I contributi INPS nel regime forfettario non si calcolano tutti allo stesso modo. Nel 2026 un professionista senza cassa iscritto alla Gestione Separata versa in percentuale sul reddito forfettario, mentre artigiani e commercianti hanno contributi minimi fissi e una quota ulteriore sul reddito che supera il minimale.
Per capire quanto pagare bisogna quindi partire da tre dati: codice ATECO e coefficiente di redditività, gestione previdenziale corretta e reddito forfettario. Per artigiani e commercianti va poi verificata l’eventuale riduzione contributiva del 35%, che non si applica alla Gestione Separata.
Contributi INPS forfettario 2026: le tre situazioni principali
Il regime fiscale e la gestione previdenziale sono due piani distinti. Essere forfettario non significa essere automaticamente iscritti a una determinata gestione INPS.
| Tipo di attività | Previdenza tipica | Come si calcolano i contributi |
|---|---|---|
| Professionista senza cassa | Gestione Separata INPS | Percentuale sul reddito forfettario, senza contributo minimo fisso ordinario |
| Artigiano | Gestione Artigiani | Contributo sul minimale + percentuale sulla parte eccedente |
| Commerciante | Gestione Commercianti | Contributo sul minimale + percentuale sulla parte eccedente |
I professionisti iscritti a una cassa ordinistica seguono invece le regole della propria cassa e non possono essere ricondotti automaticamente alla Gestione Separata. Per questo una simulazione corretta deve partire dall’inquadramento dell’attività, non soltanto dal fatturato.
Come si trova la base contributiva nel forfettario
Nel regime forfettario il reddito fiscale si determina applicando ai ricavi o compensi il coefficiente di redditività collegato all’attività. In forma semplificata:
Ricavi o compensi × coefficiente di redditività = reddito forfettario
Questo valore è il punto di partenza anche per il calcolo previdenziale, con regole diverse a seconda della gestione. Se vuoi ricostruire anche imposta sostitutiva e netto complessivo puoi usare la guida al calcolo delle tasse nel regime forfettario.
Gestione Separata INPS 2026: aliquota per i professionisti
La circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 stabilisce per i professionisti iscritti alla Gestione Separata, non pensionati e non assicurati presso altre forme previdenziali obbligatorie, un’aliquota complessiva del 26,07%: 25% IVS, 0,72% per le tutele aggiuntive e 0,35% ISCRO.
Per i professionisti pensionati o già assicurati presso un’altra forma di previdenza obbligatoria, quando resta dovuta la Gestione Separata, l’aliquota 2026 è invece del 24%.
A differenza di artigiani e commercianti, per il professionista in Gestione Separata non esiste il normale contributo fisso annuo calcolato su un minimale indipendentemente dal reddito prodotto. La contribuzione segue il reddito effettivamente assoggettato alla gestione, nei limiti previsti annualmente.
Esempio Gestione Separata: fatturato di 30.000 euro
Supponiamo un professionista con coefficiente di redditività del 78%, senza altra copertura previdenziale obbligatoria.
- Ricavi o compensi: 30.000 euro.
- Reddito forfettario: 30.000 × 78% = 23.400 euro.
- Aliquota Gestione Separata 2026: 26,07%.
- Contributi stimati: 23.400 × 26,07% = circa 6.100 euro.
L’esempio serve a capire il meccanismo e non sostituisce il calcolo dichiarativo: eventuali periodi, altre coperture e regole particolari possono cambiare il risultato.
Artigiani e commercianti 2026: minimale e contributi fissi
Per artigiani e commercianti il sistema è diverso. La circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 fissa il reddito minimale annuo a 18.808 euro.
| Gestione | Aliquota fino a 56.224 € | Contributo minimo annuo 2026 |
|---|---|---|
| Artigiani | 24% | 4.521,36 € |
| Commercianti | 24,48% | 4.611,64 € |
Gli importi minimi comprendono anche il contributo maternità. Sono dovuti, in via ordinaria, anche quando il reddito d’impresa è inferiore al minimale. Se il reddito supera 18.808 euro, sulla parte eccedente si aggiunge la contribuzione percentuale.
Cosa succede oltre il minimale di 18.808 euro
Nel 2026, sulla quota di reddito d’impresa che supera 18.808 euro e fino alla prima fascia di 56.224 euro, l’aliquota è del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti. Per la parte superiore a 56.224 euro le aliquote aumentano di un punto: 25% e 25,48%.
Il calcolo non consiste quindi nel moltiplicare tutto il reddito per 24% e poi aggiungere il contributo minimo. Il contributo sul minimale copre già la prima fascia di reddito; la percentuale ulteriore riguarda la parte eccedente.
