Il regime forfettario per un bar nel 2026 può essere applicato quando l’impresa rispetta i requisiti fiscali e amministrativi. Per bar, caffetterie, sale da tè e fruit juice bar ATECO 2025 individua il codice 56.30.01, con coefficiente di redditività del 40%.
ATECO 56.30.01: bar e caffetterie
Le note ISTAT ATECO 2025 comprendono nel 56.30.01 bar, caffetterie, sale da tè e fruit juice bar. Lounge cocktail bar, birrerie, enoteche e wine bar sono invece classificati nel 56.30.02; la somministrazione mobile di bevande nel 56.30.03. Il codice deve quindi seguire il modello reale del locale.
Bar con colazioni, panini e snack
Servire brioche, panini, tramezzini o snack insieme alle bevande non trasforma automaticamente il bar in ristorante. Conta l’attività prevalente e l’organizzazione del servizio. Se invece il locale sviluppa una vera cucina e la preparazione di pasti diventa centrale, va verificato un codice di ristorazione differente o aggiuntivo.
Somministrazione e semplice vendita
La somministrazione riguarda il consumo sul posto con servizio e spazi attrezzati. La sola vendita di prodotti confezionati senza consumo assistito è un’attività diversa. Un bar che sviluppa una linea autonoma di vendita al dettaglio deve quindi verificare anche quella componente.
Cocktail bar, birreria o pub: il nome non basta
Un locale serale focalizzato su cocktail, birra o vino può rientrare nel 56.30.02; un pub con cucina attrezzata e servizio al tavolo può invece ricadere nella ristorazione 56.11.11. Per evitare errori è utile descrivere in modo concreto cosa si vende, come viene preparato e quale attività genera la parte prevalente dei ricavi.
Coefficiente di redditività del 40%
Con 50.000 euro di ricavi il reddito lordo forfettario è 20.000 euro. Il restante 60% rappresenta i costi riconosciuti in modo presunto. Affitto, personale, energia, caffè, latte, bevande, prodotti alimentari, commissioni POS, manutenzione e perdite di prodotto non vengono dedotti uno per uno.
Quando il forfettario è davvero conveniente
Il 40% è favorevole solo se il margine reale del locale regge. Un bar con affitto elevato, dipendenti, forte consumo energetico e food cost importante può avere costi effettivi superiori al 60% presunto. Prima di scegliere il regime conviene quindi ricostruire incassi medi, costo merci, costo del personale e spese fisse.
Esempio di controllo del margine
Con 70.000 euro di ricavi il forfettario considera 28.000 euro di reddito lordo e presume 42.000 euro di costi. Se il bar sostiene realmente 50.000 euro tra merci, affitto, personale, utenze e altri costi, la convenienza va analizzata con attenzione: fiscalmente i costi restano comunque quelli presunti dal coefficiente e non quelli effettivi.
INPS Commercianti 2026
Per il titolare che lavora abitualmente nel locale il riferimento è normalmente la Gestione Commercianti. La circolare INPS n. 14/2026 fissa il minimale di reddito a 18.808 euro, l’aliquota ordinaria al 24,48% nella prima fascia e il contributo minimo annuo a circa 4.611,64 euro per l’intero anno.
Il minimale si supera a circa 47.020 euro di ricavi
Con coefficiente 40%, il reddito forfettario raggiunge 18.808 euro a circa 47.020 euro di ricavi. Sotto questa soglia il contributo minimo può incidere molto; sopra, in regime ordinario, si aggiunge la contribuzione sull’eccedenza. Quando spettante può essere richiesta la riduzione contributiva del 35%, da valutare anche per l’effetto sull’accredito pensionistico.
SCIA, SUAP e requisiti professionali
L’apertura del bar non coincide con l’apertura della Partita IVA. La somministrazione di alimenti e bevande è normalmente avviata tramite SCIA al SUAP, nel rispetto dei requisiti professionali previsti dall’articolo 71 del D.Lgs. 59/2010. Il requisito può derivare dal corso SAB ma, a seconda del caso, anche da esperienza professionale o titolo di studio idoneo. Nelle aree sottoposte a specifica tutela o programmazione comunale può essere necessaria un’autorizzazione.
Notifica sanitaria e HACCP
L’operatore alimentare deve inoltre gestire la registrazione sanitaria tramite la procedura prevista dal SUAP/ASL e rispettare le regole igienico-sanitarie applicabili. Piano di autocontrollo, formazione degli addetti, conservazione degli alimenti, allergeni, pulizia e tracciabilità fanno parte della gestione concreta del locale, indipendentemente dal regime fiscale scelto.
Incassi, corrispettivi e controllo della soglia
In un bar molti incassi sono giornalieri e di importo ridotto. Per il forfettario è essenziale monitorare con continuità i ricavi complessivi, non soltanto il saldo del conto corrente. Corrispettivi, fatture, pagamenti elettronici e incassi in contanti devono essere riconciliati per controllare la soglia di 85.000 euro e l’eventuale superamento di 100.000 euro.
Attività accessorie da controllare prima
Tabacchi, giochi, ricevitoria, vendita autonoma di prodotti o altri servizi possono avere classificazioni e regole fiscali proprie. Prima di aggiungerli è opportuno verificare se servono codici ulteriori e se esistono regimi speciali incompatibili con il forfettario.
Imposta al 5% o al 15%
L’imposta sostitutiva è normalmente del 15%. Il 5% può spettare nel periodo iniziale soltanto se sono soddisfatte tutte le condizioni previste per una nuova attività; non basta aprire un nuovo bar o una nuova Partita IVA.
Guide collegate
Consulta come aprire la Partita IVA per un bar, il codice ATECO, il calcolo di tasse e contributi e la pagina sul commercialista per bar e caffetterie.
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