Il codice ATECO del bar nel 2026 è 56.30.01 quando l’attività consiste nella somministrazione di bevande in bar e caffetterie. La classificazione ATECO 2025 distingue però in modo più preciso bar tradizionale, cocktail bar, attività mobile e ristorazione con cucina: scegliere il codice solo dal nome del locale può portare a un inquadramento errato.
56.30.01: bar, caffetterie, sale da tè e juice bar
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 includono nel 56.30.01 bar, caffetterie, sale da tè e fruit juice bar. È quindi il riferimento per il locale nel quale la somministrazione di bevande rappresenta l’attività caratterizzante.
56.30.02: cocktail bar, birrerie ed enoteche
Il 56.30.02 riguarda lounge cocktail bar, birrerie, enoteche e bottiglierie con somministrazione. Un locale serale focalizzato su cocktail, birra o vino non va quindi classificato automaticamente come 56.30.01 solo perché nel linguaggio comune viene chiamato “bar”.
56.30.03: somministrazione mobile di bevande
La somministrazione ambulante o mobile di bevande è separata con il codice 56.30.03. Chioschi mobili, mezzi attrezzati o attività itineranti vanno quindi valutati sul modello operativo effettivo e non assimilati automaticamente al locale fisso.
56.30.04: bevande a bordo di mezzi di trasporto
ATECO 2025 distingue anche il 56.30.04 per la somministrazione di bevande a bordo di mezzi di trasporto, per esempio treni o navi, quando il servizio è svolto da un’unità diversa dall’impresa che effettua il trasporto. È un caso meno comune, ma mostra perché la nuova classificazione non va ridotta al solo 56.30.01.
Quando entra in gioco la ristorazione 56.11
Se il locale offre soprattutto pasti preparati con una vera organizzazione di cucina, il riferimento può spostarsi nella classe 56.11. L’ISTAT include nel 56.11.11 anche pub ed enoteche con cucina attrezzata e servizio al tavolo. La presenza di panini o preparazioni semplici non trasforma da sola il bar in ristorante: conta quale servizio genera realmente il fatturato e caratterizza il locale.
Tavola fredda e preparazioni semplici
Un bar può affiancare alle bevande colazioni, panini, tramezzini, prodotti da forno o preparazioni semplici senza diventare automaticamente un ristorante. La distinzione va fatta osservando attrezzature, organizzazione, menu, servizio e peso economico delle preparazioni. Se la cucina diventa il centro dell’attività, il codice deve essere rivalutato.
Vendita senza somministrazione
Vendere confezioni, bottiglie o altri prodotti da asporto senza un servizio di somministrazione può ricadere nelle attività di commercio al dettaglio. Se questa componente diventa autonoma e rilevante è opportuno verificare un codice aggiuntivo e mantenere separati i ricavi quando necessario.
Asporto e delivery non decidono da soli il codice
Il fatto che una parte degli ordini venga ritirata o consegnata non basta, da solo, a cambiare ATECO. Va verificato cosa viene preparato e venduto. Una caffetteria che consegna colazioni resta diversa da una cucina organizzata principalmente per pasti da asporto. Il canale di vendita conta meno della natura effettiva del servizio.
Tabacchi, giochi e altri servizi
Un bar può affiancare servizi diversi dalla somministrazione. Tabacchi, giochi, ricevitoria o altre attività soggette a disciplina specifica non vanno considerate automaticamente comprese nel 56.30.01. Prima di aggiungerle occorre verificare sia la classificazione sia la compatibilità con il regime fiscale applicato.
Attività principale e codici secondari
Se bar, ristorazione e commercio convivono stabilmente, la Partita IVA può avere più codici. Il principale deve rappresentare l’attività prevalente; i secondari devono corrispondere a linee di ricavo realmente esercitate. Aggiungere codici “per sicurezza” non migliora l’inquadramento e può complicare la gestione.
Più attività nel forfettario: separare i ricavi
Quando più attività hanno coefficienti di redditività diversi, i ricavi devono essere ricostruiti per attività per applicare il coefficiente corretto a ciascuna componente. Mescolare tutti gli incassi sotto un unico codice può alterare il reddito forfettario. Per questo la distinzione non è soltanto amministrativa: incide direttamente sul calcolo fiscale.
Coefficiente di redditività del 40%
Per il 56.30.01 il coefficiente del regime forfettario è 40%. Con 50.000 euro di ricavi il reddito lordo fiscale è 20.000 euro. Il restante 60% rappresenta i costi riconosciuti forfettariamente. Se l’attività effettiva porta a un codice diverso, anche il coefficiente va nuovamente verificato.
INPS Commercianti 2026
Per il titolare che lavora abitualmente nel bar il riferimento previdenziale è normalmente la Gestione Commercianti. La circolare INPS n. 14/2026 indica un minimale di reddito di 18.808 euro, contributo minimo ordinario annuo di circa 4.611,64 euro e aliquota complessiva del 24,48% nella prima fascia.
Tre esempi pratici
- Caffetteria con colazioni e bevande: 56.30.01 è il riferimento da verificare.
- Cocktail bar serale senza cucina: verificare 56.30.02.
- Pub con cucina attrezzata e servizio al tavolo: può rientrare nella ristorazione 56.11.11.
Quando aggiornare il codice
Il codice va rivisto quando cambia stabilmente il modello di business: per esempio un bar che introduce una vera cucina e trasforma la ristorazione nell’attività prevalente, oppure un esercizio che diventa principalmente cocktail bar. La variazione va gestita quando il cambiamento è reale, non rinviata per abitudine.
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