Il regime forfettario per curatore d’arte nel 2026 può essere adatto a chi lavora in autonomia nella progettazione curatoriale, nella selezione delle opere, nella costruzione del percorso espositivo, nella redazione di testi critici e nella consulenza per l’allestimento di mostre. ATECO 2025 offre un riferimento specifico per questa attività quando è svolta come supporto al patrimonio culturale: 91.30.09 – Altre attività di supporto al patrimonio culturale. Le note ISTAT includono espressamente la consulenza per l’allestimento di mostre in musei e luoghi simili. Il coefficiente di redditività è del 67%.
ATECO 91.30.09 per curatela e allestimento di mostre
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 comprendono nel 91.30.09 le altre attività di supporto al patrimonio culturale, la consulenza relativa alla conservazione e al restauro, la raccolta di informazioni per la digitalizzazione del patrimonio e soprattutto le attività di consulenza per l’allestimento di mostre in musei e luoghi simili. È quindi il primo codice da valutare per il curatore freelance che vende un servizio curatoriale e non gestisce direttamente un museo o una galleria commerciale.
Curatore d’arte e curatore museale
La classificazione professionale ISTAT descrive i curatori e conservatori di musei come figure che conducono ricerche, acquisiscono e valutano opere, organizzano mostre, attività di promozione ed eventi culturali. Sul piano ATECO, però, la gestione di un museo o di una collezione come attività organizzata ricade nel 91.21.00 – Attività di musei e collezioni. Un professionista esterno che fornisce consulenza curatoriale può invece restare nel 91.30.09.
Galleria commerciale e vendita di opere
Il curatore può collaborare con gallerie, ma la vendita di dipinti, sculture e opere d’arte da parte di una galleria commerciale è attività diversa dalla curatela. ATECO 2025 colloca il commercio al dettaglio di dipinti e sculture nella famiglia del commercio specializzato. Se il professionista acquista e rivende opere, incassa direttamente il prezzo di vendita o gestisce stabilmente una galleria commerciale, il 91.30.09 non può essere usato come contenitore generale.
Mostre, fiere e organizzazione eventi
Ideare il concept, selezionare artisti e opere, costruire il percorso e redigere testi critici sono attività curatoriale. Organizzare invece una fiera, una manifestazione commerciale o un evento con gestione di stand, espositori e servizi può ricadere nella famiglia 82.30. Il lavoro dell’Event Planner resta distinto dalla curatela culturale anche quando entrambe le figure collaborano allo stesso progetto.
Curatore e artista: attività diverse
Un curatore può essere anche artista, critico, autore o docente, ma queste attività non vanno confuse. La creazione diretta di opere di arti visive appartiene al 90.12.00; la scrittura autonoma di testi e saggi può avere un diverso inquadramento; corsi e formazione richiedono di verificare i codici della formazione culturale. Se le linee di ricavo diventano autonome e continuative, può essere necessario utilizzare più codici ATECO.
Coefficiente di redditività del 67%
Per il 91.30.09 il coefficiente di redditività del regime forfettario è del 67%. Con 40.000 euro di compensi, il reddito lordo forfettario è 26.800 euro. Il restante 33% rappresenta costi presunti: trasferte, ricerca, cataloghi, assicurazione, software, stampa di materiali, collaborazioni e strumenti di comunicazione non vengono dedotti analiticamente.
Gestione Separata INPS nel caso professionale
Per il curatore freelance che presta personalmente consulenza culturale senza una cassa professionale propria, il riferimento da verificare è normalmente la Gestione Separata INPS. La Circolare INPS n. 8/2026 prevede il 26,07% per i professionisti senza altra previdenza obbligatoria e il 24% per pensionati o soggetti già assicurati altrove. Se l’attività assume forma d’impresa, la posizione previdenziale va rivalutata.
Fee curatoriale, percentuale sulle vendite e commissioni
Il compenso può essere fisso, per progetto, giornaliero o collegato a fasi dell’allestimento. In alcuni contesti il curatore può percepire una percentuale sulle vendite delle opere. La presenza di una componente variabile non cambia automaticamente il codice, ma se il professionista svolge stabilmente intermediazione o vendita di opere il modello deve essere riesaminato, perché la natura del servizio può diventare commerciale.
Testi critici, cataloghi e diritti d’autore
Scrivere schede, testi curatoriali, saggi per cataloghi e materiali di mostra può essere parte dell’incarico. Se il testo è incluso nel progetto curatoriale, il compenso può restare unitario. Se invece il professionista svolge una linea autonoma di attività editoriale o cede diritti di utilizzazione economica di opere dell’ingegno, occorre distinguere la componente professionale dalla disciplina dei diritti d’autore e verificare contratto e modalità di pagamento.
Budget di mostra e somme del committente
Un curatore può coordinare budget destinati a allestimento, trasporti, assicurazioni, cataloghi, comunicazione e compensi degli artisti. Queste somme non diventano automaticamente ricavi del curatore. Il contratto dovrebbe distinguere chiaramente la propria fee dagli importi che il committente sostiene direttamente o mette a disposizione per costi di progetto.
Clienti pubblici, musei, fondazioni e gallerie
Il curatore può lavorare per musei, fondazioni, enti pubblici, spazi indipendenti e gallerie private. Cambiano procedure di affidamento, documentazione e responsabilità, ma il nucleo del servizio resta curatoriale quando il professionista progetta contenuti, selezione, percorso e valorizzazione culturale. Gli incarichi pubblici possono richiedere ulteriori verifiche amministrative e di fatturazione.
Esempio con 40.000 euro di compensi
Con 40.000 euro di compensi e coefficiente 67%, il reddito lordo forfettario è 26.800 euro. Nell’ipotesi di Gestione Separata al 26,07%, i contributi teorici sono circa 6.986,76 euro. I contributi obbligatori effettivamente deducibili riducono poi la base dell’imposta sostitutiva del 15% o, quando spettante, del 5%.
Attività da distinguere
- consulenza curatoriale e allestimento mostre in musei: 91.30.09;
- gestione di museo o collezione: 91.21.00;
- galleria commerciale e vendita opere: verificare il codice commerciale pertinente;
- organizzazione di fiere e manifestazioni: verificare 82.30;
- creazione di opere d’arte: 90.12.00;
- formazione culturale: verificare 85.52.
Guide collegate
Approfondisci come aprire la Partita IVA da curatore d’arte, il codice ATECO del curatore, il calcolo di tasse e contributi e la pagina sul commercialista per curatore d’arte.
Apri la Partita IVA o passa a Regimeminimi.com
Se stai iniziando una nuova attività oppure vuoi cambiare commercialista, raccontaci cosa ti serve.
- Apertura della Partita IVA
- Cambio commercialista
- Gestione del regime forfettario
- Gestione della contabilità semplificata
La richiesta di contatto è gratuita e senza impegno.