Il calcolo delle tasse di un sistemista informatico in regime forfettario nel 2026 parte normalmente dal coefficiente di redditività del 67%. Gli esempi di questa guida assumono un sistemista che svolge personalmente attività professionale di gestione dei sistemi con ATECO 62.20.20 e Gestione Separata INPS al 26,07%. Se l’attività reale è riparazione hardware, laboratorio, vendita di componenti o impresa artigiana/commerciale, la previdenza può essere diversa e questi esempi non vanno riutilizzati automaticamente.
Dati utilizzati nelle simulazioni
- ATECO: 62.20.20 nell’ipotesi di gestione professionale dei sistemi;
- coefficiente di redditività: 67%;
- Gestione Separata: 26,07%;
- imposta sostitutiva: 15% oppure 5% quando spettante;
- ipotesi: nessun’altra previdenza obbligatoria e reddito sotto il massimale INPS.
Formula del calcolo
La sequenza è: compensi incassati × 67% = reddito lordo forfettario. Su questo reddito si stimano i contributi della Gestione Separata. I contributi obbligatori effettivamente deducibili nel periodo riducono poi la base sulla quale si applica l’imposta sostitutiva del 15% o, quando ricorrono le condizioni, del 5%.
Esempio con 20.000 euro di compensi
Il reddito lordo forfettario è 13.400 euro. Con Gestione Separata al 26,07%, i contributi teorici sono circa 3.493,38 euro. Se integralmente deducibili nell’anno, la base residua è 9.906,62 euro e l’imposta è circa 1.485,99 euro al 15% oppure 495,33 euro al 5%.
Esempio con 30.000 euro di compensi
Con 30.000 euro di compensi il reddito forfettario è 20.100 euro. I contributi teorici al 26,07% sono circa 5.240,07 euro. La base residua è 14.859,93 euro: l’imposta indicativa è 2.228,99 euro al 15% oppure 743,00 euro al 5%.
Esempio con 50.000 euro di compensi
Con 50.000 euro di compensi il reddito lordo è 33.500 euro. La Gestione Separata teorica è 8.733,45 euro. Dopo la deduzione restano 24.766,55 euro: l’imposta è circa 3.714,98 euro al 15% oppure 1.238,33 euro al 5%.
Esempio con 80.000 euro di compensi
Il reddito forfettario è 53.600 euro. I contributi teorici sono circa 13.973,52 euro. La base residua è 39.626,48 euro e l’imposta indicativa è 5.943,97 euro al 15% oppure 1.981,32 euro al 5%.
Esempio con 85.000 euro di compensi
Con 85.000 euro di compensi il reddito lordo è 56.950 euro. I contributi teorici al 26,07% sono circa 14.846,87 euro. La base residua è 42.103,14 euro e l’imposta è circa 6.315,47 euro al 15% oppure 2.105,16 euro al 5%.
Le simulazioni non sono gli F24 effettivi
I contributi calcolati sul reddito dell’anno non coincidono necessariamente con quelli fiscalmente deducibili nello stesso periodo. Saldi, acconti e contributi effettivamente versati incidono sulla base dell’imposta. Gli esempi servono a capire il metodo e a costruire una previsione economica, mentre il calcolo dichiarativo deve utilizzare i versamenti reali.
Gestione Separata 26,07% o 24%
La Circolare INPS n. 8/2026 prevede il 26,07% per i professionisti senza altra previdenza obbligatoria e il 24% per pensionati o soggetti già assicurati altrove. Se il sistemista mantiene un lavoro dipendente o altra copertura obbligatoria, gli esempi devono essere ricalcolati con l’aliquota corretta.
Se sei artigiano o impresa il calcolo cambia
Un tecnico che ripara hardware in laboratorio, svolge interventi materiali continuativi o vende componenti può avere un inquadramento artigiano o commerciale. In questo caso contributi minimi, aliquote e possibile riduzione contributiva del 35% seguono regole diverse dalla Gestione Separata. Prima di usare le simulazioni bisogna quindi verificare la natura della posizione e non soltanto il coefficiente fiscale.
Quanto resta prima dei costi reali
Con 50.000 euro di compensi, la simulazione standard al 15% porta a contributi teorici e imposta per circa 12.448,43 euro. Restano circa 37.551,57 euro prima di pagare hardware, software, licenze, strumenti di monitoraggio, assicurazione, trasferte, formazione e altre spese reali. Per questo il valore non coincide con il netto personale disponibile.
Costi reali e coefficiente del 67%
Il forfettario presume costi pari al 33% dei compensi. Con 50.000 euro di incassi la quota presunta è 16.500 euro. Un sistemista che lavora soprattutto da remoto può sostenere costi inferiori; un tecnico che acquista ricambi, dispositivi, licenze o servizi cloud per i clienti può superare facilmente questa percentuale. La convenienza del regime va verificata sui costi annuali effettivi.
Canoni mensili, interventi extra e principio di cassa
I contratti di assistenza possono prevedere canoni mensili, pacchetti di ore e interventi straordinari. Nel lavoro autonomo forfettario conta normalmente il momento dell’incasso. Un canone fatturato a dicembre ma incassato a gennaio può rilevare nel periodo successivo. Per monitorare correttamente soglie e liquidità conviene riconciliare fatture, canoni e pagamenti effettivi.
Acquisti di hardware per conto del cliente
Se il sistemista acquista un server da 8.000 euro e lo rifattura al cliente, nel forfettario il costo non viene dedotto analiticamente come in un regime ordinario. Questo può rendere poco efficiente il modello in cui il tecnico anticipa e rivende grandi quantità di hardware. Quando possibile, separare la prestazione professionale dagli acquisti diretti del cliente può avere un impatto economico molto rilevante.
Accantonare imposte e contributi
Saldo e acconti arrivano dopo gli incassi e possono concentrare molti versamenti in pochi mesi. È utile accantonare periodicamente una quota degli incassi destinata a INPS e imposta, separandola dalla liquidità usata per hardware, licenze e spese dei clienti. La percentuale concreta dipende da aliquota fiscale, previdenza e contributi già versati.
Prima del calcolo verifica l’ATECO e l’INPS
Queste simulazioni assumono un sistemista professionale con ATECO 62.20.20 e Gestione Separata. Se l’attività è configurazione PC, recupero dati, riparazione hardware o vendita, consulta prima la guida sul codice ATECO sistemista e tecnico informatico e verifica l’inquadramento previdenziale effettivo.
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