Ricevere una cartella di pagamento mentre sei nel regime forfettario non comporta automaticamente l’uscita dal regime. Significa però che un debito è entrato nella fase della riscossione e va gestito con strumenti diversi dal semplice ravvedimento operoso. Prima di pagare o chiedere una dilazione bisogna controllare origine del debito, importi, notifiche, eventuali pagamenti già effettuati e possibilità di sospensione.
Nel 2026, per le somme fino a 120.000 euro comprese in ciascuna richiesta, Agenzia delle Entrate-Riscossione consente su semplice richiesta piani fino a 84 rate mensili. Con una richiesta documentata, nello stesso 2026, per importi fino a 120.000 euro possono essere concessi da 85 fino a 120 rate; sopra 120.000 euro occorre documentare la difficoltà economico-finanziaria e il piano può arrivare fino a 120 rate.
Cos’è una cartella di pagamento e perché arriva
La cartella è uno degli atti attraverso cui Agenzia delle Entrate-Riscossione richiede il pagamento di somme affidate dagli enti creditori. Nel caso di una Partita IVA può derivare, per esempio, da imposte dichiarate e non versate, controlli dell’Agenzia delle Entrate, contributi previdenziali o altri debiti affidati alla riscossione.
Non va confusa con una semplice comunicazione di irregolarità. Se hai appena saltato una scadenza e non hai ricevuto atti, potresti essere ancora nella fase del ravvedimento operoso. Se hai ricevuto un avviso bonario, valgono le regole della comunicazione. La cartella indica invece che il debito è già nella fase della riscossione.
Una cartella fa perdere il regime forfettario?
No, non per il solo fatto di esistere. Le condizioni di accesso e permanenza nel regime forfettario dipendono dai requisiti e dalle cause ostative previste dalla legge 190/2014. Un debito fiscale o previdenziale deve essere pagato o gestito, ma non è di per sé una causa automatica di fuoriuscita dal regime.
Questo non rende la cartella irrilevante: se viene ignorata possono maturare ulteriori conseguenze e possono essere avviate procedure cautelari o esecutive secondo le regole della riscossione. La priorità è quindi stabilire se il debito è dovuto e, in caso positivo, come pagarlo.
Prima di rateizzare: controlla se la cartella è corretta
La rateizzazione è utile quando il debito è dovuto ma non riesci a sostenerlo in unica soluzione. Non dovrebbe essere il primo gesto automatico se ritieni che le somme non siano corrette.
- controlla ente creditore e natura del debito;
- verifica anno, tributo e importi richiesti;
- recupera gli F24 e le quietanze già pagate;
- controlla eventuali comunicazioni precedenti;
- verifica la data e la modalità di notifica;
- se il debito è già stato pagato o ricorre uno dei casi previsti, valuta la sospensione della riscossione.
Agenzia delle Entrate-Riscossione prevede una procedura di sospensione legale quando, tra gli altri casi previsti, il pagamento era già stato effettuato prima della formazione del ruolo, esiste uno sgravio, una sospensione amministrativa o giudiziale o una sentenza che ha annullato la pretesa. La richiesta va presentata nei termini indicati dalla disciplina, in particolare entro 60 giorni dalla notifica nei casi previsti dalla procedura.
Rateizzazione fino a 120.000 euro nel 2026: fino a 84 rate
Per una richiesta di rateizzazione di importo pari o inferiore a 120.000 euro, nel 2025 e nel 2026 è possibile chiedere fino a 84 rate mensili senza allegare la documentazione economica richiesta per i piani più lunghi. Il contribuente dichiara di trovarsi in una temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria.
La soglia di 120.000 euro si riferisce alla singola richiesta. Le rate possono essere costanti oppure, su richiesta, crescere di anno in anno. La rata minima indicata da AdER è di 50 euro.
La richiesta più semplice può essere presentata con il servizio “Rateizza adesso” nell’area riservata AdER o tramite app Equiclick; in alternativa è disponibile il modello RS da inviare via PEC o presentare agli sportelli secondo le modalità indicate dall’Agenzia.
Quando si possono chiedere da 85 a 120 rate
Se nel 2026 il debito della singola istanza non supera 120.000 euro ma vuoi un piano superiore a 84 rate, la temporanea difficoltà economico-finanziaria deve essere documentata. Se i parametri previsti lo consentono, il piano può andare da 85 fino a 120 rate.
Per le persone fisiche e i titolari di ditte individuali in regime fiscale semplificato la valutazione utilizza gli indicatori stabiliti dalla normativa e dalla modulistica AdER, tra cui l’ISEE nei casi previsti. Per gli altri soggetti si applicano indicatori economico-finanziari differenti.
Per debiti superiori a 120.000 euro la rateizzazione richiede documentazione della difficoltà economico-finanziaria e può arrivare fino a un massimo di 120 rate mensili, se ricorrono i presupposti.
