prima di erogare altri voucher bisogna verificare il totale annuale.
Chi ha figli a carico come ottiene la soglia di 2.000 euro?
Il dipendente deve dichiarare al datore di lavoro di aver diritto alla soglia maggiorata, indicando il codice fiscale dei figli fiscalmente a carico. Conta la condizione fiscale prevista dall’articolo 12 del TUIR, non soltanto il numero di figli presenti in famiglia.
Il chiarimento AdE vale anche per un premio pagato in voucher benzina?
Non automaticamente. La risposta 189/2026 si basa su un piano che non remunera la singola prestazione né incentiva la performance individuale. Premi di risultato e corrispettivi legati al lavoro devono essere valutati secondo la loro disciplina effettiva, senza considerarli esenti solo perché erogati con un buono carburante.
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Caterina
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