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Costi ditta individuale in regime forfettario: fissi, INPS e tasse

Aggiornato il 10 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Costi ditta individuale in regime forfettario: fissi, INPS e tasse

I costi di una ditta individuale in regime forfettario non sono uguali per tutti. Cambiano soprattutto in base al tipo di attività, all’iscrizione INPS come artigiano o commerciante, al coefficiente di redditività e alla presenza di costi amministrativi specifici come Camera di Commercio, INAIL, PEC, firma digitale o autorizzazioni.

Per capire quanto costa davvero una ditta individuale forfettaria conviene separare tre gruppi: costi fissi, che possono esistere anche con ricavi bassi; costi variabili, che aumentano con il reddito; e spese operative, che dipendono dall’attività. Questa distinzione evita di confondere il semplice costo della Partita IVA con il costo complessivo dell’impresa.

Quali sono i costi di una ditta individuale forfettaria

  • Contributi INPS: per artigiani e commercianti esiste una contribuzione minima annuale e una quota aggiuntiva sul reddito che supera il minimale.
  • Diritto camerale: normalmente dovuto dalle imprese iscritte al Registro delle Imprese; l’importo non è identico in ogni situazione.
  • INAIL: può essere dovuta quando l’attività rientra tra quelle soggette ad assicurazione obbligatoria.
  • Commercialista o servizio fiscale: è un costo di gestione, non una tassa.
  • PEC, firma digitale e software: alcune voci sono necessarie per gli adempimenti dell’impresa, altre dipendono dall’organizzazione scelta.
  • Imposta sostitutiva: nel forfettario è normalmente al 15%, oppure al 5% nei primi cinque anni quando ricorrono tutte le condizioni previste.

Per una visione generale puoi confrontare anche la guida sui costi fissi della Partita IVA e quella sul costo annuale della Partita IVA.

INPS 2026 per artigiani e commercianti

Nel 2026 il minimale di reddito previdenziale per Artigiani e Commercianti è pari a 18.808 euro. La circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 indica un contributo minimo annuo di 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti. Sulla quota di reddito che supera il minimale si applicano, fino alla prima fascia prevista, aliquote del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti.

Questi importi sono una delle differenze più importanti rispetto a molti liberi professionisti in Gestione Separata: una ditta individuale artigiana o commerciale può avere contribuzione previdenziale minima anche con reddito molto basso. I dati annuali e le modalità di calcolo sono pubblicati dall’INPS nella circolare 14/2026.

Riduzione INPS del 35% nel forfettario

Gli imprenditori individuali che applicano il regime forfettario e sono iscritti alle Gestioni Artigiani o Commercianti possono, se rispettano le condizioni previste, chiedere il regime contributivo agevolato con riduzione del 35%. Non è uno sconto automatico sull’imposta sostitutiva: riguarda la contribuzione previdenziale e va gestito secondo le regole INPS.

Prima di confrontare due preventivi o due regimi fiscali conviene quindi verificare sempre se l’agevolazione è applicabile al caso concreto. Per approfondire puoi leggere la guida ai contributi INPS nel regime forfettario.

Diritto camerale, PEC, firma digitale e INAIL

Una ditta individuale è un’impresa e, a differenza del libero professionista puro, normalmente richiede l’iscrizione al Registro delle Imprese. Da qui derivano alcuni costi amministrativi che non vanno sommati in modo automatico con cifre standard prese da esempi online.

  • Diritto annuale camerale: dipende dall’inquadramento e dalla Camera di Commercio competente; può variare per maggiorazioni deliberate localmente.
  • PEC: è uno strumento ordinario di comunicazione digitale dell’impresa e ha un canone che dipende dal fornitore.
  • Firma digitale: utile o necessaria per diverse pratiche telematiche e camerali; il costo varia in base al dispositivo e al provider.
  • INAIL: il premio dipende dal rischio e dalla lavorazione assicurata; non esiste una cifra unica valida per tutte le ditte individuali.

Come si calcolano le tasse nel forfettario

Nel regime forfettario le imposte non si calcolano sottraendo analiticamente tutte le spese sostenute. Si parte invece dai ricavi o compensi incassati e si applica il coefficiente di redditività previsto per l’attività. Dal reddito così determinato si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e deducibili; sulla base residua si applica l’imposta sostitutiva.

L’imposta sostitutiva è normalmente del 15%; può scendere al 5% per i primi cinque periodi d’imposta se sono rispettate le condizioni per la nuova attività. L’Agenzia delle Entrate conferma la determinazione del reddito forfettario nel quadro LM della dichiarazione e la relativa imposta sostitutiva. Vedi il Quadro LM dell’Agenzia delle Entrate.

Per effettuare una simulazione puoi usare anche il nostro calcolo tasse regime forfettario.

