Il calcolo delle tasse di un curatore d’arte in regime forfettario nel 2026 parte dal coefficiente di redditività del 67% quando l’attività principale è consulenza curatoriale e allestimento di mostre con ATECO 91.30.09. Gli esempi assumono un professionista iscritto alla Gestione Separata INPS al 26,07% e senza altra previdenza obbligatoria.
Dati utilizzati nelle simulazioni
- ATECO: 91.30.09;
- coefficiente di redditività: 67%;
- Gestione Separata: 26,07%;
- imposta sostitutiva: 15% o 5% quando spettante;
- ipotesi: attività professionale autonoma e nessun’altra previdenza obbligatoria.
Formula di base
Il procedimento è: compensi incassati × 67% = reddito lordo forfettario. Su questo reddito si stimano i contributi previdenziali. I contributi obbligatori effettivamente deducibili riducono poi la base su cui si applica l’imposta sostitutiva.
Esempio con 20.000 euro di compensi
Il reddito lordo forfettario è 13.400 euro. Con Gestione Separata al 26,07%, i contributi teorici sono circa 3.493,38 euro. Se integralmente deducibili nell’anno, la base residua è 9.906,62 euro e l’imposta indicativa è circa 1.485,99 euro al 15% oppure 495,33 euro al 5%.
Esempio con 30.000 euro di compensi
Con 30.000 euro di compensi il reddito forfettario è 20.100 euro. I contributi teorici sono circa 5.240,07 euro. La base residua è 14.859,93 euro e l’imposta indicativa è circa 2.228,99 euro al 15% oppure 743,00 euro al 5%.
Esempio con 50.000 euro di compensi
Il reddito lordo è 33.500 euro. I contributi teorici al 26,07% sono circa 8.733,45 euro. Dopo la deduzione restano 24.766,55 euro e l’imposta indicativa è circa 3.714,98 euro al 15% oppure 1.238,33 euro al 5%.
Esempio con 80.000 euro di compensi
Il reddito forfettario è 53.600 euro. I contributi teorici sono circa 13.973,52 euro. La base residua è 39.626,48 euro e l’imposta indicativa è 5.943,97 euro al 15% oppure 1.981,32 euro al 5%.
Esempio con 85.000 euro di compensi
Con 85.000 euro di compensi il reddito lordo è 56.950 euro. I contributi teorici sono circa 14.846,87 euro. La base residua è 42.103,14 euro e l’imposta indicativa è circa 6.315,47 euro al 15% oppure 2.105,16 euro al 5%.
Le simulazioni non sono gli F24 reali
I contributi teorici sul reddito dell’anno non coincidono necessariamente con quelli effettivamente deducibili nello stesso periodo. Saldi, acconti e contributi versati incidono sulla base fiscale. Gli esempi servono quindi a comprendere il meccanismo e a programmare la liquidità, non a sostituire il calcolo dichiarativo personale.
Gestione Separata 26,07% o 24%
La Circolare INPS n. 8/2026 prevede il 26,07% per i professionisti senza altra previdenza obbligatoria e il 24% per pensionati o soggetti già assicurati altrove. Se si applica il 24%, tutte le simulazioni devono essere ricalcolate.
Quanto resta prima dei costi reali
Con 50.000 euro di compensi, contributi teorici e imposta al 15% ammontano a circa 12.448,43 euro. Restano circa 37.551,57 euro prima dei costi reali di trasferte, ricerca, cataloghi, grafica, assicurazione, software e collaborazioni. Questa cifra non coincide quindi con il netto effettivamente disponibile.
Costi reali e coefficiente del 67%
Il forfettario presume costi pari al 33% dei compensi. Con 50.000 euro di incassi la quota presunta è 16.500 euro. Un curatore che lavora soprattutto con ricerca e coordinamento può avere costi inferiori; chi anticipa viaggi, cataloghi, produzioni, allestimenti o collaboratori può invece superare la quota presunta.
Budget della mostra e costi del committente
Il budget di allestimento non va confuso con il compenso del curatore. Trasporto, assicurazione, montaggio, stampa e produzione possono essere sostenuti direttamente da museo, fondazione o galleria. Se il curatore li anticipa e li incorpora nel proprio corrispettivo, il fatturato può crescere senza una deduzione analitica equivalente.
Fee a progetto, acconti e principio di cassa
Una mostra può durare molti mesi e prevedere acconto, tranche alla consegna dei testi, pagamento all’apertura e saldo finale. Nel lavoro autonomo forfettario conta normalmente l’incasso effettivo. Un saldo pagato a gennaio può quindi rilevare nell’anno successivo anche se la mostra è stata inaugurata a dicembre.
Percentuali sulle vendite e attività commerciale
Se il curatore riceve un bonus o una percentuale sulle vendite, l’importo incassato concorre ai compensi secondo il contratto. Se però il modello diventa vera intermediazione o commercio d’arte, ATECO e previdenza possono cambiare. Prima di applicare il 67% a tutte le entrate va quindi verificata la natura del rapporto.
Accantonamento per imposte e contributi
Gli incassi del curatore possono essere irregolari e concentrati in prossimità delle inaugurazioni. Separare periodicamente una quota destinata a INPS e imposta evita di utilizzare liquidità che servirà per saldo e acconti. La percentuale effettiva dipende dal 5% o 15%, dall’aliquota previdenziale personale e dai contributi già versati.
Incassi in valuta e progetti internazionali
Se il curatore lavora con istituzioni estere può ricevere compensi in valuta o tramite piattaforme internazionali. Oltre al corretto trattamento IVA, è utile registrare il valore degli incassi e riconciliare i pagamenti con le fatture. Anche commissioni bancarie e costi di cambio restano costi reali che nel forfettario non vengono dedotti analiticamente.
Più attività con codici differenti
Curatela, produzione artistica, formazione, commercio d’arte e organizzazione di eventi possono convivere nella stessa Partita IVA, ma non devono essere confuse. Se una seconda attività è stabile e autonoma, i ricavi vanno attribuiti correttamente e il coefficiente forfettario deve essere applicato al relativo gruppo di attività.
Prima del calcolo verifica l’ATECO
Queste simulazioni presuppongono consulenza curatoriale con 91.30.09. Consulta il codice ATECO del curatore d’arte se gestisci un museo, vendi opere, organizzi fiere o svolgi attività artistica autonoma.
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