Esempio artigiano: reddito forfettario di 30.000 euro
Per un artigiano senza riduzione del 35%, con reddito forfettario di 30.000 euro:
- contributo sul minimale: 4.521,36 euro;
- reddito eccedente: 30.000 − 18.808 = 11.192 euro;
- contribuzione sulla parte eccedente: 11.192 × 24% = circa 2.686 euro;
- totale indicativo: circa 7.207 euro.
Per il commerciante la logica è identica, ma si applicano il contributo minimo e l’aliquota propri della Gestione Commercianti.
Riduzione INPS del 35% per i forfettari artigiani e commercianti
Gli imprenditori individuali in regime forfettario iscritti alle Gestioni Artigiani e Commercianti possono, quando ricorrono i requisiti, chiedere il regime contributivo agevolato con riduzione del 35%. La riduzione riguarda la contribuzione dovuta nella gestione e non è un’aliquota fiscale.
Non si applica automaticamente a tutti i forfettari e non riguarda i professionisti iscritti alla Gestione Separata. Inoltre la riduzione dei contributi può avere effetti sull’accredito previdenziale: la convenienza non va valutata soltanto guardando al risparmio immediato.
Come chiedere la riduzione del 35%
La domanda segue le procedure INPS previste per il regime agevolato. Chi apre una nuova attività deve verificare tempestivamente la modalità e i termini applicabili alla propria iscrizione; per le posizioni già esistenti occorre controllare se l’agevolazione risulta già attiva e se continuano a sussistere i requisiti.
Prima di presentare la richiesta conviene quindi verificare nel Cassetto previdenziale la posizione e non assumere che l’adesione al forfettario produca automaticamente lo sconto contributivo.
Simulatore INPS 2026 per artigiani e commercianti
Dal luglio 2026 l’INPS mette a disposizione un Simulatore calcolo contributi artigiani e commercianti ad accesso libero. Lo strumento consente di inserire reddito, mesi di attività e collaboratori e contempla anche l’adesione al regime contributivo agevolato dei forfettari.
È particolarmente utile per confrontare il contributo ordinario con quello ridotto, ma il risultato resta indicativo e dipende dalla correttezza dei dati inseriti.
Quando si pagano i contributi INPS
Artigiani e commercianti versano i contributi sul minimale in quattro rate nel corso dell’anno, mentre i contributi sulla quota eccedente il minimale seguono il sistema di saldo e acconti collegato alla dichiarazione dei redditi. La Gestione Separata dei professionisti viene invece liquidata con saldo e acconti.
Per il secondo acconto dell’imposta sostitutiva, che è un versamento diverso dai contributi previdenziali, puoi consultare la guida al secondo acconto del regime forfettario.
Contributi e imposta sostitutiva: l’ordine corretto del calcolo
I contributi previdenziali effettivamente versati e deducibili incidono anche sul calcolo dell’imposta sostitutiva. Per questo non è corretto stimare tasse e INPS come due percentuali indipendenti applicate entrambe sul fatturato.
- Determina ricavi o compensi incassati.
- Applica il coefficiente di redditività.
- Calcola i contributi secondo la gestione previdenziale.
- Considera i contributi deducibili secondo il principio di cassa.
- Calcola l’imposta sostitutiva sul reddito imponibile fiscale risultante.
Errori comuni nel calcolo dei contributi forfettari
- Usare l’aliquota della Gestione Separata per un artigiano o commerciante.
- Applicare la riduzione del 35% anche ai professionisti senza cassa.
- Calcolare il 24% su tutto il reddito e poi aggiungere nuovamente il minimale.
- Usare aliquote o minimali di anni precedenti.
- Confondere contributi INPS e imposta sostitutiva.
- Dimenticare che una cassa professionale segue regole proprie.
Domande frequenti sui contributi INPS nel forfettario
Quanto paga di INPS un professionista forfettario nel 2026?
Se è iscritto alla Gestione Separata e non ha altra copertura previdenziale obbligatoria, l’aliquota complessiva 2026 è del 26,07% sul reddito assoggettato alla gestione.
Quanto sono i contributi minimi di un artigiano nel 2026?
La circolare INPS 14/2026 indica un contributo minimo annuo di 4.521,36 euro per artigiani titolari e collaboratori, prima dell’eventuale applicazione del regime agevolato.
Quanto sono i contributi minimi di un commerciante?
Per il 2026 il contributo minimo annuo della Gestione Commercianti è 4.611,64 euro, prima dell’eventuale riduzione contributiva spettante.
La riduzione del 35% è automatica?
No. È un regime contributivo agevolato da richiedere secondo le procedure INPS e riguarda artigiani e commercianti forfettari che ne possiedono i requisiti.
Il forfettario evita di pagare l’INPS?
No. Il regime forfettario è fiscale; gli obblighi previdenziali dipendono dal tipo di attività e dalla gestione o cassa applicabile.
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