Esempio 1: ditta individuale artigiana

Ipotizziamo un artigiano in forfettario con 30.000 euro di incassi e coefficiente di redditività dell’86%. Il reddito forfettario lordo è quindi 25.800 euro.

Senza applicare la riduzione del 35%, il contributo minimo artigiani 2026 è 4.521,36 euro. Sulla parte di reddito eccedente il minimale previdenziale di 18.808 euro si aggiunge la contribuzione percentuale: la quota eccedente è 6.992 euro e, usando l’aliquota ordinaria del 24%, genera circa 1.678 euro di contributi ulteriori. La contribuzione previdenziale complessiva stimata supera quindi 6.100 euro.

Per stimare l’imposta sostitutiva bisogna poi considerare i contributi previdenziali effettivamente versati e deducibili nel periodo. Il punto importante è che non basta fare il 15% dei 30.000 euro incassati: prima entra in gioco il coefficiente di redditività e poi la deduzione previdenziale.

Esempio 2: ditta individuale commerciale

Ipotizziamo un commerciante con 50.000 euro di incassi e coefficiente di redditività del 40%. Il reddito forfettario lordo è 20.000 euro.

Il contributo minimo commercianti 2026 è 4.611,64 euro. Poiché il reddito supera il minimale di 18.808 euro di 1.192 euro, sulla parte eccedente si aggiunge una quota contributiva calcolata con l’aliquota ordinaria del 24,48%, pari a circa 292 euro. Anche qui l’imposta sostitutiva va calcolata dopo aver considerato i contributi previdenziali deducibili.

L’esempio mostra perché due ditte individuali con fatturato simile possono sostenere costi fiscali e previdenziali molto diversi: il coefficiente di redditività, la gestione INPS e l’attività svolta incidono più della sola cifra di ricavi.

Quanto costa una ditta individuale forfettaria senza fatturato

Zero fatturato non significa automaticamente zero costi. Se la ditta resta iscritta come artigiana o commerciale, la contribuzione minima INPS può continuare a essere dovuta per i periodi di attività. Possono inoltre restare diritto camerale, PEC, eventuale INAIL, consulenza fiscale e altri servizi.

L’imposta sostitutiva, invece, dipende dal reddito forfettario e quindi in assenza di ricavi non nasce semplicemente una tassa minima del 5% o del 15%. Vanno però considerati eventuali saldi e acconti riferiti ad anni precedenti. Per questo è importante distinguere tra costo economico dell’anno e uscite di cassa dell’anno.

Costo del commercialista e gestione ordinaria

Il commercialista non è una tassa e non esiste una tariffa obbligatoria uguale per tutti. Il prezzo dipende dai servizi inclusi: apertura e variazioni, dichiarazione dei redditi, F24, gestione INPS, Camera di Commercio, fatturazione elettronica, assistenza e numero di operazioni.

Prima di confrontare i prezzi, controlla quindi cosa è compreso. Il nostro listino rende separati i servizi per evitare di confondere il compenso professionale con imposte, contributi e diritti dovuti agli enti.

Costi di apertura e costi annuali non sono la stessa cosa

Le spese iniziali per avviare una ditta individuale sono diverse dai costi di gestione che si ripetono ogni anno. Pratiche camerali, eventuale SCIA, autorizzazioni, firma digitale iniziale o altri adempimenti dipendono dal settore. Se devi ancora aprire l’attività, consulta la guida su quanto costa aprire una Partita IVA.

Domande frequenti sui costi della ditta individuale forfettaria

Qual è il principale costo fisso di una ditta individuale forfettaria?

Per molte attività artigiane e commerciali il costo fisso più rilevante è la contribuzione minima INPS. A questa possono aggiungersi diritto camerale, INAIL quando dovuta e costi di gestione.

Il 5% o il 15% si applicano al fatturato?

No. Nel forfettario si applica prima il coefficiente di redditività ai ricavi o compensi incassati; poi si considerano i contributi previdenziali deducibili e infine si calcola l’imposta sostitutiva sulla base imponibile risultante.

La riduzione INPS del 35% è automatica?

No. È un regime contributivo agevolato specifico per gli iscritti Artigiani e Commercianti che applicano il forfettario e rispettano le condizioni previste; va richiesto e gestito secondo le istruzioni INPS.

Una ditta individuale senza incassi paga comunque INPS?

Se resta attiva e iscritta alle Gestioni Artigiani o Commercianti può essere dovuta la contribuzione minima per i periodi di attività, anche con reddito basso o assente.

Il diritto camerale è uguale in tutta Italia?

No. L’importo dipende dall’inquadramento e può risentire di maggiorazioni deliberate dalla Camera di Commercio competente. È meglio verificare l’importo effettivo anziché usare una cifra unica nazionale.

INAIL è sempre obbligatoria per una ditta individuale?

No. L’obbligo dipende dalla lavorazione svolta e dal rischio assicurato. Per le attività soggette, il premio va calcolato in base alla specifica posizione assicurativa.

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