Coadiuvante e regime forfettario

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coadiuvante e regime forfettario

Coadiuvante e regime forfettario si può?

Innanzitutto grazie a Carlo nostro affezionato cliente che con le sue domande ci ha dato lo spunto per scrivere questo articolo.
Sei anche tu sei un imprenditore che vuole aderire al regime forfettario ed hai un familiare coadiuvante a carico la prima cosa che ti chiederai è possibile?
Si anche tu puoi aderire al regime forfettario.
Vediamo però di comprendere bene chi è un coadiuvante per non cadere in errore.

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Chi è un coadiuvante?

Un coadiuvante è colui che collabora con un familiare che svolge un’attività in conto proprio, senza avere un rapporto di lavoro regolato da un contratto.
Non dimenticare che siamo sempre nell’ambito di un’impresa individuale e che quindi la quota massima di reddito che è possibile destinare ai coadiuvanti è del 49%.

Facciamo un esempio per capire meglio.
Poniamo il caso di un imprenditore individuale che ha come coadiuvanti i suoi due figli.
In questo caso può destinare loro fino al 49% del proprio reddito (ossia il 24,5% per ciascuno).

Coadiuvanti riconosciuti

Se un imprenditore si trova ad avere un coadiuvante familiare, deve considerare che sono riconosciuti tali:

  • coniuge;
  • figli legittimi o adottivi;
  • fratelli e sorelle;
  • nipoti;
  • parenti fino al 3° grado di parentela.

Infine, ti ricordiamo che i coadiuvanti familiari devono essere iscritti all’INPS per fini pensionistici.

Due categorie di collaboratori familiari

Possiamo distinguere inoltre, due categorie di collaboratori familiari:

  1. familiari pensionati;
  2. familiari con altra occupazione.

Sia nel primo che nel secondo caso non sono dovuti i contributi INPS.
Nel primo caso i familiari pensionati, forniscono una prestazione cosiddetta di spirito solidaristico e quindi da non considerare ai fini INPS.
Nel secondo caso invece, la collaborazione fornita non è regolare perché il collaboratore familiare svolge a tempo pieno un’altra attività e quindi dà aiuto nella ditta soltanto in modo residuale.
Rispetto agli obblighi INAIL il quadro è diverso, in quanto diventa obbligatorio semplicemente dopo 10 giorni di collaborazione annui.

Nel caso di una ditta individuale?

Innanzitutto per ditta individuale si intende una forma semplice di impresa, forse la più semplice ed anche la più comoda per il titolare.
Infatti prevede minori adempimenti e minori spese burocratiche rispetto ad altre forme giuridiche.

Inoltre il titolare risponde delle attività svolte anche con il proprio patrimonio personale.
Viene definita individuale proprio perché l’imprenditore è l’unico responsabile della ditta per tutto ciò che questo comporta.
É anche la più semplice da costituire, perché si hanno meno questioni burocratiche da svolgere.

Basterà infatti aprire la propria partita IVA ed iscriversi entro 30 giorni al Registro delle Imprese della Camera di Commercio della provincia nella quale si trova la sede legale della propria ditta.

Infine la ditta individuale è la forma giuridica che permette una minore spesa iniziale ed è adatta per lo svolgimento di attività di piccole dimensioni.

Come essere in regola

Nel caso in cui si abbia un collaboratore familiare nella propria ditta individuale, sono necessarie delle considerazioni.
Non tutti i collaboratori devono versare contributi INPS, in quanto se le loro prestazioni sono occasionali e non regolari allora i contributi non sono dovuti.

Ovviamente questo sarà da verificarsi caso per caso.

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4 Comments

  1. Avatar ioana 13 Ottobre 2017
    • Sysadmin Staff 13 Ottobre 2017
      • Avatar Ioana 13 Ottobre 2017
        • Sysadmin Staff 16 Ottobre 2017

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