I controlli INL ad Agrigento hanno portato a quattro sospensioni per lavoro nero e gravi violazioni della sicurezza. Il report pubblicato il 26 ottobre 2026 riguarda due bar-pasticcerie, un’impresa manifatturiera e un esercizio commerciale, oltre a verifiche in un’azienda del settore oleario. Le ammende per le violazioni accertate superano complessivamente 24.000 euro, senza comprendere le ulteriori maxisanzioni per i rapporti di lavoro irregolari.
Il caso più articolato riguarda un negozio con un lavoratore in nero su due, documento di valutazione dei rischi (DVR) assente, mancata organizzazione del servizio di prevenzione e protezione e un impianto di videosorveglianza installato senza i presupposti richiesti. L’Ispettorato ha indicato per questa attività una somma aggiuntiva di 8.000 euro connessa alla sospensione. Il caso dimostra che regolarizzare un’assunzione non è sufficiente quando vengono contestate contemporaneamente violazioni della sicurezza.
Le quattro sospensioni: bar-pasticcerie, manifattura e commercio
La comunicazione ufficiale dell’Ispettorato nazionale del lavoro descrive una serie di accertamenti effettuati nella provincia di Agrigento nella settimana precedente il 26 ottobre 2026. Non si tratta di quattro reparti della stessa azienda, ma di quattro attività differenti sospese. Un’altra azienda, operante nel settore oleario, ha ricevuto contestazioni di sicurezza, ma non figura tra le quattro sospese.
Nelle due bar-pasticcerie è stato individuato un lavoratore irregolare in ciascun esercizio. Nel primo locale erano presenti quattro lavoratori e nel secondo due: la quota di personale in nero era quindi rispettivamente del 25% e del 50%. Per entrambe le attività è scattata la sospensione con una somma aggiuntiva di 2.500 euro ciascuna. Gli accertamenti hanno rilevato anche irregolarità nella sorveglianza sanitaria, nella formazione e nella nomina del medico competente; le ammende dei due casi superano complessivamente 8.000 euro, escluse le maxisanzioni per il lavoro nero.
Nell’impresa manifatturiera, l’unico lavoratore presente è risultato occupato in nero. L’attività è stata sospesa e l’INL ha indicato una somma aggiuntiva di 2.500 euro. Sono state contestate carenze nella sorveglianza sanitaria e nella formazione, nonché nella manutenzione degli estintori e delle attrezzature di lavoro. Le ammende sono pari a 7.261,58 euro, mentre la maxisanzione per l’impiego irregolare sarà contestata con un successivo verbale.
Nell’esercizio commerciale è stato trovato un lavoratore in nero su due presenti. Gli ispettori hanno inoltre riscontrato la mancanza del DVR e del servizio di prevenzione e protezione con relativa nomina del responsabile. La sospensione è stata adottata per lavoro nero e gravi violazioni della sicurezza; nel caso specifico è stata indicata una somma aggiuntiva di 8.000 euro e ammende pari a 7.831,11 euro. È stata rilevata anche una videosorveglianza non conforme ai presupposti di legge.
Nel settore oleario sono state contestate carenze della segnaletica orizzontale, con ammende per 1.708,61 euro. Il comunicato non indica una sospensione dell’azienda olearia. È importante distinguere il numero delle imprese controllate da quello delle imprese cui è stato effettivamente applicato il provvedimento.
Ammende oltre 24.000 euro e somme per la sospensione: differenze
Il resoconto dell’INL contiene più importi, ma non sono tutti la stessa sanzione. Le somme aggiuntive di 2.500 e 8.000 euro sono riferite alla disciplina della sospensione delle singole attività; le ammende elencate riguardano invece violazioni in materia di salute e sicurezza. A queste possono aggiungersi maxisanzioni per lavoro nero, recuperi contributivi e altri effetti amministrativi, da valutare secondo gli atti competenti.
La somma delle ammende specificate dall’Ispettorato è superiore a 24.801,30 euro: oltre 8.000 euro nei due bar, 7.261,58 euro nel manifatturiero, 7.831,11 euro nel commercio e 1.708,61 euro nell’oleario. Non è però corretto presentare tale somma come costo definitivo dell’operazione o come importo dovuto da un’unica impresa. In particolare, il comunicato non quantifica le ulteriori maxisanzioni ancora da contestare.
L’articolo 14 del D.Lgs. 81/2008 disciplina la sospensione, in generale, quando i lavoratori irregolari rappresentano almeno il 10% dei presenti al momento dell’ispezione o quando sono riscontrate specifiche gravi violazioni di salute e sicurezza. Nei quattro casi di Agrigento la quota di irregolari superava il 10%; per il negozio sono riportate anche violazioni di sicurezza che hanno contribuito al provvedimento.
L’eventuale revoca richiede di soddisfare le condizioni indicate dall’autorità, sanare le situazioni regolarizzabili, rimuovere le violazioni contestate e corrispondere le somme previste. Pagare un importo non cancella automaticamente le altre ammende o gli obblighi contributivi. Una spiegazione più ampia dei presupposti di sospensione e delle modalità di revoca è disponibile nella guida RM su lavoro nero, soglia del 10% e sanzioni.
