Il codice ATECO Fashion Designer nel 2026 è 74.11.20 – Attività di progettazione di moda quando l’attività principale consiste davvero nell’ideazione e progettazione di collezioni, capi, accessori o altri elementi di moda. La scelta non va fatta per somiglianza del nome: sartoria, produzione, vendita, styling e gestione di un proprio brand possono richiedere un inquadramento diverso o più codici.
Codice ATECO Fashion Designer 2026: risposta rapida
| Situazione | Inquadramento da verificare |
|---|---|
| Ideazione e progettazione di moda | 74.11.20 |
| Sartoria e confezione | Attività produttiva distinta dal design |
| Vendita di capi o accessori | Attività commerciale da classificare separatamente |
| Styling o immagine | Verificare il servizio effettivamente prevalente |
| Design + produzione/vendita | Possibili più codici e diverso inquadramento previdenziale/amministrativo |
Cosa comprende il codice 74.11.20
La classificazione ATECO 2025 pubblicata da ISTAT individua il codice 74.11.20 per le attività di progettazione di moda. È il riferimento naturale per chi vende soprattutto il proprio lavoro creativo e progettuale: concept, ricerca stilistica, sviluppo di collezioni, disegno di capi e accessori, specifiche di prodotto e attività analoghe di design.
Il punto decisivo è ciò che viene fatturato al cliente. Se il compenso remunera la progettazione, il codice è coerente. Se invece il reddito deriva principalmente dalla produzione o dalla vendita di beni, il solo 74.11.20 può non descrivere correttamente l’attività.
Vecchi codici 74.10.xx: cosa cambia con ATECO 2025
Nelle guide online si trovano ancora riferimenti a vecchie codifiche della famiglia 74.10.xx. Nel 2026 la classificazione da usare è ATECO 2025: per il profilo qui analizzato il riferimento aggiornato è 74.11.20. I vecchi codici possono essere utili solo per comprendere documenti o posizioni storiche, non vanno copiati automaticamente in una nuova apertura.
Fashion Designer e sartoria non sono la stessa attività
Disegnare un capo e produrlo materialmente sono due attività diverse. Il Fashion Designer può progettare una collezione e affidare prototipi o produzione a terzi; in questo caso il nucleo del lavoro resta progettuale. Se invece realizza direttamente capi su misura, confeziona, modifica o produce in modo organizzato, entra in un perimetro produttivo che va verificato separatamente.
Per questa distinzione sono utili anche le guide dedicate alla sartoria e relativo codice ATECO e all’apertura della Partita IVA per sartoria.
Fashion Designer, styling e consulenza immagine
Lo styling per shooting, sfilate o personaggi può convivere con il design di moda, ma non coincide necessariamente con esso. Se il lavoro prevalente consiste nella selezione di capi, nella composizione dei look o nella consulenza d’immagine, il codice deve essere verificato sulla prestazione concreta e non attribuito automaticamente a 74.11.20.
Proprio brand e vendita di capi
Un Fashion Designer può anche sviluppare un marchio proprio. In questo caso bisogna distinguere i compensi per progettazione dai ricavi derivanti dalla vendita di capi o accessori. Se l’attività commerciale è reale e abituale, può essere necessario aggiungere il relativo codice e verificare Registro Imprese, previdenza e adempimenti connessi alla forma concreta dell’attività.
Lo stesso vale per l’e-commerce: vendere online i propri prodotti non trasforma automaticamente ogni incasso in compenso professionale di design.
Licenze, royalties e sfruttamento delle creazioni
Nel settore moda possono esistere compensi per licenze, cessione o sfruttamento economico di creazioni e altri accordi contrattuali. La loro qualificazione fiscale dipende dal rapporto concreto e non va confusa automaticamente con il normale compenso professionale fatturato per progettazione. Quando queste entrate diventano rilevanti è opportuno separarle nel contratto e nella contabilità.