Cosa succede dopo la domanda di rateizzazione
La presentazione della domanda produce effetti rilevanti. Finché il contribuente è in regola con il piano, AdER non iscrive nuovi fermi o ipoteche e non avvia nuove procedure esecutive per i debiti oggetto della richiesta, salvo le eccezioni previste.
Le misure cautelari già iscritte non vengono automaticamente cancellate dalla semplice domanda. Il pagamento della prima rata può invece determinare l’estinzione di procedure esecutive già avviate quando non si sono ancora verificati gli eventi che la legge rende ostativi, come un’assegnazione già disposta o altre fasi avanzate del pignoramento.
Per questo è preferibile agire prima che la riscossione arrivi a una fase esecutiva avanzata.
Quante rate posso saltare prima della decadenza
Per i piani di rateizzazione presentati dal 16 luglio 2022, la decadenza dal beneficio si verifica con il mancato pagamento di 8 rate, anche non consecutive. Se tra le rate non pagate c’è l’ultima, la decadenza può verificarsi anche con un numero inferiore di rate insolute.
Questo dato è importante perché online circolano ancora riferimenti alle 5 o alle 10 rate, che riguardano piani presentati in periodi differenti. Per un nuovo piano richiesto nel 2026 il riferimento ordinario è quindi quello delle 8 rate non pagate, anche non consecutive.
In caso di decadenza il debito residuo torna esigibile in unica soluzione e possono riprendere le azioni di recupero. Per le richieste presentate dal 16 luglio 2022, AdER precisa inoltre che, dopo la decadenza, gli stessi debiti non possono ottenere una nuova rateizzazione ordinaria.
Interessi sulla rateizzazione della cartella
La rateizzazione AdER non è gratuita. Per i debiti di natura erariale l’Agenzia indica attualmente un tasso di interesse del 4,5% annuo ai sensi dell’articolo 21 del DPR 602/1973; per debiti previdenziali e per altri enti possono applicarsi tassi differenti.
Il costo del piano va quindi confrontato con la sostenibilità della rata. Chiedere il numero massimo di rate riduce la rata mensile, ma aumenta la durata del debito e gli interessi complessivamente sostenuti.
Cartella, ravvedimento e avviso bonario: quale strumento usare
- Scadenza dimenticata, nessun atto: verifica il ravvedimento.
- Comunicazione di irregolarità: valuta pagamento o rateizzazione dell’avviso bonario.
- Cartella notificata: verifica sospensione, contestazione o rateizzazione AdER.
- Debito già inserito in un piano: rispetta le rate e controlla le regole di decadenza.
Per orientarti tra le fasi consulta anche cosa fare con le tasse non pagate nel regime forfettario e la guida sulla rateizzazione delle tasse del forfettario.
Rottamazione e rateizzazione ordinaria non sono la stessa cosa
Le definizioni agevolate come le “rottamazioni” sono misure speciali introdotte da leggi specifiche e con requisiti propri. Non vanno confuse con la rateizzazione ordinaria dell’articolo 19 del DPR 602/1973. Se una misura agevolativa è aperta, occorre verificare se i carichi rientrano nel suo perimetro e confrontare condizioni, scadenze e conseguenze della decadenza.
Nel 2026 la legge di bilancio ha previsto la Rottamazione-quinquies per determinati carichi; l’adesione e il suo piano hanno regole autonome. Non è quindi corretto presentarla come alternativa sempre disponibile per qualsiasi cartella.
Fonti ufficiali
Le regole operative sono pubblicate da Agenzia delle Entrate-Riscossione. Le nuove soglie e il numero di rate derivano dall’articolo 19 del DPR 602/1973 come modificato dal D.Lgs. 110/2024. AdER pubblica inoltre le regole sulla decadenza, sugli effetti della domanda e sulla sospensione legale della riscossione.
Domande frequenti
Una cartella mi fa uscire dal forfettario?
No, non automaticamente. Il debito va gestito, ma accesso e permanenza nel regime dipendono dai requisiti fiscali previsti dalla legge.
Quante rate posso chiedere nel 2026?
Fino a 120.000 euro per singola istanza puoi ottenere fino a 84 rate su semplice richiesta. Con documentazione e requisiti adeguati possono essere possibili piani più lunghi, fino a 120 rate.
Dopo quante rate non pagate decade il piano?
Per i piani presentati dal 16 luglio 2022 la regola ordinaria è 8 rate non pagate, anche non consecutive, con specifiche regole se è insoluta l’ultima rata.
Se la cartella è sbagliata devo comunque rateizzare?
Non necessariamente. Prima verifica se esistono i presupposti per contestazione, sgravio o sospensione della riscossione. Rateizzare non dovrebbe sostituire il controllo sulla correttezza della pretesa.
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