Videosorveglianza irregolare nel negozio: che cosa prevede la legge
Nell’esercizio commerciale, oltre al lavoro nero, è stato accertato un impianto di videosorveglianza installato senza rispettare i presupposti previsti. L’INL ha impartito prescrizioni per la sua regolarizzazione. Il comunicato non precisa caratteristiche tecniche, ubicazione delle telecamere o istruzioni individuali: non è possibile dedurre che bastasse esporre un cartello oppure che l’unico rimedio fosse la rimozione dell’impianto.
L’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori disciplina gli strumenti dai quali possa derivare un controllo a distanza dell’attività dei dipendenti. Per gli impianti rientranti nella disposizione sono previste finalità ammesse — esigenze organizzative e produttive, sicurezza del lavoro e tutela del patrimonio — e, nei casi previsti, accordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato. Restano gli obblighi di informazione dei dipendenti e protezione dei dati personali.
La presenza di telecamere in un negozio non è sempre illecita; la liceità dipende da finalità, capacità di ripresa del personale e condizioni effettive di installazione e utilizzo. Le indicazioni INL sull’installazione e l’utilizzazione di impianti audiovisivi chiariscono la procedura e la valutazione dei presupposti per i controlli a distanza. L’azienda deve quindi verificare questi aspetti prima di attivare un impianto e non soltanto dopo una contestazione.
DVR, RSPP, formazione e manutenzione: controlli da non trascurare
L’assenza del Documento di valutazione dei rischi e del Servizio di prevenzione e protezione nel negozio sono irregolarità distinte dalla mancata assunzione del dipendente. Il DVR serve a ricostruire i rischi concreti dell’attività e le misure necessarie, mentre il servizio di prevenzione e protezione e il responsabile devono essere individuati secondo il quadro normativo applicabile all’impresa.
Nel settore manifatturiero e nei bar sono state contestate anche carenze relative a formazione dei lavoratori, sorveglianza sanitaria, nomina del medico competente e manutenzione degli estintori. Gli obblighi non possono essere applicati con un elenco identico a qualsiasi datore: dipendono dall’attività, dai rischi delle mansioni, dalle strutture e dalle disposizioni specifiche. Tuttavia la piccola dimensione dell’impresa non giustifica da sola l’omissione degli adempimenti dovuti.
La prima verifica pratica per un datore è accertare che ogni lavoratore presente sia correttamente comunicato e inquadrato, con dati e mansioni coerenti con l’attività reale. La seconda è controllare la documentazione di prevenzione, i corsi e l’addestramento richiesti e le eventuali visite mediche obbligatorie. La terza è esaminare manutenzione dei presidi di sicurezza e legittimità degli impianti video, evitando di rinviare gli adempimenti a dopo l’ispezione.
Il report di ottobre va tenuto distinto da una precedente news RM sui controlli ad Agrigento dal 14 al 18 settembre 2026, che riguardava invece due cantieri e un bar-pasticceria con dipendenti regolarmente assunti ma violazioni della sicurezza. Le notizie documentano episodi e periodi differenti: non bisogna attribuire a una sola ispezione le contestazioni di entrambi i resoconti.
FAQ sui controlli INL ad Agrigento
Quante imprese sono state sospese?
Il report ufficiale del 26 ottobre 2026 indica quattro sospensioni: due bar-pasticcerie, una società manifatturiera e un esercizio commerciale. L’impresa olearia ha ricevuto ammende per sicurezza, senza una sospensione indicata nel comunicato.
Le ammende di Agrigento superano 24.000 euro?
Sì. Sommando gli importi delle ammende di sicurezza riportati dall’INL si supera la cifra di 24.801,30 euro. Le somme aggiuntive per le sospensioni e le maxisanzioni per lavoro nero sono voci diverse, non incluse in quel totale.
Perché il negozio deve pagare 8.000 euro per la sospensione?
Nel caso dell’esercizio commerciale gli ispettori hanno contestato lavoro nero e gravi violazioni di sicurezza. La somma aggiuntiva di 8.000 euro è riferita a quel provvedimento concreto e non va generalizzata a qualsiasi negozio sospeso.
Le telecamere sul luogo di lavoro richiedono sempre autorizzazione?
No, non si può rispondere in modo indifferenziato. Gli impianti da cui possa derivare controllo a distanza dei dipendenti sono soggetti alla disciplina dell’articolo 4 della legge 300/1970, con condizioni, accordo sindacale o autorizzazione nei casi previsti. Vanno inoltre rispettate informativa e privacy.
Le informazioni sui controlli e sulle somme citate provengono dal comunicato INL del 26 ottobre 2026. Per distinguere le conseguenze delle sospensioni da quelle delle singole violazioni si applica l’articolo 14 del D.Lgs. 81/2008. Le contestazioni definitive e gli ulteriori importi dipendono dagli atti dei procedimenti, che non sono interamente riprodotti nel comunicato.
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