Il codice ATECO per curatore d’arte nel 2026 è normalmente 91.30.09 quando l’attività prevalente consiste nella consulenza curatoriale e nell’allestimento di mostre in musei o luoghi simili. ATECO 2025 include infatti espressamente nel codice 91.30.09 – Altre attività di supporto al patrimonio culturale la consulenza per l’allestimento di mostre. Il codice non va però usato per gestione museale, commercio d’arte, organizzazione fieristica o produzione artistica.
91.30.09: cosa comprende ISTAT
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 includono nel 91.30.09 attività di supporto al patrimonio culturale, consulenza relativa alla conservazione e al restauro, raccolta di informazioni per la digitalizzazione e consulenza per l’allestimento di mostre in musei e luoghi simili. Per il curatore freelance che progetta contenuti, selezione e percorso espositivo questo è quindi il primo codice da valutare.
91.21.00 per gestione di musei e collezioni
ATECO 2025 colloca nel 91.21.00 la gestione, organizzazione, cura, conservazione, valutazione ed esposizione di collezioni museali. Un curatore dipendente o un’impresa che gestisce direttamente un museo rientra in un modello diverso dal consulente esterno. Non bisogna quindi utilizzare 91.30.09 quando l’attività economica consiste nella gestione della struttura museale stessa.
Galleria commerciale e vendita di opere
La vendita al dettaglio di dipinti, sculture e altre opere d’arte da parte di una galleria commerciale appartiene al commercio. Se il curatore acquista opere, le rivende, incassa il prezzo dal collezionista o gestisce stabilmente un’attività commerciale di galleria, deve verificare il codice di commercio pertinente invece di usare 91.30.09 per tutta l’attività.
Curatela di fiere e manifestazioni
La curatela culturale di una sezione espositiva può restare consulenza. Organizzare invece fiere, convegni, esposizioni commerciali e servizi agli espositori appartiene alla famiglia 82.30. La differenza è tra costruire il progetto culturale e gestire economicamente la manifestazione come organizzatore.
90.12.00 per attività dell’artista
Il curatore può essere anche artista, ma la creazione di opere di arti visive è classificata nel 90.12.00. Se il professionista vende sia curatela sia opere proprie, è opportuno rappresentare correttamente entrambe le attività e separare i ricavi quando diventano linee autonome e continuative.
Testi critici e attività editoriale
Scrivere testi critici e schede all’interno della mostra può rientrare nel progetto curatoriale. Se invece il professionista svolge stabilmente scrittura, editing o produzione editoriale per soggetti diversi e senza legame con l’allestimento, può essere necessario verificare un codice specifico. Il titolo “curatore” non assorbe automaticamente ogni attività culturale o editoriale svolta dal professionista.
Critico d’arte, perito e valutazione economica delle opere
Valutare artisticamente un’opera dentro un progetto curatoriale è diverso dal fornire perizie economiche, stime commerciali o consulenza per compravendite. Se la valutazione e la perizia diventano servizi autonomi e remunerati separatamente, va verificato l’inquadramento più coerente. Contratto e descrizione della fattura devono rendere chiara la natura della prestazione.
Mostre digitali, virtuali e progetti ibridi
La curatela può riguardare anche esposizioni digitali o progetti ibridi collegati a musei, fondazioni e patrimonio culturale. Se il professionista progetta selezione, contenuti, percorso e fruizione digitale come consulenza curatoriale, il 91.30.09 può restare coerente. Se invece sviluppa direttamente piattaforme, software, ambienti virtuali o prodotti multimediali autonomi, va verificato il codice tecnico o digitale pertinente.
Spazi indipendenti e luoghi non museali
Non tutte le mostre si svolgono in musei. Fondazioni, spazi culturali, sedi temporanee e luoghi simili possono ospitare progetti curatoriali senza diventare gallerie commerciali. Il criterio resta il servizio effettivo: consulenza culturale e allestimento da un lato, vendita di opere o organizzazione commerciale dell’evento dall’altro.
Coefficiente di redditività del 67%
Il 91.30.09 utilizza nel regime forfettario un coefficiente di redditività del 67%. Con 40.000 euro di compensi il reddito lordo forfettario è 26.800 euro. Il restante 33% rappresenta costi presunti e non la deduzione analitica di trasferte, ricerca, materiali di mostra, cataloghi, grafica, software o collaborazioni.
Previdenza: Gestione Separata nel caso professionale
Per il curatore d’arte che svolge personalmente consulenza curatoriale e non dispone di una cassa professionale propria, il riferimento da verificare è normalmente la Gestione Separata INPS. Se l’attività assume forma commerciale, viene gestita una struttura o si aggiungono altre linee di impresa, la posizione previdenziale deve essere riesaminata. Il codice ATECO da solo non determina l’INPS.
Come descrivere il servizio in fattura
Descrizioni come “consulenza curatoriale per mostra”, “progettazione del percorso espositivo”, “selezione opere e redazione testi curatoriali” o “coordinamento curatoriale dell’allestimento” rendono chiaro il servizio. Se vengono fatturate vendite di opere, organizzazione fieristica o altre attività, è utile utilizzare descrizioni separate e verificare i relativi codici.
Quando aggiungere un secondo codice ATECO
Un secondo codice può essere necessario quando vendita di opere, produzione artistica, formazione, organizzazione di eventi, perizie o scrittura editoriale diventano attività autonome e continuative. Non serve invece moltiplicare i codici per ogni fase accessoria di un singolo progetto curatoriale.
Sette casi pratici
- curatela mostra museale come consulente esterno: 91.30.09;
- progetto scientifico e percorso espositivo: 91.30.09;
- gestione diretta di museo o collezione: 91.21.00;
- vendita opere tramite galleria commerciale: verificare codice commercio;
- organizzazione di fiera: verificare 82.30;
- creazione e vendita di opere proprie: 90.12.00;
- formazione culturale autonoma: verificare 85.52.
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