Più attività: quando servono codici secondari
È possibile svolgere più attività con la stessa Partita IVA, ma ciascuna deve essere descritta correttamente. Un professionista può, per esempio, progettare collezioni per clienti e contemporaneamente vendere una propria linea. In casi simili va individuata l’attività prevalente e possono essere necessari uno o più codici secondari.
La guida su una Partita IVA per più attività approfondisce il tema generale.
Coefficiente di redditività del 78% nel forfettario
Per il profilo professionale di progettazione qui considerato, nel regime forfettario il coefficiente di riferimento è 78%. Questo significa che, su 30.000 euro di compensi, il reddito lordo forfettario di partenza è 23.400 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori ammessi.
Il 78% non va però applicato alla cieca a ricavi provenienti da produzione o commercio solo perché appartengono allo stesso progetto moda. La disciplina del forfettario prevista dalla legge 190/2014 richiede di raccordare correttamente attività e coefficiente.
Il codice ATECO non decide da solo la previdenza
Il codice ATECO descrive l’attività economica, ma non basta da solo a stabilire la gestione previdenziale. Nel profilo professionale puro, senza cassa dedicata e senza organizzazione d’impresa che comporti un diverso inquadramento, può trovare applicazione la Gestione Separata INPS. Se entrano produzione, commercio o altra attività organizzata, la posizione deve essere rivalutata.
Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata, le aliquote 2026 vanno lette nelle condizioni previste dalla circolare INPS 2026: il riferimento generale è 26,07% per chi non ha altra copertura obbligatoria e 24% nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati altrove.
Esempi pratici di scelta del codice
- Disegni collezioni per aziende: 74.11.20 è coerente se la prestazione principale è progettuale.
- Disegni e fai produrre i campioni a terzi: il design può restare l’attività principale se non sei tu a svolgere la produzione come attività economica autonoma.
- Disegni e cuci personalmente capi su misura: va verificata anche l’attività sartoriale/produttiva.
- Hai un brand e vendi online: la componente commerciale va classificata separatamente quando abituale.
- Fai soprattutto styling: non assumere automaticamente che 74.11.20 sia il codice corretto.
Errori da evitare
- copiare un vecchio codice 74.10.xx da una guida non aggiornata;
- usare 74.11.20 per produzione o commercio senza verificare l’attività reale;
- applicare sempre il coefficiente 78% a qualsiasi ricavo del brand;
- considerare automatica la Gestione Separata o, al contrario, la Gestione Artigiani;
- ignorare una seconda attività abituale perché rivolta agli stessi clienti.
Guide collegate
Dopo aver verificato il codice, puoi approfondire come aprire la Partita IVA come Fashion Designer, il regime forfettario per Fashion Designer, il calcolo di tasse e contributi e la gestione con un commercialista per Fashion Designer.
Domande frequenti
Qual è il codice ATECO del Fashion Designer nel 2026?
Per l’attività professionale di progettazione di moda il riferimento ATECO 2025 è 74.11.20.
Il vecchio 74.10.xx è ancora corretto?
Per una nuova classificazione nel 2026 va usata ATECO 2025. I vecchi codici possono comparire in documenti storici, ma non vanno ripresi automaticamente.
Se produco anche i capi basta 74.11.20?
Non necessariamente. La produzione è un’attività distinta dal puro design e va classificata in base a ciò che viene realmente svolto.
Se vendo la mia collezione posso usare sempre il coefficiente 78%?
No. Il 78% è il riferimento per il profilo professionale di progettazione considerato; la vendita abituale di prodotti va trattata secondo l’attività commerciale effettiva.
In sintesi
Nel 2026 il Fashion Designer che svolge principalmente attività di progettazione di moda utilizza come riferimento ATECO 74.11.20. La verifica diventa indispensabile quando al design si aggiungono sartoria, produzione, styling, vendita, e-commerce o royalties, perché codice, coefficiente e previdenza possono cambiare in base all’attività reale.
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